2693 D.C. (parte 5)

Externsteine_Oswald_Reißert.jpg

 

 

 

Karl notò quel sorriso e ne fu compiaciuto. Le suggerì con dolcezza: “ siediti qui, nell’erba accanto a me, ti svelerò alcune cose prima di raggiungere gli altri saltatori.”
Eva obbedì istintivamente. C’era dunque dell’altro? Pensò di non potercela fare a sopportare un tale carico di stravolgimenti della sua esistenza e tutti in una sola volta. Avrebbe voluto chiedergli di restare in silenzio, di lasciarla così in contemplazione, a gustare quello spettacolo che l’aveva esterefatta.
Karl si mise a gambe incrociate proprio dinanzi a lei e le poggiò amichevolmente una mano sul ginocchio. Eva percepì un contatto caldo, fermo, al quale non era abituata ma che le donò un senso di sollievo come se le sue paure risultassero più leggere e condivise. Di nuovo notò che qualcosa di profondo e incomprensibile pareva celarsi oltre lo sguardo di Karl. Il ragazzo, cercando di mantenere un tono calmo e rilassato attaccò con la sua spiegazione: “Quando effettuiamo il salto ed entriamo in Love Life, ci ritroviamo qui, ogni volta. A circa mezz’ora di cammino, oltre quel bosco, c’è un luogo speciale.” Karl girò la testa verso quella che, ai margini di una foresta, non molto distante,sembrava una radura e al centro della quale si ergevano delle macchie scure, dei picchi rocciosi. Poi proseguì: “Quando, tempo fa, ci accingemmo ad esplorare questo Mondo, i Pirati del Sistema ci fornirono l’attrezzatura necessaria consistente in un manuale digitale di istruzioni comprensivo di una mappa. Ci informarono così delle coordinate relative al luogo di accesso e ci fornirono le indicazioni necessarie per raggiungere il “ritrovo”. Queste terre Eva, sono le stesse che abitiamo nel nostro Nuovo Mondo. Siamo a poche decine di chilometri di distanza dalla nostra città, nel mondo reale. I nostri avi chiamavano questo territorio Sassonia. Un bel nome vero? E ogni volta, dopo aver effettuato il “salto”, ci ritroviamo qui in questo luogo, dal quale ci dirigiamo dove ti ho appena mostrato, a Externsteine. E’ questo il nome di quel complesso.
Quelle cime non sono altro che megaliti che nascondono nel loro immediato sottosuolo svariati cunicoli labirintici simili a quelli dell’acquedotto ma molto più articolati. E’ un luogo sacro che esige il massimo rispetto e inoltre devi sapere che, nelle sue profondità, è celato una specie di sarcofago. E’ un’antica ansa di pietra, nella quale i Pirati del Sistema di questa epoca hanno celato l’attrezzatura del primo, primitivo Love Life. Per interi decenni alcuni esperti informatici hanno lavorato a questo progetto, portandolo a termine soltanto ora e qui, ora, siamo nel 2161!”.
Eva lo fissò sbigottita.
“E così mi stai dicendo che abbiamo effettuato un salto all’indietro nel tempo di ben 500 anni?” Domandò a Karl.
“Certamente! ”Rispose lui senza esitare e proseguì: “ Attraverso quelle attrezzature possiamo teletrasportarci in vari siti predisposti dal sistema e visitare così l’attuale pianeta.
Come ricorderai dagli insegnamenti appresi dalla Casa della Preparazione, questi furono gli anni che precedettero il “Periodo dell’apocalisse” ma abbiamo verificato che, parecchie di queste nozioni si sono rivelate ovviamente false o superficiali.
Eva rimase immobile, ascoltando con avidità ed interesse quel racconto, dal suo punto di vista quasi assurdo, ma comunque straordinario.
Si dovette sforzare di accettare dentro di sé tutte quelle rivelazioni e questo non era per nulla facile.

Sovrappensiero raccolse un filo d’erba strappandolo da quel tappeto verde che dondolava armoniosamente cullato dalla brezza. Quello stesso vento che scivolava più intenso dai pendii delle montagne all’orizzonte, riscaldato da molteplici e meravigliosi raggi di sole, e che giungeva a loro piacevolmente, affievolito, fine e tiepido.
Desiderava osservare da vicino quello stelo poiché esso pareva totalmente differente da quelli semi-sintetici e impiantati artificialmente nelle poche aree verdi della sua città.
Mentre lo rigirava curiosa tra le dita notò il viso di Karl raggelarsi in un’espressione di terrore.

Eva si convinse istantaneamente di aver commesso un gesto orrendo. Avrebbe dovuto portare rispetto a quel mondo, a quella splendida natura che l’aveva così meravigliosamente accolta e abbracciata. Quell’atto del tutto involontario si sarebbe potuto considerare pari a una violenza.
“ Scusa, scusa! Non avrei dovuto! E’ stato più forte di me non ho saputo resistere.” Sbottò dispiaciuta e cercando di giustificarsi con l’amico.
Karl, completamente sbiancato in volto, immobile e con gli occhi sgranati, la fronte corrugata, la bocca spalancata e le sopracciglia sollevate, la fissava esattamente come si può fissare il vuoto.
“Karl!” Gridò Eva che nel disperato tentativo di ottenere una reazione, gli scrollò energicamente un braccio.
Il ragazzo tornò lentamente in sé e balbettando sussurrò: “…no, no… non è questo! Tu sei riuscita a strappare dell’erba!”
“Si, beh… , è tanto difficile?” Ribatté Eva mortificata.
“Certo. Qui è praticamente impossibile!” Esclamò ancora scioccato Karl e poi proseguì sommessamente: “Attraverso le nostre tute possiamo captare tutte le sensazioni, toccarci tra di noi, utilizzare quelle poche attrezzature che possiamo permetterci di portare da questa parte, ma nessun saltatore fin’ora, è mai riuscito ad interagire con l’Antico Mondo e, tantomeno, qualcuno ne ha potuto modificare in qualche modo un qualsiasi dettaglio. Mai!”
Sui due calò per qualche istante un surreale silenzio che ammutolì persino il fruscio delle foglie carezzate dal vento, il canto degli uccelli e il flebile ronzio di ogni piccolo insetto. Tutto tacque, o almeno così parve.
I rumori della natura tornarono udibili soltanto quando Karl ripreso dallo shock, con una improvvisa euforia ed in preda ad una inattesa estasi gridò: “tu sei la chiave! Tu puoi interagire con queste terre! Tu sei una presenza reale in questo mondo! Forse potresti addirittura riuscire a dialogare con il Saggio Custode!”
“Il Saggio Custode?” Ribadì curiosa Eva.
“Si, lui è il guardiano di Externsteine. Noi pensiamo possa essere uno dei primi saltatori di Love Life. Qualcuno l’ha visto scomparire e più volte nelle vicinanze dell’attrezzatura ma lui, ovviamente, non riesce a vedere noi… Forse, con te, tutto sarà diverso. La nostra materia in questo sistema non è reale, ci permette di esplorare, certo, ma pur sempre rimanendo delle presenze virtuali, semplici blocchi di dati. Tu invece… tu… qui… sembri stata ricomposta in maniera differente, come se i tuoi atomi e le tue molecole si fossero rigenerati realmente. Forse sei diversamente evoluta, tu puoi interfacciarti in tutti e due i mondi!”

Per Eva questo fu veramente troppo. Non solo quella giornata le aveva stravolto la sua pacifica esistenza ma, ora, sarebbe persino divenuta essenziale per tutto il gruppo di Love Life poichè al seguito di questa rivelazione, sarebbe stata l’asso nella manica su cui puntare per garantire una svolta nelle esplorazioni e tutto questo aveva dell’assurdo! E cosa avrebbe potuto renderla così differente dagli altri? Fino a quello stesso pomeriggio era una qualsiasi, ora invece, l’attenzione era puntata su di lei addossandole un grande carico di aspettative e responsabilità.
Si agitò confusa e cominciò a maledire tutte quelle sensazioni, quella smania di conoscere che improvvisamente l’aveva travolta e quel maledetto barlume di desiderio che aveva assecondato.

Accorgendosi del disagio che Eva stava provando, Karl le massaggiò dispiaciuto la schiena con il palmo della mano nell’intento di calmarla e per infonderle più coraggio. La implorò: “Eva abbiamo bisogno di te.”

A quelle parole Eva si percepì improvvisamente necessaria e trovò uno stimolo, la forza.
In una muta intesa si rialzarono contemporaneamente.
Intrapresero così l’attraversamento di quella prateria diretti ad Externsteine.

Eva, d’istinto, piegò il braccio. Si trattava ormai di un’abitudine. Voleva osservare il suo Smartwach per controllarne l’orientamento e con stupore, notò che il quadrante era in completa avaria e mostrava soltanto segni incomprensibili.

Si addentrarono marginalmente nella foresta per poter accedere alla radura di Externstine.

Un profumo intenso che Karl definì di resine, penetrò prepotente nelle narici di Eva. Si avvicinarono ad un albero meraviglioso, vagamente simile al cipresso ma molto più rigoglioso. Il suo tronco, robusto e sano, trasudava qua e là un liquido denso e giallognolo. Eva distese il braccio e con l’indice ne prelevò una goccia che risultò parecchio appiccicosa e che volle portarsi al naso per annusarne il profumo. Tentò poi di trasferirla sulla mano di Karl. Sebbene le loro dita si sfiorarono in un tocco, quell’ammasso denso non subì alcuna mutazione rimanendo saldo e ben appiccicato al dito di Eva.
Il giovane, sebbene avesse percepito choaramente quel contatto, non si meravigliò, anzi, si gongolò nella gioia più grande: grazie ad Eva le l ricerche avevano subito finalmente una svolta importante.

Externsteine si stagliava proprio dinanzi a loro con la sua aria fiera e antica che gli conferiva un aspetto magico e surreale.
Poco meno di una decina di picchi rocciosi si stagliavano come tronchi mozzati nel cielo blu riflettendosi eleganti in un lago dalle acque ferme e incredibilmente limpide. Questo maestoso paesaggio emozionava Eva al punto di commuoverla. Mai aveva potuto avvicinarsi così tanto ad uno specchio d’acqua puro, di tale incanto e bellezza.
In quel luogo inoltre si captava un’energia che, per quanto invisibile, riusciva a penetrare nel profondo del cuore regalando una specie di unione spirituale con la natura circostante e una indescrivibile forza interiore.

“ Riesci a sentire la potenza che emana questo posto?” Domandò Karl e proseguì poi entusiasta: ” E’ straordinaria! I primitivi ritenevano che queste architetture fungessero da satellite, le credevano una specie di potente antenna in contatto con altri luoghi simili a questo collocati sul pianeta. Ritenevano che queste costruzioni fossero opera di civiltà superiori o aliene proprio a causa delle loro caratteristiche. Quasi tutti questi siti furono stati edificati in comunione con il sole  con i punti cardinali e con i più disparati elementi naturali. Li accomuna anche il solstizio, durante il quale i raggi solari filtrano da alcune aperture irradiando un punto preciso di essi, un elemento primario, e in questo specifico caso, una specie di altare che è posto ad est. Pare inoltre che siano comunicanti tra loro analizzandone l’orientamento rispetto alla volta celeste.
“E tu come sai tutte queste cose?” Domandò Eva incredula e sorpresa.
“Alcune di queste informazioni le abbiamo apprese intercettando conversazioni o pedinando dei personaggi fondamentali per le nostre indagini; altre incappando anche fortunatamente nella lettura di alcuni documenti.
Siamo già a buon punto Eva ma ora, con la tua dote, arriveremo a comprendere il vero scopo di Love Life e dei Pirati Informatici. Questo non può essere solo uno svago, ne sono certo! Penso che dietro a tutto si possa nascondere qualcosa di veramente importante, di primario e che va oltre ciò che abbiamo già compreso. Pensa che qui, nel 2161, gran parte della tecnologia, di Love Life era già pronta! Questo induce a pensare che qualcuno, forse, ci stia aspettando.

Eva dentro di sé era combattuta. Da una parte l’eccitazione nel potersi trovare in un luogo così misterioso, così attraente e in generale dentro quell’avventura; dall’altra la paura nei confronti dell’ignoto e di ciò che avrebbe potuto rivelarsi.
Karl la fissava desiderando una conferma che, in quelle circostanze, Eva non avrebbe potuto offrirgli nemmeno sforzandosi.
“Sei fantastica, l’ho sempre creduto e per questo ti ho trascinata in questa esperienza e a quanto pare non mi sbagliavo!” Karl pronunciò queste parole con un tono così entusiasta che riuscì a confortarla. Eva si convinse di proseguire quell’impresa anche se la considerava un po’ folle.

Sotto quei pinnacoli, sul terreno, appoggiavano delle rocce larghe e piatte. Karl si diresse accanto ad una di esse che risultava smossa e che, leggermente scostata, pareva rivelare un antro stretto, profondo e buio. Fece cenno ad Eva di seguirlo e si infilarono entrambi dentro quella spelonca mentre il cielo regalava gli esordi di un magnifico tramonto arancione che i due, ormai sottoterra, non poterono ammirare.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

18 thoughts on “2693 D.C. (parte 5)”

  1. Questa sì che è una svolta inaspettata! Le toccherà essere un’eroina, mi sa…
    Giusto per esser sicuro: loro sono finiti nel 2161, prima delle catastrofi, ok. I Pirati del Sistema che hanno nascosto l’attrezzatura a quale tempo appartengono? Non al 2161, immagino, perché prima delle catastrofi non si poteva immaginare che in futuro ci sarebbe stato bisogno di Love Life. Oppure sì? E il Saggio Custode? Credo di essermi perso.
    Se Karl non può interagire con quel posto come ha fatto a spostare la roccia?

    Ehm, scusa se ti faccio perdere tempo, ma se comincio già a non capire adesso come posso proseguire? E a me piacerebbe, proseguire. Mi piace come descrivi le reazioni di Eva ai cambiamenti nella sua vita, senza scadere nella retorica e nelle esagerazioni.
    Ogni bene!

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    1. Ivano, davvero grazie per la attenta lettura e, devo dirti, che rilassata, sul finale, avevo messo un verbo di troppo!☺ Ti ringrazio per avermelo fatto notare e da qui comprendo che la tua lettura è interessata.
      Beh, era un pezzo abbastanza tosto.
      Per quanto riguarda love life, forse nel 2161 era stato ideato semplicemente per permettere ai posteri di poter ” visitare” quel mondo o quella civiltà, oppure per un sentore di ciò che non va…questo arriverà, porta pazienza! E so che ne hai.
      Un saluto grande, grata. Ciao.

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  2. Credo che il blog serva per crescere e confrontarsi, e se qualcuno fa notare un errore, beh… è utilissimo. Si pensi che gli autori professionisti hanno diverse persone che leggono i loro lavori e lasciano impressioni e correzioni, oltre che effettuare editing presso la casa editrice.
    Ecco, un blog serve anche a questo! E ringrazio coloro che vorranno prodigarsi in questo senso. Per me non avrebbe senso ” regalare ” lavori e tempo se non avessi un riscontro di questo tipo, oltre ai complimenti che, se meritati, fanno sempre, se sinceri, un immenso piacere.
    Quindi… grazie a chi proseguirà questa avventura con me, Eva e Karl.
    Un abbraccio.

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  3. Mi piace questa idea di Eva come congiunzione tra due mondi, avrebbe anche notevoli implicazioni teologiche a voler approfondire perché lei tocca il reale impedito a Karl e quindi è al tempo stesso medium ed esperienza. Tornando alla mia vecchia passione di lettore di fantascienza, noto un lussureggiare di elementi che nella fantascienza classica latitano perché dovrebbero tutti essere spiegati, quindi stai andando verso il fantasy.
    Che dire, se non complimenti all’impegno e alla fatica e ai risultati. Grazie 🙂

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    1. Carissimo Willyco, sai che non lo so io dove sto andando? Ho tante idee che mi frullano in testa, le sto riordinando. E un genere difficile, è facile sbagliare ma terrò duro. Vedremo nelle prossime puntate. La storia che ho in mente è complessa, credo diverrà lungo a costo di perdere lettori (ma spero di no) è un progetto che prima di tutto faccio per me stessa e per chi ha piacere a seguirlo. Ti ringrazio per la tua presenza attiva che mi lusinga.
      Un abbraccio ciao.

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