CONTRO GLI ABBANDONI.

CANE

Camminava al bordo della strada, quasi un po’ zoppo, la coda tra le gambe, un tremore nel corpo, il pelo arruffato e sporco. Non posso descrivere i suoi occhi piu’ di cosi’, dicendo che erano identici a quelli di un bimbo che si perde nella folla. Smagrito e stanco si fermava soltanto per annusare ogni angolino, ogni pianta, ogni marciapiede e poi riprendeva il suo cammino, sbandando, senza cedere, senza arrendersi.
Bello, cosi’ combinato non lo era proprio.
In giro, su quella strada di periferia, c’era qualcuno che a quell’ora di sera tornava da un aperitivo o anche dal lavoro, madri che avevano ripreso i propri figli accuditi a casa dei nonni.
Chiunque se lo vedeva arrivare davanti si scostava per paura fosse malato o ancor peggio cattivo. I bimbi prima sorridevano, poi strattonati capivano che forse era meglio lasciarlo stare.
Era un cane dolcissimo ma ai suoi padroni questo non importava.
Per il rispettabile sig. Egidio, impiegato alla Easy House da piu di trent’anni, la faccenda era un po’ diversa. Aveva regalato questo cagnolino carino un paio di anni prima a sua figlia Clara in occasione del suo decimo compleanno. Dopo parecchi capricci della figlia, quasi senza pensarci, per zittirla, si reco’ assieme a lei in un grazioso e pulito negozio alle porte di Cremona e il caso volle che, nonostante ella avesse di gran lunga preferito un cane di razza con pedigree  si seppe accontentare grazie a quegli occhioni molto grandi, luminosi e rotondi che le ricordavano Yoyo il suo orsetto pelouche.
“Stasera ti presento un fratellino!” gli sussurro’ con modesta tranquillita’. Suo padre con una smorfia di compiacimento, pago’ qualcosa ai negozianti, veramente poco rispetto a quello che era disposto a spendere per far contenta la figlia. Aggiunse una cuccetta, un pacco di croccantini, l’attrezzatura per il trasporto in macchina e tutti e tre tornarono a casa entusiasti nel mostrarlo alla mamma.
Linda, a primo achito sorrise, ma subito la sua testa si riempi’ di dubbi. “E se sporca?”, “e se distrugge il divano?”, “e se si rivela aggressivo?”…
La donna non sapeva da dove cominciare per accogliere e sistemare la bestiola perche’ non andava pazza per gli animali in generale, sebbene non li detestasse neppure.
Era impacciata, mentre da una parte provava tenerezza per questa pallina di pelo, dall’altra sapeva che le avrebbe dato molto da fare.
Dik, scodinzolava beato, saltellava e girava su se stesso, abbaiava piano, e purtroppo anche questo infastidiva un pochino Linda.
Trascorse del tempo, il cane crebbe e si affeziono’ tantissimo ai suoi padroni e alla sua casa, ogni giorno un po’, tanto da arrivare ad amare incondizionatamente Linda quando ormai si svegliava senza guardarlo e gli versava distrattamente i soliti croccantini nella sua vaschetta azzurra sporca da mesi, e adorava Clara comunque, anche quando lo scacciava perche’ era impegnata con le sue bambole e non aveva tempo per giocare con lui.
Qualche volta Dik restava senza acqua perche’ nessuno si ricordava di metterla nella ciotola. Altre volte si accovacciava davanti al cancello aspettando per giorni col muso a terra il ritorno dei suoi padroni che erano soliti, nella bella stagione, trascorrere week end al mare piuttosto che allontanarsi per molti giorni di fila da casa a causa del lavoro di Egidio che, in quanto capoufficio, in anni di crisi, rinunciava alle ferie per non venire declassato e soprattutto compiacere il suo datore di lavoro. Un po’ si riteneva anche unico e indispensabile ma forse era davvero cosi’.
Un giorno Egidio venne convocato dal direttore generale, il quale soddisfatto per il suo lavoro e la sua precisione in tutti i trent’anni di carriera lavorativa, gli offri’ una mansione superiore dopo averlo premiato con una vacanza alle Maldive di due settimane da utilizzare immediatamente e per tutta la sua famiglia . Egidio fu al settimo cielo, lusingato e soprattutto sollevato. Finalmente avrebbe potuto serenamente prendersi delle lunghe ferie e per di piu’ avendo il tutto pagato e spesato dall’azienda che amava tanto.
“Non vedo l’ora di svelarlo a casa!”, penso’.
Il viaggio di ritorno alla sua dimora, che ormai gli pesava tanto per il traffico e per l’abitudine, quella sera, mentre guidava la sua auto, fu un po’ come farlo su un nastro trasportatore. Trascorse velocissimo e Egidio si senti’ spinto dal vento dell’entusiasmo e dell’orgoglio per aver ricevuto una tale meritata gratificazione.
Quella sera fu festa per tutti, allegri progettavano la vacanza. Clara avrebbe voluto toccare una stella marina rara e Linda si immaginava su una sdraio, un cocktail e un giornale all’ombra di una meravigliosa palma da cocco, assopita dalla bellezza della natura mentre avrebbe atteso Egidio sin da ragazzo appassionato di immersioni.
Poi due settimane di hotel cinque stelle con s.p.a., nessun’ odiosa consueta e monotona pulizia da fare!
Un vero paradiso dopo anni senza grandi viaggi.
Tutti erano euforici tranne Dik. Se ne stava rannicchiato sul consunto tappetino della cucina, con le orecchie basse e lo sguardo triste.
Aveva gia’ capito. Non del tutto pero’.
Il fine settimana arrivo’ presto e le valigie furono pronte in men che non si dica, perfette per superare il check-in e per affrontare una meravigliosa vacanza.
Furono caricate in macchina e venne chiamato Dik, che per quanto istintivamente diffidente fu contento di essere finalmente riportato dopo mesi al guinzaglio per fare una bella passeggiata un pochino lontana da casa.
Ma non fu cosi’, o meglio la passeggiata poi la fece ma senza i suoi amati padroni.
Quando furono a meta’ strada, anzi piu’ nei pressi dell’aereoporto, Dik fu fatto scendere dalla macchina, Egidio gli stacco’ il guinzaglio, risali’ velocemente richiudendo di scatto la portiera ( e fu un miracolo che la testa del povero animale non venisse decapitata perche’ Dik tento’ disperatamente di risalire invano sull’auto).
La macchina riparti’ velocemente e Dik dietro di corsa finche’ non la vide come un puntino e poi scomparire.
Clara tento’ di versare almeno una lacrima ma fu subito consolata dai genitori che le promisero una meravigliosa vacanza e la convinsero che quel cane ormai l’avevano da tempo ed era diventato un peso, un impegno e un appuntamento con la pipi’.
E funziono’. Clara si rassereno’ e a Dik non penso’ piu’. Penso’ alla stella marina rosa che avrebbe presto preso, seccato e riportato a casa come trofeo dalle Maldive.
Dik invece camminava, correva, fiutava, alla ricerca della strada di casa, non si fermava perche’ desiderava i suoi padroni, la sua cuccetta e la sua vaschetta azzurra dei croccantini.
Ma era troppo lontano e non ce la fece. A furia di camminare e senza cibo e acqua perche’ nemmeno il clima fu clemente, come neppure le persone che incontro’, dopo un infinita corsa si affloscio’ al suolo, sognando le carezze e i baci che Clara gli aveva riservato durante i suoi primi mesi di vita. Con un flebile ululato si addormento’ e sfinito non si sveglio’ piu’.
Era una palla sporca, storta e pelosa sul ciglio della strada che certamente, avrebbe potuto riportarlo a casa sua se, solo e soltanto, fosse stato in grado di proseguire per un altro giorno.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

9 thoughts on “CONTRO GLI ABBANDONI.”

      1. Ciò che mi lascia stupito è il fatto che molte persone non riconoscano la vita, non la “sentono”. Perché chi la sente, non può far male ad un altro essere vivente, almeno a quelli “senzienti”, come li chiamano i buddhisti, ovvero gli animali che ragionano, non batteri o virus, va da sé.
        http://www.wolfghost.com

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  1. ciao “vecchietta” … scusami tanto per questo silenzio.
    qualche settimana fa mi sono liberato di tutti gli aggeggi tecnologici alla ricerca di una vita più “vera”. mi sentivo imprigionato dalla tecnologia e non mi andava più bene.
    a volte passo ancora di qui, ma molto raramente e sinceramente non so se ci sarà un seguito per il mio blog … magari farò altro, in maniera diversa, o magari non farò più nulla. non so. si vedrà.

    stammi bene coetanea. sei una forte, non dimenticarlo mai 🙂

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    1. Nooooo non mi far piangere eh! Prometti che ci ripenserai… potresti sempre farti vivo, ogni tanto… alla fine resterebbe tutto su un asettico pc di casa.. tu mettile ogni tanto, senza impegni! Oppure ricordati di avvisarmi se farai altro. Sei forte anche tu coetaneo! Non pensavo fossero così tristi i mezzi addii virtuali. Per quello che mi avevi “confessato” mi sono un po’ affezionata! Aspetterò notizie. In culo alla balena per tutto!😊

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