(V.M.) LA FESTA IN MASCHERA (parte 1)

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Si sconsiglia la lettura ai minori di anni 18.

I miei passi risultano attutiti da un tappeto grigio sul quale, qua e là, è visibile qualche granello di terriccio e di polvere e i tacchi a spillo delle mie scarpe vi sprofondano inclinandosi leggermente. Devo cercare di mantenere un passo fermo per non sembrare ridicola, le mie gambe tremano. Estraggo la maschera veneziana dalla borsetta che mi sfugge dalle mani, ondeggia e cade a terra ma senza fare alcun rumore. La raccolgo chinandomi, sento il vestito corto e aderente di pelle stringere e comprimermi sulle natiche mentre la mia mano insicura effettua un vano tentativo di presa che si conclude a vuoto. Riprovo con successo, la afferro e la indosso.
Sono emozionata. Da tempo aspettavo ansiosa di partecipare a questa festa esclusiva alla quale nessuno, prima d’ora, mi aveva mai invitata.
Ora che sono qui, fremo dalla curiosità.
Continuo con la mia migliore andatura e ancheggiando. Percorro lo stretto corridoio tutto nella penombra che oltre un portone a vetri in mosaico totalmente spalancato, si apre in un ampio salone. Odo dei gemiti sempre più vicini e una strana musica in sottofondo. Le strette fessure agli occhi della mascherina mi permettono di osservarmi attorno soltanto voltando un poco anche la testa quindi mi soffermo qualche istante non appena varcata la soglia.

Il locale è scarsamente illuminato da un enorme lampadario di cristallo che troneggia al centro del salone e dal quale proviene una luce fioca calda e diffusa.
Le mie ciglia si imbrigliano nella mascherina ad ogni battito di palpebre.
Alla mia sinistra sono disposti dei divanetti di alcantara neri in parte già occupati esclusivamente da persone mascherate e con abbigliamenti succinti. Una donna con una parrucca bionda e una gonna rossa in raso rimboccata alla vita siede in grembo a un uomo magro tenendo le gambe aperte e le ginocchia ripiegate e i piedi sul divano. Ha tolto le decolleté che giacciono sul pavimento. Lui ha il pantalone slacciato che così aperto, ricade floscio ripiegato ai lati del suo bacino. Anche la sua biancheria intima è abbassata e una grossa verga appare ad intermittenza tra le gambe di lei mentre questa si impegna nel scivolargli addosso in ogni modo, gemendo continuamente.
Un paio di ragazzi siedono al loro fianco, li osservano, su di giri, divertiti. Uno di loro allunga una mano carezzando il posteriore della donna che, teso e sodo, si agita in movimenti lascivi. L’altra persona che le sorride sotto una maschera arancione, le abbassa la scollatura e le tasta vogliosa il seno. Smette e si solleva in piedi accanto a lei. Si slaccia la patta estraendone il suo pene che, duro, finisce tra le labbra della donna che mugugnante lo accoglie dentro di sé esattamente come quello dell’uomo sotto la sua seduta. Altri due circondano il gruppetto, mi impediscono di vedere cosa succede e mi irrito un po’. La mia salivazione si fa abbondante, desidererei essere io al centro di tutte quelle attenzioni.
Intravedo dalle fessure lasciate libere solo sporadicamente da quelle sagome ravvicinate il volto compiaciuto di quella donna che gode visibilmente e ormai totalmente in balia di tutte quelle mani e di quei lussuriosi aggeggi fuori e dentro di lei.
Più in là noto un’altra bellissima ragazza, forse più giovane. I capelli neri e ricci sembrano naturali. Non riesco a vedere il colore dei suoi occhi sotto la sua maschera, la raggiunge poca luce. Siede con le gambe divaricate e con una mano si tocca delicatamente mostrando a tutti il suo sesso morbido e aperto. Non indossa le mutandine. Un paio di ragazzotti ridono tra loro, le si avvicinano. Uno di essi allunga una mano e le lascia scorrere una sfuggevole carezza proprio là. L’amico lo spinge un po’, senza rabbia, soltanto con ironia e lo allontana dalla preda poi le si inginocchia davanti. Riesco a vederli bene, fortunatamente osservo da un’angolatura perfetta.
Ecco che comincia a leccarla come fosse un gelato. Le grandi labbra non nascondono umide i loro fremiti. Lui agita la lingua avvicinandosi e allontanandosi lentamente. E’ molto esperto e riesce a trovare ogni volta il punto preciso a giudicare dagli spasmi troppo frequenti delle gambe della donna e dal suo modo di lasciarsi andare completamente all’indietro sullo schienale con gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta in uno stato di trance. Geme sommessamente. E’ quasi in un lamento continuo, logorante, laconico. Soffro anch’io.

Un cameriere mi sfila accanto, indossa soltanto un perizoma nero, mi porge un vassoio lucido e argentato, probabilmente antico, dal quale prelevo un calice di champagne. Lo sorseggio avida per placare la sete.
Delle donne danzano maliziose e seminude in centro alla stanza attorno all’enorme tavolo scuro in legno massiccio posto esattamente sotto il grande lampadario. La loro sembra una danza tribale.
Tutti toccano tutti, tutti baciano tutti, tutti scopano tutti.
Appoggiate o sdraiate sul tavolo conto almeno 8 coppie. Copulano in tutte le posizioni, proni, supini, in piedi e in ginocchio.
Noto con piacere una donna che seduta proprio all’orlo di esso sta godendo incredibilmente mentre viene posseduta ripetutamente dal suo casuale compagno, a me di spalle. Mentre lui la prende lentamente ma fino in fondo, lei sorregge i grossi seni che vibrano troppo e vistosamente. Ogni tanto lui si china su di lei per darle un bacio, poi la sua testa sparisce quasi completamente tra quelle tette. E’ evidente che lei non sappia più cosa fare per sentirlo meglio e tutto. Finisce per sdraiarsi su quel tavolo duro, le sue gambe sono così tese ed aperte da sembrare un ramo di quercia.
Lui ora accelera il ritmo dei suoi colpi che diventa quasi frenetico e leggermente violento.
Nella sala risuona una musica lenta, ora quasi stridente, ora più ritmata ma sempre modulare, ripetitiva. Credo che sia una musica New Age che risulta l’ideale sottofondo per questo genere di attività.
Un profumo particolare simile all’incenso circola nell’aria, pare inebriare, probabilmente si tratta di una sostanza eccitante.
Io fremo impaziente. Dovrei lasciarmi andare, raggiungere il centro del locale, gli altri ospiti e divertirmi un po’.
Noto anche degli spessi tendoni blu che oscillano davanti a dei probabili finestroni rigorosamente chiusi. Questa villa conserva un fascino particolare, sebbene sia stata costruita nei primi anni del 1600 è stata continuamente e completamente ristrutturata, sempre con sapienza e con rispetto mantenendone così preservata ed intatta ogni sua architettura.
I muri offrono quasi integralmente dipinti tenui, non ne riconosco l’opera particolare di alcun pittore noto, piuttosto soltanto uno stile simile e paragonabile a quello di Michelangelo.

Mentre mi sto osservando ancora intorno, sobbalzo percependo due mani forti cingermi prepotenti la vita, da dietro. Il piacere mi assale.
Aspetto a voltarmi qualche istante, tanto comunque non avrebbe importanza, ora come ora vorrei soltanto essere presa, non importa come e da chi.
Esse scendono scivolandomi pesanti sulle anche fino a cercare l’orlo del mio vestitino. Lo trovano e lo sollevano con decisione e con una certa fatica dato che questo risulta così aderente da poter sembrare una seconda pelle. Ora il mio sedere è libero. Vengo avvolta da un brivido fresco percependo addirittura un movimento dell’aria sulle mie natiche che fino ad ora erano rimaste tiepide e coperte. Quelle mani altrettanto fresche afferrano le mie chiappe, massaggiandole e carezzandole, avvicinandole e allontanandole, e infine allargandole. Le sento con gioia scivolare anche sotto e più in avanti, scorrere colte sul fine perizoma nero che ho indossato per l’occasione. Cercano anche altro, di più. Una volta allargato quell’elastico sottile che, fino a poco fa, mi premeva sul sesso voglioso e pulsante, accolgo gioiosa un paio di dita che si fanno largo dentro di me, robuste, golose, piacevoli, agitate.
Sono così eccitata che mi bastano già.

Ora è giunto il momento di osservare il mio agognato benefattore. Mi sento curiosa.
Mi auguro di poter trovare un bel viso ed un fisico di mio gradimento.
Sotto una maschera nera simile a quella di Pulcinella che gli ricopre addirittura il naso, noto delle ciglia folte e castane. Un mezzo sorriso distorto dal piacere è stampato sul suo volto e anche l’aspetto generale è fortunatamente di mio gradimento.
“Ho scelto te come mia schiava!” Mi bisbiglia all’orecchio con una voce grave e seria, poi prosegue:” voglio farti dappertutto fino allo stremo delle mie forze, dovrai consacrarti a me fino a perdere la tua coscienza se fosse necessario!”
Io sento un mancamento. Sono già sua ma non credo di farcela a giungere fino in fondo con queste premesse! In me si accende un desiderio devastante e turbolento.
Ora ho voglia di baciarlo. Mi volto e mi stringo a lui, un ulteriore profumo leggero di essenza di muschio pervade le mie narici ed il mio seno desidera premergli addosso. Le nostre lingue istintivamente si incontrano voraci, anche sospese.
Anche lui ha probabilmente bevuto dello champagne perché non percepisco alcun sapore particolare, tutt’al più un delicato e piacevole retrogusto dolce.
Lui mi lascia comandare e fare per qualche minuto. Sento le sue mani correre su e giù per il mio corpo asciutto ma delirante.
Poi cambia idea. Mi afferra deciso la testa, tra le sue mani. Un po’ forte tanto da non far caso all’elastico della mia maschera. La devo aggiustare per evitare che mi scivoli giù per il viso, sul collo. E’ molto importante per tutti noi mantenere la giusta riservatezza e, nel contempo, questo rende il tutto ancora più eccitante.
Comunque offrire tutto il proprio sesso a perfetti sconosciuti è qualcosa che gratifica, che fa comprendere appieno il valore della generosità in ogni sua forma o, almeno, io la penso così.
Mi spinge impaziente la testa verso il basso. Capisco immediatamente cosa desidera e cerco con tutta la mia voglia di renderlo felice.
Mi inginocchio davanti a lui percependomi addosso diversi sguardi di altri ospiti. Mi mangiano con gli occhi. Sebbene sia abbastanza gracile e sottile conservo delle buone forme e il mio sedere è tondo e pieno e rimasto scoperto mentre stringo forte quel gelato tra le mani. Socchiudo gli occhi e ondeggio con il busto mentre la mia testa e la mia lingua si agitano su e giù.

Credo di essere uno spettacolo perfetto. Cerco di offrire il meglio che posso e tutti i giochini che conosco.
Lui sta immobile per un po’, mi pare di intravedere degli occhi nocciola socchiudersi dietro la mascherina. Si accorge del mio curioso interesse e mi afferra affettuosamente per i capelli, rialzandomi e pretendendo che lo segua.
Mi diverto ad assecondarlo anche se non mi sono chiare le sue intenzioni.
Sono ormai bagnata ed eccitata, lo voglio e, a questo punto mi sta bene qualunque cosa. Mi sento disposta a giocare ilvtutto per tutto e ad accettare un qualsiasi trattamento ai fini del godimento puro. E’ tanto che aspettavo questa occasione, questa serata di svago dove ogni limite etico e personale viene messo alla prova, timidezza, coraggio, senso del pudore.
Rialzandomi sussurro: “Fammi tutto ciò che vuoi, accetto di essere la tua schiava!”
Noto dipingersi istantaneamente sul suo volto una smorfia di puro compiacimento, forse anche di gratitudine.
Si aggiusta i pantaloni e con una mano li stringe sul pene, li tiene sollevati quel tanto che gli occorre per camminare liberamente; con l’altra mano afferra una grossa candela cilindrica, spenta, strappandola con un gesto secco dalla base di un candelabro in ottone ove era poggiata, nell’angolo di un tavolino tondo accanto ai divanetti.
Si volta poi verso una coppia che si è appena avvicinata a noi, stavolta a voce alta enuncia:” desiderate divertirvi? Allora seguiteci!”

(… continua)
Black Lady.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

36 thoughts on “(V.M.) LA FESTA IN MASCHERA (parte 1)”

    1. Effettivamente parlandone con Alessandra lo presentai come una specie di “Eyes Wide Shut” e non posso negare che qualcosa c’è. Quel film e soprattutto quella parte mi avevano scossa al punto che, anni fa, mi nacque questa “ambientazione” ovviamente, spero si legga, con qualcosa che la personalizza con la mia fantasia. Ma spero di discostarmi molto dal film nella seconda parte. Ti ringrazio e ti saluto! Allora a presto!

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    1. A mio avviso, cara Cri, nel racconto c’è un istinto primordiale, perfino animalesco se vuoi, di passare al momento – più o meno fatale -, del “darsi” da una parte e del “prendere” dall’altra. L’anonimato, il segreto sulla propria e l’altrui identità proclamano ancora una volta tale istintività. I convenevoli, pur rispettando la tua opinione, a quel punto sono assolutamente superflui. 😊

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  1. mamma mia, roba da far girare la testa! Questo si chiama accumulo di immagini, efficace tecnica descrittiva e tu l’hai resa benissimo.
    (ecco, vedi? finisco sempre per far la maestra, uff!)
    vado a leggere il resto

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