Ricordi di una vita.

Smise di sentire dolore.
Un susseguirsi di ricordi intensi. Il primo giorno di scuola delle elementari e quel grembiule nero, la domenica della sua comunione, il torneo di basket, il primo vero bacio un’estate all’oratorio. Suo nonno, e lo vide chiaramente, ritto dinanzi a lui, con i suoi baffetti sottili, attorcigliati verso l’alto, che gli sorrideva al bordo del campo da calcio dopo uno dei pochi suoi goal.
L’ albero di Natale nella piazza del paese.
I cesti di funghi colti con suo padre nel bosco e le ore a pulirli, in cucina, litigando su chi avesse trovato il piu’ grosso.
La sua entrata nel mondo del lavoro, un impiego in stamperia. La musica della sua giovinezza, i Queen e i Metallica. E quel giorno in cui conobbe lei. La vide ballare in una discoteca e, restandone ammaliato, comprese subito che sarebbe diventata la persona piu’ importante della sua vita.
E ricordo’ ancora. Una notte di luglio, il 13, mentre era alla guida della sua auto di ritorno dall’addio al celibato di Mauro. Fu festa per il suo piu’ grande amico e dopo avergli tenuto compagnia fino a tarda ora bevendo fiumi di birra, quel colpo assordante, secco, spaventoso.
Guardo’ dallo specchietto retrovisore della sua Panda e non vide nulla. Arresto’ istintivamente l’auto, aprendo la portiera e voltandosi trasali’ nel notare un giovane corpo giacere accanto a uno scooter accartocciato. Ne soffri’ per sempre. Quel ragazzino mori’ per colpa sua. Per una leggerezza, una distrazione. Non fu mai piu’ se stesso.
E il giorno di quel funerale, gli sguardi di odio e di disprezzo dei genitori del povero giovane, in chiesa. E nello stesso luogo, immagine subito sovrapposta del giorno delle nozze con Anita. La rivedeva avanzare col suo vestito avorio dal corridoio centrale, piu’ bella che mai, insicura, tremante a braccetto del padre.
Il viaggio di nozze alle Maldive, una figlia che arrivo’ una sera d’inverno insieme alla prima nevicata della stagione. Il suo volto, unico e fragile, talmente somigliante alla sua incantevole moglie. Un miracolo la creazione!
Poi un litigio furibondo con i vicini di casa, un trasloco gravoso, la fatica ma il sorriso, vicino, sempre, gli occhi svegli e allegri di Anita.
E ancora la morte di suo padre. Le lacrime versate di nascosto dalla piccola Aurora. Il vuoto. E un secondo figlio: Michele.
L’ acquisto del Mercedes che sognava sin da bambino.
La droga di Michele, trovata ovunque, sotto la scrivania, in fondo ai calzini, nel salvadanaio.
Giornate terribili di disintossicazione. Urla, pianti disperati.
La perdita del lavoro in stamperia.
Lunghi pomeriggi vuoti a considerarsi un poco di buono. Mattinate senza pause di caffe’ e sigarette.
Difficolta’ economiche.
Altro trasloco.
Troppa tosse. Niente piu’ sigarette.
Nuova casa piccola ma accogliente con un camino che Anita adorava specialmente alla sera, quando si rilassava dopo una giornata piena di lavoro in pasticceria. Un grazie soffocato dall’orgoglio che lui le rivolse col cuore, davanti al fuoco, poiche’ in quegli anni fu lei a salvare la famiglia dal tracollo finanziario. E quel bacio che ricevette come consolazione…il piu’ bello di sempre.
La morte di sua mamma e a seguire di entrambi i suoceri. Giornate di ospedale, la tristezza di Anita. Le domande sulla vita.
L’ amore di Anita, il sesso con Anita.
Un nuovo lavoro, il portalettere.
Relativa felicita’ e solite vie in motorino fino alla pensione. Qualche volta viaggi col Mercedes, nel week-end, verso mari azzurri e montagne.
Il matrimonio di Aurora, la laurea di Michele.
I baci di Aurora, le pacche di Michele.
Le carezze di Anita.
La malattia, inarrestabile, devastante, lunga. Notti insonni, giornate di attesa, cure infinite e tante parole di Anita.
Poi…la pace.
Si senti’ senza male, leggero. Senza peso, senza bisogno alcuno.
Vide una luce fioca, un po’ di nebbia. Stava salendo lentamente. Non capiva cosa stesse succedendo. Si sentiva al sicuro, accudito, abbracciato.
Quando abbasso’ lo sguardo ebbe un sussulto.
Il suo corpo giaceva rigido e pallido sul letto bianco dell’ospedale che ormai lo aveva rubato alla sua casa da mesi.
Un uomo non molto vecchio, dimagrito e provato ma non poi cosi’ brutto.
Ma soprattutto Anita, Aurora e Michele chini su cio’ che restava di lui. In lacrime. Affranti. Disperati.
Tento’ di annaspare. Niente aria, nessuna gravita’. Tento’ di scendere, un po’ come remando con le braccia, ma tutto immobile.
Tento’ di farsi cadere, di colpo, tra loro ma…continuava lento la sua ascesa.
“Ehi! Sono ancora quiiiiii” ma nessuna voce, nessun rumore.
Il silenzio.
E poi, d’un tratto si percepi’ come afferrato, circondato da due grosse mani calde, ma non erano mani, forse ali, non lo capi’.
Si trovo’ al centro di una spirale di luce roteante, lo invase un senso di beatitudine infinito. Non si stava dimenticando il brutto e il male della sua umile vita ma le belle sensazioni avevano il sopravvento. Era allegro, si commuoveva. Lacrime frizzanti di gioia gli sgorgavano dagli occhi senza controllo. E stava bene. Stava incredibilmente bene come un bambino che a primavera fa la prima corsa in un grande prato verde.
Improvvisamente percepi’ la vicinanza di suo nonno. Poi dei suoi genitori. Meraviglioso fu sentirseli accanto. Era quasi un contatto, una specie di connessione mentale, ed ebbe subito la certezza che il tempo sarebbe trascorso diversamente e senza crucci, che non si sarebbe mai annoiato, che non avrebbe convissuto con l’ansia e con la solitudine e, inoltre, ebbe una smisurata sicurezza di avere ricevuto l’opportunita’ di potersi riunire piu’ avanti con tutti i suoi cari.
E sorrise davvero pienamente, sgombro da preoccupazioni come non accadeva da anni.
Accetto’ il suo destino. Ora che era morto cosa mai avrebbe potuto fargli ancora paura?

mani

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

20 thoughts on “Ricordi di una vita.”

  1. Nello scrivere la prima parte di questo racconto mi sono trovata l’amaro in bocca immedesimandomi tantissimo nel protagonista e spero sia arrivata questa emozione. Ho provato a descrivere sentimenti con i fatti, senza parlarne per forza fino alla seconda parte.
    E sono abbastanza soddisfatta del risultato. Gatantisco: tutto inventato eppure ho sofferto come un cane abbandonato.
    Ciao Ale!

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    1. Questo tuo ultimo lavoro l ho trovato molto interessante..mi piace la scrittura di questo racconto..volutamente ( per ora) senza tempo e un po’ demodé e l ambientazione parigina e’ molto azzeccata come cornice alla folle lucida disperazione di Hugo! Complimenti Nadia ..la palestra sta dando frutti molto golosi😉 pd aspetto la seconda parte.

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  2. Un racconto interessante e ricco di spunti.
    La costruzione, poi, è geniale.
    Emozioni e incantamento s’inseriscono.
    Se Voi, mia signora, poteste avere un po’ più di tempo, rianalizzandolo, potreste trarre molto altro.
    Gli spunti per una storia bella, interessante ed agile, ci sono tutti.
    Da scacchista azzarderemmo un’affermazione.
    Potrebbe venirne un racconto breve.
    In circa tre puntate, da circa 600 parole cadauno (una cartella).

    Per esempio: lavoratevi, ai fianchi, il protagonista.
    Chià, cosa fa, quali i suoi dolori antichi e com’é che è arrivato ad essere il protagonista.
    Chi e cosa lo circondava.
    Quali colori.
    E’ difficile, credetemi, trovare persone con sprint e impostazione, energia e fantasia.
    Un po’ come se aveste creato una Ferrari da formula uno (motore, telaio, aerodinamica, per intenderci) limitandovi a riprodurne il rumore del motore con le labbra, durante un Gran Premio, senza farla girare in pista.
    Oltre che un peccato, sarebbe proprio un delitto.

    _______________________

    PS: Indro Montanelli, una volta, litigò con un soggettista, ma ammise l’errore.
    E’ notorio che scrivesse con una (la mitica) Olivetti lettera 22. Questa sua passione ha consegnato, al mondo, una produzione di rara bellezza artistica.
    Proprio per questo, però, aveva un’abitudine (che corresse dopo la lite):
    Usava l’apostrofo per utilizzare sia l’accento grave, sia l’accento acuto. Era giustificato, però: l’Olivetti lettera 22 è sprovvista dei tasti è, é, à, ò, ù .
    (Ci fu un periodo che l’usammo anche noi ed è conservata gelosissimamente)

    Ma nella video scrittura, nei PC come nelle moderne macchine da scrivere, i tasti compiuti, esistono da almeno venticinque/trent’anni.
    Per cui …

    Ci permettemmo l’osservazione, mia signora, giusto perché trovammo in voi stoffa e talento.
    Aveva ragione, proprio, lady Alessandra (una vera maestra), siete potenzialmente importante per la scrittura e francamente continuare a vedervi imitare il rumore di una Ferrari …

    Abbiate, lady Nadia, la nostra migliore cordialità

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  3. Buonasera Lord Ninni.
    Delle sue parole ne faro’ tesoro. Non so se espandero’ direttamente questo racconto ma sicuramente le applichero’ ad altri.
    Questo mestiere di scrivere non conosce confini. Non si arriva mai e vorrei sperimentare tutto attraverso questa mia passione.
    Scrivo per un mio bisogno ma vorrei essere di sostegno a chi abbia il piacere di leggermi.
    Per cio’ che concerne l’apostrofo…arrivera’ entro un paio di racconti. Promesso.
    Per quanto riguarda l’affiliazione, ne sono onorata e felice. Faro’ il possibile per mantenere questo bel rapporto letterario.
    Le invio i miei piu’ cortesi saluti. Grazie. Nadia.

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  4. Questa mia voglia di scrivere nasce da un mio bisogno (ed e’ reale) e se poi a qualcuno puo’ servire per trascorrere 5 minuti e farsi magari anche una riflessione o una domanda…beh scrivero’ fon quando saro’ viva.
    Buona vita Pattykor e grazie per l’interesse!

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  5. che dire? un racconto intrigante che dividerei in due parti..la prima molto realistica…quasi una storia comune a molti, la seconda una finestra di speranza su quello che di misterioso c’è oltre la vita, perché qualcosa c’è…dalle prime battute direi che certi argomenti ci appassionano entrambi… 🙂

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  6. Wow! Senza parole… Ogni parola che leggevo mi catapultava sempre piu nella vita del protagonista… Le sue felicitá, le sue emozioni, i suoi dolori e il suo sentirsi in colpa… Un turbinio di tutto che é stato bello leggere… E la fine mi ha lasciato tranquillitâ! Aicuro che qualcosa, c’é lassu da qualche parte…

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  7. Un racconto che ricalca molte storie di esperienze di pre-morte. Naturalmente non sappiamo se davvero andrà così: chi è tornato da uno stato di pre-morte non è davvero tornato dalla morte. Ma, credo, speriamo tutti sia così..
    La prima del racconto invece, racconta quella che certamente è verità: l’ineluttabile destino che tutti attende. La parabola di una vita destinata ad interrompersi, nel migliore dei casi dopo essersi interamente “compiuta”, nel peggiore… drammaticamente in anticipo. E’ la “impermanenza” buddhista.

    http://www.wolfghost.com

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