SOLO UN SOGNO…

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Dando una sbirciatina al cielo vedo una scala, luccicante, così splendente che devo strizzare gli occhi per raggiungerla. E’ d’oro come i raggi del sole che la irradiano. Mi sento attratta da lei, mi promette un fantastico viaggio. Un po’ timorosa mi avvicino e salgo, su, sempre più su, curiosissima e felice. Man mano che mi allontano dalla terra non sento più alcun peso gravarmi sulle spalle, mi trovo senza gravità. Ammiro l’azzurra immensità di questo cielo così vicino, sono libera tra le ali degli uccelli e lo sto toccando adesso. Questo spazio impalpabile ha la consistenza di tutte le cose, dell’erba soffice e del mare. E’ senz’altro il miglior posto della terra, tutto è possibile qui. Sono una piratessa che possiede una mappa per la leggerezza dell’animo. Mi sento irradiata dalla sapienza di questo posto, Il cielo conosce ogni cosa. I ritmi delle stagioni, il mio destino, il passato ed il futuro. Mi lascio incantare da tanta saggezza. Provo per questo luogo molta riconoscenza.

Tra le isole bianche e spumeggianti mentre navigo beata alla deriva, mi appare una bambina. Ha gli occhi di acquamarina, profondi come l’impossibile. Sembra una creatura angelica. Mi osserva e mi sorride ma, ad un tratto comincia a scuotere la testa e a piangere. Mi sussurra appena con quello sguardo misericordioso:” giù dal cielo, giù!”.
Percepisco la sua paura e di istinto mi sorge il dubbio che ne sia rimasta prigioniera.
“Non sei felice qui?” Le domando.
Singhiozzando ripete:” Giù torna giù!”
“Perché? Non è forse meraviglioso questo luogo? Il tepore del sole così palpabile, vicino. Nuvole che al solo pensiero possono trasformarsi in qualsiasi desiderio, questa musica dolce del vento che culla i miei pensieri, lontana dai bisogni e da ogni impegno. Non esiste cattiveria, solo beatitudine. Qui tutto è bellezza, rispetto e ogni cosa è permessa, facile. Perché non posso restare anch’io? Ti sarei di compagnia!”
Lei, così incantevole, avvolta da un’aurea di luce mi risponde: “Inizialmente ne resterai così ammaliata tanto da non voler più tornare alla tua vita, e poi, come è successo a me, presto te ne pentirai!”
“…Ma… mi hanno sempre raccontato che i sogni fanno bene, che la fantasia che ci porta lontano ci alleggerisce dal male, dalla monotonia e dalle tristezze che incontriamo ogni giorno! E tu mi stai dicendo che non posso più rifugiarmi qui? Proprio ora che ho scoperto questo paradiso?”

Mi pare che si sia spenta la luce, forse è giunta la sera. Il tempo qui sembra trascorrere molto velocemente oltre ogni consueta percezione.
Alzo la testa e noto che delle infinite nubi, grigie e nere, hanno occupato ogni spazio, fino all’orizzonte. Comincia ad essere troppo freddo per i miei gusti,  ora piove e, contemporaneamente, diverse lacrime della bellissima bambina scivolano inarrestabili giù per le sue gote candide e paffute precipitando nel vuoto. Mi osserva ora spaventata e, con tono compassionevole mi risponde:” Si, i sogni fanno bene ma occorre restare con i piedi per terra! Tu hai esagerato e, se non vai via subito da qui, ti abituerai a questo posto e non vorrai più tornare indietro! E’ vero, la vita è difficile, alcuni giorni sono noiosi, a volte accadono cose terribili giù sulla terra, nel mondo qua sotto, così orribili da non riuscire a guardarle. Mia madre me lo diceva sempre e, per questo, quando mi ha abbandonato, sono scappata fin qui. Ma a volte, la troppa fantasia può nuocere più della realtà. La felicità esclusiva non esiste. Io ho dei rimpianti, io sono rimasta una bambina e non posso più crescere, io non so cosa sia la sofferenza, ne ho solo dei flebili ricordi, mi sono completamente dimenticata di lei… ma mi manca tanto!
“Ti manca la sofferenza? Come può essere?” Rispondo sbigottita.
“Si, ecco… mi annoio. E anche se credo che questo sia un posto incantevole, io non lo apprezzo più. Il sole è sempre uguale, e le nuvole mi hanno stancato. Sono così prevedibili e noiose… ed io mi sento sola. La vedi questa nuvoletta qui, al mio fianco? Quando tira vento mi riparo sotto di lei, mi protegge sempre, invece io vorrei sentirlo tutto, forte, addosso a me. Non so cosa significhi amare davvero perché non conosco la tristezza. Non ho avuto il coraggio di diventare adulta, di cercare mia madre. Dammi retta, prima che sia troppo tardi torna da dove sei venuta!”
Resto immobile con gli occhi spalancati perché, forse, comincio a capire.
Il cielo ora è di metallo e le sue nebbie nascondono ogni cosa. A fatica riesco appena ad intravedere poco lontano la sagoma della piccola e dolce fatina del sogno.
Siamo dentro e dentro al nulla.
Ho una sensazione di improbabilità, il vuoto sotto e sopra di me. Freddo e vento attaccano le mie illusioni, non scorgo più né isole né riferimenti ed ho perso l’orientamento. La scala, scossa dalla tempesta che è giunta veloce, sta per crollare insieme alle mie certezze.
“Scendiii sbrigatiii! Vai via!” Mi urla la bambina.
Mi volto un istante, forse posso farcela! Corro sbracciando verso di lei, come un’astronauta credo, e riesco a raggiungerla. Le afferro la mano. E’ fredda, e da qui vicino, noto che quell’immensità che avevo scorto nei suoi occhi era soltanto un vortice che termina come vuoto.
“Nooo! Io non vengo! Ho troppa paura!” Abbassa la testa e, ancora piangendo,si aggrappa alla sua bella nuvoletta bianca.
“Se vuoi che scenda vieni con me, ora! O resteremo qui entrambe per sempre.”
Ora lei pare arrabbiata e mi grida: “Dovevo stare zitta! Non ti dovevo avvisare. E ora? Cosa mi succederà? Non sono pronta per tornare sulla terra!”
Con estrema tenerezza cerco di convincerla il più rapidamente possibile. Se la scala verrà spazzata via dal temporale non potrò più far ritorno da chi amo, alla mia vita e, forse, ne vale ancora la pena.
E dal cuore mi sfugge la risposta: “Nessuno è pronto: mai!”
E con tutta la forza che riesco a trovare in queste condizioni di precarietà e di scarsa percezione di me, la trascino verso la via di fuga.
Lei resiste, solo per un po’, poi si arrende e comincia a correre insieme me.
Il cielo ora si inclina, è pesante anche qui, il vento infuria su di noi, contrario.
Mostri neri si allungano tendendo le loro braccia per trattenerci.
Gli uccelli sono fuggiti via, non so dove. Come cannonate risuonano i tuoni e i lampi squarciano tutto, come se l’incanto di questo posso fosse finto, di cartapesta.
Stralci di azzurro svolazzano come macerie e brandelli nell’aria che, tanto gelida, è insopportabile.
Riusciamo a raggiungere quella scala e ci precipitiamo giù, mentre barcolla, si sgretola, trema. Rischiamo di scivolare sui gradini bagnati. Ora anche la grandine ci mitraglia senza pietà. Ci copriamo il capo con le mani. Fa molto male.
Cadaveri insanguinati, scheletri e pezzi di carne sbrandellata ci sfiorano, ci cadono accanto. Ecco il male che arriva sulla terra.
E corriamo, corriamo cercando di scendere e mentre i miei occhi incrociano per un istante i suoi, noto che ora ha uno sguardo vivo e umano. Non mi pare più un angelo ma soltanto una bambina, bellissima ma come tante altre.

Mi risveglio un po’ dolorante in un bel prato verde che mi accoglie con la sua morbidezza. Nelle narici il profumo di erba e di fiori che, da tempo, non sentivo più.
Do una grattatina agli occhi, è come se avessi dormito, per quanto?
Mi ricordo pian piano di un sogno, un sogno strano.
Rialzandomi mi ripulisco i vestiti con le mani. Alzo gli occhi al cielo e ora ricordo: ricordo bene.
E, con i piedi ben poggiati al sentiero, mi incammino. So di raggiungere gli stessi luoghi, le stesse persone.
Vivere è incertezza e incertezza è vivere, nella realtà come nei sogni.
E questo, il cielo lo sa!
Ora è azzurro e sereno, e lassù, solo una piccola, soffice nuvola bianca.
Sorrido.
Anche quella splendida bambina, a quest’ora, avrà raggiunto casa sua.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

38 thoughts on “SOLO UN SOGNO…”

          1. E noi ci ponemmo, lady Alessandra, rispettosamente alle vostre spalle per intervenire in caso di tentennamenti o affini.
            Una mano non ve la negheremmo mai.
            Ci mancherebbe…
            🙂

            @Per lady Nadia
            Sbrigatevi: siamo in due ad attenderVi.
            Una inizia ad avere freddo nel rimanere così in alto, nell’attesa del “grande salto”.
            Noi, ancora, resistiamo, ma a braccia tese e in attesa di dare una mano a milady, capirete da voi stessa che diventa estenuante.
            🙂

            Animo, dunque

            🙂

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      1. Ma no, mia signora. perché fermarsi o disperare alla prima difficoltà?
        La costruzione dove abitate, avrà, pure, un “ultimo” piano, no?
        Or dunque, animo, salite quei gradini, su su, fino all’ultimo piano e poi … rammentate, immediatamente, lo scritto di lady Nadia.
        In attesa che vi possa procurare il primo effetto, ci ponemmo a Vostra disposizione per eventuali, ulteriori, suggerimenti (esistono i veleni, le bombe a mano da buttar giù con un bicchiere d’acqua … non scoraggiatevi: esistono i piani alti, dunque.

        Cordialitazioni mortiss … ehm … vivissime.

        The milorder

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            1. Le ho pigiato il “like” ma questa battuta non l’ho capita!😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😆
              Per chi sarebbe il materasso????😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊😊

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              1. Ma no, mia signora. Il materasso ad uso e consumo di lady Alessandra dopo … ehm … lo sfracellamento.
                Non permetteremmo mai l’orribile uso del “sacchettino” su milady. Iò materasso, però …. 🙂

                Buona notte a voi

                🙂

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  1. Un sogno.
    Storia di un sogno illuminato tra l’innocenza e il profondo umano.

    In questo racconto breve, a carattere onirico, c’é tanto.
    Tanto sul serio e con l’innocenza della lirica non ci confonderete nel significato immediato, d’impatto ed empatico.
    Ognuno può o potrebbe leggerci qualsiasi cosa. Noi credemmo che, con questo piccolo racconto, raggiungeste il livello della qualità, molto “sottile e rarefatto”. Intendemmo con l’espressione di “sottigliezza e rarefazione” una qualità elevata, oltre l’umana comprensione.
    Nell’immediato, ci colpì l’assonanza della scala.
    Già.
    La scala.
    Uno dei simboli primari dell’esistenza umana. Una qualità altissima di sensibilità onirica, ma profondamente umana.
    La scala d’oro, nel sogno di Giacobbe, metteva in comunicazione il terreno e il divino entro superiori significati che soltanto gli iniziati potevano comprendere.
    Quello che ci colpì, però, fu l’approccio alla profondità del messaggio tutto umano, ovvero al secondo simbolo umano legato al vostro disegno raccontato.
    Ecco che ci costringeste a una riflessione – iniziatica.
    ___

    L’Uomo, lo Spirito, l’Infinito.

    Nel cammino iniziatico è ben evidente
    l’importanza simbolica assegnata ai
    gradini della scala utilizzata per
    ascendere a piani più elevati dell’esistenza
    umana: dal piano fisico si giunge a
    quello spirituale passando da quello animico…

    e ci sovvenne che …

    Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo,
    si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.
    Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio
    furono date sette trombe

    (Giovanni, Apocalisse, 8-1,2)

    Con l’avvicendarsi alla “scala” prima del risveglio abbiamo oramai tutti gli strumenti necessari per riuscire a percorrere l’ultimo e più difficile tratto della via iniziatica.
    Teoricamente, quindi, dovremmo essere in grado di capire quel complesso di tecniche latomistiche necessarie alla risoluzione del problema finale.
    Prima di fronteggiare l’ultima e più difficile prova, ovvero la scala di sette gradini, necessaria per comprendere se siamo riusciti a salire i gradini precedenti, scorgendo così la Stella Fiammeggiante.
    Avete cominciato scendendo nelle tenebre (V\I\T\R\I\O\L\), per rinascere poco dopo con l’iniziazione che ci fornisce gli strumenti necessari alla scalata dei primi tre gradini per lo sgrossamento della pietra Grezza: il momento dell’introspezione, della conoscenza interiore, quindi, nel caso di successo, pronta a saper rispondere con chiarezza alla domanda: Chi sono?.
    L’aumento di salario a Compagno, attraverso l’uso sapiente della livella, dovrebbe aver insegnato a trasformare la Pietra Sgrossata in Pietra Cubica e aiutato a salire una scala curva di cinque gradini.
    Con ciò, adesso siete in grado di rispondere al secondo, fondamentale quesito: “Da dove vengo?”.
    Appena riuscita nell’intento, e quindi risvegliata ti troveremo di fronte la scala di sette gradini al cui apice risplende la luce della conoscenza, dell’incontro e unione con Dio, raggiunto il quale ti è permesso rispondere al quesito “ultimo ed ineffabile”: Dove vado?.
    Nel cammino iniziatico è ben evidente l’importanza simbolica assegnata ai gradini della scala utilizzata per ascendere a piani più elevati dell’esistenza umana (come esattamente espresso e indicato nel ‘sogno’): dal piano fisico si giunge a quello spirituale passando per quello animico, su cui ha lavorato il compagno.
    La scala, nella cultura occidentale, ha sempre simboleggiato il tramite, ovvero il mezzo di unione, fra cielo e terra, spirito e materia: per la cristianità, si può fare riferimento alla visione di Giacobbe che parla del sogno in cui gli angeli salgono e scendono da una scala, segno di un collegamento comunicativo fra Dio e gli uomini.

    No, mia signora, il vostro racconto breve, di oggi, non è un semplice racconto, ben scritto e con una morale semplice semplice.
    Qua c’è qualcos’altro.
    C’è profondità, analisi, introspezione e conoscenza. Quasi un messaggio, un viatico, all’uomo che sappia leggere oltre l’esibizione dei vili segni.
    Il sogno, il risveglio e la considerazione reale che il bene senza il male, semplicemente, non esisterebbe.
    Come potremmo, infatti, assurgere alle più alte vette della conoscenza, dell’appagamento interiore (che, inevitabilmente, ci porterebbe a quello con e verso gli altri), se non ci ponessimo come una ‘livella’ nel cercare gli equilibri umani?
    Bello nella sua forma, ma decisamente profondo nel messaggio.
    Diremmo, quasi, uno di quei racconti simbolici ad uso dei Compagni di Loggia che si apprestano a diventare, per divenire, Maestri, nella Massoneria Universale di Tito Scozzese Antico e Accettato.
    Un passaggio obbligato e obbligatorio scritto da chi, con l’umiltà dell’Umano, proiettato al Divino (nel senso rarefatto ed elevato del concetto), indica un percorso di elevazione.

    Noi non siamo alcuno nelle tenebre e nessuno fra le stanze dei passi perduti.
    Ma il risveglio dal sogno, con il cielo in alto e il prato in basso, porta alla conoscenza dell’Essere … per divenire.
    Una saggezza e considerazione che travalica qualsiasi gusto per l’onirico.
    Sembra, quasi, che apparteniate all’Antico Sodalizio a carattere Cavalleresco massonico.
    Se così fosse, lasciate che la benda, durante l’ascesa gradino per gradino, possa rimanere ferma e ben salda, senza giudicare e senza essere giudicata.
    Che il simbolo Vi appartenga, i guanti assicurino la pulizia alle operose mani e il grembiule vi protegga dalle scorie del vostro lavoro.
    Questo è un gran bel brano milady
    Proprio.

    Abbiate le nostre migliori considerazioni

    Ninni

    (PS:Or. del Lario?)
    Brava!

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    1. Onorata Milord, questo pezzo soddisfa anche me e, stavolta, almeno stavolta, non mi trova impreparata negli argomenti che ha trattato nel suo meraviglioso commento. Ho trascorso 15 anni della mia vita ad approfondire lo “spirituale” in parecchie delle sue forme, per passare poi a filosofie orientali occidentalizzate e al pensiero positivo e, ultima p.n.l. Ora da qualche anno leggo soltanto romanzi ma… non ho finito la mia ricerca anzi… Mi piace molto quando, anche nei suoi pezzi, cita l’apocalisse. Chissa’… chissa’ quanto ci sia di vero…ma rimane il fatto che e bello conoscere, e la ringrazio per questa mini-scuola che intraprendo ogni volta, dietro i suoi meravigliosi commenti, ai quali, sebbene sia un mago della scrittura, dedica comunque del tempo altrimenti prezioso. Buona serata. Ora devo andare a raccogliere col sacchettino la Bianchi che si è buttata dalla finestra del primo piano e si è sfracellata!😊😊😊😊

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  2. Un sogno? Direi un incubo gestito magnificamente Lieve all’inizio, turbolento alla fine fino al risveglio sul prato e la percezione che è meglio questo mondo malato che quello ovattato senza pensieri.
    Complimenti per come hai gestito la storia.

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  3. Un viaggio dell’anima nel mondo della fantasia, in quel paradiso e nido che noi immaginiamo perfetto, esente da brutture e noie. Ma è proprio come evidenzi in questo racconto onirico: una felicità perfetta non esiste e quando questa diventa immaginazione in cui rifugiarsi, può fare più del male che del bene, perché ci esclude dalla realtà. Anche la sofferenza ha il suo perché: ci ricorda che siamo vivi, che siamo esseri passionali dotati di cuore e ragione. Ecco dunque che una vita perfetta non è desiderabile, perché sarebbe scevra di passioni: il bello e il brutto devono imparare a convivere insieme a noi, affinché l’esistenza abbia un senso. Pensiamo alla vita, a quella vita che si dice esista in un Aldilà: è davvero così promettente? Sinceramente mi fa terrore l’idea che si possa stare in un aldilà dove tutto è pace e nient’altro: una noia mortale.

    Bel racconto, ben calibrato fra intenzionalità e proposta di serenità immaginata, sulla falsariga di Khalil Gibran.

    I miei omaggi.

    giuseppe.

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    1. Hai trovato proprio il nocciolo della riflessione che ha permesso la nascita di questo racconto.
      E il dilemma: dare o no retta ai sogni?
      Al quale io ho dato la mia risposta, giusta o sbagliata che sia, e in parte da quanto ho capito, abbastanza condivisa.
      Questo è stato possibile attraverso qualche meditazione e riflessione.
      In realtà è stato come un sogno ma ad occhi aprti. Un viaggio tra presenze e voci e l’immancabile coscienza.
      Grazie !😊

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      1. Se dar retta o meno ai sogni è dilemma shakespeariano, e rimane vero che siamo fatti della stessa materia dei sogni, a patto però che questi non ci facciano prigionieri, perché anche il più bel sogno può diventare una prigione, dorata quanto si vuole ma pur sempre una prigione.

        E’ mia opinione che sognare sia necessario, vitale: non è però vitale vivere dentro al sogno ricusando la realtà, perché questa, per quanto essa possa talvolta risultare ostica, è poi uno dei motivi per cui l’uomo “è” e trova la ragione di andare incontro ai sogni. Nella misura che ci è possibile, dovremmo sempre realizzare i nostri sogni qui, nella realtà di tutti i giorni, e se non saranno perfetti, meglio, perché la perfezione non esiste né è auspicabile.

        Buon fine settimana, di sogni e realtà in egual misura. 😉

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    1. Grazie!
      Una volta, tanti anni or sono… ( almeno 20)
      la canzone da te citata faceva parte del repertorio del nostro piccolo e umile “gruppo” che, una sola volta, riuscì ad esibirsi al Rolling Stones a Milano. ( suono la tastiera/piano)
      Ed è una delle canzoni che adoro anche se, ti giuro, nella stesura non mi è nemmeno venuta in mente!😊
      Sara stato un pizzico di inconscio?

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      1. There’s a lady Nadia who’s sure all that glitters is gold
        And she’s buying a stairway to heaven.
        When she gets there she knows, if the stores are all closed
        With a word she can get what she came for.
        Ooh, ooh, and she’s buying a stairway to heaven.

        There’s a sign on the wall but she wants to be sure
        ‘Cause you know sometimes words have two meanings.
        In a tree by the brook, there’s a songbird who sings,
        Sometimes all of our thoughts are misgiven.

        Ooh, it makes me wonder,
        Ooh, it makes me wonder.
        🙂 🙂 🙂 🙂

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  4. Mi incanta quando scrivi ‘ sono una piratessa che possiede una mappa per la leggerezza dell’ animo ‘ Anche io se sapessi salire al cielo non ci resterei a lungo, preferisco la terra ciò che ha un peso, una direzione come la forza di gravità. La forza di attrazione di due corpi celesti che seppure sospesi nello spazio mantengono un loro legame che immagino anche
    affettivo. Conosco una favola tibetana che parla della nascita della luna e della terra. È solo una favola che però parla di noi attraverso metafora. Ciao Nadia brava perché sai volare e tornare sulla terra. Ho un mio disegno che proverò ad inviarti che parla del volo, a presto Donato

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  5. Cara Nadia questa sera a casa dei miei amici in Umbria che mi ospitano da più di 20 giorno dopo l’intervento al ginocchio mi sono improvvisato contastorie. Marito e moglie ascoltavano. Alla fine della lettura lui mi dice che all’ inizio sembrava che io leggessi una poesia, mentre lei aveva immaginato che la bambina – angelo fosse
    la madre dell’ altra bambina che era salita su per la scala. Entrambi sono rimasti incantati dal racconto anche perché hanno due bambini ( Gaia di 12 ed Enea di 5 ) a cui dedicano molta attenzione ai contenuti della realtà e della fantasia. Buona notte Nadia domani torno a Milano.

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