LA NOTTE DI HALLOWEEN.

10 06 2005
Aveva diciotto anni. Le correvano sulla pelle.
Come ogni ragazza di quell’eta’ si sentiva davvero innamorata.
Di quel primo amore che pare l’unico al mondo, di quel primo amore che muove tutto lo stomaco. E per la prima volta era stata invitata al ballo di fine anno.
Una cerimonia importante che avrebbe segnato la fine delle scuole superiori e l’avrebbe catapultata tra gli adulti, prima l’universita’ e poi il lavoro, almeno cosi’ sperava.
E soprattutto c’era lui. Dopo due anni di sorrisi e occhiate maliziose lanciate nei corridoi beige lucidi della scuola, Marco, della quinta G era il suo ragazzo.
Aveva lottato per conquistarlo, lui, proprio lui, il piu’ ambito. Sicuro di se, alto, un fisico sportivo scolpito da anni di rugby, occhi a mandorla grigi come il ghiaccio ma caldi come il fuoco. Sempre sorridente, mai fuori posto, mai forzatamente al centro dell’attenzione.
E poi quel pomeriggio di aprile, quando l’aria si fa tiepida e tinta di rosa, quando dopo lunghi mesi invernali ci si toglie il giacchino e si rimane vulnerabili con addosso soltanto una maglietta leggera, quando la natura si risveglia in una danza ipnotica, finalmente fu il giorno della attesa gita a Firenze. E arrivo’ quel bacio a Santa Maria Novella, sotto tettoie di acciaio e addosso una brezza fresca, la pelle d’oca.
Le appoggio’ la sua mano ferma e forte sulla schiena, si guardarono cosi’ profondamente da perdere il respiro in un’apnea e le loro bocche si assaggiarono lente.
Qui comincio’ un lungo abbraccio che lo scorrere dei minuti non seppe misurare.
E da quel giorno fatato furono inseparabili per mesi.
Amava tutto di lui, il suo profumo al muschio bianco, il suo modo di vestire, quel sorriso immancabile che gli irradiava il volto e quel solco sul mento. Una fossetta che si formava quando fingeva di essere imbronciato e poi se la portava via una fragrante risata.
Marco aveva avuto molte ragazze, ma per qualche strano motivo, quasi un presagio, Laura era convinta che tra loro tutto fosse diverso, piu’ vero, piu’ necessario.
Si aspettavano con ansia e felicita’ ogni mattina sui gradini della scuola per scambiarsi un bacio e un “a dopo amore”, poi si riabbracciavano all’intervallo e bighellonavano insieme per le vie della cittadina per un’oretta dopo le lezioni pomeridiane.
Un gelato alle nuvole e seduti a contemplare le loro ombre riflesse vicine nelle acque del lago, qualche volta una birra sul terrazzino del bar, sotto a un ombrellone giallo della birra Moretti, sempre lo stesso.
E i week end, sempre piu’ caldi, che ingordi si consumavano troppo in fretta, tra abbracci e limiti invalicabili, fino a quel giorno di inizio giugno, quando Marco si inginocchio’ nel prato del parco e con un filo di voce tendendole una mano le sussurro’ :
– vorresti essere la mia dama al gran ballo di sabato?
Laura senti’ gli occhi diventare piccoli piccoli, le gote arrossare e l’emozione pervaderla per scoppiare fuori di se. Le parve di essere diventata una vera principessa, altro che fiabe! E dopo un’invasione di ingestibile gioia e una risata quasi isterica, penso’ al figurone che avrebbe fatto, davanti a tutti gli studenti, varcando la porta della palestra ove si sarebbe svolta la festa, con Marco.
Si specchio’ col suo bel vestito che risaltava le curve melodiose e il suo fisico asciutto. Aveva scelto un abito lungo, di raso rosso, con uno spacco e le spalline fini. Sulle spalle nude una sciarpa di pizzo e delle scarpe chanel col tacco a spillo, anch’esse rigorosamente rosse, che finalmente era riuscita a trovare solo nel pomeriggio dopo una settimana di vane ricerche.
Aveva raccolto i lunghi capelli neri in uno chignon e si era fatta truccare dalla sua amica Anna, era bravissima, aveva frequentato con tanta passione un corso serale da estetista. Indosso’ una collana di strass e si specchio’ nuovamente.
Era perfetta, quell’ombretto quasi nero solo sull’esterno degli occhi e le ciglia semifinte le conferivano un’ aria da star e adatta per un look serale di tale rilevanza.
Proprio mentre si accingeva ad uscire per recarsi al ballo, le squillo’ il telefono. Lo estrasse dalla sua pochette veramente a fatica date le sue piccole dimensioni, all’incirca di un portafoglio. Un numero sconosciuto.
– pronto?
Quello che udi’ la scaravento’ a terra, quasi svenuta e poi comincio’ a gridare, a piangere, a gridare ancora, a battere i pugni sul pavimento e tra un singhiozzo e l’altro come una diga ceduta : ” non e’ veroooooo, ditemi che non e’ veroooooooo”.
Al telefono la sorella di Marco, azzerata, distrutta.
Le due si erano conosciute qualche settimana prima quando, in assenza dei suoi genitori, un sabato pomeriggio, Marco l’ aveva invitata a casa sua, per mostrarle la sua dimora, almeno…cosi’ aveva detto.
Dopo un caffe’ e una chiacchierata con sua sorella erano saliti nelle camere, da una scala a chiocciola in legno che ad ogni passo scricchiolava di piacere. E all’ultimo gradino si erano baciati, lui l’aveva sollevata e portata tra le braccia fino al suo letto. La adagio’ spogliandola piano, tra vivide carezze a fior di pelle e labbra avide ma leggere, ovunque. Avevano fatto l’amore. Marco era esperto e lei si era arresa nelle sue braccia muscolose.
Marco era morto. Un infarto, quel pomeriggio, mentre giocava la partita di rugby.
E non vi fu alcun ballo, ne’ quell’anno e nemmeno quelli a seguire.
Laura, per svago, alla sera, non frequento’ piu’ nessun locale.
Trascorse ogni successiva serata in casa tra letto e divano, tra libri e computer o tutt’al piu’ da qualche cara amica.
Forse Marco era davvero un amore importante.
Non ci fu piu’ sorriso sincero sul suo volto, per anni, lunghi e solitari anni, in cui la vita scorreva monotona su un treno per le stagioni, senza paesaggi, senza stazioni.
Santa Maria Novella non esisteva piu’, nessuna fermata, si continuava dritto.

31 10 2015 Halloween.
(dieci anni dopo)
Per convincerla ad uscire a ballare, Carola le aveva davvero provate tutte. L’aveva ricattata per giorni, supplicata, stremata e quando ormai aveva riposto ogni speranza, Laura flebilmente, dopo aver pranzato insieme durante la pausa lavorativa, le bibisbiglio’ quasi seccata: ” e va bene, vengo. Sappi pero’ che non ne ho voglia, lo faccio solo per te”.
” Ti amoooooo”, grido’ entusiasta Carola, conscia di aver abbattuto un muro. Quel muro. Si conoscevano da anni ormai, le teneva unite una splendida amicizia, si erano confessate ogni sorta di segreto davanti a birre, piadine, gelati e ogni svariato genere di cibo ” da pranzo “. Si frequentavano un paio di sere a settimana, regolarmente, ma spesso a casa dell’una o dell’altra. E Carola lo sapeva che la sua cara amica, di recarsi a ballare non ne aveva piu’ voluto sapere da quel lontano 2005. E arrivare ora addirittura a convincerla, oltre che ad andare ad una festa in discoteca, anche a mascherarsi da Halloween… beh un successone, un vero trionfo!
Ne fu certa, si sarebbero divertite un mondo!

31 10 2015 Halloween sera.

Perfettamente travestite, Laura e Carola raggiunsero il parcheggio della discoteca.
Durante il tragitto in auto Laura non aveva fatto altro che lamentarsi di quello stupido vestito da strega che la sua cara amica le aveva prestato.
” E’ scomodo, mi stringe, non riesco ad alzare le braccia, mi sento stupida!”.
Carola l’aveva ignorata tutto il tempo, tentando di cambiare argomento appena possibile e alzando il volume della radio, canticchiandoci sopra per tentare di calare l’amica nella giusta atmosfera.
” Almeno il tuo vestito da fantasma non ti impedisce di scendere dalla macchina!” Brontolo’ nuovamente Laura, sbattendo con forza la portiera dietro di se e impigliandosi nello strascico nero di quella gonna tutta pizzo e merletti.
Si diressero all’entrata.
” Dentro belle signore! ” intimo’ il tizio alla cassa, allungando loro un talloncino e ammiccando con eccessiva boria.
” Beh, almeno e’ gratis per le donne mascherate, ci mancava solo ci facessero pagare per entrare cosi’ conciate!”, si lamento’ nuovamente Laura.
Il locale era gremito. Ogni tipo di creatura dell’orrore si aggirava allegra per il grande salone, parendo ancora piu’ realistica con le luci soffuse che a intermittenza coloravano visi truccati e vestiti di scena.
Alieni, diavoli, scheletri, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
Laura si sentiva a disagio. Quel caos che forse troppo a lungo aveva evitato, ora le regalava ansia e agitazione, amplificate dal disagio di quel vestito troppo aderente che le segnava ogni forma come una seconda pelle e dal volume altissimo della musica al quale non era piu’ abituata.
Si recarono al bar del locale per un drink aspettando a detta di Carola, che la musica divenisse migliore e piu’ interessante.
Mentre erano sedute a sorseggiare i cocktails ordinati, uno zombie si accomodo’ accanto a loro. Impossibile indovinare i tratti del suo volto pitturato in ogni millimetro della pelle.
Laura venne attratta istintivamente da un profumo di muschio bianco che emanava quel bizzarro personaggio.
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Perse la parola. Non l’aveva piu’ sentito. Era identico, lo stesso. Certi buoni odori, come la musica sono conduttori naturali di ricordi e sensazioni, li riaffiorano vividi e reali e, a volte troppo dolorosi.
Laura socchiuse gli occhi per permettere alle lacrime di fuoriuscirne il piu’ rapidamente possibile e in un istante si ritovo’ davanti il volto di Marco. In quel buio surreale della sua mente, sempre piu’ affidabile di quello della discoteca, lo rivide proprio li’, con i suoi occhi grigi, sorrideva. Si penti’ ancora di piu’ per quell’uscita, a disagio in quella scomoda situazione.
Il ragazzo zombie la sfioro’ per sbaglio, mentre tendeva un braccio sul bicchiere di birra che il barista gli aveva allungato con un finto sorriso di circostanza. La sua mano scivolo’ sulla schiena di Laura regalandole segretamente un brivido a meta’ tra freddo e piacere.
E tristezza. Tanta.
Se solo la sua vita non fosse stata segnata da quel tragico episodio, lei sarebbe stata una ragazza come tante, come tutte le altre, che ora ballavano senza tregua e si divertivano veramente.
Invece la sorte, poco generosa, le aveva portato via la spensieratezza e la gioia di vivere ormai da troppo tempo.
Carola le diede una leggera gomitata, trovandola assorta nei suoi pensieri e visibilmente sconvolta, riportandola al presente.
Tuttavia, riaprendo gli occhi, Laura non pote’ trattenersi dall’osservare meglio quel ragazzo. C’era qualcosa, qualcosa in lui oltre al profumo che l’attraeva come ferro e calamita. Il suo fisico era maledettamente somigliante a quello di Marco e, piu’ lo analizzava, piu’ con sgomento trovava altre possibili similitudini.
Non seppe definire con lucidita’,in quella situazione, in quel contesto, se il ricordo del suo amato in tutti quegli anni potesse essersi offuscato, distorto. Forse, sforzandosi di non immaginarlo, poteva averne confuso le sembianze, averne dimenticato dei particolari…e… dieci anni, tutto sommato, sono un’infinita’.
Nessun incontro con altri ragazzi, nessuna storia, nessun rapporto per tutto quel tempo.
E ora, quel giovane piombato nella sua serata come un incubo o un fantasma del passato.
Lo zombie si allontanò dal bar lasciando Laura a fissare il vuoto rimasto ancora una volta al suo fianco.
Carola allegramente propose:” ci buttiamo in pista?” e lo enunciò con un entusiasmo al quale difficilmente si riesce a controbattere. Afferrò Laura per un braccio trascinandola giù dallo sgabello del bar che la stava sostenendo e non solo fisicamente.
Raggiunsero la pista grande dove c’era una grande ressa e cominciarono a muovere i primi passi, timidamente. Dopo qualche minuto già Carola si muoveva bene, sicura. Era una brava ballerina, aveva frequentato diversi corsi di danza già dalle scuole elementari, mentre Laura traballava insicura.
Avrebbe desiderato sedersi su quei divanetti poco lontani e non alzarsi più fino all’ora di rincasare.
Mentre la stava assalendo un’ondata di imbarazzo, sentì una mano ferma e sicura appoggiarle sulla spalla.
Si voltò e fu presa da stupore e vergogna nel trovarsi faccia a faccia con quel tipo vestito da zombie.
Erano anni che non ascoltava più il suo cuore battere all’impazzata, erano anni che le sue emozioni dormivano rassegnate in un sonno profondo.
Come era possibile? Quel ragazzo aveva notato proprio lei, tra tutte quelle donne presenti nella sala.
Penso’ che l’attrazione in qualche modo si percepisce, pensò che doveva essere un qualcosa che anche se non visibile, sotto forma di energia prima invade la propria persona, poi e’ cosi’ potente da non poter essere contenuta e fuoriesce precipitandosi invadente alla meta. E chi la riceve la sente forte e chiara, viva sulla pelle come un abbraccio, una spinta. Se è reciproca allora avviene un incantesimo incomprensibile.
“Ciao, bevi qualcosa?” Grido’ per farsi sentire lui mentre la fissava dritta negli occhi, o almeno così pareva da sotto quel trucco nero come la pece.
Laura fu presa alla sprovvista, confusa e disabituata com’era a trattenere delle conversazioni amichevoli con persone dell’altro sesso.
E così si limitò a sorridere facendo cenno di si con la testa.
Mentre si dirigevano al bancone del bar, lui davanti a lei che le faceva strada in colonna pigiati stretti stretti, Laura provò emozioni dimenticate, fortissime. Quel ragazzo non le era di sicuro indifferente, aveva risvegliato in lei istinti che pensava fossero ormai scomparsi.
Al bancone ordinarono da bere, e dopo il secondo bicchiere si sentì un poco più disinibita. Lui le afferrò una mano e cominciò la sua presentazione.
“ Mi chiamo Simone, sai, poco fa ti ho notata. Mi hai incuriosito al punto che dovevo conoscerti. Sai cosa mi ha colpito di te? Oltre alla tua bellezza ovviamente il tuo sguardo triste ma sincero.”
Pausa, minuti di silenzio.
“Ti ringrazio”, sibilò lei, “ ma… credo tu ti possa essere sbagliato. Io non sono quel genere di ragazza, non credo alle tue lusinghe, probabilmente dirai a tutte le stesse parole.”
Laura abbassò lo sguardo.
Simone con due dita le sollevò il mento obbligandola a sfidare i suoi occhi dipinti. “ Ti sbagli! Se avremo modo di conoscerci te ne renderai conto. Neanche io sono quel genere di ragazzo! Potresti offendermi, sai?” E le rivolse un magnifico sorriso, sotto il trucco pesante, al quale Laura volle credere perché quella sera stava assumendo una piega magica.
Parlarono per un bel po’, scambiandosi le prime frasi scontate in una fase di conoscenza. Tuttavia Laura si stava aprendo, stava abbandonando la sua dura scorza, si stava cominciando a rasserenare, a fidare. Non gli aveva confidato nulla del suo passato, di Marco, della sua vita tormentata, ma si era divertita nel parlare leggera del quotidiano, del lavoro, della sua casa, dei suoi passatempi preferiti.
Simone era simpatico, allegro ed era scoppiata una bella affinità.
Chiacchierando con lui si rese conto che non era poi così identico a Marco, ma certamente in maniera vaga, ne ricalcava qualche somiglianza.
Completamente a suo agio accettò il suo invito: “ hai voglia di uscire a prendere una boccata d’aria? Qui è eccessivamente gremito e non si respira più.”
Laura in men che non si dica era già in piedi, mano nella sua mano. Zigzagando tra la folla si diressero all’uscita del retro sul parcheggio.
Fuori la musica giungeva attutita, la stessa cosa non accadde con i suoi sentimenti che, viceversa, sembravano amplificati all’aria fresca.
Anni di solitudine la avevano indubbiamente segnata.
Ora lo osservava diversamente, desiderava baciarlo e sentire da vicino, di nuovo, quel profumo dolce e amaro che avrebbe riportato a casa come ricordo tra i suoi vestiti.
Simone affettuosamente propose:” ti vuoi divertire stasera? A quanto ne so ne avresti proprio bisogno. Devi evadere, devi lasciarti andare totalmente. Sei rigida, misurata. Devi abbattere le barriere e volare libera, devi essere te stessa. Lo vuoi? Per una sera. Lo vuoi con me?”
Laura sentì gli occhi invadersi di lacrime, quelle parole l’avevano colpita. Simone aveva capito tutto di lei senza bisogno di conoscere ogni vicenda, ogni tristezza, ogni tortura della sua terribile vita.
Il peso della sofferenza le comprimeva il petto. Voleva essere leggera, voleva essere banale, voleva essere superficiale e desiderava divertirsi almeno una volta.
Le sfuggì:”si, certo che ne ho voglia! Ne ho voglia come non ne ho avuta mai!”.
Simone si frugò in tutta furia in tasca e ne estrasse una pastiglietta colorata. La porse a Laura.
Lei, tremante sgranò gli occhi incredula. Se questo era il prezzo che doveva pagare per un po’ di spensieratezza… beh, stasera forse l’avrebbe anche fatto.
Indugiò qualche secondo e poi allungò il palmo della mano sulla quale Simone la depose delicatamente con una carezza.
Laura la prese tra le dita, la girò, la rigirò… E con un sorriso simone la rassicurò:” Dai, forza! Io lo faccio spesso. Non aver paura, ti aiuterà. Provala almeno una volta, una sola volta!”
Spinta da una ventata di euforia Laura riappoggiò la pasticca al palmo della mano e con un gesto secco e deciso la accompagnò in bocca.
E ora voleva provare le brezza della spensieratezza.
Si sentì immediatamente avvampare e avvolgere in un calore che invadeva tutte le membra del suo esile corpicino.
Si sentì felice come mai fu stata nella sua vita. Cominciò a ridere e poi a ghignare di gusto. Non riusciva a smettere, le costole le dolevano e anche la pancia e gli zigomi, ma era una bella sensazione a lei così estranea.
La mente le si sgombrò quasi istantaneamente da tutti i brutti pensieri.
Le sembro’ di essere sospesa da terra. Alzò gli occhi quando si sentì cingere le braccia alla vita.
Marco. Marco era lì con lei. Quale regalo, quale magia. Sentiva il suo profumo così forte da trapassarle le narici e il cervello ed era reale, era strepitoso.
Lui la strattonò sdraiandola a terra, li dove si trovavano o poco piu’ in là. Si baciarono e cominciarono a spogliarsi dell’essenziale in tutta fretta, avidi e golosi. Laura sentì il bisogno di averlo. Dopo tutto quel tempo. Mentre piangeva di gioia si sentì incontrollabile ed eccitatissima.
Fecero l’amore come due bestie, senza inibizioni, senza timori, senza limiti. Laura era completamente presa e abbandonata ai suoi istinti e succube a quelli di lui che senza tregua le proponeva di tutto.
Non era esperta anzi, ma in preda a quell’esaltazione fu come se lo fosse. Marco era tornato e ora poteva ogni cosa, tutto gli era dovuto. Marco era di nuovo suo.
Intanto qualcuno nel parcheggio li sorprese sdraiati nel terriccio misto ad erba sul lato del parcheggio nei pressi di una pianta. Urlò qualcosa. Laura rise e gli imprecò contro di lasciarli fare.
E continuò come un’assetata nel deserto che trova da bere. Fece e si fece fare.
Simone godeva di questa strega mezza nuda che lo gradiva e lo adorava.
Continuarono finchè Simone non fu svuotato. Si rialzò e si rivestì alla meglio. Solo ora, come in un flash arrivato per caso, Laura in un istante si ricordò della pasticca e cercando di mettere a fuoco il più possibile il volto del ragazzo, si rese presto conto che quello non era il suo Marco. Quello doveva essere il Diavolo.
Le si strinse la gola in un sordo lamento e provò una enorme vergogna per ciò che aveva lasciato accadere.
Lo osservò ora di schiena andare via, mentre le sventolava la mano senza voltarsi in un cenno di saluto.
Laura si credette veramente un verme che, viscido e sporco, strisciava nel terriccio umido di quel paltaio.
Stava rivivendo lo stesso dolore, la stessa devastazione di quel maledetto giorno in cui mancò Marco.
L’angoscia era amplificata come se tutto accadesse per due volte insieme, dentro e anche fuori di lei.
Una realtà di orrore, distorta, si stava impadronendo della sua anima. Non si riconosceva più. Non vi erano punti fermi, riferimenti.
Accusò un forte peso al petto, non riusciva più nemmeno a piangere. Respirava a grande fatica, emetteva ormai soltanto rantoli.
Si vomitò addosso e pensò di morire.

Nel cielo nero e stellato di quella notte due anime si ricongiunsero innocenti in un eterno abbraccio di scie luminose e calde di pura energia e dal quale non si sarebbero più separate.

Carola urlo’ di terrore. La musica cessò quasi subito. Fu silenzio e morte. La notte di Halloween.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

15 thoughts on “LA NOTTE DI HALLOWEEN.”

  1. Un finale tragico di un racconto che si snoda benissimo tra ricordi e presente. Laura potrebbe essere benissimo una delle tante ragazze che sono vittime inconsapevoli di esseri subdoli come Simone.
    Sei veramente in gamba nello scrivere. Complimenbti.

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  2. Ti ringrazio per due motivi. Per la tua presenza e perche’ leggi veramente, come molti altri del resto. Fa piacere sapere di interessare qualcuno. Ricorda che sei libero anche di sottolineare eventuali mancanze! Buona serata. A presto!😊😊😊

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    1. Grazie cara Mi semplicemente. Hai ragione, e’ triste. La vita pero’ e’ fatta anche di tristezza, senza la quale non sapremmo riconoscere l’allegria.
      E penso che la tristezza, a chi se la sente di “leggerla”,( e per questo ti ringrazio), susciti emozioni piu’ forti rispetto all’allegria. Nella vita invece l’intensita’ delle due e’ talvolta pari.
      Comunque arriveranno anche tacconti piu’ spensierati. Non so quando e quanti, ma sicuramente in minor numero rispetto a quelli tristi o nostalgici, che in genere preferisco pur essendo solitamente, nella mia vita, una persona piu’ felice che triste.
      Un semplice e delicato saluto per te. grazie.

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  3. Giorno noir, effetto notte.
    Cupi silenzi e frasi lanciate al buio. Cos’é una storia se non ha storia? Esiste un verismo piatto che modifica la propria esistenza e consola?
    Quel verismo che è rivolto agli altri ma, soprattutto, a noi.
    Noi che, nei pomeriggi ovattati e con una tazza di buon té fumante fra le dita, guardiamo, anzi, osserviamo i disperati.
    Con aria di sufficienza sfogliamo il libro delle loro vite e frettolosamente, non ci soffermiamo ad annusarne il profumo della stampa fresca.

    Quel profumo che li accomuna tutti, nelle loro diversità.

    “Laura venne attratta istintivamente da un profumo di muschio bianco che emanava quel bizzarro personaggio…“, ecco, aperta, la finestra sull’abisso.
    Che profumo ha la morte?
    Alcune volte la tonalità vellutate dell’Arpège. Altre volte la fragranza di una parola, come una sinestesia ricorrente.
    Altre volte il Muschio bianco.
    Un profumo che fa ricordare.
    Un profumo che uccide, anche a distanza …

    Come un ricordo .
    Incessante, che non vuole morire …

    Bel pezzo, mia signora.
    Cordialità

    (… peccato gli apostrofi … )

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