LA LEGGENDA DEL DRAGONE.

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In un assolato cortile di una comune casa qualunque, diverse lucertole se ne stavano buone buone e immobili sotto il caldo sole di agosto, appena fuori dalle proprie tane e in stretta prossimità dei rispettivi nascondigli, pronte a ritirarsi velocemente in caso di pericolo.
Una di loro, forse la più originale o, può darsi nel pensiero comune la più intelligente, ammirava d’abitudine la sua ombra, lungamente e di continuo. Questa si stagliava sull’asfalto grande e mostruosamente ingigantita dai raggi di quell’abbagliante sole estivo, specialmente al calar della sera e, per qualche strano motivo, a furia di sognare, quel piccolo esserino si era convinto di essere diverso da tutti, si credeva sul serio un possente dragone, forse simile a quello dipinto su un vaso che da sempre era poggiato nell’angolo di un balcone che sporgeva dalla palazzina proprio sopra le loro teste e che tante e tante volte, forse troppe, avevano tutte raggiunto arrampicandosi.
E come poter biasimare questo suo pensiero? Era solo una lucertola e di conseguenza, non si era mai specchiata da nessuna parte, non aveva mai visto di sé nulla d’altro che la sua ombra nera, molto spesso ingigantita, giorno dopo giorno, per tutta la primavera e per gran parte dell’estate.
Nei giorni nuvolosi ne serbava gelosamente il ricordo attendendo di poterla nuovamente ammirare.
Era senza dubbio la lucertola in assoluto più coraggiosa. Mentre le altre di quel cortile al minimo rumore o al più infinitesimale movimento estraneo scappavano via, lei si beffava di tutto, quasi burlona e rimaneva così: fiera ed immobile, sul suo posto preferito, sulla mattonella più alta quasi in centro al cortile.
E non poteva certo sapere che fino a quel giorno era stata soltanto fortunata nel non venire investita da qualche gomma delle vetture che transitavano di lì ai garage.
Le sue simili la osservavano con timore, soltanto con un quarto di occhio e di sbieco, da lontano, ben bene infilate col resto del corpo nelle fessure del muretto che delimitava quella proprietà. E si sa, la visuale delle lucertole è ampia, paragonabile a quella di un obiettivo quadrangolare.
Così, una sera, al crepuscolo, mentre tutte le altre lucertole si ritirarono come sempre nelle loro tane per dormire, presa dalla solita boria, dal consueto euforismo e in uno slancio improvviso, la nostra protagonista partì per una avventurosa esplorazione di quell’attraente e adrenalinico mondo notturno.
Davvero felice correva lontano, sempre più lontano, addentrandosi di giardino in giardino, arrampicandosi e scivolando agile tra fili d’erba e cespugli.
Cammina cammina, zampetta zampetta, giunse in un grande prato al centro del quale un esile nonnino aveva acceso un grande falò. Quell’uomo alimentava le fiamme che diventavano sempre più abbaglianti e alte riversandoci sopra tutto ciò che era contenuto in una vecchia carriola posta accanto a lui: vecchi libri, videocassette, giornali e riviste che per innumerevoli anni erano stati lungamente depositati nella grande cantina della fattoria dalle finestre illuminate, visibile appena al di là di quel campo, quasi un puntino luminoso, una stella come per sbaglio caduta sull’orizzonte durante il consueto gioco di avanzata della ennesima notte fonda di quell’estate dannatamente calda.

Un grazioso bambino, probabilmente il suo piccolo nipotino, osservava attento e a una distanza di sicurezza quel vivido fuoco che tanto lo attraeva, quanto lo intimoriva.
Quelle fiamme divampavano agitate, indomabili, libere e ribelli.
Ma la nostra lucertola… lei sì che non si fece intimidire! D’altronde, a suo dire, reincarnava un fantasmagorico dragone. E il fuoco la chiamava a quella prova di coraggio, doveva confermare a sé stessa la sua invincibilità, voleva dimostrare al mondo intero di essere un dragone autentico, scaltro e potente. Altro che quelle sue piccole amichette minute ed insignificanti!
Il gioco d’ombre di quel falò le restituì presto ancora più sicurezza attraverso l’ennesima ombra di sè, alterata ed ingigantita e che non stentò a contemplare altezzosa. Fu ammaliata dalla sua grandezza.
Così, fiera, prese un grande respiro… Allargò bene la sua cassa toracica e si gonfiò così tanto che il suo petto parve doversi squarciare a metà a causa della tensione della sua pelle che, ovviamente, si presentava perfettamente squamata.
Mosse con coraggio un passo dopo l’altro e, zampetta dopo zampetta, si avvicinò senza paura dapprima al piccolo bambino.
“Ehi, piccola lucertolina! Stai lontana dal fuoco eh! Ti potresti bruciare!” Intimò candido lui.
Maledizione… se soltanto avesse potuto parlare!
Gli avrebbe sicuramente risposto così: “Lucertolina a chi??? Ma non vedi, piccolo bimbo stolto che sono un dragone? Posso oltrepassare quel fuoco, ad occhi chiusi, su due zampe e arricciando la coda. Anch’io sono di fuoco! Io sono una creatura mitologica, immortale, grande e forte, possente e invincibile! E ora te lo dimostrerò!”
E così, ancora gonfia e parecchio impettita, la lucertola ripartì e stavolta di corsa, a testa bassa, puntando dritta e veloce verso la brace rovente che ardeva purpurea alla base di quel fuoco.
Il piccolo bimbo la seguì con lo sguardo umido lanciando un grido acuto che accompagnò il vivace crepitio di un legno troppo fresco appena gettato sulle fiamme da suo nonno.
Poi esclamò: ” Noooo se mi avessi ascoltato saresti ancora viva!”
La piccola lucertola sparì e con un rapido bagliore fluorescente si trasformò in cenere.
In quel preciso istante una spessa scia di fumo ascese al cielo che, ormai nero, la accolse tra i bagliori di una luna piena d’estate.
In tanti notarono quella notte, tra le stelle, il nitido disegno di un maestoso dragone che si dissolse soltanto con le prime luci dell’alba.

NACQUE COSÌ LA LEGGENDA DEL DRAGONE EUROPEO.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

45 thoughts on “LA LEGGENDA DEL DRAGONE.”

  1. Cara Nadia mi è piaciuto molto il racconto della leggenda del dragone. Mi ricorda Icaro ed il suo volo. Tra i miei disegni a colori uno rappresenta Icaro: Icaro con le nuove ali dono del sole per il ritorno sulla terra. Se riesco ti mando una foto del disegno, buone vacanze e buonanotte.

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  2. Bella storia, mi piace, ma lasciami l’idea che il finale sia anche un po’ una sorta di premio, per chi insegue un sogno, anche se troppo grande, per chi vuole provare a essere ciò che desidera, e non solo ciò che è o “dovrebbe” essere. Forse la lucertola ha esagerato, forse ha peccato di orgoglio, ma se non lo avesse fatto, la leggenda non sarebbe nata 😀

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