Hugo e la sua fine. TERZA E ULTIMA PARTE.

E mentre Hugo la osservava assopito in un religioso silenzio, notò sulla donna prona un neo. Una macchia scura di media dimensione tra la mascella ed il collo. Spalancò gli occhi per lo sgomento. La sua forma, la sua posizione, identico a quello di sua madre.

Lo assalì un’ondata di nostalgia. Rammentò nitida l’immagine di sua mamma, l’unica persona che Hugo avesse realmente amato, mentre assorta nei suoi pensieri faceva scivolare due dita carezzandosi il viso proprio su quell’imperfezione. Ricordo’ la sua morte. Una sera, rincasando per cena dopo essere stato tutto il pomeriggio a bighellonare nelle vie di Parigi, la trovò china e riversa sul tavolo della cucina. Sparse sulla tovaglia due confezioni vuote di Fenobarbital e una lettera.
Era appena stata abbandonata da Alfred a causa di una donna piu’ giovane di lei, una modella Russa giunta da non molto in città.
Nonostante Hugo avesse ucciso, più volte, e con macabro piacere e nonostante amasse sperimentare la morte in tutte le sue forme, venne enormemente sconvolto da quel ritrovamento. Cominciò a gridare fortissimo. “ Madre, madre mia! Madre miaaaaa “ e pianse. Fu la prima volta che conobbe lo sgomento. Non aveva mai provato emozioni forti, tutt’al più sporadicamente un po’ di rabbia dalla quale si faceva corrodere lentamente, interiormente esternandola soltanto di tanto in tanto con gesti efferati.
Fu anche la prima volta che conobbe il pianto. Si stupì nel percepirsi gli occhi allagati, il naso chiuso, la vista offuscata e un blocco allo stomaco.
Si precipitò sul corpo senza vita di Corinne. La avvolse in un abbraccio, la baciò , piangendo e singhiozzando come mai nella sua vita avesse fatto.
Amava quella donna, incapace di decisioni e fragile. Anche se non le fosse mai stata molto vicino. Hugo ricordava quando da piccolo le stava in braccio, solitamente mentre lei telefonava all’amica. Ricordava che indossava sempre lo stesso girocollo, una catenella e un medaglione rotondo in oro etrusco. In quelle manciate di minuti adorava il contatto della pelle, sentirne il profumo mentre le sue manine giocherellavano con la collana arrotolandola su se stessa.
Questi sporadici episodi avevano creato un sottile filo, che a poco a poco, come una ragnatela aveva regalato ad Hugo un posto dove sentirsi più o meno a casa.
E ora la casa risuonava vuota, la ragnatela si era rotta e Hugo vacillava nell’incerto aggrappato all’unico appiglio che si sarebbe tranciato da un momento all’altro.
Trovò il coraggio di leggere quella lettera.

Caro Hugo, spero che perdonerai questo mio gesto. Sei un uomo ormai e nemmeno tu hai più bisogno di me.
Io mi sento inutile a questo mondo, conosco i tuoi segreti e non riesco più a mantenerli. Non sono mai stata tua complice in quello che fai, e ora non potrei piu’ tacere.
Alfred era il mio unico sfogo, non mi sono mai aperta con te perché non avrei potuto prevedere la tua reazione e perche’ non sono mai stata abituata a farlo.
Sappi che ti ho amato, a mio modo, e che non sei tu la causa diretta di questa mia decisione ma mi auguro che almeno possa servire a darti una scossa, a farti comprendere cosa davvero sia la morte e che ora smetterai di tormentarti e di fare del male agli altri e a te stesso.
Con affetto, tua mamma.



Dopo aver letto quelle parole Hugo si alzò di scatto, si precipitò fuori, nelle vie di Parigi in cerca di uno sfogo, una propria vittima. E la trovo’. E la uccise e fece sparire ogni traccia, come al solito attento e preciso in ogni minimo dettaglio.

Quel neo aveva risvegliato in Hugo lo sconforto, la rabbia ma non solo. Le infilò un piede sotto la pancia e fece leva, spingendola, per voltarla supina. La voleva osservare bene in viso. Il freddo della notte e tutte le torture subite l’avevano ormai quasi uccisa, sarebbe bastato veramente poco altro. Hugo era adirato con lei, per quella malaugurata somiglianza, per quella macchia sulla pelle che gli suscitava mille emozioni.
Comincio’ a passeggiare avanti e indietro irrequieto, grattandosi la testa.
Ora era confuso, non sapeva più cosa farne di quella donna e soprattutto di se stesso.
L’alba era ormai imminente, il cielo all’orizzonte cominciava ad accendersi in una luce fioca di candela.
Era agitatissimo. Non riusciva a pensare in preda a mille sentimenti e questo lo rendeva furibondo. Cezanne spari`.
Comincio’ a grugnire, stavolta indispettito mentre le osservava la cassa toracica alzarsi e abbassarsi a fatica, gracchiando.
Doveva prendere una decisione e subito.
Forse poteva salvare sua madre, forse poteva. Fu illuminato da un timido raggio di sole che filtro’ tra i rami della betulla.
Recuperò i vestiti della donna poco più in là e la coprì affettuosamente, come meglio potè.
Il tempo rimasto era poco, cercò di fare del suo meglio.
Gli accomodò il fiore all’orecchio che, nel rivoltarla, era caduto per terra; mise un bacio nel palmo della mano che le consegnò in una ruvida carezza.
Compose il numero di emergenza sul cellulare e mentre sorrideva intimò: “ fate presto, sulla rue de la Tannerie a Moret”.
Lanciò il telefono che ricadde accanto alla vittima e partì di corsa raggiungendo velocemente il ponte ove qualche ora prima si accingeva a salutare il mondo.
Stava per dire addio alle voci maligne, ai serpenti, al male che per tutta la sua esistenza l’avevano accompagnato, stava per scoprire cosa si celasse veramente dietro la morte e soprattutto desiderava provare quella ultima e forte emozione, così potente da poterla sentire, chiara e prepotente in quei pochi istanti di adrenalinico volo nel vuoto.
Si preparò sul ciglio del burrone con gli occhi chiusi e le braccia ben aderenti ai fianchi e in un lampo si lasciò andare, rigido ma felice, con un ghigno sul volto.
La caduta fu bellissima, il lancio di un sasso, l’aria fresca sulla faccia, il vuoto nello stomaco, la mancanza di respiro, l’abbandono del corpo e soprattutto la libertà dell’anima.
E fu il tonfo. Sordo, secco, un crack di ossa, niente più.
Le campane della chiesa di Sant’Egidio segnavano il mattino, in lontananza e in avvicinamento si udivano le sirene dell’ambulanza e della polizia, e Hugo, una camicia rossa e scozzese tra le rocce del fiume quasi in secca, solo i piedi a mollo.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

34 thoughts on “Hugo e la sua fine. TERZA E ULTIMA PARTE.”

  1. Una conclusione degna del resto del racconto…la speranza della redenzione anche nella mente più buia. Ho letto che hai a che fare con i libri e si vede… In genere, come principio di vita, evito ogni giudizio, ma questo racconto mi è proprio piaciuto… ehm… bolle qualcos’altro in pentola? 😉

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    1. Wow Nadia la terza parte e’ la mia preferita e il neo di Corinne che scaturisce in hugo una tarda umanità la trovo un idea centrata! Un grande applauso alla mia amica a cui manca davvero poco per saltare le ultime esitazioni – paure e buttarsi veramente 😊

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    2. Ciao leggi anche gli altri brevi racconti.soprattutto Emma uno dei miei preferiti e anche Una vita..poi dimmi che ne pensi..un caro saluto..miss vintage ( amica e sostenitrice della talentuosa e un po’folle ) ..ladyNA

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    1. E grazie anche a te, cara amica. Non manchi mai di elogiarmi, a volte anche troppo, ma un mio racconto senza un tuo commento sarebbe come una notte senza luna. Promettimi che se qualche volta non ti piacera’ me lo dirai altrettanto sinceramente. A prestissimo.

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    1. Caro newwhitebear, fino all’ultimo ho avuto la tentazione del “colpo di scena” che, in questo specifico caso sarebbe stato, a mio avviso, lasciarlo in vita. Ma non ce l’ho fatta. Come hai detto tu, ho preferito lasciargli una speranza, un briciolo di umanita’.
      Grazie mille per l’attenzione.

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    1. Crediamo che un rapporto basato sull’onestà e la soddisfazione e stima. si debba basare sull’essere onesti. Sempre.
      dicemmo la erità, mia signora.
      Siamo, entrambi, amanti della letteratura creativa, sia essa un romanzo, racconto breve, novella, raccontino. pensierino, poesia, ode, o carme.
      Vieppiù siamo sulla stessa barca</i< (l'ottima WordPress. Non è difficile, fateci la mano e vedrete …)
      Onde ragion per cui …
      Abbiate una serena serata, lady Nadia.
      Cordialità …

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      1. Cosi’ citava un genio assoluto: Baudelaire, e la dedico a Lei Lord Ninni.

        “Credo che il fascino infinito e misterioso che risiede nella contemplazione di una nave ( o barca ), soprattutto di una nave in movimento, attenga, in primo luogo, alla regolarita’ e alla simmetria, le quali sono delle necessita’ primordiali dello spirito umano, parimenti alla complessita’ e all’armonia e, in secondo luogo, alla moltiplicazione e al proliferare successivi di tutte le curve e delle figure immaginarie realizzate nello spazio delle componenti reali dell’oggetto.
        L’idea poetica, affiorante da tale effetto di dinamismo delle linee, comporta l’ipotesi di un essere vasto, immenso, complicato ma euritmico, di un animale pieno di genio, che soffre e sospira tutti i sospiri e tutte le ambizioni umane.”

        Buona Vita Milord e grazie per il suo supporto.

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    2. Vi abituerete ai nostri refusi <i<della malora?
      Attivi persecutori della nostra, umilissima, vita; specchio delle nostre brutture e astro delle lacune imperanti.
      mancò la fortuna, non il valore.

      Poveri noi. Abbiate misericordiosa pietà.
      Thnx

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  2. Hugo non ci mancherà in questo mondo. Di altri Hugo ne è purtroppo abbastanza pieno.
    Alla scrittrice un complimento anche per i tanti flashbacks che danno un senso più completo ai tormenti umani.

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  3. Questa parte un po’ più “intimista” completa il racconto, dando un taglio psicologico più completo al Nostro, incluso l’atto di umanità di chiamare aiuto per la sventurata vittima (anche se in realtà lui l’ha fatto per la madre, più che per lei).
    Povero ragazzo dal passato sofferente… Tuttavia siamo sollevati che l’abbia fatta finita! 😀
    http://www.wolfghost.com

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  4. Un neo che diventa come un lampo di lucidità nella mente di Hugo, che arriva a non voler uccidere la donna perché le ricordava troppo la madre e sarebbe stato come vederla morta una seconda volta. Una decisione finale, quella di togliersi la vita per non continuare a far del male agli altri.
    Bellissimo finale, bellissima storia Lady Nadia, complimenti!
    Saluti, Patrizia

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