2693 D.C. (parte 6)

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Il buio lo avvolgeva, di nuovo, percepivano l’umidità di quella cavità, il fresco del sottosuolo che penetrava loro nelle ossa ed era anche udibile uno scroscio attutito ma continuo che proveniva da qualche metro più in la, sottoterra, probabilmente le acque di una qualche sorgente che alimentava il lago adiacente. Nonostante quell’antro fosse stretto e impervio, Karl non accusava alcun disagio nel discendere quegli anfratti. Eva, viceversa, anche a causa dell’ingombro di quella tuta molto gonfia e più grande di almeno una taglia, spesso doveva alzare le braccia, fare forza, per divincolarsi e riuscire a seguire Karl. Nell’osservarlo sgattaiolare agile e rapidissimo in quelle grotte comprese che quelle pareti, seppur visibili ad entrambi, erano reali soltanto per lei. Fu costretta a richiamarlo più volte, per farsi aspettare e per non restare indietro; lui evidentemente non riusciva a realizzare le sue difficoltà.
A quel pensiero fu presa da un senso di oppressione, come se quella caverna fosse troppo stretta e le mancasse addirittura l’aria necessaria per respirare. Ora che aveva assaporato il tepore dei raggi del sole, quel senso di benessere che potevano infondere un cielo infinito e azzurro ed un meraviglioso panorama, non sarebbe più riuscita dentro di se, a trovare un solo motivo per continuare a condurre un’esistenza tranquilla nel suo vero mondo.

Karl conosceva benissimo il percorso e le direzioni da prendere. Proseguì a sinistra, poi a destra e lei gli andò dietro distrandosi da quei tristi pensieri.
Calandosi ancora per altre spelonche giunsero a quello che doveva essere “il ritrovo”.
Poco più illuminata si aprì una grotta abbastanza grande, Eva, con sollievo, notò che anche il soffitto si rialzava lasciando più agio. Le sagome di cinque persone circondavano un’ansa scavata nella parete sinistra.
I cinque si voltarono istintivamente al rumoreggiare di passi vicini e voltandosi simultaneamente riconobbero Karl che irruppe nella grotta con entusiasmo ed enunciando ad alta voce:” Vi presento Eva! Ho una rivelazione da darvi!”
La donna dai capelli rossi si avvicinò con due passi e, con un’espressione sarcastica, domandò: ”E quale sarebbe questa novità? Sentiamo!”
“Eva può interagire con questo mondo, l’ho vista con i miei occhi cogliere un filo d’erba e persino della resina dal tronco di un albero, nella foresta. Ecco, guardate!” E, voltandosi verso di lei, mutando tono di voce, dolcemente la interpellò :” Eva potresti per favore raccogliere quel sasso?” Karl le indicò un piccolo ciottolo tondo a terra e ad un passo da loro.
I cinque osservavano la scena in rigoroso silenzio ma ironici e parecchio increduli.
Eva si chinò e con naturalezza lo afferrò e lo strinse nel palmo della mano per poi esibirlo timida a tutto il gruppo.
“Fantastico!” “E’ incredibile!” Furono le esclamazioni che quasi contemporaneamente pronunciarono i presenti e che seguirono quel gesto.
“Non si era mai visto prima d’ora, almeno che si sappia. Questa donna deve possedere un dono, una dote eccezionale, è diversa!” Si espresse l’uomo più alto che, nel frattempo, si era avvicinato ai due.
Eva notò che egli, sul polso della tuta, portava una specie di Smartwatch ma più grande e differente. Era una fascia, larga, che dal polso giungeva quasi al gomito, zeppa di bottoncini e led luminosi.
“Ma dunque… lo scopo sarebbe…” Domandò lei.
“Si Eva, il nostro obiettivo è comprendere le ragioni per cui il nostro mondo attuale è così deteriorato, perché l’umanità si è ridotta in questo modo, e vorremmo tentare di ripristinare il sentimento, l’arte e la libertà nella nostra società attuale. Questo è il nostro sogno, questo è quanto i Pirati Informatici si aspettano da noi: una specie di rivoluzione.”

L’uomo con il bracciale li interruppe e ancora incredulo nei confronti di Eva espresse i suoi dubbi: ”Già ma come fai? Qual è il tuo segreto?” Domandò pensieroso. Eva si percepì a disagio e riuscì soltanto a replicare sommessamente un banale “io …non lo so.”

Un rumore di passi scricchiolanti echeggiò negli antri della caverna.
“Sta arrivando!” esclamò l’uomo con lo strano dispositivo al braccio. Karl, voltandosi ad osservare un piccolo monitor che era posto dentro quella specie di sarcofago in pietra e sul quale erano state precedentemente impostate alcune coordinate, ribatté: “presto, resettalo!”.
Rapidamente l’uomo trafficò con alcuni pulsantini su quella specie di bracciale e la schermata sul desktop tornò presto nera. Si girò poi verso Eva e sussurrò visibilmente eccitato:” ora sapremo fino a che punto sei speciale, se il Custode riuscirà a visualizzarti. Noi lo osserviamo da tempo e crediamo possa essere inoffensivo. Cerca di essere convincente!”

La grotta fu pervasa da un improvviso silenzio nel quale uno sgocciolio di tanto in tanto di qualche goccia di umidità, pareva divenire un fastidioso boato. Poi si udì un respiro, profondo e leggermente affannato.
La sagoma avanzò verso la teca e si appostò davanti a quella specie di rudimentale computer. L’uomo accese il monitor, la grotta risultò meglio illuminata così, voltandosi nell’attesa e probabilmente sovrappensiero notò l’ombra di Eva, che a pochi metri da lui, premeva così forte la sua schiena contro il muro della grotta tanto da divenire un tutt’uno con quella parete. Il custode ebbe un sussulto e di istinto gridò “Chi va là?” ed estrasse impugnandolo, dalla tasca del suo giubbetto, un oggetto di metallo, curvo e scuro, con tutta probabilità un’arma.

Eva, dopo pochi secondi di esitazione trovò il coraggio e, sollevando le braccia in segno di pace o di resa, mosse delicatamente alcuni passi incerti verso quell’uomo tremando impaurita e azzardando: “Eva, mi chiamo Eva! E provengo dal futuro!”
L’uomo notò dapprima la goffa tuta, poi intravide dei capelli biondi sbucare sotto uno strano casco che pareva flessibile e infine rimase incantato mentre i lineamenti angelici di quel volto si rivelavano a lui man mano che la donna gli si avvicinava.

Combattuto sul da farsi, lasciò ricadere il braccio che reggeva l’arma lungo il fianco, lentamente ma non la ripose.
Karl e gli altri osservavano la scena consci di non poter essere visti né uditi ma rispettando comunque un rigoroso silenzio. Tutto procedeva come previsto! Avrebbero esultato volentieri ma non era ancora giunto il momento opportuno.

“E cosa fai qui?” Domandò il custode per accertarsi delle intenzioni della donna. Sebbene Eva fosse ancora ignara della gran parte del piano, si limitò a rispondere: ” vengo in pace dal 2693 signore! Ho effettuato il salto di Love Life!”

L’uomo si ammutolì per qualche istante poi il suo viso, fino a quel momento teso, si rilassò in un quasi sorriso. Eva, che aveva imparato a riconoscere quell’espressione, provò un leggero sollievo leggendogli negli occhi che ora, le sue intenzioni, erano divenute palesemente amichevoli.

L’uomo sobbalzò e gesticolando, come per imporre ad Eva di abbassare la voce, sempre più stupito, ebbe quasi un cedimento e sussurrò a mezza voce:” allora funziona, funziona davvero!” E i suoi occhi divennero lucidi, commossi.
“Vieni con me, torniamo in superficie, dobbiamo parlare.”
Spense il monitor e se lo lasciò alle spalle mentre ritornò sui suoi passi, per i cunicoli. Eva lo seguì voltandosi per accertarsi che Karl la stesse seguendo e lo notò dietro di lei affiancato all’uomo smilzo del gruppo.
La via del ritorno fu intrapresa lentamente. Il suo fiatone risuonava forte tra le umide pareti.
Una volta riemersi nella radura ai piedi di quelle magnifiche rocce, Eva notò con disappunto che ormai era giunta la notte ma fu subito rincuorata dalla presenza di un astro luminoso che illuminava dolcemente tutto l’ambiente circostante. I picchi rocciosi parevano risplendere di luce propria, il lago poco distante si increspava orgoglioso mentre quel bagliore creava sulla sua superficie una scia che riusciva ad attraversarlo e milioni di luccichii dorati.
L’uomo percorse un sentierino in discesa, verso la spiaggia, arrestandosi nei pressi di due grossi sassi sui quali fu possibile sedersi. Fece cenno a Eva di accomodarsi proprio dinanzi a lui.
“Che fine ha fatto il sole?” Domandò curiosa Eva.
“E’ tramontato, presto tornerà. Perché mi fai questa domanda? Nel tuo mondo non c’è il sole?”
“Si, no… cioè, sappiamo che esiste, che sorge e tramonta ma nessuno ha mai potuto ammirarlo”.
Così Eva, come un fiume in piena si sfogò raccontando a quell’uomo del grigiore che avvolge ogni cosa, della loro vita monotona e vuota, della mancanza di emozioni, del mare contaminato, del satellite Alpha. Gli rivelò davvero ogni cosa parlando per ore senza fermarsi mai. Per tutto il tempo il custode la ascoltò senza interromperla, limitandosi a sgranare gli occhi e a annuire con la testa, provando pena per lei, per il genere umano e per quel futuro lontano ancora più mesto di come se lo sarebbe mai potuto immaginare.
L’accento differente della donna lo aveva colpito, si era perso alcuni frammenti del discorso a causa di una probabile evoluzione della lingua tedesca, ma, tutto sommato, era riuscito a comprendere quasi tutto.
Soltanto quando Eva parve aver esaurito ogni argomento, le cinse un braccio attorno alle spalle mentre la brezza lacustre lambiva piacevolmente i loro volti e osò presentarsi:” il mio nome, comunque è Adam.
Eva provava fiducia, quel contatto la rassicurava. Si lasciò andare dolcemente, socchiuse gli occhi e si abbandonò alla sensazione di essere totalmente compresa e protetta, inoltre quell’uomo a suo avviso era estremamente piacente e profumava di buono.
Senza smettere di cingerla, Adam le sussurrò alcuni versi mentre i loro sguardi erano rivolti al lago e ai suoi giochi d’acqua sfavillanti in superficie:

Questa volta lasciatemi
Esser felice.
Non è successo nulla a nessuno,
non sono in alcuna parte,
accade solamente
che son felice
in tutte le parti
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.

Che ci posso fare?
Sono felice,
son più innumerevole
dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso
e sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
alla mia cintura,
fatta di pane e di pietra la terra,
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo oggi è la mia anima:
canto e sabbia,
il mondo
è oggi la tua bocca:
lasciatemi
sulla tua bocca e nella sabbia
esser felice,
esser felice perché si, perché respiro
e perché tu respiri,
esser felice perché tocco la tua schiena
ed è come se toccassi
la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate
Me solo
Esser felice,
con tutti o senza tutti,
esser felice
con l’erba
e con la sabbia,
esser felice,
con l’aria e con la terra,
esser felice,
con te, con la tua bocca,
esser felice.

Karl e l’uomo smilzo li osservavano poco distanti ascoltando avidi ogni discorso. Anch’essi rimasero fortemente colpiti da quei versi e dall’intimità che si era creata così rapidamente tra i due. A dire il vero Karl ne rimase in parte deluso, anche lui teneva ad Eva, questo era chiaro, ma presto comprese che ella era destinata ad un grande progetto e si limitò quindi a gongolarsi per l’inaspettata svolta assunta dalle vicende. Insieme, tutti loro, avrebbero scritto un pezzo di storia, passata o futura e forse sarebbero riusciti nel loro intento di modificare il triste destino dell’umanità ed il merito sarebbe stato in gran parte suo.

Eva, a quelle parole, si commosse profondamente. Il loro significato le spalancò l’anima e complici tutte, forse troppe, le nuove emozioni della giornata. Gli occhi le si inumidirono per poi riempirsi di lacrime e si percepì un tutt’uno con le acque di quel lago così limpide e pure. Un sentimento forte e prepotente la invase, le spezzò il cuore, le strinse le costole in una morsa ma tutto fu estremamente piacevole.
Pianse, pianse di gioia.

“Questa è una poesia di Neruda, un grande artista del passato.” Sussurrò Adam, mentre i loro sguardi si persero all’orizzonte cavalcando sogni e oltrepassando ogni confine nel tempo e nello spazio.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

26 thoughts on “2693 D.C. (parte 6)”

  1. Beh ora arriva il bello. Mi dispiace un po’ per Karl, ma d’altronde non è colpa sua se non si chiama Adam!
    Sono sempre più curioso… Anche così non è mica una cosa da niente cambiare il corso della storia. Insomma sarà una cosa lunga mi sa. Bene.

    Liked by 1 persona

    1. Purtroppo o per fortuna mi sa di si, sarà cosa lunga. Al di là di chi lo seguirà è una storia che mi premeva scrivere. Spero arrivi il mio entusiasmo!
      Ciao saggio Ivano. ( anche se come test nel processo…)😊

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      1. Ahahah non so se sia più divertente sentirmi dare del saggio o del dottore… 😀
        Da quanto scrivi si capisce che ora per te c’è solo questa storia, che ci metti tutta te stessa… e forse, immagino, sarà difficile tenere a freno tutto quello che vorresti dire, e riuscire a tirarlo invece fuori un po’ alla volta, come si fa tra le persone per bene 🙂

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