Pinocchio ai giorni nostri.

Pinocchio ai giorni nostri.

C’era una volta un burattino, che una magia aveva trasformato in bambino.
Inizialmente tutto andò bene, ma, quando il bimbo crebbe, dovette presto fare i suoi conti con una realtà ben diversa da ciò che si narra nelle fiabe.
Oltre alle guerre e all’incubo del terrorismo (che ormai imperversava nel mondo), anche nella vita di tutti i giorni e proprio accanto a lui, regnavano l’odio e l’indifferenza, le furbizie e l’egoismo.
Quotidianamente incontrava delle persone che si arrabbiavano per nulla, e tanta gente che parlava per niente (o di niente) seminando discordie e zizzania.
Qualcuno offendeva e altri venivano offesi.
C’era anche chi tentava di andare avanti sminuendo di continuo il prossimo.
Quante gelosie o invidie, e quanta (troppa) strafottenza!
Incontrò persone disoneste e anche chi invece, sapeva badare solo a se stesso.
Si circondò di tanti falsi amici. Incontrò dei Mangiafuoco e un’infinità di personaggi ancora più meschini dei gatti e delle volpi.
Ebbe a che fare con i gruppetti, quelli delle esclusioni, delle discriminazioni, e dai quali non si poteva proprio stare alla larga.

Pinocchio non amava restare solo, ma, nemmeno, voleva osservare il mondo da un angolo troppo lontano: desiderava divertirsi e, magari, restare in buona compagnia. Tuttavia non avrebbe potuto più ignorare l’educazione e i valori inculcati da Geppetto, da quel pover uomo, dopo tutte quelle sue peripezie, dopo un intero romanzo, e con tanta fatica.
La sua integrità d’animo e la sua moralità, per assurdo, lo portarono ad isolarsi dalla gente in carne e ossa come lui, dagli umani.
Era diventato troppo onesto e troppo sincero per spuntarla. Tutti lo sfruttavano e lo prendevano in giro. “Sei troppo buono!”, “ogni tanto torna utile qualche bugia”, “non è sempre possibile dire la verità!”, gli veniva spesso rimproverato.
Così, ogni notte, si sorprendeva a rimpiangere la sua infanzia e a ricordare con nostalgia quando era di legno; forse perché quelle orecchie dure non riuscivano a udire veramente bene, o, forse, perché così preso dai suoi problemi da burattino, avrebbe anche potuto non accorgersi di quanto fosse brutta quella gente. Avrebbe seguitato a desiderare di essere come loro.
E dopo tutto quel tempo, provava persino una forte nostalgia del grillo parlante, dei suoi preziosi consigli, e, pure, gli mancava la buona e severa fata Turchina: loro sì che si erano dimostrati dei veri amici!
Comprese che c’è più gioia nel serbare un desiderio che nel realizzarlo e si dovette anche convincere che un sogno ad occhi aperti regala più soddisfazione del suo ottenimento.
Si rese conto che la vera beatitudine risiede proprio nei momenti di attesa dove ogni cosa immaginata risulta perfetta.
Ora, invece, si percepiva solo deluso e molto triste.
Aveva compreso troppo tardi la verità. Se solo avesse potuto vedere più lontano, ben al di là del suo lungo naso, quel giorno non avrebbe mai supplicato nessuno di trasformarlo in un vero bambino.

Nel mentre di questi pensieri, senza neanche volerlo, né sapendo come, si ritrovò nel bel mezzo di una guerra, dietro una trincea.
Colpi di arma da fuoco gli sfioravano la pelle rosea, quasi fischiando. Bombe a mano sollevavano nuvole di sabbia impedendogli ogni visuale, botti e boati assordanti gli rimbombavano fastidiosi nelle orecchie.
Quella gente si odiava e lui doveva scegliere da che parte stare, doveva reagire, altrimenti, presto, qualcuno l’avrebbe spinto a calci fuori da lì, lasciandolo allo scoperto. Sarebbe divenuto un facile bersaglio, vulnerabile e indifeso. Sarebbe di sicuro morto.
Gli bestemmiarono dietro, poi lo costrinsero ad impugnare un grosso fucile.
Sparare o morire. O salvava le capre, o salvava i cavoli ( Oh no, scusate, questa, forse, è tutta un’altra storia!).
A un cenno, a un segnale, tutti avanzarono. Si coprivano a vicenda. Qualcuno stramazzava colpito, al suolo.
Pinocchio rimase lì immobile a tremare. Era solo.
Si fece coraggio. Tentò di scappare. Doveva reagire.
Corse a più non posso, trattenendo il fiato, con la testa cinta nelle mani. Qualcuno gridò: “Sparategli, è un disertore!”
Si buttò a terra, sfinito, piangeva disperato. La sua faccia poggiava nel fango. Tentò di scavarsi una buca. Il sangue sgorgava a fiumi dalle sue dita, da sotto le unghie.
Basta. Non c’era più tempo. Intravide un uomo dietro un albero, gli puntava dritto un’arma addosso. Il fucile l’aveva perso, durante la corsa, solo qualche metro prima, ma non valutò nemmeno l’ipotesi di raccoglierlo. Pregò. Supplicò affinché gli fosse concesso di ricevere un ultimo magico intervento della fata Turchina. Sperò davvero con tutto se stesso, che lei potesse accorrere subito, per ritrasformarlo in legno, e, stavolta, in un ottimo legno sodo, davvero duro.
A cosa poteva servire la carne? Di certo non gli aveva permesso una vita migliore.
E siccome, negli ultimi tempi, si era comportato bene, venne presto accontentato: ricevette l’ennesima e agognata magia e ritornò, da quell’istante, ad essere un vero burattino di legno.
Così, rigido, e forse anche apatico, riuscì inosservato a scappare e correndo a gambe ben levate, si confuse presto con i tronchi delle piante che circondavano la radura.

E da quel giorno, nessuno lo vide più, ma, ancora oggi, tutti rileggono le sue belle avventure, felici di saperlo immortale, e, magari, ben nascosto nel fitto di un bosco in allegra compagnia di un gatto e di una volpe.
Ciao Pinocchio, diveriti anche per noi!

Annunci

Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

6 thoughts on “Pinocchio ai giorni nostri.”

  1. Interessante racconto che, nella sua struttura molto semplice, ci regala la bellezza dell’immagine.
    C’è bisogno e se ne sente la necessità, in questi periodi, di tali qualità (che diventano virtù) quando manifestate in immediatezza e direzione.
    Abbiate una serena giornata

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...