(V.M.) LA COPPIA.

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Si sconsiglia la lettura ai minori di anni 18.

Eloise e Michael attesero il sollevamento della sbarra e  svoltarono a destra percorrendo una salita lungo una via alberata. I fari illuminavano saltellanti l’asfalto leggermente danneggiato. Poi, i due, seguirono le dovute segnalazioni costeggiando così, fino quasi alla fine, una lunga costruzione di alcuni piani in cemento grezzo con le finestre chiuse e dalla quale spiccavano in contrasto alcuni portoni rossi.
Parcheggiarono e, scendendo dall’auto, si abbracciarono sorridendosi maliziosi.
“Ecco, la 351!” Annunciò fiero Michael, appoggiando davanti al lettore il suo tesserino magnetico e, nel mentre, l’uscio si aprì con un secco “clack”.

Le luci si accesero soffuse, calde. Il locale abbastanza ampio accoglieva un letto con lenzuola rosse e sul cui comodino si consumava lentamente un incenso.
Il soffitto della stanza ed ogni parete erano interamente ricoperte da specchi. Al lato opposto rispetto all’entrata uno spesso e lungo tendone purpureo nascondeva una porta-finestra che dava probabilmente sul retro . Una porta scorrevole in acciaio, incorniciata da led brillanti, è stata lasciata semi-aperta lasciando intravedere la vasca idromassaggio.
Michael vi si infilò richiudendola davanti a sé.
Dopo essersi guardata in giro Eloise si lasciò ricadere soddisfatta quasi al centro del letto. Estrasse una spalla dopo l’altra dallo stretto vestito fuxia per poi lasciarlo scivolare oltre i suoi glutei chiari e sodi fino a liberarsene dai piedi.
Indossava ancora scarpe nere tacco 12, un perizoma essenziale in pizzo nero ed era cosparsa da abbondante profumo francese di prima scelta.
Ammirando il suo corpo seminudo attraverso gli specchi, da ogni angolazione possibile, si percepì pienamente soddisfatta di sé. Si carezzò quindi i seni, sollevandoli e spingendoli con le mani all’insù, verso la bocca. Assecondò il desiderio di leccarsi i capezzoli, lentamente, alternandoli ed emettendo gemiti timidi e pacati, ben attenta nel non farsi udire da Michael.
Cominciò presto a accarezzarsi anche più in basso, scostandosi di tanto in tanto l’elastico del perizoma che risultava tirato come una fionda che sta per scagliare un sasso.
Eloise quasi sobbalzò udendo un rumorino provenire da un angolo del locale ed intravide la sagoma di Michael.
Si preparò ad accoglierlo a gambe divaricate. Il cordino nero tagliava il suo sesso a metà rendendolo simile ad un’albicocca che, parzialmente aperta, ne mostrava un po’ il nocciolo scuro e la polpa succosa.
Michael seguì ovviamente d’istinto quel richiamo. La raggiunse prontamente, già nudo, a spada sguainata e vibrante, osservandola dal basso all’alto senza distogliere mai lo sguardo. Si inginocchiò sul letto accanto a lei e allargandole le braccia, si impadronì dei ogni angolo del suo corpo e delle sue grandi tette, cercando di domarle e costringerle tra le sue mani che risultavano troppo piccole per tanta abbondanza. Ci affondò poi dentro la faccia, scomparendo tra esse cominciando a leccarne il solco per poi salire a disegnare dei cerchi attorno ai capezzoli. Infine non esitò a morsicarli con delicatezza, succhiandoli e di tanto in tanto pizzicandoli con due dita.
Imbrogliò la mutandina nera tra i denti sfilandola lentamente e poi, sdraiandosi sopra di lei sussurrò: “ Non mi fermerò fino a quando non sarà gonfia tanto da farti male!”

Eloise si lasciò andare a braccia aperte sotto peso del suo uomo che infilò il suo bel serpente in quella tana calda, umida e discretamente stretta, lentamente, quasi scivolandoci dentro. Fu subito castigata da alcuni colpi secchi che la fecero grugnire. Michael alternava le spinte con un ritmo sincopato e lento, trattenendo il suo istinto animale che l’avrebbe voluta prendere come una bestia, a colpi profondi e veloci. Desiderava darle piacere, possederla, pilotarla il più a lungo possibile in modo che quell’unione di corpi potesse risultare una piacevole sofferenza tra continue tormentate attese e agognati compensi.
Di tanto in tanto estraeva l’aggeggio, ritraendolo e offrendolo a Eloise che, in stato semi-confusionale avida lo stringeva tra le mani, scuotendolo e tentando continuamente di riportarlo dentro di sé, senza fortuna. Fremeva per averlo, si sedeva e si chinava per leccarlo mentre Michael sorrideva in ginocchio davanti a lei: lui dettava le regole del gioco.
Quando riteneva fosse giunto il momento opportuno, Michael si sdraiava di nuovo per donarle un contentino ma non lo spingeva più a fondo ma ne infilava soltanto la cima, una piccola parte.
Eloise così si agitava sotto di lui, ancheggiando, dibattendosi per quanto le fosse possibile.
“Dammelo, dammelo tutto!” Lo implorò.
“Davvero lo vuoi tutto? Allora supplicami!”
Eloise rantolò ansimando: “ti prego!”
“Non è abbastanza, non mi hai convinto!”
“Michael dammelo!”
“Non così Eloise, da brava!”
“Ti prego, ti scongiuro, per favore dammelo tutto, tutto quanto!”
“Padrone! Eloise, devo sentire che mi chiami mio padrone!”
“Mio padrone, per favore, dammelo tutto!” Lo accontentò con la voce spezzata.
Solo allora Michael lo infilò fin dove poté, rendendo felice la sua donna che gemeva come una forsennata sotto i colpi potenti di quell’atto tanto appagante e al limite del violento.
Continuarono tra gemiti continui. Il grande seno di Eloise sobbalzava pieno.
Poi rotolarono sul letto, sul fianco. Eloise desiderava cavalcarlo ma Michael non la accontentò. La rivoltò con forza a pancia in giù e la penetrò da dietro senza dimenticare di tenere due dita sul punto dell’incontro mentre lei trasaliva sentendolo giungere duro fin nello stomaco.
Ogni luce si spense improvvisamente ma i due proseguirono a copulare ormai all’apice del piacere.

“Non so perché lo faccio. Non è la prima volta.Non devo far altro che pigiare l’interruttore che è proprio accanto a quel grande tendone color porpora, per spegnere la luce simulando una mancanza di corrente. Non se ne accorge mai nessuno.
E così è successo ancora, mi sono solo nascosta e poi sono sgattaiolata via, silenziosa nel buio, stando bene attenta a non far rumore nell’aprire la porta. Non c’è poi tanto di male no? Adoro solo guardare. Poi, a quell’ora, le luci del corridoio esterno che conduce alle camere sono sempre spente, è facile!
E per tutto il tragitto a piedi verso casa mia, per le vie semideserte, in quella notte, non ho fatto altro che masturbarmi ripensando a quei due, a quel grosso pene e a quelle grandi tette.
Mi sono coricata bagnata e soddisfatta.
Ogni tanto sa essere piacevole anche il mio turno serale di pulizia delle stanze del Motel Piccadilly!”

The end.
(Black Lady)

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

22 thoughts on “(V.M.) LA COPPIA.”

  1. La donna che guarda, si potrebbe dire. Anteporre il piacere di vedere altri fare sesso piuttosto che cimentarsi in prima persona. Posto che la si possa definire tale (e ho i miei dubbi) è comunque una depravazione diffusa. Forse perché non è Bella? Non credo che ciò importi, meglio l’alone di mistero e il finale avvolto nell’ombra.
    Notevole, Black Lady!

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  2. Potrebbe anche darsi che le cameriere dei motel ne vedano e ne sentano di tutti i colori. Beate loro? direi di no.
    Credo sia la prima volta che lo leggo definito “aggeggio”. Ho sorriso, in un certo senso lato lo è 🙂
    Ciao Lady, buona domenica.

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    1. Dai… sai che questo pezzo nella mia rilettura, tutto sommato, ha fatto sorridere anche me?
      Mica a posto io.
      Sull’aggeggio… beh… mi è venuta così ma alla fine, mica si muove no?
      ☺☺☺☺
      Oh mammaaaaaa
      Meglio ” u Babà”.
      La prossima!😊😊😊😊😂😂😂😂

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  3. Un erotismo delicato nella sua apparente violenza carnale, violenza carnale voluta e desiderata da Eloise. E’ bello notare quante differenze ci sono fra una donna che scrive di sesso e un uomo. Certo è che sei ben distante da Henry Miller o dal più crudo e sboccato Bukowski (sboccato ma con una anima). La tua scrittura è molto più vicina a quella di Anais Nin, al quel suo “delta di Venere”. Peraltro Anais Nin e Henry Miller erano in buoni rapporti, letterari però. Non so se sai la storia su come sono nati i racconti di Anais Nin, ma in ogni caso è questo poi solo un dettaglio che, se sei curiosa, potrai scoprire da te, cara Nadia.

    Chapeau, Lady Nadia.

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    1. Bene, io mi ritengo soddisfattissima! Ecco, sebbene adori Buk, non potrei mai simulare la sua scrittura, la leggo, mi incuriosisce ma non mi appartiene. Come avevo scritto nella premessa lo spazio di azione di questi racconti resta entro i limiti della Nin e non oltre.
      Felice del tuo commento Beppe. Ciao!

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