Hugo e la sua fine. PARTE SECONDA

Fu colto da meraviglia, tutti i serpenti tranne uno lasciarono il suo corpo. Quello che rimase gli ricordò l’istinto animale, il piacere, l’esaltazione, la voglia.
E così si decise a muovere i suoi passi, lenti ma determinati spinti dai suoi bisogni maschili, trascurati da mesi a causa dell’oblio scatenato dall’insistente desiderio di suicidio.
Intanto la donna, che proseguiva il suo cammino, l’aveva appena oltrepassato nella penombra e senza accorgersi di lui. Si trovava poco distante, ormai di spalle.
La pelle di Hugo fu avvolta da una brezza gelida che lo spinse certamente, non verso la caduta ma in un’altra direzione. Ora i suoi piedi si muovevano veloci, senza controllo alcuno, quasi isterici. Doveva avere quella creatura divina e ad ogni costo. Doveva entrare in lei, doveva sentirla gridare e non di piacere ma di dolore e di terrore, doveva stringerla, ferirla, possederla esattamente come un demonio che senza chiedere il permesso si insinua a forza nel profondo dell’anima.
Respirando affannosamente cercò di raggiungerla e mentre camminava, al lato della bocca, sulla barba incolta apparì incontrollata una striscia di saliva, una sorgente di macabro desiderio.
La placò asciugandola col polso della camicia di lana scozzese che indossava.
Le rotondità posteriori della dama osservate da quella prospettiva, lo imploravano con tutta l’avidità possibile.
La vittima, ormai non molto lontana, si voltò istintivamente sospettando qualcosa e agghiacciata si rese conto in pochi secondi della sua sorte nel breve lasso di tempo che la separò dal terribile contatto.
Hugo, robusto e forte era presso di lei. Lo sguardo che si scambiarono fu orrore puro per lei e desiderio insano per lui.
Gli occhi di Satana, le sue braccia sembravano di acciaio e la cinsero in una morsa infernale. Potè sentire le costole scricchiolare e farle male una per una.
Lei si sentì mancare, un conato di vomito, tentò di resistere per divincolarsi da quella presa ma non vi fu nulla da fare. Gridò, gridò con tutto il fiato che aveva in corpo, anche se si rese conto che a quell’ora, in quel tragitto di campagna che separava la chiesa di sant’Egidio ove si era recata per il consueto vespro serale, e la sua dimora, non transitava ormai più nessuno. Era stata una sciagurata a non dar retta a suo marito che le aveva sempre consigliato di utilizzare l’auto durante le uscite serali e, se sola, di passeggiare soltanto nelle ore diurne. Credeva che in un paese piccolo e tranquillo come era Moret sur Loing si potesse ancora vivere senza timori, serenamente. Si sbagliava e quella bestia orrenda che ora si trovava dinanzi a lei ne fu la dimostrazione.
L’eco delle sue grida raggelò la campagna, ma come previsto, tutto intorno restò immobile, deserto e assopito nel terrore degli istanti a seguire che parvero interminabili.

Il triste destino.
L’uomo si avventò su di lei furioso, le aderì addosso con tutto il suo peso spingendola per poi riversarla a terra in uno scomodo letto di polvere e sassi.
Poteva sentirli premere sulla sua schiena mentre, con una foga inaudita, Hugo le strappava la camicetta e cominciava a palparle l’abbondante seno così forte da farle patire dei dolori atroci.
La donna, inerme, immobilizzata dava godimento alla mente di Satana e presto nel suo immaginario fu di nuovo Cèzanne.
Hugo fu in balia di un’ondata di sangue che, come una cascata raggiunse ogni suo millimetro di pelle donandogli mareggiate di energica e pazza euforia.
Le sollevò la gonna, si soffermò ad ammirare le gambe ben fatte, non magre ma armoniose, morbide e gentili, le accarezzò dal basso arrestandosi dove doveva.
Lei percepiva mani ovunque, un peso sulla pancia che le impediva di respirare, tristezza e smarrimento, orrore e paura.
Hugo calò la zip dei suoi jeans sgualciti e la prese. Con violenza, con rabbia, con isterismo, con pretesa e ripetutamente. Bagnata solo dalle lacrime, come una mitragliatrice che senza pietà spara al nemico.
Ancora e ancora, la sua energia distorta pareva inesauribile.
La rialzò ormai inerme per i capelli e trascinandola presso un tronco cercò di appoggiarla con il petto e la faccia ad esso. Tenendola sollevata al bacino la trafisse di nuovo, in questa posizione, emettendo gemiti e grugniti animaleschi e colando di sudore nonostante la temperatura fosse ormai già quasi invernale.
La donna era irriconoscibile, il viso e il petto rigati di sangue per lo sfregamento sulla corteccia, sentiva male ovunque ma non le importava in quel momento tra l’incoscienza e la morte.
Si, desiderava morire, per essere stata violata. Per non essere in grado di confessare a nessuno questa terribile esperienza che le avrebbe rubato il sorriso per sempre. Non si sarebbe più riconosciuta dentro.
Hugo intanto rideva felice, fu come un vulcano e finalmente lasciò la presa alla vita della povera vittima che ricadde lunga e distesa accanto a lui e con la faccia a terra.

Il canto del cuculo, alcuni latrati di cani randagi e lo scorrere del fiume segnavano l’arrivo della notte e suonavano una cupa melodia di sottofondo a quella scena orripilante che nemmeno la luna osò guardare restando nascosta per bene dietro ad una coltre di nubi.

La donna respirava a fatica, come svenuta. Hugo la osservava con amore malato in balia di un godimento ancora pieno. Dopo essersi brutalmente svuotato si sedette accanto a lei. Era ancora eccitato.
La osservò, una visione di paradiso ed inferno insieme.
Le era grato, doveva molto a questa donna che gli aveva regalato immenso piacere. Era stupenda, il sangue che fluiva dalla sua pelle scriveva sul suo corpo bianco lettere di amore e sigilli reali.
Hugo ne prelevò un po’ con l’indice e poi lo portò alla bocca. Rimase così, immobile, ad assaporarne l’essenza acre. Intendeva assaggiare appieno quel momento e la bellezza di quella sconosciuta che ormai era sua e lo sarebbe stata per sempre.
Una dea che gli aveva regalato una notte speciale di amore. E ora si sentiva pronto per morire e lo sarebbero stati entrambi, uniti. Per sempre vicini nel male eterno.
E preso da uno slancio sentimentale raccolse un fiore rinsecchito che trovò accanto a sè e lo sistemò perfettamente sull’orecchio della giovane agonizzante, incantandosi ad ammirarla molto lungamente, proprio come accadeva con i quadri di Cèzanne.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

40 thoughts on “Hugo e la sua fine. PARTE SECONDA”

  1. Un racconto agghiacciante (alla faccia di “Aqualung” :-)…
    Scritto in modo incalzante e duro, senza alcuno sconto.
    Un viaggio all’Inferno, insomma, reso benissimo.
    Il finale, poi, è splendido: poesia dopo l’orrore.
    Complimenti, lady Nadia, dalla tua amica.

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    1. Ho letto la seconda parte di Hugo..e che dire? Jo provato una gamma di emozioni diverse e. Sei riuscita a rendermi partecipe ed empatica con la ragazza che veniva violata e della sua resa davanti alle porte del inferno dove vittima sacrificata l ha portata hugo con la sua follia! La pazzia del protagonista l ho percepita appieno e in alcuni momenti un brivido mi e’ corso sulla pelle.!; brava Nadia.
      Sei sempre più sorprendente.
      By miss vintage

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  2. Adoro Paul Cézanne. (L’Immagine di testa è splendida).

    Un pezzo convincente.
    Decisamente coerente con la storia che si fa leggere fino alla fine. Interessante è lo sviluppo.
    Bella l’immagine del “fiore rinsecchito“.
    Finalmente un “Avatar”.
    Potevate però, mia signora, risparmiarvi di usare l’immagine di Miss Universo e /o della vicina di casa. Sarebbe bastata la vostra.

    Ognuno copre, come può, le mancanze di Madre Matura.

    🙂
    _____________

    Notammo l’impegno nel “tornare” una donna civilizzata.
    Sistemaste, convenientemente, Avatar, e Nome personale.
    A nostro umile e modesto parere, con un ultimo piccolo sforzo, Vi manca:
    Rendere maiuscola la “L” dell’intestazione del Blog (quella in alto)

    WordPress lato amministratore,
    – Utenti;
    – Il mio profilo
    – Nome da visualizzare Pubblicamente: “Via l’espressione algebrica” e riscriverla in “Lady Nadia”.
    – E pigiate il pulsante azzurro con “Aggiorna il profilo”-
    Poi andate, sempre da amministratore, su
    – Impostazioni
    – Generali
    e in alto, dove scritto, alla voce; Titolo sito, correggete la “elle” minuscola, con la “L” (elle) maiuscola di lady Nadia, in Lady Nadia.
    E il gioco è fatto!

    ______________

    Un ultimo suggerimento, se ce lo consentiste.
    Provate a “rimpicciolire”, un po’ il testo. Non si riesce ad averne una visione d’insieme. Forse un po’ troppo grande.
    Siete brava.
    Buon pomeriggio.

    🙂

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    1. Ah ecco.
      Cosa non dovrebbe rimpicciolire? Il viso?
      Il testo è scritto nel formato standard (sembra, quasi per gli ipovedenti).
      Manca la visione d’insieme.
      Più grande, infatti, sono i caratteri, più è dispersiva la lettura.
      Non trovate milady mia signora?
      Buona giornata anche a voi.

      🙂

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  3. Ops…mi e’ venuta l’orticaria!😊
    Grazie comunque Lord Ninni, lo prendo come un complimento.
    Evidentemente non sono miss universo, altrimenti avrei avuto probabilmente un’altra carriera lavorativa. E’ solo un pezzo di viso, nascondo altri difetti, forse lo strabismo…chi puo’ dirlo? Comunque, scherzi a parte mi fa davvero piacere che abbia gradito il racconto ed e’ per questo che sono qui. La ringrazio ancora per i consigli che, come vede, sto applicando piano piano. ( porti pazienza, artivera’ anche il resto!).
    E soprattutto continui a darmene se ne avra’ voglia. Ne sono onorata, ogni volta. Grazie.

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    1. Rileggemmo, una seconda volta e poi una terza questa seconda parte.
      Soffriste molto nella stesura.
      L’impatto e la forza emozionale sono notevoli. Come notevole è l’apporto linguistico.
      Noi mia signora, però, fummo convinti che voi possiate fare molto e molto e tantissimo ancora.
      Hugo Vi accompagnerà, come racconto e come personaggio.
      Dato certo.
      Come dato certo sarà il solco che già state lasciando nella letteratura da diporto.
      La facciamo diventare una Letteratura importante?

      Il sentimento e la fantasia ci sono (Praticamente non avete più bisogno d’altro).

      Alla via così.
      Il mondo, da voi mi signora, si attende tanto.

      (Avete già iniziato la stesura dei Paralipomeni alla Batracomiomachia? No? Ok, aspetteremo.)
      Vi augurammo profonde cordialità e una buona giornata

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      1. Lord Ninni, la ringrazio per la sua fiducia. Confesso che la sua citazione a questa opera lasciata incompiuta dal Leopardi mi ha fatto riflettere. Credo sia dovuta alle metafore naturali che si trovano spesso nello stile dei miei scritti. Invece mi pare vago l’ultimo imput che colgo dal suo attentissimo post, ossia riguardo alle tematiche( mi pare di capire). Potrebbe essere piu’ preciso per favore? Non tanto per esserne commissionario ma per aiutarmi a comprendere cosa sviluppare a suo avviso di importante, per uscire dalla “letteratura da diporto”. Storia? Attualita’? Cos’altro?
        E’ un piacere e un onore come sempre. Nadia.

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      2. Con tutta la grandissima stima che provo per Lord Ninni, e il Milord questo lo sa, per una volta mi trovo in disaccordo con un suo parere. Crescere? E’ giusto e importante, così come far tesoro delle critiche costruttive.
        Però, questa è già Letteratura importante. Chi su WP scrive meglio di Lady Nadia?
        Come disse l’angelo a Sodoma: se mi troverai tre uomini probi, allora salverò la città.
        Il risultato fu che cercarono di “farsi” l’angelo.

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      3. Lady Nadia

        Ovviamente avete inteso bene sui “Paralipomeni”. L’interruzione portata dal Sommo fu speciosa. Non si poteva concludere in quanto la compiutezza non è di questo mondo.
        Cresciamo e cresciamo ogni giorno ed in ogni momento. Noi stessi siamo un po’ più esperienti di ieri e certamente meno di domani.
        Per cui la crescita Vostra, alla quale aneliamo noi per imparare sempre, ritenemmo sia in progresso ed in itinere ogni momento.
        Noi, lady Nadia, mai ci fermammo e soprattutto, sempre attenti, mettemmo in progresso qualsiasi atto e/o umilissimo scritto, sconsideratamente prodotto

        Ne è, proprio, il nostro Motto vitale che si può, agevolmente, leggere fin dall’architrave del nostro piccolo e umile spazio web: Numquam quiescere -mai fermarsi.

        In ultimo, ma non per ultimo, il nostro invito riguardante la letteratura da diporto, era semplicissimo: meno testa, più cuore.

        La letteratura da diporto, crediamo, sia quella che il cuore detta e senza altri intenti e/o interessi, si esprime attraverso quelle righe che il miocardio detta e la mano esegue.
        Ad inverso, con altri scopi, diventa letteratura professionale.
        Fate diporto o professione del vostro Blog di
        racconti, poesia, altro?
        Per quello che ne è il nostro umilissimo parere, sicuramente sbagliato e perfettibile, la letteratura da diporto è importantissima più di qualsiasi espressione professionale, dettata dal guadagno e dal profitto.

        Nella splendida rappresentazione letteraria d’arte figurativa che rappresentò la pellicola: L’ultimo Samurai, è evidentissimo.
        Attenzione al mondo, qui e la. Troppa mente.
        Più cuore.
        Vi lasciammo uno Youtube a corredo visivo di quanto sostenuto.

        Questo, almeno, fu la nostra impressione primaria. Ovviamente ci scusammo, fin da adesso, in quanto la nostra fu una impressione e mai un giudizio.
        Noi non giudichiamo.
        Mai!

        il nostro commento che divenne nostro malgrado, una commentazione, termina qui.
        Spiace rilevare come da singola parola espressa bonariamente se ne traggano spunti incutivi.
        Noi, mia signora, scriviamo perché è bello.
        Noi scriviamo per noi stessi, rivolgendoci a quelle anime sensibili che vorranno ascoltare le nostre, incerte e insicure, parole.
        Non cercammo altro, credeteci.

        Nota:la presente è valida, anche, quale risposta uniformata, verso Lady Alessandra Bianchi (più in giù), talentuosissima scrittrice e nostra, ottima, amica di sicura fede.

        Grazie e cordialità

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  4. Incisivo nella durezza e spietatezza del fatto, con un non maldestro tentativo di “giustificare” nella parte prima la nascita di un mostro. Che mostro è e resta e come tale meglio che sparisca dalla circolazione al più presto.

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  5. Lord Ninni, forse non e’ risultato chiaro il mio intervento che altro non era che curiosita’ e voglia di ampliare le mie strutture, le mie conoscienze. Non vi era contenuta alcuna allusione da parte mia, ma solo desiderio di sapere.
    Cara Alessandra, siamo amiche ma non condivido stavolta il tuo punto di vista. Ognuno e’ libero di fare le sue osservazioni sui miei scritti ( proprio perche’ sono approdata in un blog) . Se non comprendo chiedo, se mi viene fatta osservare una mancanza, la’ dove sono d’accordo, sperimento con me stessa, e’ vero. Non si finisce mai di imparare, mai. E, tra l’altro, i tuoi elogi mi fanno piacere ma non mi reputo migliore di nessuno. Siamo tutti validi, tutti diversi. E soprattutto dobbiamo tutti imparare qualcosa.
    Ti ringrazio per la fiducia, la nomina e per la nostra amicizia. Io ti devo molto, io ti ammiro ma non sono concorde nel fatto che tu ti risenta al posto mio a meno che si tratti di offesa e, qui, offesa non e’.
    Se offendessero te, allora interverrei subito.
    E soprattutto e’ un pochino esagerato cio’ che nel commento, hai scritto di me a Lord Ninni. Cara amica spero tu capisca.

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  6. Non capisco, ma mi adeguo.
    Sono dieci anni, o quasi, che scrivo e leggo, dapprima su Splinder, poi su WP:
    Ritengo di avere capacità di giudizio.
    Siamo tutti validi? Be’ con l’amore che provo per la Russia (e il KGB), a questo punto mi sfugge un sorriso.
    Esistono valori CHIARI, e io li so riconoscere!
    Poi migliorare si può, e cercare di farlo è encomiabile.
    Ciò, però, non toglie nulla a quello che penso, e sento.
    Non disturberò più.
    Felice notte!

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  7. Decisamente un racconto che attanaglia il lettore, molto duro non risparmia proprio niente e nessuno, lasciando con il fiato sospeso parola dopo parola, quasi a sentire il dolore che patisce la povera malcapitata.
    Bravissima Lady Nadia!
    Serena notte, Patrizia

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