Buona vita!

Pensavo fosse normale aprire gli occhi alla mattina senza accorgersene, scendere dal letto un po’ a malavoglia e prepararsi una veloce colazione. Pensavo fosse scontato  uscire di casa e incontrare della gente mentre si accompagna il proprio figlio a scuola o ci si reca al lavoro.
E’ anche normale un saluto, due chiacchiere,  un abbraccio, fare l’amore. Poi tocca anche arrabbiarsi qualche volta, persino fare la spesa perché la propria compagna non ne ha avuto il tempo.
Desiderare di essere altrove, di essere più importante, più ricco, piu’ brillante. Sognare una casa più grande, dei vicini più simpatici, avere più riconoscimenti al lavoro, dei figli migliori a scuola.
Essere spesso annoiati, sentirsi senza voglia di fare.

Ma…

Da quel giorno ogni minuto della mia vita mi è stato donato. Come aggiunto. Da te, te uomo coraggioso e generoso che non conosco.
E il pane a volte è morbido, molte altre fragrante ma sempre più gustoso, ogni volta.
Il sole è magnetico, attraente, trascorro ore ad osservarlo mentre lancia i suoi potenti raggi tra le nuvole e li fa arrivare fino qui, fino a me. Illumina il mio prato, la mia strada, il mio piacevole cammino su sentieri inesplorati.
La pioggia è quasi un miracolo, gocce che cadono, da dove di preciso non si sa. Abbeverano gli insetti, i prati, gli alberi che con le loro magnifiche forme decorano ogni paesaggio anelando il cielo proprio come me.
Col naso all’insù mi piace immaginare, dove finisce ciò che  posso vedere. Oltre il volo degli uccelli, dove presto l’azzurro diventa bianco, poi atmosfera e ancora più su spazio infinito, con i suoi colorati pianeti e le sue brillanti stelle.
Stelle vere o stelle spente, stelle alle quali, comunque e da sempre rivolgo i miei sogni.
Ricordo che da ragazzo guardandole fantasticavo una vita perfetta, di quelle che si vedono nei  film. Immaginavo spesso di possedere una Ferrari, proprio mia, rossa fiammante e sul sedile del passeggero una magnifica bionda che mi ammiccava con desiderio.
E’ incredibile anche la nebbia, che avvolge ogni cosa. Sa rendere surreale il reale e tutto può, anche il contrario.
E cosa dire dei paesaggi innevati?
O di un tramonto che scalda il cuore. Una cena in un ristorante con te su una terrazza che dà sul mare, anche una sola volta all’anno, i nostri sguardi all’orizzonte cullati dalle onde. Alta marea e bassa marea.
Sacco pieno, sacco vuoto, un gioco che facevo alla scuola elementare e anche all’oratorio. Nascondino.
Ora non mi nascondo più.
Allora ero ignaro di tutto, non immaginavo cosa mi sarebbe accaduto.

Poi…

Quei brutti pensieri, il timore di non farcela. Lo sconforto, il sentirsi prescelto dalla sfortuna. In tanti hanno la salute, in tanti vivono senza rendersene neanche conto, molti sono superficiali, sprecano le loro esistenze.
Il mio fegato non funzionava, sei mesi di vita.
Eccomi a stringere pugni di sabbia tra le mani, ma essa è terribile, così fine trova ogni fessura, ogni varco e ogni maniera per fuoriuscire, per cadere a terra soltanto seguendo le leggi della fisica, nulla di strano. Per quanto mi sforzassi  di trattenerla  presto i miei pugni rimasero vuoti. Arrancai alla speranza per un po’.
Ecco che la mia piccola utilitaria diventò una Ferrari, che la mia donna mi apparve più bella e irraggiungibile della modella sulla copertina di quel Playboy che da adolescente nascondevo sotto la scrivania.
Ecco che il sole, ogni mattina, era uno straordinario spettacolo, il canto degli uccelli diventò musica divina, ecco che nel verde dei prati e nel  marrone della terra riscoprii infinite tonalità. Soltanto il rumore del vento mi faceva sobbalzare il cuore. Imparai a domandarmi da dove esso potesse provenire, quante persone avesse potuto sfiorare, quanti odori portasse con se. E quegli odori furono chiari, potevo sentirli ad uno ad uno.
Salsedine, fiori, foglie secche, umidità, pranzi domenicali, profumo di feste e di lei.
Ah che buon profumo in quei luoghi dove la gente si ritrovava felice, senza preoccupazioni, senza pensieri… E per quanto questa condizione possa essere provvisoria, quanto invidiavo quella leggerezza. In un appartamento che non sentivo nemmeno più mio fui pronto a salutare mio figlio. O meglio, gli feci un discorso e prima di cominciare notai quanto era fresca e vellutata la sua pelle, mi resi conto che ogni nascita è un miracolo.
“Papà ti vuole felice. Nella vita ci saranno molti momenti di gioia e qualcuno anche di tristezza. Ricorda, la tristezza è sempre più forte. Tutto ti potrà sembrare insuperabile, tremendo, terribile. Ma tu, se mi vuoi bene, devi ascoltare davvero le mie parole. Qui siamo soltanto di passaggio, e non possiamo pensare di sciupare il dono e la possibilità che Qualcuno ci ha offerto. Devi resistere ai brutti momenti, con tutto te stesso, sempre. Devi aspettare pazientemente e saper trovare il modo di uscire dalle brutte situazioni.
Noi siamo qui per un periodo di prova. Spesso cerchiamo la felicità lontano, negli altri, negli obiettivi, nei sogni. Trascorriamo gran parte della nostra vita a rincorrere quello che non abbiamo, mentre la gioia è dentro di noi e nelle piccole cose di tutti i giorni. E’ lì che devi cercare. Se avrai vissuto bene sarai premiato,  non solo in questa vita ma soprattutto nell’altra, quella eterna.
Per papà è quasi giunto il tempo, il tempo di andare in un altro luogo. Ma lascio te e tua mamma solo per un po’. Vi custodirò, vi sarò vicino e aspetterò con tutta la pazienza che occorre, ci ritroveremo quando avrete terminato la vostra missione sulla Terra. Fino in fondo, mi raccomando!
E vedrai che i giorni tristi diraderanno, comincerai ad intravedere una flebile luce, la tua via. Seguila. Ti porterà in luoghi meravigliosi dell’animo”.

Lui mi osservava con gli occhi grandi e pieni di lacrime, mentre io, sdraiato sul mio letto pensavo a quanto fosse bello, giovane e intelligente.
Ma temevo per lui, cosa avrei dato per garantirgli in quel momento una vita lunga e facile. Ma non avevo più nulla da poter barattare. Ero inerme, nudo dinanzi al creatore. Le mie tasche vuote, le mani giunte.
E arrivò il Natale. Da anni non lo sentivo più, ora men che meno. In questa situazione lo odiavo. Davvero. Mi sentivo lacerare dentro nell’essere incapace di offrire gioia alla mia famiglia. Il piccolo aveva comunque insistito per allestire nel solito angolo del soggiorno quel maledetto albero di Natale. Sua mamma l’aveva accontentato anche se ogni addobbo che posava su quei rami era come un coltello nella sua carne viva.
Ed io che li osservavo allettato dall’altra stanza, mi sentivo come una di quelle palline di vetro, delicate e sbiadite dagli anni trascorsi, con il gancio un po’ consumato, pronta a cadere al suolo frantumandosi in mille cocci al più flebile sospiro di un qualsiasi movimento d’aria.

Poi quella telefonata. Una mattina.
Fu come un pugno a pieno stomaco, una forte e violenta pacca sulle spalle. Mi buttò giù persino dal letto.
Un fegato. Avevano trovato un fegato!
Per quanto un intervento solitamente non  è  notizia positiva, io ovviamente festeggiai. Un sorriso tornò ad illuminarmi il volto e più di una volta. Mio figlio e mia moglie mi guardavano senza pena, con meno tristezza e a me non importava null’altro: i rischi, gli effetti collaterali, le carte da firmare e le conseguenze erano niente. Tornai ad affacciarmi alla finestra sebbene facessi fatica.
E quando mi risvegliai, quella bianca e spoglia camera di ospedale mi parve un hotel a cinque stelle. E li vidi lì, accanto al mio letto. I loro volti magnifici mi commossero e piansi come un bambino, di gioia.

Ce l’avevo fatta.

E subito dopo e fino ad oggi, il mio pensiero va, mille volte al giorno, a colui che non conosco con un’anima generosa e grande, la cui vita è stata veramente breve. La mia riconoscenza verso questa  persona è più vasta dello spazio e di ogni tempo. Mi inchino a colui che ha avuto il coraggio e la grande forza di regalare un pezzo di se e che ora e per sempre vivrà con me in me.
E’ con i suoi occhi che i miei si fondono, oggi quando guardo il mondo. Ed esso si presenta a me doppiamente meraviglioso. Mio figlio cresce sano e forte, e io mi sveglio, faccio colazione, lo accompagno a scuola, mi reco di nuovo al lavoro, ammiro ogni alba e ogni tramonto  amplificati nella loro bellezza.
E faccio incontri, e soprattutto sorrido.
Ridete. E fate l’amore. Abbracciatevi, baciatevi, emozionatevi, toccatevi, sentitevi, gioite, amatevi , fate qualsiasi cosa di cui ne sentiate il bisogno, perdonatevi, meravigliatevi, non perdete occasioni e siate contenti! Apprezzate le vostre famiglie e tutte le feste!
Sono travolto dalla forza incredibile della vita che non mi lascia mai solo e mi accompagna in questa avventura che è magica e potente, che è unica.

Ci sono. Esisto.

Non sarò eterno ma tutto ciò mi basterà, ne sono certo.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

27 thoughts on “Buona vita!”

    1. Ecco, mi premeva il messaggio cara amica Ale, perche’ tendiamo sempre a lamentarci, a sopravvivere dimenticando il valore delle feste anche quando tutto procede per il verso giusto. Ti invio un abbraccio e tanti auguri per questi giorni che verranno.

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  1. Un post molto intenso e profondo. Un volo sul significato di vita. Un senso della vita che troppo spesso doimentichiamo nel nostro greto egoismo. Dall’inferno al paradiso. Dalla non vita alla vita. E’ vero che non siamo eterni ma possiamo assaporare le gioie, e i relativi dolori, che essa ci offre senza mai perdere di vista che siamo solo in transito.
    Complimenti

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  2. Esiste il nesso tra casualità e decisione.
    In questo caso entrambi hanno creato la presente storia.
    Il caso ha deciso e la decisione ha condotto.
    Ottimo esempio di quotidiano che si manifesta, semplicemente, nelle vite di ognuno.
    In molti vedono la tristezza del “bastonato”.
    In altri la fatalità di una evoluzione che si manifesta in un senso o in un altro (E’ il nostro caso, per esempio).

    Il male odierno è il malessere di vivere.
    Non credemmo che possa essere confacente un giudizio di merito per la specie umana. E da come si assiste, nel quotidiano, non sembra che il mortale essere umano abbia compreso, appunto, la propria mortalità.
    Ci si relaziona come se fossimo immortali.

    Nello specifico della vostra storia, milady, abbiamo tutto il manifestarsi della natura contro e oltre l’uomo stesso.
    L’uomo è natura e la natura, dunque, si manifesta contro se stessa?
    L’uomo è una componente.
    Trascurata e perduta la matrice di “una”, c’é un’altra componente pronta a subentrare.
    Nel merito del vostro racconto, mia sgnora, possiamo dire che in tanti provano e approvano comportamenti ultimativi. Chi impazzisce e chi ne prende la filosofia del quotidiano. D’altro canto, nessuno dopo l’estremo saluto, è mai tornato a raccontarci sul serio come andarono le cose.

    Notammo la vostra ultima espressione:
    ” … Non sarò eterno ma tutto ciò mi basterà, ne sono certo … “, certamente, ma bastare a cosa?
    Alla vita? Beh, se non ha intenti suicidi, quella basta sempre.
    La morte? Idem per la vita, di cui sopra e comunque sempre in agguato e pronta nel giungere.

    Il vostro forse, tramite il racconto, è un messaggio di speranza?
    Quale?
    Con o senza la speranza, si rimane nella stanza!
    (Così la nostra Nonna soleva ripetere).

    Siete portata per i verismo, milady!
    Siete portata per il sociale!
    E’ questa la vostra inclinazione, siate sincera?
    Se dovessimo commissionare la scrittura e ideazione de’ “Il vecchio e il mare”, sicuramente ci permetteremmo di interpellarvi.

    Perdonateci, mia signora, una domanda ci sorse nell’immediato: Perché affabulaste al maschile?
    Sicuramente, il nostro umile parere, sul racconto, è positivo.
    Abbiate le nostre radiose cordialità, corroborate da un adeguato Like (Meritatissimo).

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    1. Carissimo Lord Ninni,
      In questo racconto come in altri non sono io a parlare, non sono questi i miei specifici pensieri. Io, per ora e fortunatamente, non mi sono ancora mai trovata faccia a faccia con la morte. Come lei credo che nessuno possa parlarci di una vita nell’aldila’…qualcuno certo ci ha riportato qualche esperienza N.D.A. ma sinceramente i dubbi permangono in me come in Voi, come in chiunque altri.
      Ma chi puo’ toglierci una speranza? Quello che ho scritto e’ una voce che ho udito, come spesso mi capita. Una amica mi ha parlato di un trapianto di fegato che la madre ha sostenuto 6 anni fa. E allora nella mia testa ho gioito per il successo dell’operazione, sua mamma sta bene, mangia, va a fare la spesa, accudisce una nipotina adorabile, e insomma continua a condurre una buona vita. Immediatamente dopo mi sono interrogata sul periodo di attesa del trapianto, sui pensieri che questa donna puo’ aver avuto, le sue paure, il suo sconforto prima di avere quella magnifica notizia e…di nuovo la speranza.
      Cosa mai sara’ questa Speranza… Un qualcosa che incoscientemente la nostra testa inventa per sopravvivere a qualsivoglia brutta notizia? Forse si. Senza speranza saremmo tutti impazziti, piu’ volte.
      Ma altrettanto la speranza puo’ essere qualcosa di concreto, una specie di medicina, che muove misteriosamente qualcosa di fisiologico dentro di noi e ci dona la forza, la capacita’ di resistere piu’ a lungo.
      Ecco. Ho inventato quest’uomo, voce maschile proprio perche’ io non predico, io non sono nessuno per poter riportare consigli o visioni ne’ tantomeno dispensare presagi. Quella era la sua voce, che ho udito mentre ero seduta al computer e scrivevo posseduta da lui. Il risultato e’ ancora di certo migliorabile, ma di volta in volta le voci dei miei personaggi diventano sempre piu’ prepotenti:” parla di me, parla di me”… Ed io scrivo, scrivo di gente che non ho mai conosciuto. E’ un pochino come essere un’attrice che per fare bene la sua parte muta identita’.
      La ringrazio Lord per i suoi intelligentissimi e piacevolissimi interventi che mi obbligano ad una piu’ accurata introspezione e soprattutto che mi fanno esternare i retroscena di questa mia passione. Le auguro meravigliose e serene Feste, mi auguro che Lei sia sempre felice, a suo modo fa felice me ( e non solo). Con affetto virtuale. Nadia.

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  3. Splendido racconto! Un inno alla Vita!
    E mi hai anche commossa.Il passaggio del testamento del padre al figlio è altamente coinvolgente.
    Davvero complimenti, Lady Nadia!
    Tantissimi auguri di buone feste a te e ai tuoi cari 🙂
    Marirò

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  4. Potrebbe essere un manifesto alle donazioni di organi 🙂 Attraversa diversi temi. Quello che sia necessario aspettare di essere malati per accorgersi di quanto sia preziosa le vita e le cose che la popolano, ed è un peccato. La caducità inevitabile della vita stessa, anche se qui hai voluto mettere il lieto fine, che però raramente avviene (diciamo che il periodo natalizio ha coinvolto anche te ;-)). La morale logica e che tutti conosciamo che vorremmo insegnare a chi resta… dopo che davvero pochi però hanno saputo viverla 😉
    L’esperienza, diceva qualcuno, è quella cosa bellissima che arriva quando ormai non serve più 🙂 E chi ha una seconda possibilità, come il tuo protagonista, ha un grande regalo.
    Happy New Year a te ed a tutti i tuoi lettori! 🙂
    http://www.wolfghost.com

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    1. Scusa il ritardo ma nella miriade di mail natalizie mi era sfuggito il tuo commento carissimo.
      Ti ringrazio per l’attenzione e la sensibilita’ che fimostri ogni volta e anche in quest’ultimo.
      Gia’. La vita e’ un dono per ogni giorno che trascorre, peccato sarebbe non accorgersene quando stiamo bene.
      Con affetto ti invio anche i miei saluti. 😊

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