Hugo e la sua fine. PARTE PRIMA

Fu pervaso come da serpenti, li poteva sentire sviscerarlo e percorrerlo in ogni parte del suo corpo come posseduto da un impulso irrefrenabile.
I suoi occhi erano somiglianti a quelli di un mostro, spalancati, fissi e tremanti. Osservavano il fiume Loing riflettendolo lucido e distorto.
I soliti pensieri maligni lo assalivano rendendolo irrequieto provocandogli ferite vivide, dolenti lacerandolo e torturandolo fin dentro l’anima da Bestia.
Inebriato da tutto quel veleno in circolo si percepiva inerme e agitato esattamente come lo scorrere del fiume.
Era in balia dell’oblio della ragione, una specie di ammutinamento della coscienza, in un caos totale dei sensi. In quello stato confusionale se ne stava così, in bilico sull’orlo del precipizio sovrastando il fiume e osservando il vuoto sotto di lui, aspettando una brezza anche lieve che gli permettesse magari di vacillare per sppingerlo ad arrendersi all’ultimo volo, alla caduta finale.
Questo era l’unico desiderio ancora vivo nella sua mente malata. Voleva sperimentare l’adrenalina di un salto nel vuoto, la paura dentro di sé e in tutte le sue forme per auto-punirsi di quella sua natura malvagia e nel contempo desiderava goderne.
E assaporava avido il sapore della morte. la immaginava luminosa, misteriosa, terribilmente lancinante. Forse un tonfo sordo e in quel preciso istante, avrebbe finalmente ottenuto il suo riscatto, forse un’opportunità per una seconda vita diversa e la pace da quelle voci maligne che troppo lungamente aveva dovuto sopportare, dentro la testa, sempre pronte a rintontirlo con il ritmo e la tortura di un mantra senza fine. Avrebbe così ottenuto il silenzio, l’azzeramento, il nulla.
Mai più pensieri. Mai più.

Una giovane donna avanzava dal sentiero di ghiaia mista ad erba e si accingeva a raggiungere il ponte, in quel crepuscolo rossastro di mezzo autunno.
Accadde che il mostro la notò voltandosi per caso, udendo strepitare qualche sasso e si incantò ad assaporarne l’armonia che esalava quell’andatura.
Osservava smanioso di possesso quel magnifico corpo, il suo ondeggiare sinuoso e elegante e le vibrazioni regalate da un abbondante seno, ad ogni passo lo inquietavano rendendolo agitato.
Le curve pronunciate di quella donna riaccendevano un poco la natura spenta del guardone distogliendolo dagli oscuri propositi.
Non riusciva a distogliere lo sguardo dalla camicetta leggera e un po’ sbottonata sul quel magnifico decolletè e dalla danza della sua gonna, appena sopra il ginocchio, che oscillava in perfetta armonia con i capelli scintillanti e color rame, irrorati e resi luminescenti dai riflessi del sole ormai all’orizzonte.
Avrebbe sicuramente potuto posare senza velo alcuno in un quadro di Cèzanne, così tanto pallida e apparentemente ignara della sua bellezza.
Il mostro voltò di qualche grado i piedi ma senza sollevarli da terra, per riuscire ancora a seguire con lo sfuardo quell’inaspettato passaggio. Lentamente, stortò di poco anche il busto e pensò che quella donna fosse un buon motivo per posticipare la sua fine, una ragione per fare del male ancora una volta prima di lasciare questo mondo e infliggersi il suo ultimo castigo.

Sin da bambino fu chiaro che Hugo fosse problematico.
Spesso venne confinato e messo in punizione nella sua stanza dopo essere stato ripetutamente frustato dal suo patrigno Alfred con la cintura dei pantaloni. In quei momenti e in altri Hugo provava forti desideri di vendetta. In quelle ore, se dalla sua finestra affacciata sulla Senna notava passare un gatto o un cane dalla stradina sottostante, desiderava sempre che questi venisse travolto da un’auto: quanto avrebbe voluto vederlo in poltiglia con le viscere riversate all’esterno! Oppure spesso sognava di essere riuscito ad acciuffarlo per sperimentare da vicino la morte, vederlo soffrire, agonizzare, prima di poterlo avvelenare, oppure strangolare, tramortirlo ripetutamente, o magari farlo rosolare nel suo forno.
Hugo odiava gli animali, così indifesi, così dipendenti, così gratuitamente affettuosi.
E certamente più di una volta qualcuno vi finì davvero tra le sue grinfie.
Spesso la causa dei suoi castighi erano i brutti voti a scuola. Facendo credere ai genitori di studiare, trascorreva invece ore disegnando scheletri o animali morti nelle circostanze più svariate.
Sua madre Corinne era esasperata da quella situazione. Si sentiva impotente perchè pur supplicando il figlio ogni giorno di smettere di illustrare quelle brutte cose, non riusciva a ottenere il minimo ascolto. Trovava quegli orrendi fogli ovunque in casa, tra i cuscini del divano, nel cassetto delle posate e ovviamente appesi all’armadio della stanza da letto di Hugo.
Il ragazzino non l’ascoltava mai in effetti.
Finchè un giorno lei, giudicandosi incapace, delegò il suo nuovo compagno di sistemare la faccenda.
Alfred, figlio di un generale militare, non aveva figli propri e nemmeno aveva mai avuto a che fare con quelli di altri. Non sapeva da che parte cominciare per affrontare un dialogo con un ragazzino viziato. Non provava il minimo affetto nei suoi confronti e amava molto, al contrario, ogni genere di vino. Gli unici valori che a sua volta gli erano stati inculcati, il rispetto e la forza, andavano trasmessi a tutti i costi a quella malriuscita creatura che disturbava l’umore della sua relazione con Corinne.
Nè l’uno nè l’altro considerarono l’idea di farsi aiutare da uno psicologo per risolvere i propri problemi educativi familiari. Pensavano fosse necessario agire esclusivamente attraverso la disciplina e erano convinti che chiedere un aiuto a terzi sarebbe stato da deboli, da incapaci.
E dopo ripetuti insuccessi anche dalla parte di Alfred si passò presto alle maniere forti, agevolate da qualche litro di alcool libero nel suo corpo.
E così Hugo crebbe in qualche maniera, sempre castigato, frustato, confinato nella sua stanza, sognando animali morti, scheletri e carcasse in decomposizione, finchè, crescendo un po’, osò spingersi anche oltre.
Al liceo fu presto emarginato da tutti i compagni, anche da qualche professore. Un ragazzo strano, silenzioso, introverso, amante quasi all’eccesso di arte e di scienze e assolutamente apatico in tutte le altre materie.
Hugo fu spesso oggetto di scherno da parte dei compagni piu’ bulli che, metodicamente, gli infilavano in cartella escrementi animali di vario tipo e natura o che, durante le varie lezioni, gli appiccicavano gomme da masticare ai capelli e ai vestiti.
Hugo non si ribellava mai, non mostrava nessun cenno di ira, si limitava a pulire quello che si sporcava. Una volta rincasato apriva il cassettino della sua scrivania, ne estraeva una forbice d’acciaio con le punte sporche di colla, la infilava tra i capelli neri e unti e tagliava i ciuffi ormai un tutt’uno con il chewingum , senza nemmeno guardarsi allo specchio.
Hugo non si specchiava mai.
Un pomeriggio dopo la pausa mensa un esiguo gruppo di compagni lo spinse a forza nel bagno della scuola in fondo al corridoio, lo spogliarono schernendolo a non finire e poi gli nascosero tutti i vestiti.
Al riavvio delle lezioni, dopo il suono stridulo della campanella, il primo insegnante del pomeriggio non lo trovò seduto al suo posto. Domandò ai ragazzi dove fosse e Carl, un ragazzo magrolino dei più educati rispose: ” credo che sia in bagno professore!”.
Quando l’insegnante lo andò a cercare e lo implorò di aprire la porta della toilette, rimase di stucco nel trovarlo nudo e chino con una mano sulle parti intime.
Si ricercarono per giorni i responsabili del fatto e essi vennero puniti con la sospensione.

Qualche giorno prima delle vacanze pasquali la scuola rimase chiusa, in anticipo.
Accadde un fatto terribile. Un ragazzo di prima “g”, Marc, venne trovato seviziato e morto nei pressi di Montmartre ma non fu mai scoperto il colpevole.

Moret sur Loing, il paese non distante da Parigi nel quale Hugo si era trasferito in età adulta. Una cittadina di circa 4000 abitanti, campagne non consuete e paesaggi spesso dipinti nei quadri di arte.
E proprio come un soggetto in un dipinto, Hugo stava sopra al ponte del fiume Loing e lo percepiva scorrere sotto di lui. Ne carpiva l’energia distorta che sembrava alimentarlo e che gli regalava numerose vibrazioni. E poi quella “mademoiselle”, le aveva rammentato Cèzanne. Le sensazioni che traspiravano dalle sue opere, per lui, si traducevano in eccitazione.
Hugo di emozioni non ne conosceva molte ma, sin da ragazzo, era solito trovare conforto e sollievo tra le mura del “musèe d’Orsay”. Sostava ore e ore dinanzi alle opere del suo amato pittore, senza distogliere mai lo sguardo. Adorava quelle figure femminili, morbide, sinuose, cerulee che primeggiavano rispetto agli sfondi immobili. Un vero contrasto tra il vivo e la morte.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

28 thoughts on “Hugo e la sua fine. PARTE PRIMA”

  1. A nome del direttore, newwhitebear, e della vecchia direttrice e fondatrice, sei invitata a scrivere su Caffè Letterario. Perché ciò avvenga è necessario un tuo commento sul blog di newhitebear, affinché egli avendo la tua e-mail possa inviarti l’invito ufficiale 🙂

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  2. Anche se sono in quasi fermoblog non potevo mancare dal leggere questo post, che ho trovato lucido, intenso e ben strutturato. Veramente complimenti. Una lettura piacevole e interessante.
    Serena serata

    O.T. se ti va puoi iniziare la tua attività di autore su Caffè Letterario o oggi o domani. Nessuna pressione.
    Come fare? In alto a sinistra nella barra del menù c’è il simbolo di WP e acconto ‘i miei siti’. Cliccando sopra ti compare la lista dei siti su cui sei abilitata a scrivere. Seleziona ‘Caffè Letterario’ e Amministratore WP. Ti compare la bacheca di WP da cui selezioni Articoli. Il resto è uguale al tuo blog.
    Sono sempre in attesa della conferma della data del 18 novembre, Ciao

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  3. Un racconto molto lucido, la descrizione della nascita di un mostro, non capito nell’infanzia e di conseguenza forse vendicativo nell’età più adulta. Leggeremo in seguito che succede, ora sono curiosa!!
    Complimenti Lady74na|
    Saluti, Patrizia

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  4. Hugo non lo vorrei come vicino di casa, diciamo 🙂 E poco importa se perché cattivo di animo o perché maltrattato da bambino. Non dormirei certo sonni tranquilli 😉
    Davvero sorprendente la prima parte. Prima di arrivare più avanti nel post… non riuscivo a capire di che si trattava…
    Ma adesso voglio leggere il seguito 😉
    http://www.wolfghost.com

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