LA LADRA DI FELICITA’.

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Succede che due amiche decidano di scrivere insieme e quindi di suonare per voi la stessa melodia, a quattro mani. Oppure capita che questa musica possa accompagnare un “passo a due” dove ciascuna di loro lasci fluire il proprio corpo e la propria mente in una personale danza disegnata dalle parole. Ecco che lo stesso titolo e la stessa storia possono così essere rappresentate da due personalità differenti ma legate da una bellissima affinità letteraria.

Troverete perciò un racconto omonimo anche sul blog di Lady Alessandra.

 

“Sono una ladra ma non andrò in prigione, non lo saprà mai nessuno a parte te. Perché un giorno, finalmente, ti ho scritto una lettera e mi sono assicurata che venisse imbucata. Poi ho aspettato. Ho atteso che giungesse il camioncino della posta, che il conducente parcheggiasse, e a passo lento, aprisse quella buca lettere vicino al grande alimentari.
Ho seguito con lo sguardo quella busta mentre veniva infilata insieme ad altre in un grosso sacco di juta un po’ sporco di terra che è stato poi caricato a fatica sul furgone.
Ho pazientemente aspettato  che l’addetto dell’ufficio postale della tua città ricevesse quel carico e lo smistasse rendendolo pronto per la presa del postino.
Ho sostato ore davanti alla posta  attendendo un tizio assonnato, non molto alto che, una mattina di inverno, mise in moto il suo motorino sul quale aveva appeso uno straripante borsone di cuoio. L’ho visto partire, veloce e incurante delle scie di condensa che,  dietro di lui,  si perdevano sciogliendosi nell’aria gelata.
Ho sospirato a mezzogiorno, davanti a casa tua. Ero già lì  mentre quel postino infilava la busta nella tua cassetta delle lettere.
E poi ho atteso pazientemente.
Ti ho osservata giungere quando ormai era buio, stanca del tuo lavoro e bellissima più che mai con un giaccone nero che ti avvolgeva stretto le spalle e che ti copriva mezza faccia.  Con una chiave piccola, faticando con i guanti, hai aperto la porticina della cassetta in ferro battuto per estrarne quell’involucro misterioso che riportava il tuo nome.
Hai sgranato gli occhi e ti ho amato nell’espressione sorpresa più bella che potesse dipingere il tuo volto.
Sei rientrata in casa saltellante e curiosa come una bambina mentre i primi fiocchi di neve planavano dal cielo e si appoggiavano sciogliendosi tra i tuoi lunghi capelli morbidi e ondulati che, intanto, si lasciavano carezzare dal vento.
Quanto avrei voluto essere io quel vento!
Sei corsa in casa, hai tolto i guanti, ti ho vista mentre sfilavi velocemente i tuoi stivaletti e lanciavi il tuo giubbetto sull’attaccapanni.  E’ anche caduto per terra ma non  l’hai raccolto.
Ti sei lasciata andare all’indietro sul divano e hai aperto piano il lato con la colla della busta  con le dita ancora rigide a causa del gelo.  Hai estratto quel foglio a righe pieno di parole, l’hai guardato, l’hai annusato.

E io ho rubato. Lo so, ma è stato così bello!

Hai letto di una madre che ti ha messa al mondo, di quanto fosse troppo giovane, immatura, spaventata ma soprattutto troppo sprovveduta per riuscire a prendersi cura di te.
E’ stato lì che i tuoi occhi sono diventati lucidi e non hai potuto trattenere le lacrime che, insieme alla neve ormai cadevano senza pudore dolci e delicate.  Non era rabbia, so anche questo.
Ti ho confidato quello che per me è stato l’errore imperdonabile della mia vita, una colpa più pesante di un assassinio, un tormento senza fine della mia esistenza.
Hai appreso della mia tristezza ad ogni alba e ad ogni tramonto quando nel cielo insieme alle stelle o al sole, alle nuvole o nell’infinito azzurro mi appariva il volto di quella meravigliosa bambina che non potei  mai più né toccare, né baciare.  Ed eri tu, proprio tu.
Ti ho confessato di aver condotto, per tutti gli anni che seguirono il tuo abbandono, una vita scialba e vuota, dannata, persa nell’oscurità e venduta al rimpianto.
Quando finalmente mi decisi a cercarti, fu troppo tardi”.

 Su di te aleggiava il più terribile dei segreti,  all’orfanotrofio nessuno mi parlò di quel batuffolo tenero dai pochi capelli biondi e gli occhi blu come il mare all’orizzonte, quello più lontano, quello  che non si può raggiungere mai.
… E trascorsero gli anni, una fallita rimane sempre una fallita. Per questo non riuscii mai a trovare un indizio, una traccia della mia unica e adorabile bambina che faticavo nei miei continui pensieri ad immaginare adulta.
Ma il destino, un giorno,  stanco di sopportare il mio strazio, mi condusse pietoso per  mano. Mi fece conoscere  una donna che sosteneva di amare una creatura che le era stata donata da Dio, 34 anni prima, tramite un’adozione.
Una meravigliosa e dolce bambina con pochi capelli biondi dalle gote paffute e morbide come pesche vellutate,  gli occhi blu cobalto  con una voglia di caffè ovale, enorme, dietro l’incavo del ginocchio. Mi narrò la più bella delle favole, di come fosse stata sempre allegra, buona e intelligente, di come avesse ottenuto con tenacia una laurea in medicina, e mi raccontò un po’ di quanto fu meraviglioso il  giorno del suo matrimonio.
Così mi convinsi a scriverti una lettera, sapendoti  felice volevo esserlo un po’ anch’io.
Mille volte scrissi e mille volte stracciai quei fogli  e rimandai lungamente, col tormento, poiché puntuale mi sorgeva il dubbio che avrei turbato la tua tranquilla consuetudine e la tua serenità.
Ormai avevi costruito la tua splendida esistenza, senza di me ed io, forse, sarei stata solo una triste parentesi inutile posta in malomodo all’inizio della tua fantastica storia di vita.

Rinunciai.

Mi feci bastare quel poco che sapevo di te.
Poi mi ammalai.
Non volevo morire così, senza spiegarti. Non volevo andarmene da questo mondo senza che tu sapessi del bene che ti ho sempre voluto, forse ho sbagliato,  forse sono stata ancora una volta un’egoista.
Ho preteso un po’ di felicità dopo una vita zeppa soltanto di sensi di colpa. Non ne conoscevo il prezzo.
Così mi sono convinta a scriverti ma bene attenta che questa lettera ti giungesse al momento giusto, altrimenti non avrei mai potuto osservare il tuo volto, esserti così vicina come adesso, realizzare nel tuo sguardo il tuo perdono…

… non avrei mai potuto se non fossi già morta.

Ho voluto, per una volta, rendermi veramente felice. Sono una poco di buono e non merito nulla di tutto questo. Sono una ladra. Ti avevo già rubato una madre e ora ti sto rubando ancora solo un po’ di felicità, solo per me.

Sono già stata punita per questo, non potendoti abbracciare.
Ti chiedo scusa, ti resterò per sempre accanto, sarò il tuo angelo custode.

Con amore,

tua mamma.

 

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

55 thoughts on “LA LADRA DI FELICITA’.”

  1. ehi, dico!!!! è proditorio! Sto piangendo! Ma si fa? 😦 … lo svelamento finale arriva tenue e delicato come le ali dell’angelo custode… è bello commuoversi leggendo, è tanto che non mi accadeva: è un regalo, grazie!

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  2. Questa frase la scrivo non senza un senso. Dedicata qui, destinata ad altrove.
    Sono fermamente convinta che gli “angeli custodi” esistono, anche se non sono particolarmente religiosa.
    Credo che desiderino per noi la nostra felicità ed il nostro bene.
    Non amano vederci tristi.
    Amare fortemente significa anche amare se stessi.

    Ad una persona un po’ speciale in un suo giorno difficile, con affetto.
    Nadia.

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  3. Non ho trovato sede più adeguata e… allegra al grazie che ti volevo fare pervenire per il tuo gentile “follow”.
    Mi sento come un cane in chiesa con questo mio messaggio fuori tema rispetto alla materia senz’altro ben più nobile del tuo post.
    Non serbarmene 🙂

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    1. Sai cosa credo? Che diventeremo “amici”.
      Le persone originali da sempre stuzzicano la mia attenzione.
      Un caro saluto consigliandoti allora anche la lettura del pezzo omonimo da Lady Alessandra.
      Sarà più vicino?

      Ciao a presto.

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    1. Caro Newwhitebear anche davanti ad una madre assente o quasi per una vita intera… io credo che basterebbe una lettera per ritrovare l’amore fisiologico per una madre naturale.
      Basterebbe una lettera.
      Basterebbe una lettera.
      Basterebbe una lettera.

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  4. Pianto”.
    In molti viene definito come una goccia d’acqua.
    Per altri sono soltanto lacrime che cadono dagli occhi.
    Per altri ancora è uno sfogo.
    Ci si potrà dimenticare delle persone con cui si è fatta una risata, ma non ci si dimentica delle persone con cui e per cui si è pianto; soprattutto delle persone vicine, … ma lontane.

    Dunque, tra queste righe abbiamo lacrime di dolore, frammiste a lacrime di gioia.
    Un brano questo che, del sentimento, sventola bandiera.
    Un brano bello e dolce che riflette la vastità della vostra sensibilità.
    Quanto è profondo il mare?

    Siete stupefacente, milady.
    Cordialità

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    1. Anche la dolcezza di questo commento mi lascia basita. Per trovare sensibilità occorre possederla. Milord io ho sempre sostenuto che lei ne ha da vendere. Se è per questo in questi giorni sono circondata da stimoli e messaggi di infelicità, e mi coinvolgono in quanto sebbene mi siano da una parte “lontani”, dall’altra riescono a raggiungermi perchè forti, potenti. La scrittura è una passione ma permette di svelarci, esprimere, capire ed essere capiti. E quanto sento aleggiare questa tristezza, sento anche rafforzarsi una qualche bella amicizia. Sensazioni, nulla più. Il mare è molto profondo, senza ombre di dubbio.
      Un caro saluto.
      Buon weekend.

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      1. Siete gentile come sempre, mia signora e profondamente generosa.
        Ed è proprio quanto scrivete che Vi definisce. Sensibilità e profondo amore Vi contraddistinguono, unico faro tra negletti flutti di questo Creato, vile, che uccide anche il sorriso più innocente. Per quel che ci riguardò, milady, la nostra aridità cardiaca e la totale assenza di sentimento, non ci permise di intuire, capire, o apprezzare le vostre delicate parole, piene di quell’ambrosia che è il cuore vostro, caldo e pieno di amore per il sentimento, appunto.

        La vostra scrittura sia dedicata a quel vasto mare che è attenzione, aspirazione, bellezza, passione, percezione e consapevolezza di quei legami che, soltanto i vostro cuore decifra.

        Abbiate le nostre sincere e riconoscenti cordialità.

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        1. Parlavo di amicizia Milord…
          nulla più. Non credo che il suo cuore sia così arido ma non è affar che mi riguarda. Io penso che dai blog, col tempo, possa nascere una sana AMICIZIA.
          Ciò che cercavo di affermare era che attraverso i nostri scritti compare un lato di noi stessi, celato, mascherato, amplificato misto a fantasia ma pur sempre si mette in gioco un po’ della nostra interiorità.
          Beh io credo di aver trovato diversi “nuovi amici” e credo di non sbagliarmi.
          Buona serata.

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  5. Così mi sono convinta a scriverti ma bene attenta che questa lettera ti giungesse al momento giusto, altrimenti non avrei mai potuto osservare il tuo volto, esserti così vicina come adesso, realizzare nel tuo sguardo il tuo perdono…

    … non avrei mai potuto se non fossi già morta.

    Poesia espressa in prosa.
    Proprio bella.
    Cordialità

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  6. Commossa. Commossa davvero. Nessuna madre deve mai trovarsi nella disperata condizione di abbandonare un figlio. Nessuna! E ogni figlio deve aver chiaro chi sia sua madre o le sue madri, se adottato, e poterne godere quando c’è gioia e vita.
    Ma non sempre va così.
    Complimenti per la delicatezza con la quale ci hai accompagnate sino all’ultima, pur triste, riga.

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  7. Bé, certo, toccante. Sia come trama che per come è scritto, cioé in una maniera che coinvolge il lettore. Ha fatto bene quella mamma morente? Ha fatto male, rischiando di turbare la vita di una figlia che neanche sapeva della sua esistenza? Difficile dirlo. In questi casi solo il risultato da ragione o torto.
    Molto bello, brava 🙂 Ora vado a leggere quello gemello della tua amica 😉
    http://www.wolfghost.com

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  8. Cara Nadia è una bellissima lettera di una donna che fu madre ad un’altra donna di età giusta per comprendere la sconfitta ed il dolore che la vita a volte porta con se. Da parte della donna che fu madre c’è molta attenzione a non essere troppo invasiva.Una lettera scritta in modo asciutto essenziale ma con lacrime.Siete state proprio brave tu ed Alessandra.A presto Donato

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      1. Io credo di si perché con la sua confessione riconosce un torto fatto in passato senza nulla chiedere se non che sia esistita come madre come persona come donna come alla ricerca di una testimonianza del suo passaggio su questa terra. Ciao Nadia

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  9. Un tema struggente e doloroso quello dell’abbandono…C’è molto tatto nel modo in cui è stata scritta la lettera. La dolcezza che suscita l’immagine di questa madre “ladra e pentita” che vorrebbe essere come il vento tra i capelli della figlia, è disarmante. Quanto amore ho sentito in queste righe.. Impossibile non piangere. Bravissima ❤

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