IL VOLO.

tunisicitta
Non resse nemmeno il suo peso e si accasciò a terra. Vi finì lungo e disteso con la faccia nella sabbia bollente. Fu quella l’ultima sensazione prima della perdita dei sensi.

Dopo aver perso l’impiego a causa della crisi economica che aveva costretto alla chiusura l’azienda per cui lavorava e molte altre nei dintorni, si percepiva una perfetta nullità. Quarant’anni. L’età che dovrebbe restituire realizzazioni e tranquillità economica oltre che il raggiungimento di gran parte degli obiettivi della propria vita. Si guardò allo specchio, aveva perso ogni stima e ogni fiducia nella sua persona. La famiglia era andata a rotoli poco dopo la sua disoccupazione.
Certo, la goccia che fece traboccare il vaso. In realtà aveva capito da tempo che sarebbe finita così. Sapeva che Anna non lo amava più e da un bel pezzo.
Da troppo tempo le leggeva negli occhi finti sorrisi e compassione.
Per questo non si dimostrò sorpreso quando una sera, dopo cena, ad Anna vennero le lacrime agli occhi. Gli confessò di essersi innamorata di un altro. E fin qui tutto bene, Gianni se lo aspettava.
Anna a testa bassa si diresse in camera da letto e riempì delle sue cose la grossa valigia che utilizzavano solitamente per i viaggi, anni prima, quando potevano ancora permetterselo e quando ancora forse si amavano.
Ma il peggio arrivò pochi giorni dopo, quando Gianni scoprì Anna davanti al bar Centrale in un caldo abbraccio con Marco, il suo migliore amico.
Quello si fu un tradimento, quella si fu una delusione. Per come si trascinavano da tempo i rapporti con Anna, non era nemmeno riuscito a soffrire di quella confessione, ma, sapere il suo migliore amico così vigliacco… con tutte le donne che poteva portarsi a letto… proprio la sua?
E fu così che in un momento di non lucidità, quando l’anima si smarrisce nell’oblio, quando non si trovano risposte e forse nemmeno domande, ecco che davanti ad una birra di troppo e a un canale di documentari, Gianni prese finalmente una decisione.
Era rimasto solo, i genitori morti e seppelliti da un decennio, l’unico amico fidato si era venduto ad una strega, la sua vita ora era zero, tanto valeva per sopravvivere in qualche maniera, senza denaro, senza sicurezze, mostrare almeno del coraggio e intraprendere un viaggio all’insegna dell’avventura, nella speranza di dimenticare questa vita fin’ora da buttare accartocciata per bene nel cestino dell’immondizia.

Fu così che preparato uno zaino fin troppo leggero, si diresse all’aereoporto lasciando l’auto quasi da rottamare e senza assicurazione su un parcheggio chiaramente a pagamento e altrettanto chiaramente senza pagare nulla.
Entro’ dalla porta super lucida e roteante dell’aereoporto. Si mummificò col naso all’insù osservando i tabelloni delle partenze. Non aveva la minima idea della destinazione, ogni luogo era potenzialmente adatto per cambiare vita, sparire e darsi ad avventure estreme. Magari avrebbe potuto vivere in una capanna costruita da lui, ai tropici, proprio come succede ai Vip “sull’isola dei famosi” anche se lui sarebbe stato solo e non famoso. Tuttavia avrebbe forse permesso ad una meravigliosa e soda indigena di condividere la sua umile dimora, e forse avrebbe acceso un caldo fuoco per lei, la notte, per tenere lontani gli animali feroci mentre lui sarebbe stato selvaggio e affamato su quel meraviglioso corpo nudo. Ecco, per una donna di quel genere avrebbe potuto rinunciare al suo desiderio di provare ad essere un eremita, o tutto sommato, un pochino, lo sarebbe stato ugualmente, lontano da ogni civiltà e soprattutto dal suo passato.
Tunisia? forse la destinazione più economica. Avrebbe potuto poi cominciare da lì la sua avventura e chissà dove il vento caldo africano l’avrebbe spinto… doveva dimostrare a se stesso di essere ancora un uomo, un vero uomo.
Si recò allo sportello e acquistò quel biglietto. “Sola andata”, compagnia economica, in perfetto orario per il check-in e l’imbarco.
In men che non si dica si ritrovò su quell’aereoplano a guardare il mondo da sopra le nuvole passando dalla preferenziale, più vicino a Dio.
Si sentiva davvero agitato, eccitato.
Stava per dimostrare a se stesso la sua forza, il suo valore. Voleva assomigliare a Indiana Jones, per lui un eroe assoluto, il suo idolo da quando era bambino.
Da lì a poco, solo qualche pensiero nel mezzo,( del suo umile, ormai sporco e squallido appartamento, chiuso a chiave senza nemmeno curarsi dei rubinetti del gas e dell’acqua esattamente come se fosse uscito per una passeggiata e la faccia del suo proprietario che gli suscitò naturale un sorriso: non lo avrebbe più potuto tormentare con la richiesta del pagamento di tutte le mensilità degli arretrati di affitto degli utlimi due anni) e qualche sguardo al panorama dal finestrino che gli riempiva il cuore di speranze per un futuro migliore, fu presto il momento dell’atterraggio.

Si guardò attorno, fiero e un poco sperso. Senza sapere dove andare, lui e lo zaino che puzzava di passato.
Appena lasciò l’aereoporto alle sue spalle non potè fare a meno di boccheggiare per il troppo caldo. Per la prima mezz’ora faticò sul serio a respirare. Cercò un po’ d’ombra. Quando si riprese trovò affascinante la particolare città di Tunisi, e sentendo un profumo di cibo, estrasse di tasca gli ultimi spiccioli ricevuti di resto per il pagamento dei biglietti e senza badare al cambio valuta li spinse nelle mani di un uomo che in un angolo di strada vendeva panini speziati con qualcosa dentro simile al pollo. Gli occhi scuri del tizio lo scrutarono con meraviglia, osservò i tre euro luccicanti e senza proferire parola gli allungò quel grosso e colorato panino. O forse non si trattava nemmeno di pane, almeno, non quello tradizionale. Sapeva di acido e di spezie ma andava bene lo stesso. Avrebbe dovuto abituarsi a ingerire ogni stranezza nella sua sfida alla sopravvivenza e gli sarebbe sicuramente potuta andare anche peggio nei giorni a seguire. Per poter trovare del cibo gli sarebbe stato necessario sfoggiare le sue abilità di caccia e di pesca e tutte le nozioni e la cultura possibile sul riconoscimento delle erbe commestibili presenti in natura. Ecco, a questo punto si preoccupò un pochino, non molto convinto delle sue reali capacità. Sarebbero bastati anni di documentari?

Si avviò ovviamente a piedi. Camminò senza sosta, oltrepassando la città. Si trovò in periferia e sul calare della sera in una zona quasi disabitata, dove l’orizzonte era infinito, forse il principio del niente.
Una lunga distesa di sabbia, senza mare. Sabbia dorata, dove lui naufrago con una barca invisibile fatta di speranze, una volta ritrovato se stesso avrebbe cominciato una nuova vita, non senza aver prima dimostrato il suo valore, il suo coraggio. Ne aveva bisogno, era ormai un’idea fissa, una priorità assoluta.
Decise di dormire un po’, al lato dell’ultimo tratto di un qualcosa che assomigliava ad una strada, sotto una palma, cullato dalla temperatura che ora era diventata ideale e piacevole.

Si svegliò realizzando dove si trovava e in pochi secondi quello che doveva fare. Sollevò la testa dallo zaino sul quale si era addormentato e, infilandolo sulle spalle cominciò carico la sua avventura.
Il deserto era meraviglioso, soffice, silenzioso, surreale. E in realtà molto caldo ma cercò di non pensarci. Ogni passo era libertà. Quell’alba arrivò meravigliosa a illuminare il suo cammino e il suo animo.
Trascorsero diverse ore, e senza fermarsi mai. I suoi occhi fissi ad un orizzonte che luccicava e prometteva avventure, che lo richiamava vanitoso.
Certo che ora cominciava ad avere sete. Stupidamente non si era portato che una bottiglietta d’acqua da mezzo litro. La cercò nello zaino e ne assaporò con parsimonia un piccolo sorsino.
Ricominciò a camminare. E proseguì fino a quando il sole non baciò di nuovo la terra col suo arancione. Il secondo tramonto in quelle terre, un altro giorno era trascorso. Si sentì un grande, tutto andava bene.
La bottiglia di acqua era ancora a metà, il deserto era ancora deserto, il nulla nel nulla.
Si coricò lì dov’era. E una volta sveglio ricominciò il suo viaggio. Cominciava a stancarlo un po’ questa distesa arida, la sabbia nelle scarpe da ginnastica, nei capelli, ovunque. Avrebbe almeno voluto vedere una pianta, un cactus qualunque, una pozza, un paltaio. L’incontro più emozionante di quella terza giornata fu un timido ciuffo di erba secca e la scia lasciata da un presumibile scorpione.
La brutta notizia di quella stessa giornata: l’acqua era finita. Fu notte.
Il suo successivo risveglio fu accompagnato da un principio di panico. La bocca era secca, dolorante. Le ossa anche. Gli occhi bruciavano e guardando quella nuova alba nulla di buono. Ancora deserto, deserto, deserto.
Forse era stato un poco incosciente, forse avrebbe dovuto chiedere informazioni a qualcuno prima di avventurarsi in quel luogo. Aveva agito da stolto e aveva ritrovato il solito stupido. Cosa voleva dimostrare? Di essere invincibile? Di saper sopravvivere? Di saper cacciare o pescare? Era già tanto che non l’avesse morso qualche serpente velenoso o qualche scorpione, perché questo non era un documentario, era la realtà, c’erano eccome lì con lui. Sul suo cammino ne aveva incontrato numerose tracce.
Stava male, era spaventato, davvero impaurito.
Credeva di trovare almeno un po’ d’acqua o qualche bacca o animale da poter mangiare in quattro giorni di cammino, e invece, solo sabbia, sabbia, sabbia.
Gli vennero le lacrime agli occhi. E quando ripartì in camminata, le gambe traballavano, tremanti, deboli, stanche.
Accusò dei giramenti di testa, sempre più forti. Ma non poteva arrendersi, fermarsi. Nessuno l’avrebbe potuto trovare e soccorrere, doveva per forza proseguire, scovare un’uscita. Pareva un labirinto, si orientava col sole, e tirava dritto. In quattro lunghi giorni neanche l’ombra di un passante qualunque, incredibilmente nessun segno di vita, di civiltà e nemmeno di qualcosa somigliante ad un’oasi. Né tantomeno uno stupido miraggio, uno di quelli che erano soliti apparire in moltissimi film che spesso l’avevano intrattenuto sul suo scomodo divano, nella sua piccola e trascurata casa, mentre Anna usciva con le sue amiche o forse già con Marco.
E i ricordi lo avevano assalito, lo divoravano in uno stato di delirio e di abbandono. La sua testa che per giorni aveva assaporato la libertà, la spensieratezza e l’avventura ora gli restituiva solo rabbia e delusione.
Era davvero stato uno sprovveduto, e ora si sentiva male, molto male.
Anzi, non si sentiva per niente.
Tentava di muovere dei passi ma barcollando non riusciva a capire come e in quale direzione.

Non resse nemmeno il suo peso e si accasciò a terra. Vi finì lungo e disteso con la faccia nella sabbia bollente. Fu quella l’ultima sensazione prima della perdita dei sensi.

Quando riaprì gli occhi rimase abbagliato da un forte raggio di sole.
Aveva un formicolio alle gambe che gli impediva di muoverle, le percepiva come due tronchi di legno. Anche la schiena era indolenzita, probabilmente la posizione.
Cercò a fatica di rimettersi in piedi, allungò una mano per afferrare il telecomando e spegnere la tv che era rimasta accesa per tutto quel tempo sul suo canale preferito, quello dei documentari.
Urtò qualcosa con il braccio, un paio tra le tante lattine vuote di birra appoggiate sul piccolo tavolino accanto alla bottiglia di wodka di cui si poteva ben vedere il fondo. Ah si, già, la wodka che gli era stata donata da Marco l’anno prima in occasione del suo compleanno, certo!
Come un orso che sbuca da una tana si infilò in bagno e inciampando in una montagna di biancheria sporca ripensò ad Anna che almeno si occupava del bucato.
Mentre si strofinava la faccia con acqua gelata si rammentò che oggi avrebbe ricevuto la visita del suo padrone di casa al quale aveva promesso di saldare almeno una rata di affitto. Ma i soldi non li aveva.
Si guardò allo specchio pensando di non valere niente e si sentì ancora più frustrato perché non riusciva nemmeno a ricordarsi quel sogno strano che aveva avuto quella notte…
… forse fu meglio così.
Aprì le persiane di quell’appartamento al quarto piano, salì sul davanzale e si lanciò nel vuoto. Fu solo uno schianto. Un istante.
Volò davvero.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

24 thoughts on “IL VOLO.”

  1. http://images.8tracks.com/cover/i/002/331/264/sadness-1092.gif?rect=0,16,400,400&q=98&fm=jpg&fit=max

    Un racconto (tratto da un fatto reale, o no?) che lascia per il senso profondo di umanità che esprime.
    Indiscutibilmente, come affermato dalle più note scuole di pensiero (non è un tentativo di spacciare per buone le proprie adduzioni) il suicidio è un atto di coraggio.
    Di forte e grande coraggio.
    Non è ammesso errore perché … indietro non si torna per correggersi.
    Rappresenta, però (secondo il nostro metro) una espressione di vigliacca codardia.
    Creiamo delle situazioni, oppure, nel non sapere e/o definire particolari situazioni, ci si uccide perché (e questa è una comodità intellettuale) si è falliti e si rinuncia lasciando, però, nei guai di chi per riflesso riceverà la pesante eredità.
    Noi fummo propensi per “l’atto-conclusivo- di coraggio”.

    Per alcuni aspetti ci ricorda un nostro racconto (e in una settimana fanno tre) che scrivemmo per lady Alessandra, in occasione di un suo racconto particolarmente felice (quali quelli infelici?) e che nel prosieguo ne creammo un racconto compiuto.
    S’intitolava “Solitude sous le ciel de Paris” e terminava con un “volo” d’angelo.
    Congratulazioni vivissime per il racconto che, di significati, ne ebbe d’importanti.
    Abbiate, mia signora, una serena domenica.
    Cordialità

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  2. Lord Ninni mi sarebbe tanto piaciuto leggerlo. Se avete a portata di mano il link…lo faro’ immediatamente. A proposito: ho nuovamente problemi sul vostro blog. Non riesco ne’ a cliccare il ” mi piace” ne’ a lasciare un commento. Mi fa uscire improvvisamente appena clicco e la schermata mi rimane impallata tutta bianca.
    Come mai secondo voi? lo fa solo da Lei. Grazie.

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    1. https://lordninni.wordpress.com/2009/10/08/solitude-sous-le-ciel-de-paris/

      Siete, oltremodo, gentile mia signora.
      Vi accontentammo. Avoi il link di quel raccontino-immagine.

      Mia signora, la bellezza di essere sulla medesima piattaforma, nel nostro caso WorPress, consiste-anche- nella comunanza di “risposte”.
      Se noi non siamo raggiungibili,. Voi non siete raggiungibile.
      Onde ragion per cui, leggendo quello che Vi capitò, l’unica risposta che ci sovvenne fu: “ricaricate la pagina” perché il sistema non si accorse che eravate loggata.
      Se il medesimo problema dovesse ripetersi, fatevene una ragione, il fato fu a noi avverso e ci allontanò per giocare con gli scherzi della vita e soprattutto controllate i Vostro PC.

      🙂
      Abbiate, lady Nadia una buona domenica

      Liked by 3 people

      1. Ho letto il link. La vostra storia, si, per alcuni versi assomiglia un po’ alla mia ma..con piu’ poesia. Io la riferisco in un racconto, Voi la raccontaste come un’introspezione, una lirica.
        Certamente il suicidio e’ ben lontano dal mio modo di essere, anche in questo mi avvicino a voi. Un giorno scrissi: ” mi son chiesta se per cambiare una buona parte della propria vita occorra essere coraggiosi o codardi”… a volte una scelta viene piu’ facile se spinta dal vile sentimento del facile abbandono. Il valore della vita donataci da Dio o da una qualsivoglia Entita’, sicuramente va trattato col massimo rispetto. Come dite voi ci vuole coraggio per compiere un gesto di suicidio, ma in situazioni disperatissime altrettanto per non farlo e, al contrario per impegnarsi in una rinascita. Il prossimo racconto (caffe’ letterario a parte) lo dedichero’ a Lei e alla mia amica Alessandra, e parlera’ di una rinascita. Promesso. Credo fermamente che un uomo non acquisti valore per numero di imprese ma, viceversa, un uomo vero si riconosce dalla sua reazione ai fallimenti/disgrazie.

        Ho provato a commentare il suo blog in “comunica con Lord Ninni” ma non credo sia partito il commento. Ho provato a togliere l’iscrizione e a rimetterla, ad aggiornare…ma niente. Help me! dove posso andare a controllare le mie impostazioni? in piu’ sono un paio di volte che quando scrivo un articolo non lo pubblica inmediatamente ma mi finisce in “pagine”. grazie mille per tutto.

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      2. Grazie, mia signora, per la graditissima iniziativa.
        leggemmo le vostre peripezie per l’ingresso delle nostre umilissime stanze. cred eteci, fummo basiti.
        Non esiste alcuna spiegazione “informatica” per quello che asserite. Coinvolgemmo, anche, due nostri amici che … entrarono, likarono, scrissero e se ne andarono per dove erano venuti.
        Potrebbe ascriversi a qualche “manutenzione” di WordPress? Mah, a voi provare.

        Abbiate, milady, una serena serata.
        Cordialità

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    1. A te lo dedico come semplice “rinascita” perche’ dopo i 10 anni di blog e qualche vicenda che sommariamente conosco…vorrei ti arrivasse da parte mia come il piu’ bell’augurio di cominciare un qualcosa di grande, bello
      e nuovo.
      😊😊😊😊😊

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  3. Complimenti, Lady Nadia, per la scorrevolezza del racconto e l’impostazione, con amara sorpresa finale.
    Mia nonna diceva sovente che il senno è sottile come un filo di capello, ed è vero. A cadere in depressione ci vuole niente se non si sa reagire agli eventi negativi che la vita ci “regala”. Nel racconto sono ben evidenziati i tormenti del protagonista, che tuttavia non trovano in me giustificazione per l’atto estremo del suicidio. Ho troppo rispetto per la vita per buttarla da una finestra. Una soluzione c’è sempre( quando resta la salute), e a volte basta iniziare a cercare per trovarla. Sono dura, lo so, ma sai, pochi giorni fa ho fatto visita a una mia cara giovane amica che sta aggrappata al davanzale della finestra di un ospedale oncologico con tutte le sue forze…

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    1. Grazie mille! Le nonne sono meravigliose!😊😊😊 Tanti auguri affinche’ la tua amica possa trovare la forza di rispettare il dono della vita e di combattere fino infondo perche’ comunque e’ giusto cosi’. Un abbraccio.

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