LA PETTEGOLA.

VIUZZA

Ogni giorno e’ lì, pronta. Ogni Santo giorno.
Sembra che riesca a mangiare, possa dormire, o andare persino in bagno, e tutto questo, proprio sotto quella piccola finestra. Una finestra come tante altre, posta a pianoterra di una casa, che altrimenti, potrebbe risultare persino normale.
Ma nessuno, in paese, non riesce più a sopportare quella malefica tendina rosa con i fiorellini bianchi che, in tutte le stagioni e a tutte le ore, oscilla con un moto quasi perpetuo. Quella danza di veli accompagna perenne ogni rumore, anche il più flebile: sia che possa trattarsi di un motorino appena acceso, o delle chiacchiere di qualche bambino, oppure di un lieve “cloc cloc” di tacchi, o così come dello scricchiolio di uno stenditoio oberato dal peso dei panni appena lavati, stesi su un balcone qualunque, nel vicinato.
Quella tenda si agita persino all’impercettibile tonfo causato da una busta che viene infilata in una cassetta della posta, e a cui, escludendo il nostro assai temibile personaggio, nessuno avrebbe di certo badato.
La tenda sventola, e sventola più volte, anche insieme all’uscio della bottega di Gino e ben sincronizzata con il ritmo gracchiante del suo “aprirsi e richiudersi”. Più d’uno giurerebbe di averla osservata ondeggiare anche a causa di uno starnuto, o come, pure, al tintinnio di una monetina che sfugge per sbaglio dalle mani o dalle tasche di qualcuno, per poi rotolare roteando, fino a arrendersi a terra. E potrebbe bastare persino un lieve fremito d’ali d’uccello, oppure il ronzio di un qualsiasi piccolo insetto che, per sbaglio, si possa ritrovare a svolazzare proprio da quelle parti.
Quella tenda è una danza. Si agita tutto il giorno. Sa ballare sull’eco di una risata anche lontana, o insieme al sussurro del vento quando raggiunge la valle, e, peggio, quando questo osa infilarsi nei vicoli per agitare ogni serranda o ogni singola persiana che si opponga al suo avanzare. E forse, per finire, riesce a muoverla persino il flebile scroscìo provocato dalla pipi’ di un cane.
Ogni minimo e infinitesimale rumore che un orecchio umano riesca a cogliere, squote tutto e per intero quel drappo che appare ormai un po’ sgualcito e smonto.
La donna che vive lì dietro è sposata con Alfio. Sempre lucido in testa come una palla da bowling, l’uomo è solito varcare l’uscio di quella casa ogni Santo giorno feriale, con le prime luci dell’alba. Esce in strada per recarsi al lavoro sempre annaffiato di dopobarba, e, inutile dirlo, sempre puntuale come due orologi svizzeri incollati insieme.
Ed ecco che, non appena egli svolta l’angolo, quella finestra prende vita, si anima: diventa un tutt’uno con un’ombra sinistra, ingigantita, inquietante e un po’ sghemba che le si nasconde dietro. Sembra un terrificante e spaventoso fantasma, che, di sicuro, sa di essere un gran pettegolo.
Bisogna anche dire, che, per fortuna, una sola finestra di quel vecchio appartamento è affacciata su quella stradina. Le altre tre, tutte sul retro, sono adiacenti e quasi impiccate su un pendio roccioso che riesce a celare ogni altra forma di vita, ad esclusione di qualche temeraria e coraggiosa marmotta, che, di tanto in tanto, osa scendere più in basso, un po’ più giù nella valle, ma solo se il freddo, in quota, è diventato davvero rigido.

Tutti osservano quella tenda (e con tutti intendo dire proprio tutti), quei quarantuno abitanti anziani di Valmerina, un piccolo borgo bene incastrato ai piedi della montagna.
Gli unici a ignorare l’oscura presenza che nasconde quella tendina rosa, sono i quattro o cinque turisti, assai sprovveduti, che, nei mesi di luglio ed agosto, si inoltrano a Valmerina alla ricerca di funghi.
Per raggiungere il bosco occorre svoltare alla prima traversa ciottolata, ma, sbagliando, può capitare di tirar dritto sul sentiero stretto e ancora asfaltato.
I temerari non immaginano nemmeno che quella tremenda pettegola li stia attendendo: li osserva avvicinarsi, ridendo, e pure di gusto.
E non possono neanche sapere che quella pazza e squilibrata si sia convinta di possedere il famigerato mantello dell’invisibilita’ di Harry Potter. Anzi: lei è proprio sicura che, ad essere magica, sia quella consunta e assai orrenda tendina fiorata.
C’e’ chi giura di averla scorta addirittura osservare nella via da un cannocchiale, in una qualche rara occasione in cui, forse, si dimenticò una flebile luce accesa, proprio alle sue spalle.
In parecchi ritengono che la donna possa anche soffrire d’insonnia: d’altronde, proprio nessuno, ha potuto mai osservare, e neanche di notte, quelle noiose persiane del tutto chiuse. Mai. Nemmeno una volta.

Poi… ecco finalmente la domenica: il giorno del Signore, il giorno di festa.
Le campane della piccola chiesetta di sassi risuonano imponendosi su tutta valle; l’aria e’ diversa, più leggera, più frizzante.La viuzza, alle 10 del mattino, pare già un fiume in piena. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sempre fresche e umide per recarsi alla messa con il loro abito migliore.
Sarebbe un vero peccato perdersi tutto quel via vai, quel variopinto e curioso spettacolo; magari restando rannicchiati in qualche maniera, ben nascosti sotto la finestra, con le braccia conserte e come sempre appoggiate al calorifero, spento o acceso, e esser costretti a osservare tutto quel ben di Dio da un piccolo scorcio di vetro anche opaco, o magari appannato, e dietro quella solita e noiosa tendina rosa.
Ecco! L’uscio della casa stregata si spalanca con un sinistro cigolio. La pettegola e’ finalmente allo scoperto e tiene a braccetto suo marito. Domenica dopo domenica, eccola varcare quella soglia con una gonna rigorosamente al ginocchio e accompagnata da una giacca, sempre a righe o a quadretti, pesante o leggera a seconda della stagione. Con un fare altezzoso rimostra un ampio sorriso: il peggiore che chiunque, davvero chiunque, possa avere mai visto.
Sempre a passi lenti e a testa alta, e con un’andatura un po’storta (forse a testimonianza del piu’ acuto e piu’ cronico dei torcicolli), la signora Emma si unisce alla folla, diretta alla chiesa. Non risparmia nessun saluto, anzi: ne ha proprio per tutti! Sorride sempre di più, mostrando una bianca dentiera un poco traballante e incastonata in un nido paglierino di capelli color cenere. Sventola a più non posso la sua manina ingioiellata e pare davvero convinta, sin nel profondo della sua anima, che nessuno possa sospettare di lei, di quel suo unico e ormai malato passatempo. Invece, non appena si lascia qualcuno alle spalle, questi viene colto immancabilmente da un grosso ghigno sadico.
Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, nessuno a Valmerina, le vuole male davvero. In fin dei conti tutti la credono solo una povera guardona. E in fondo, ognuno di noi custodisce un proprio piccolo segreto.
O forse, non è così?

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

3 thoughts on “LA PETTEGOLA.”

  1. Gran bel racconto davvero. In fondo, sì, è quasi un racconto sulla falsariga di Giovanni Verga. E non solo per lo stile adottato. Qui si racconta di una donna, di un paese, di un insieme di voci, e soprattutto si racconta come la vita abbia i suoi ritmi e i suoi rituali, quasi sempre immutabili nel tempo, a dispetto dei decenni che di sé par non lascino traccia. Quanto hai qui raccontato accade ancor oggi, non solo nei paesi dimenticati da Dio (o da chi per esso), ma in ogni centro abitato.

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