(V.M.) LA BAITA (parte 1)

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Si sconsiglia la lettura ai minori di anni 18.

La stradina ripida e ciottolata che attraversa la pineta viene irrorata da un bagliore di fari. Alcuni sassi pigiati dai copertoni schizzano via provocando crepitii secchi. E’ sera e si respira un’ottima aria qui in montagna.
La vettura parcheggia nello spiazzo disboscato adibito a parcheggio accanto alla baita dove ho un appuntamento per cena. E’ proprio lui, puntuale come sempre.
E’ da poco sopraggiunto il buio ma alcuni lampioni dalla luce giallognola e fioca posti ai lati del parcheggio mi permettono di osservare da qui la portiera lucida del suo Cherokee nero che si spalanca totalmente. Lui scende deciso, si aggiusta i jeans sollevandoli per la larga cintura alla vita, sgranchendosi anche un po’, guardandosi attorno. Mi nota subito. Si incammina senza esitazione verso di me e, contemporaneamente, richiude con il telecomandino l’auto lasciandosela alle spalle.

Adoro quella sua andatura atletica e quel suo passo largo e stabile.
In controluce non riesco ancora ad osservare il suo viso, lo immagino esattamente come l’ultima volta anche se sono ormai passati diversi mesi.
Il desiderio di riabbracciarlo mi centrifuga lo stomaco e la pancia. Da settimane aspetto con ansia ed eccitazione questo momento. Ritrovarci è sempre meraviglioso. Devo essere onesta: mi capita persino di desiderarlo accanto più spesso ma, a causa del suo lavoro, Teo è perennemente in giro per il mondo.
Ritrovarsi dopo tutto questo tempo esclusivamente per una serata di sesso riesce a riempire il corpo di brividi per giunta accentuati dal clima di questa altitudine che risulta piacevolmente pungente.
Eccolo, mi ha quasi raggiunta. Il mio occhio cade tra le sue gambe leggermente muscolose fasciate strette strette da un paio di jeans chiari.
Ora è davanti a me, noto la novità di una leggera barba incolta che porta magnificamente. Ci avvolgiamo in un abbraccio forte e ridiamo di autentica gioia.
Ci mangiamo con gli occhi. Tra noi c’è sempre stata una forte attrazione sessuale e parecchia empatia. Condividiamo la stessa voglia di libertà e di divertimento disdegnando da sempre ogni sorta di impegno o di convivenza forzata.
“Ciao Mara, sei ancora più bella!”
“Bentornato. Anche tu. Ti sta bene la barba!”
Lui si china e, senza timore né esitazione si avvinghia a me in un lungo bacio. Le sue mani mi sono già addosso ed impazzisco di voglia, le percepisco ferme e determinate, ho un fremito intensissimo.
Restiamo qualche minuto così, respirandoci e annusandoci.
Certi profumi, come alcune musiche, fanno parte di noi, li riconosceremmo ovunque, aprono la mente ai ricordi e ci tranquillizzano allo stesso tempo. Il suo è un odore particolare, non eccessivamente profumato e, proprio per questo, riesco a percepire anche l’essenza buona della sua pelle che, ripensando a tutti gli incontri che da sempre ho avuto, è in assoluto quella che preferisco. Penso possieda un certo “qualcosa di magico”, che ogni volta mi fa sentire esattamente come al rientro di una lunga vacanza quando, varcando la soglia del mio piccolo bilocale, il profumo personale di casa mia torna ogni volta con prepotenza a penetrarmi a fondo le narici.
Ci dirigiamo nello chalet-ristorante dove un cameriere robusto che indossa uno stiratissimo grembiulone viola ci invita ad accomodarci allargando con i suoi morbidi e grossi bicipiti le pesanti sedie in legno di massello fino ad ora rimaste coperte dallo spesso tavolo rotondo e dalla sua penzolante tovaglia scozzese.
Ci guardiamo negli occhi, intensamente. Teo mi fa sempre questo strano effetto, con lui parlo meno e questo è davvero strano, ma fremo come un’adolescente al solo pensiero di averlo ancora una volta dentro di me.
Il cameriere intanto ci porta una bottiglia di vino rosso che trasuda goccioline, avvolta da un tovagliolo bianco candido per facilitarne la presa. Ne versa il contenuto in calici piuttosto rozzi e disposti sul tavolo accanto a bicchieroni “d’osteria” adibiti per l’acqua.
Questo non è certo un locale dei più eleganti ma entrambi concordiamo sia gradevole questa atmosfera tipica delle case di montagna, tanto accoglienti col loro legno e i loro camini, con quelle classiche travi a vista sul soffitto e spesso custodi di trofei di caccia, anche imbalsamati e appesi alle pareti insieme a zoccoli di legno e altri oggetti strani. Poi, per questa circostanza, apprezziamo soprattutto la comodità di poter disporre di stanze da letto sempre libere soprattutto in queste stagioni più fresche e poco assaltate dai turisti. Infine ne amiamo sopra ogni cosa il silenzio e l’ambiente selvaggio dei boschi che le circondano e che si scorgono da ogni angolatura o da ogni finestra da dietro le tendine rosse e incorniciate da spesse persiane.

Porto il bicchiere alla bocca provocando Teo, leccandomi le labbra senza distogliere lo sguardo dal suo. Lui mi osserva goloso e noto sul suo collo il pomo d’Adamo salire e scendere più volte esattamente come durante una deglutizione malgrado lui non abbia ancora bevuto.
Allegramente si rivolge a me proponendomi un brindisi ed esclama euforico:“ a noi!” Riappoggiando poi sul tavolo il suo calice solo ora del tutto vuoto.
Il ristorante è semi-deserto. Un paio di coppie sono sedute dall’altra parte del salone ma nessuna di loro pare possedere la nostra complicità.
Una donna sfoglia uno smartphone lamentandosi della mancanza di linea WiFi mentre il suo accompagnatore scruta il locale con aria parecchio distratta.
Io invece mi sento felice, mi lascio crogiolare nelle mie sensazioni. Teo comprende i miei pensieri e distende un braccio, con la sua mano sfiora la mia. La sua carezza corre presto ovunque, sulla pelle sotto il vestito e poi per tutto il mio corpo: so che tra poco sarà finalmente ancora una volta dentro di me.
Adoro questa attesa perché lentamente sa accendere un grande fuoco di desiderio ed io lascio libertà assoluta alle sue fiamme di dipanarsi, allungarsi, di alimentarsi il più possibile, ovunque.

Osservo distrattamente due contadini del posto, sulla cinquantina, che chiacchierano animatamente col barista. Sono in piedi al bancone davanti ad una caraffa enorme di vino bianco, denso e liquoroso sgranocchiando noccioline.

Per l’occasione non indosso biancheria intima e sotto il vestitino leggero posso sentire dell’umidità formarsi sulla sedia di legno a stretto contatto con il mio sesso che pulsa e che vi preme contro impaziente. Sistemo la gonnellina che è rimasta stropicciata sotto ai glutei. Il sangue mi circola inquieto pensando alla notte che trascorreremo insieme.
Consumiamo un tagliere di affettati con qualche altro mezzo bicchiere di vino. Lui mi racconta della sua ultima esperienza di viaggio, del suo lavoro e di Kaihla, una splendida donna che ha incontrato ad Osaka.
“ E com’era a letto?” Domando curiosa accennando un sorriso malizioso. Con credibile sincerità lui risponde: “non un gran che!”.
Io mi eccito ancora di più. Tra noi esiste realmente questo rapporto “speciale” che in pochi riescono a comprendere. Qualche mia amica giudica la nostra strana relazione superficiale e scialba: lungi da me dare peso all’altrui opinione. Io sto bene così e trovo che la vita seria di coppia non possa proprio fare per me.

Il vino comincia a salire un pochino alla testa, non ho più fame, mi sento già sazia.
“Usciamo a fumare?” Gli domando con la voce leggermente roca.
“Certo mia cara.” E si alza dirigendosi fuori. Lo seguo appena dietro di lui e sono orgogliosa di godere di un tale accompagnatore che fisicamente mi appaga totalmente.

Due panche di sasso sono fissate a terra a pochi metri dall’entrata disposte parallelamente sotto un pergolato di legno avvolto da piante rampicanti di cui, in quella penombra, non riesco a distinguere la specie.
Ci sediamo una di fronte all’altro, ci separa lo stretto passaggio per l’accesso al locale. Io accendo la mia Marlboro aprendo distrattamente le gambe e sollevandole un poco da terra in modo che possa accorgersi delle mie nudità che nonostante il fresco percepisco troppo calde e vive.
Inizialmente Teo osserva rilassato il mio viso accennando l’ennesimo discorso qualunque ma viene distratto dalla mia posizione poco composta lasciando così comparire sul suo volto un repentino cambio di espressione. Gli leggo in faccia un certo compiacimento: sono riuscita ad eccitarlo.
Lui mi chiede teneramente:” Ma… non hai freddo?”
Io gli rispondo di no, scivolando indietro con la schiena e aprendo ancora di più le gambe senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi e percependomi sempre più fragile e languida.
Teo viene a sedersi accanto a me attratto da una forza quasi magnetica. Siamo gli unici all’esterno del locale dunque non stenta ad infilare una mano sotto al mio vestito. E’ ruvida e delicata. Prima mi carezza col suo palmo risalendo dalle cosce e, una volta raggiunto il punto più tiepido e morbido, lo penetra con un dito, con estrema passione. Lo estrae subito, massaggiando di nuovo bene tutt’intorno e poi lo infila di nuovo e un po’ più a fondo. Ripete ciclico questi passaggi, lentamente.
Mi lascio andare, butto la cicca della sigaretta, mi faccio coccolare. Credo sia bello così, in certe circostanze, sapere di non potere andare oltre, subito.
Cerco di trarre il maggior beneficio dall’attesa.
Io gli carezzo il rigonfiamento che noto essersi formato sotto la sua patta e che sembra esplodere dai suo jeans per la carenza di spazio libero.
“Sarà meglio rientrare”. Sussurro con la poca voce roca che riesco a trovare dentro di me. Lui è ancora preso, il suo desiderio mi giunge in pieno come un’ondata di burrasca e ciò mi capita ogni volta che ho il privilegio di averlo accanto. Ogni volta, sempre di più, mi convinco che tra noi esista un rapporto veramente speciale, un’attrazione unica e rara.
Ora appoggia il suo volto sul mio petto sodo mentre rovista a più non posso. Sto già per avere un orgasmo, tutta la situazione è davvero accattivante. Lui possiede un tocco unico, esperto, sa come sfregarmela bene.
Mi distrae un rumore di passi sul selciato. Ho un sussulto e a malavoglia ma d’istinto gli afferro il polso per ritrarre la sua mano dal mio organo bollente.
Lui non ne vuole sapere, oppone resistenza e a quel punto comincio a gemere sommessamente.
Questa situazione mi sfugge al controllo. Mentre noi sbrighiamo i nostri lussi osservo con gli occhi bassi e semichiusi i grossi scarponi di due uomini sfilarci davanti.
Odo qualche verso trattenuto, probabilmente una risata soffocata e uno di loro sussurra all’altro qualcosa, a bassa voce e in dialetto stretto.
Il mio uomo continua, continua. Per un secondo noto nella penombra e di sbieco sul suo viso un sorriso fortemente erotico e nel contempo divertito.
Annuso pienamente il lieve profumo misto a acre odore di tabacco tra i suoi capelli, è virile mentre ora mi cerca la bocca lasciando la sua lingua leggermente all’infuori, sospesa.
Infila la mano libera nella scollatura del mio vestito, tra i seni, stringendoli con possesso, liberandoli dai costringimenti del sottile reggiseno a balconcino e carezzandoli pizzicandone di tanto in tanto gli ormai turgidi capezzoli.
Ho la sensazione che i due uomini si siano fermati ad osservarci, probabilmente nemmeno troppo distanti da noi.
“Mi sa che quelli ci stanno guardando”. Gli sussurro tra un gemito e un altro.
“Facciano pure.” Risponde Teo sempre più divertito e leggermente ansimante, accelerando il suo assiduo lavoro tra le mie gambe.
Mi prende la confusione totale, mi manca il respiro. Sono vittima di un desiderio immenso, indescrivibile. L’energia che ho in corpo sta per scoppiare. Devo fare qualcosa. Gli abbasso istintivamente la zip dei pantaloni e con tutta la mia forza spingo l’elastico del suo boxer verso il basso afferrando tra le mani il suo bel gioiello. Resto un po’ così, con la mano piena, stretta.
Sento la voglia di sedermi a cavalcioni su di lui e la assecondo.
Anche se i jeans separano i nostri corpi mi sforzo per sentirlo bene rigido sotto di me.
Lui è sereno, proseguo decisa. Mi muovo ora lentamente, assaporando ciò che posso, una minima parte, verso l’alto, verso il basso, ancheggio, ondeggio. Tengo un ritmo molto lento per non consumare subito il meglio di questa nottata che va invece gustata piano piano come un assetato può apprezzare una sola goccia alla volta.
Mi fermo. Voglio i suoi occhi, ora.
“Rientriamo”. Gli ordino.
Lui obbedisce ricomponendosi velocemente. Restiamo qualche minuto seduti immobili uno accanto all’altra cercando di riprendere un po’ di fiato.
Distinguo a pochi metri da noi ed accanto ad un largo tronco di albero le sagome dei due montanari, appena visibili e malamente illuminate che in quell’istante si allontanano ghignando e lasciandosi dietro una sottile scia di fumo probabilmente fuoriuscita da una pipa.

Ci guardiamo teneri, sorridendo.
“Abbiamo fatto un’opera buona.” Scherza Teo.
“Eh già!” Gli rispondo scoppiando in una fragorosa risata.
“Mi lasci così? Con le cose fatte a metà?” Chiede falsamente ingenuo.
“Per ora si.” Mi viene da rispondere secca ma con un tono malizioso.
“E come posso continuare a mangiare sapendoti così… nuda?”
“Con le posate no?” E alzandomi lo tiro per il braccio, ridendo. “Dai, finiamo la cena.”

Dopo tutta questa euforia mi raggiunge uno strano pensiero, non è chiaro, è un po’ confuso. E’ come se il benessere mi avesse improvvisamente abbandonato per lasciare posto ad un’altra emozione, sgradevole, che non riesco ora a decifrare. Forse si tratta di una percezione, mi sforzo di comprendere cosa l’abbia potuta alimentare. Fortunatamente non è nitida, è soltanto un flash, un’immagine che è già svanita. Ho visualizzato per meno di un secondo un corpo sfregiato dal quale fuoriusciva zampillante del sangue vivo probabilmente ancora caldo.
Allontano immediatamente quei brutti pensieri. Non intendo guastarmi la bella serata.
Abbraccio il mio uomo e varchiamo affiancati e nuovamente la soglia del locale. Sorrido a Teo mentre ci accomodiamo al nostro tavolo.
Tra le persiane socchiuse noto i timidi raggi della luna filtrare da un abete. Stanotte è magicamente piena e regala meglio a noi quassù i suoi mille giochi dorati.

(Black Lady)

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

27 thoughts on “(V.M.) LA BAITA (parte 1)”

  1. Un finale di capitolo davvero inatteso, cosa sarà? Ricordi? Desideri malvagi che sorgono dalla mente? 🙂 Mo’ vado a leggere il secondo capitolo e, immagino, lo scoprirò 😉
    Lasciarsi andare a… chiamiamole effusioni, nel rischio di essere visti, da’ qualcosa di particolare. Una sensazione di trasgressione che si aggiunge al desiderio. Ovviamente è qualcosa che non avrebbe senso se fatta frequentemente, diventerebbe normalità e, dunque, perderebbe molto del suo senso di trasgressione. I “nostri” infatti non sono amanti abituali, e questo li agevola in tale… pratica 🙂
    http://www.wolfghost.com

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  2. Sensualità ed erotismo per una miscela se non romantica, quasi vicina a una idealità in un rapporto a due, consumato fra un non troppo ostentato machismo e una femminilità esuberante, smaniosa di ricevere. Farlo e farlo sapendo di poter esser visti e riconosciuti: è questo il tema centrale che porti avanti in questa prima parte del racconto. Scavalcare le convenzioni, fare sesso e farlo senza la preoccupazione che qualcuno possa giudicare e magari anche godere nel vedere. La trasgressione è questo, e non altro: non c’è difatti nella tua scrittura, almeno per il momento, accenno alcuno a del sadismo.

    Molto intrigante. Complimenti. Leggo ora la seconda parte di questo racconto.

    Beppe

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