LA PETTEGOLA.

VIUZZA

E chi non ne conosce almeno una?😉

LA PETTEGOLA.

Ogni giorno è lì, pronta. Ogni santo giorno.
Sembra che riesca a mangiare, possa dormire o andare in bagno, e tutto proprio appena sotto quella piccola finestra. Una finestra come tante altre, posta a pianoterra di una casa che, altrimenti, risulterebbe addirittura normale.
Tuttavia, in paese, nessuno riesce più a sopportare quella malefica tendina rosa con i fiorellini bianchi che, in tutte le stagioni e a tutte le ore, oscilla con un moto perpetuo. Quella danza ammaliante di veli accompagna ogni rumore, anche il più flebile, sia che si tratti di un motorino che si è appena acceso, o magari delle risate di qualche bambino, oppure di un lieve “cloc cloc” di tacchi, o così come dello scricchiolio di uno stenditoio oberato dal peso dei panni inzuppati e stesi su un balcone qualsiasi del vicinato.
Quella tenda si agita persino all’impercettibile tonfo causato da una busta infilata in una cassetta della posta, e a cui, altrimenti – escludendo il nostro assai temibile personaggio – , nessuno avrebbe badato.
E sventola, sventola sempre, sincronizzata con l’uscio della bottega di Gino, tenendo bene il ritmo del suo gracchiante “aprirsi e richiudersi”. Più di qualcuno giurerebbe di averla sorpresa ondeggiare anche a causa di un banale starnuto, e pure al tintinnio di una monetina che sfugge per sbaglio dalle mani o dalle tasche di un qualsiasi passante, e che poi, roteando, finisce immobile a terra.
E potrebbe bastare persino un lieve fremito d’ali d’uccello, oppure il ronzio di un qualsiasi piccolo insetto che, per sbaglio, si sia ritrovato a svolazzare proprio da quei sinistri dintorni.
La tenda è capace di scostarsi con l’eco di un chiacchierio anche lontano, oppure insieme al sussurro del vento quando, raggiungendo la valle e osando infilarsi dispettoso nei vicoli, scuote ogni serranda o ogni singola persiana che osi opporsi al suo avanzare.
E forse, per finire, riesce a muoverla persino quel flebile scroscìo causato dalla pipì fatta da un cane.
Ogni più piccolo e infinitesimale rumore che un orecchio umano riesce a cogliere è in grado di animare, tutto e per intero, quel drappo che ormai risulta un po’ sgualcito e smonto.
La donna che vive lì è sposata con Alfio.
Lucido in testa come una palla da bowling, l’uomo è solito varcare l’uscio di casa, ogni mattina di ogni giorno feriale, e sempre insieme alle prime luci dell’alba. Si reca al lavoro annaffiato di dopobarba e, forse superfluo dirlo, è sempre puntuale come due orologi svizzeri incollati insieme.

Ed ecco che, finalmente, non appena Alfio svolta l’angolo della via, quella finestra si desta, prende vita e diventa un tutt’uno con un’ombra sghemba, ingigantita, inquietante, e persino un po’ strana: una specie di fantasma.
Bisogna anche dire che, per fortuna, quella è l’unica finestra dell’appartamento che si affaccia sulla stradina. Le altre tre sono tutte sul retro, adiacenti e quasi impiccate a un pendio roccioso che le isola da quasi ogni altra forma di vita, escludendo una qualche temeraria e coraggiosa marmotta che, ogni tanto, scende giù, più in basso, fino a valle, quando il freddo, in quota, diventa un po’ troppo rigido.

Tutti i quarantuno abitanti di Valmerina, un piccolo borgo bene incastrato ai piedi della montagna, sono soliti tener d’occhio gli strani movimenti di quella tenda.
Gli unici a ignorare quell’oscura presenza sono i quattro o cinque turisti assai sprovveduti che, d’estate, nei mesi di luglio e agosto, vi si avventurano alla ricerca di funghi.
Per raggiungere il bosco occorrerebbe svoltare sulla prima traversa acciottolata, ma, sbagliando, può capitare di tirar dritto, proseguendo sul sentiero più stretto ma ancora asfaltato, che prosegue per il centro.
Quei poveretti non arrivano nemmeno a immaginare che la pettegola li stia attendendo guardinga. Attenta, già sorride sotto i baffi, credetemi, talvolta se la ghigna proprio di gusto.
Nessuno sa che quella pazzerella, in qualche modo, col tempo, si è convinta di possedere il “mantello dell’invisibilità” di Harry Potter. Anzi: la nostra protagonista è proprio sicura che ad essere magica possa essere quella consunta e orrenda tendina fiorata.
C’è chi giura di averla sorpresa intenta a osservare in fondo alla via da dietro un cannocchiale, in una qualche rara occasione in cui, forse,dimenticò accesa una luce che le irradiava le spalle.
Si ritiene anche che la guardona possa soffrire d’insonnia. D’altronde nessuno ha potuto trovare, nemmeno una volta e neanche di notte, quelle noiose persiane mai del tutto chiuse.

Poi… ecco finalmente la domenica, il giorno del Signore, il giorno della festa.
Le campane della piccola e graziosa chiesetta in sassi risuonano imponendosi su tutta la valle; l’aria pare diversa, è più leggera, è più frizzante. E la viuzza, già alle dieci del mattino, sembra un fiume in piena. Tutti gli abitanti abbandonano le proprie case – spesso anche fin troppo fresche e umide -, per recarsi alla messa con addosso l’abito migliore.
Un vero peccato perdersi tutto quel via vai! Come rinunciare a un tale variopinto curioso spettacolo, magari restando rannicchiati in una qualche maniera, sotto una finestra, con le braccia conserte e, come sempre, con i gomiti ben puntati sul calorifero? Risulterebbe quasi una punizione l’esser costretti a osservare tutto quel ben di Dio da un piccolo scorcio di vetro, magari appannato, e dietro quella solita e noiosa tendina rosa.

Ecco! L’uscio della casa stregata si spalanca con un sinistro cigolio. La pettegola è finalmente allo scoperto e tiene stretto a braccetto suo marito. Domenica dopo domenica, varca quella soglia con una gonna rigorosamente al ginocchio, spesso accompagnata da una giacca a righe (o tutt’al più a quadretti), pesante o leggera, a seconda della stagione. Con un fare altezzoso, la donna mostra un ampio sorriso: il peggiore che chiunque, davvero chiunque, possa aver mai contemplato in un’intera vita.
Sempre a passi lenti, a testa alta, con un’andatura un po’ storta (forse a testimonianza del mal di schiena e di un acuto e cronico torcicollo), la signora Emma si dirige verso la chiesa. Non si risparmia nemmeno un saluto, anzi: ne ha davvero per tutti! Sorride sempre, da un orecchio all’altro, come se le sue labbra, così contratte, si potessero lacerare da un momento all’altro. Esibisce proprio tutta la sua dentiera color crema, giusto un poco traballante, che è incastonata nel bel mezzo di un nido paglierino di capelli color cenere.
Sventola a più non posso la sua bella manina ingioiellata e pare davvero convinta, sin nel profondo della sua anima, che nessuno possa sospettare di lei, di quel suo unico e malato passatempo. Che poveretta!

Ma, al contrario di ciò che si potrebbe immaginare, nessuno, a Valmerina, le vuole davvero male.
In fin dei conti, tutti la credono solo una guardona, nulla di più. E poi, ognuno di noi custodisce almeno un piccolo e imperscrutabile segreto.

… Lo chiedo a voi: non è forse così?

(Lady Nadia, WordPress)

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

3 thoughts on “LA PETTEGOLA.”

  1. Gran bel racconto davvero. In fondo, sì, è quasi un racconto sulla falsariga di Giovanni Verga. E non solo per lo stile adottato. Qui si racconta di una donna, di un paese, di un insieme di voci, e soprattutto si racconta come la vita abbia i suoi ritmi e i suoi rituali, quasi sempre immutabili nel tempo, a dispetto dei decenni che di sé par non lascino traccia. Quanto hai qui raccontato accade ancor oggi, non solo nei paesi dimenticati da Dio (o da chi per esso), ma in ogni centro abitato.

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