2693 D.C. (intro e parte 1)

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Il giorno precedente lo Smartwatch di Janet le aveva ricordato di aver compiuto 22 anni e, come tutte le donne della sua età, secondo la Prescrizione, avrebbe dovuto essere internata un paio di giorni nella “Casa della Vita” per l’inseminazione.
Ora l’orologio squillava ad intermittenza indicandole l’arrivo della “121”.
Janet ingurgitò con un bicchiere d’acqua le due pastiglie verdi della colazione, infilò sulle spalle un piccolo zaino militare che conteneva il cambio necessario per il ricovero programmato e uscì di casa. La porta si richiuse automaticamente alle sue spalle.

Eva pigiò l’interruttore della tapparella elettronica alla finestra del suo appartamento al settimo piano e, mentre questa si sollevava, poté notare una navicella lucida e argentata quasi affiancarsi in linea d’aria per poi atterrare al suolo sullo spiazzo adibito a naviscalo sul cui display, sopra il lunotto anteriore, lampeggiava a caratteri rossi cubitali il numero 121. Tutti i veicoli dal 100 al 130 erano quelli destinati al trasporto per le esigenze statali.
In ogni chilometro quadrato della città era presente uno spiazzo di cemento adibito all’atterraggio delle varie navicelle. Gruppetti di persone le attendevano sulle panche di acciaio sistemate attorno ad essi per dirigersi ai rispettivi lavori, ai vari eventi programmati, o agli appuntamenti segnalati dai loro Smartwatch.
I palazzi grigi e modulari di 30 o 40 piani si stagliavano alti nel cielo che, sempre nuvoloso, pareva avvolgerli in un tutt’uno quasi cancellandone le loro regolari geometrie. Qua e là erano visibili le zone verdi, parchi squadrati dove dei cipressi, unica specie non estinta dopo i cataclismi, garantivano l’equilibrio dell’ecosistema.
Eva si allontanò dalla finestra dirigendosi in camera da letto e, facendo scorrere il nastro trasportatore della cabina armadio, scelse una tuta da lavoro indossandola.
Tra 11 minuti esatti sarebbe atterrata la navicella che l’avrebbe accompagnata puntuale alla “Elios”, la serra più grande della città, dove si coltivavano gli ortaggi necessari per la produzione delle più diffuse e pubblicizzate compresse alimentari, lei era l’addetta al controllo qualità.
Fu programmata per questo scopo dalla “Casa della Preparazione” , a 18 anni cominciò il suo lavoro alla Elios e occupò quell’appartamento.

La Casa della Preparazione e la Casa della Vita non erano grattacieli come tutti gli altri, ma palazzi di pochi piani, sviluppati per lo più in larghezza, più simili alle case degli Antichi. Sebbene anch’essi fossero grigi, sorgevano dentro “La Tenuta” , un parco di erba e cipressi più vasto di tutti gli altri.
Raggiunta l’età ideale, le donne venivano inseminate nella Casa della Vita con spermatozoi geneticamente modificati, sani, controllati. L’aspettativa media di vita aveva così raggiunto i 200 anni poiché tutte le malattie erano ormai state debellate. L’uomo era in grado di intervenire chirurgicamente su ogni guasto fisiologico e da qualche centinaio di anni non si verificava più alcun incidente né in ambito abitativo né sul lavoro secondo la perfetta attuazione del piano di prevenzione. Anche il traffico aereo era gestito perfettamente, su più livelli a seconda delle priorità. I piloti automatici delle navette erano infallibili e, grazie alla sofisticata tecnologia, era praticamente impossibile che queste causassero un impatto con costruzioni o altri velivoli.
La vita scorreva dunque senza preoccupazioni, lo Stato si occupava di preservare l’immagine delle persone ogni 10 anni dopo il compimento dei 40 anni, attraverso interventi estetici “di ritocco” ad hoc personalizzato per tutti debellando così l’invecchiamento fisico.
Passi da gigante erano stati compiuti in ogni campo, scienze, tecnologia, chirurgia. La razza umana poteva così permettersi una “quasi eternità”.
Al raggiungimento dei 200 anni si lasciava il mondo tranquillamente, ormai stanchi di vivere. La morte era vista come una liberazione e nessuno soffriva per dover lasciare un tale mondo divenuto per contro senza emozioni, senza ideali, senza bellezza ad esclusione di quella personale dovuta al proprio aspetto fisico.
Al momento del parto le donne venivano così richiamate nella Casa della vita, e una volta dato alla luce il proprio feto, del quale ne erano stati concordati i connotati fisici nel minimo dettaglio, lo consegnavano alla struttura che da quel momento se ne prendeva carico. Dopo lo svezzamento i bambini traslavano alla Casa della preparazione, dove gli veniva inculcata mnemonicamente, attraverso sofisticate tecnologie, ogni nozione dall’educazione ad ogni varia conoscenza. Ognuno riceveva la preparazione totale e specifica in vista del lavoro prestabilito dallo Stato che avrebbe poi svolto in età adulta secondo gli attuali bisogni dalla società.
Le madri, una volta partorito, non avevano alcun bisogno di interessarsi dei loro figli.
Una volta raggiunta la maggiore età essi venivano rilasciati e a ciascuno di loro lo Stato assegnava un bilocale collocato nei moduli abitativi inserendoli immediatamente nel mondo del lavoro.
Non esisteva una vera e propria “paga” in quanto i Capi dello Stato, i Nuovi Illuminati, in cambio delle prestazioni lavorative soddisfacevano gratuitamente ogni bisogno, dalle cure fisiche al cibo. I lavoratori ricevevano una piccola retribuzione soltanto per gli extra che potevano consistere in acquisto di beni di seconda necessità.
Una società apparentemente perfetta e funzionante ma individuale e priva di ogni sentimento, senza musica, senza arte, senza obiettivi nè desideri.
Dopo le guerre e i cataclismi dovuti agli squilibri dell’ecosistema avvenuti tra gli anni 2079 e 2155 la popolazione mondiale si ridusse drasticamente. Il discioglimento dei ghiacciai e la conseguente crescita del volume degli oceani cancellarono la maggior parte dei vecchi stati dal pianeta. Solo l’Europa centrale fino agli Urali non fu sommersa dalle acque. I sopravvissuti formarono quindi in questi territori una nuova società ma dovettero fare i conti con i repentini cambiamenti climatici e la rapida evoluzione che sterminò infinite specie animali e vegetali oltre a gran parte dell’umanità.
Per questo, da qualche decennio, i “Pirati della società” divulgarono un gioco virtuale denominato “Love Life” nel quale si riviveva l’esistenza dell’Antico Mondo.
Attraverso la tecnologia olografica era possibile addentrarsi in paesaggi incantevoli, prati verdi e fioriti, paesaggi montani meravigliosi, spiagge incontaminate e soprattutto sostare sotto un magnifico cielo azzurro.
Tutta la memoria del passato era racchiusa in questo videogioco dove era possibile soffrire, amare, morire.
Ma questo svago era ovviamente ritenuto illegale dal governo perché poteva risvegliare nel popolo la coscienza dei sentimenti e ciò si sarebbe rivelato un grosso problema.
Inoltre per accedere integralmente al videogioco, nel salto, era necessario l’utilizzo di una droga sintetica che, a lungo andare, avrebbe assuefatto i partecipanti, col rischio di poter ricordare le proprie emozioni anche una volta disconnessi da esso, nella vita reale.

Eva lasciò il suo appartamento entrando nell’ascensore per raggiungere il naviscalo cominciando così la sua consueta giornata.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

44 thoughts on “2693 D.C. (intro e parte 1)”

  1. No, dico: ma tu sai scrivere di tutto!
    Questa prima puntata mi ha ricordato un po’ un mio vecchio racconto, “Un mondo perfetto”, che poi diventò una serie con Univers81 e altri; peccato che non fosse nel mio blog principale (è andata persa, infatti) e peccato che non ci fossi ancora tu!
    Qui, come sempre, tutto funziona alla perfezione: climax, linguaggio, capacità di intrigare e di suscitare inquietudine. BRAVISSIMA.
    Ma che te le dico a fare? 🙂

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  2. grazie per il saluto che contraccambio🌻

    ho letto con interesse questo racconto anche se mi ha messo un pò di ansia. per fortuna morirò prima!!! 😃

    comunque molto ben scritto. bravissima

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  3. Noi siamo il futuro, tu lo racconterai …

    Assolutamente e totalmante affascinato.
    Avete toccato le nostre corde, la nostra sensibilità, il nostro fare letteratura.
    Varie e via via che leggevamo, furono le immagini che ci vennero incontro:
    – da 2022 I sopravvissuti (limitatamente al Naviscalo), a Matrix (Limitatamente al ruolo nascite), Oblivon (al Sistema Casa della Vita) agli Illuminati (Fuga dal pianeta proibito – limitatamente al popolo Krel, relativo alla civiltà dei Kree).
    Scorrevolezza e storia propria.
    Il difficile, considerata tutta la carne al fuoco che inseriste, arriverà da dopo questo capitolo. E’ certo come è certo che lo rileggemmo.
    Come è certo, che è certo che rileggeremo.

    Vedete, mia signora, ci toccaste le corde profonde: la fantascienza è la nostra passione.
    Durantre le nostre peregrinazioni negli States, parliamo degli anni 1991/1995, conoscemmo un grandissimo maestro scrittore che c’insegnò l’agnosticismo razionalista (lo siamo da allora e totalmente convinti), l’umorismo come ironia e satira e l’amore per la Fantascienza che non ci ha più abbandonati.
    Questo Illuminato, morto nel 1992 e che ci chiamava storpiandoci il nome e cognome e Dio sà per quanto tempo cercammo di farglielo pronunciare giusto (Lo scriveremo come lo pronunciava: Nainnee Remmandee. 😦 ) in una delle nostre conversazioni a Berkeley, in California, ci disse (leggendo i vostro racconto ce lo ricordaste):

    “Ricorda: quando sentirai, leggerai o ascolterai qualcuno che ti parlerà del futuro; quando leggerai, ascolterai o leggerai qualcuno che ti racconta di una strana società, e ne sarai pervaso emozionandoti, ascolta quella persona. Viene dal tuo stesso pianeta e avete avuto le stesse passioni e le stesse esperienze. Soltanto che quella persona se le ricorda e tu ancora no.

    Beh, mia signora, vi scriveremo – molto brevemente – quello che rispondemmo:
    Thanks Sir. Tell me about my home, if you want please, and tell me about my world, at least until I’ll remember.
    ( Grazie Signore. Parlami di casa, per piacere e parlami del mio mondo, almeno fino a quando non me lo ricorderò.). Avevamo ventitre anni.
    Dopo pochi mesi morì, lasciandoci un vuoto incolmabile.
    Oggi, mia signora vi scriveremo, semplicemente, la stessa cosa:
    Thanks Milady. Tell me about my home, if you want please, and tell me about my world, at least until I’ll remember.

    A distanza di tanto tempo, leggendo questo primo passaggio, se fosse stato vivo e … nel nostro pianeta, gli avremmo mandato il vostro scritto, senza alcun dubbio.
    Abbiate le nostre ammiratissime cordialità, sincere e commosse.
    Veramente un gran lavoro.

    The milorder

    Stupefacente

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  4. Milord, coa darei per vivere anche in un futuro, per pessimo che sia. La mia curiosità in materia mi ha sempre condotto in letture e visioni di film ma sono certa che se mai dovesse davvero capitarmi, in qualche maniera, di poter assstere allo spettacolo di un futuro così lontano, lotterei con tutte le mie forze se qualche antco valore andasse perduto e mi goderei tutto lo spettacolo della tecnologia.
    ( anche se sono imbranata😊)

    Dato che nessuno è in grado di assicurarmi un tale viaggio… per ora mi accontento di scrivere questa storia, che sicuramente anche per la sua gioia sarà lunga e dettagliata con scadenza libera a seconda dell’ispirazione perchè ne voglio impegnare tantissima.
    Commossa davvero, anche lei ha toccato le mie corde, la ringrazio per il meraviglioso commento che mi ha commossa. Cercherò di non cadere nel banale (mai) e di non deludere chi mi legge.
    Buona serata. Nadia.

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  5. Interessante… Mi manca un passaggio: non capisco il nesso fra i cataclismi, la tecnologia avanzatissima, non capisco insomma perché si arrivi a una società dove sono banditi sentimenti e umanità (le madri che rinunciano a esserlo!). Solo una curiosità eh, probabilmente non ha molta importanza nello sviluppo della storia. Ribadisco: interessante davvero. Hai già tutto pronto o scriverai “in tempo reale”?

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    1. Ivano ciao!!! sarà chiaro di suo andando avanti ma ti voglio rispondere subito. Allora, il mondo è stato cancellato in buona parte dai cataclismi negli anni che ho indicato nella puntata , sebbene ora il clima e l’ambiente non permettano coltivazioni abbondanti ( lo vedremo) e l’unco albero di questo mondo parrebbe il cipresso…e del discorso animali sarò più precisa durante qualche altro seguito… beh nel 2600 tutta la conoscenza umana non è andata persa, anzi come ho scritto sono andati avanti, la tecnologia aiuta. Probabile anche perchè ciascuno viene istruito secondo il suo certo lavoro da adulto… tramite dei computer.
      Per quanto riguarda i sentimenti, io credo che vivere in una società del genere fino a 200 anni già spenga parecchio e in più ricordiamoci come e dove vengono istruiti i bambini. senza amore.
      Cao Ivano. Grazie per le tue domande. Buona giornata.

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      1. Quello che dicevo era leggermente diverso: sono d’accordo che vivere in una società così fino a 200 anni (! sono tanti eh, non vorrei viverli nel nostro mondo, figùrati…) spenga, e l’istruzione dei bambini etc. E’ la scelta (perché dipende comunque da una scelta, a prescindere dal grado di avanzamento tecnologico) di istruirli così che non comprendo da dove possa arrivare…
        Ti ho fatto perdere troppo tempo mi sa, quando invece dovresti dedicarlo a scrivere 😉
        Ciao ciao 🙂

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    1. Oh ti ringrazio! Questo è un pezzo che mi farà perdere sangue dalle vene, ci tengo troppo. No, purtroppo non conscevo Splinder altrimenti ci sarei approdata di certo!
      Veramente devo ad Alessandta la mia presenza nei blog. E” lei che mi ha spronata ad entrare in WP.
      Grazie per le belle parole.

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        1. Nulla sembra come come Splinder…( per ciò che in tanti mi hanno detto)
          Avrei voluto esserci. WordPress ha i suoi pregi e i suoi difetti, comunque io penso a scrivere!😊
          E ormai non terrò più nel cassetto.
          Grazie ciao!!!

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          1. beh, anche Splinder/Splendor aveva i suoi difetti (Uno, gravissimo, era che si trovava in perenne manutenzione), ma c’era l’immediatezza e non era assolutamente asettico come molti social che pur di allargare il numero degli iscritti, globalizza le presenze su una piattaforma che sia uguale per tutti.
            Ecco la differenza: mentre WP si adegua, su Splinder dovevano essere gli iscritti ad adeguarsi.
            Era un po’ più bello perché, dopo aver studiato i tag, l’html, come mettere le foto o la musica, ci si sentiva bene e si era contentissimi.
            Ecco, a Splinder/Splendor, attribuiamo la “bellezza di utilizzare l’html:

            Così
            nel silenzio
            avevamo
            per la bellezza

            e il refuso la scrittura.

            (Bello vero?)
            😉

            Cordialità

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  6. Ben scritto. E’ solo l’incipit. A tratti mi ricorda un film, di sci-fi, Gattaca, regia e soggetto e sceneggiatura di Andrew Niccol. Curioso di leggere il seguito. Per il momento posso dire che è ben scritto, che degli elementi di originalità ci sono; e credo saprai svilupparli nella maniera più conveniente. Chissà, potresti poi presentarlo al Premio Urania. Perché no! Nella Casa della Vita, l’uomo si è eletto a Dio, coltiva il sogno di una umanità esente da difetti. Ma sarà questa la via, quella giusta da seguire affinché l’umanità progredisca? E difatti c’è chi, come Eva, gioca con “Love Life”: Tutta la memoria del passato era racchiusa in questo videogioco dove era possibile soffrire, amare, morire.
    Ma questo svago era ovviamente ritenuto illegale dal governo perché poteva risvegliare nel popolo la coscienza dei sentimenti e ciò si sarebbe rivelato un grosso problema.
    . Ne consegue che le donne, che il popolo non è felice; e che forse si stava meglio quando si stava peggio, quando non era possibile dare al mondo persone perfette, o che sembrano esserlo.

    Brava, molto brava. Complimenti.

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