(V.M.) LA DONNA SPECIALE.

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Si sconsiglia la lettura ai minori di anni 18.

Ogni volta mi sorprendo nel desiderarla. E’ un’attrazione fatale quella che mi spinge a telefonarle, a supplicare di trovare un po’ di tempo da trascorrere con me.
A volte mi chiedo se può essere soltanto per sesso.

Nel corso della mia vita sono stato con diverse donne ma le ho soltanto scopate. Alcune le ho prese in un motel, altre dove capitava: in un ristorante, in auto, ai bagni pubblici, in ascensore, sulla riva del mare, su una panchina del parco in inverno, tuttavia non ho mai sentito il bisogno di rivederle una seconda volta, di scoparci di nuovo.

Con Valeria è diverso.
Le ho telefonato ancora, poco fa. La aspetterò come ogni venerdì di fronte all’uscita secondaria del cinema Pax.
Lei mi raggiungerà alle 21. Soltanto dopo aver osservato originarsi dalle nostre bocche nuvolette di condensa a causa del freddo e per qualche parola di troppo, ci rifugeremo nel nostro bar che a quell’ora è poco frequentato per consumare sorseggiando quel vino discreto e dal gradevole retrogusto speziato.
Seduti affiancati e vicini a quel tavolo tondo, sghembo ed adornato da due fiori secchi ed intirizziti appoggiati dentro un vasetto di terracotta, lei a bassa voce mi chiederà di condurla a casa mia.
Con il palmo della mano le serrerò la bocca. Infilerò furtivo l’altra bene sotto la sua gonna. Carezzerò il bordo in pizzo delle sue autoreggenti giungendo presto alla mutandina ancora più tiepida e leggermente inumidita dalle sue troppe voglie e dai suoi sconci pensieri.
La percepirò ruvida e morbida allo stesso tempo. Le mie dita cercheranno di scostare quell’inutile tessuto, quanto basta per poter affondare nella sua tana esattamente come farebbe una lucertola sorpresa da un bambino mentre è immobile, al sole.

Lei si allargherà e si preparerà ad accogliere quel poco di me che, su due piedi, riuscirò ad offrirle.
Si lascerà andare un pochino all’indietro appoggiandosi allo schienale della sedia, dischiudendo lievemente la bocca e socchiudendo gli occhi in un tremore. Divaricherà le gambe ma senza esagerare. I muscoli delle sue cosce si contrarranno rigidi, i tacchi alti delle sue scarpe saranno ancorati a terra orizzontalmente graffiandosi mentre le punte si rivolgeranno all’alto, supplicanti e quasi in preghiera.
Infilerò un dito, poi l’altro. Poi la stapperò come una bottiglia annusando il profumo del suo vino, inebriante, eccitante. Prima di penetrarla ancora compirò dei passaggi marcati e circolari attorno al suo clitoride, poi, soltanto con un polpastrello, lo scuoterò velocemente e con forza su e giù, a sinistra e a destra. Proseguirò massaggiandone tutta la parte, di tanto in tanto, con la mia mano leggermente callosa e ruvida.
Lei sarà mia, pretenderà qualcosa di più grosso rispetto ad un paio di dita.

Allora mi osserverò intorno con aria distinta e circospetta, fingerò di controllare che nella saletta non sia entrato nessuno.
Slacciandole un bottoncino le allargherò la scollatura, guardandoci dentro. Osserverei il suo seno costretto in un sottile reggiseno a balconcino che non riuscirà più a coprire per intero i capezzoli che si saranno induriti e spingeranno oltre il tessuto della sua camicetta leggera, verso di me.
Lei reclinerà la testa da un lato. Io di istinto le bacerò avido il collo annaspando nel suo profumo di fiori e di incensi.
Con le sue labbra cercherà le mie. La trafiggerò di nuovo, col mio dito. Quel suo sussulto lo vorrò percepire ora da vicino, nel suo respiro. Le sue labbra dovranno aprirsi insieme al suo corpo e dovrà supplicarmi con un sibilo: “scopami ti prego!”
E lo dirà.
Lo dirà e ci alzeremo. La sua fica palpiterà mentre indosserà il suo cappotto.
Il mio giaccone celerà il mio pene gonfio e impaziente che bramerà essere accolto in antri stretti e dolci, caldi e bagnati.
Risaliremo in macchina, pochi chilometri ci separeranno dal piacere e, mentre la guiderò, lei afferrerà un secondo cambio trovandolo ancora eretto sotto i miei pantaloni. Lo stringerà un po’ nella sua mano ferma.
Poi si sfilerà le mutandine, sorridendo. Le sventolerà davanti al suo viso e poi le appoggerà sul parabrezza.
Io sarò distratto dal suo sesso perfettamente depilato.
Finalmente giungeremo a casa mia, cammineremo veloce fino all’uscio e baciandoci la scaraventerò subito a terra, sul pavimento.
La prenderò come un animale in calore. L’esperienza mi ha reso resistente, capirò quando ritrarmi e quando martellarla, dovrò durare a lungo, lei dovrà sentirla bruciare come carne viva, dovrà supplicarmi di smettere, di venire.
Libererò il mio uccello che fremerà bastonando agitato l’aria fino a che verrà imprigionato.
Lei giacerà stesa sul pavimento, la gonna alzata alla vita, le gambe aperte. Lancerò un’occhiatina al suo bel monte di venere e mi sdraierò su di lei senza pietà alcuna, penetrandola e trafiggendola con il mio grosso membro duro. Il sangue pomperà al ritmo del mio bacino.
“Ti piace eh! Ora ti scopo. Dimmi cosa vuoi! Dove lo vuoi?”
“Ti prego dammelo!” Mugugnerà lei mentre si volterà a quattro zampe mostrandomi il suo posteriore dondolante che supplicherà di essere caricato così malamente avvolto da quella gonnellina ballonzolante che sventolerà la resa ad ogni mio colpo.
La cingerò con le mie braccia forti, sollevandola la accompagnerò sul mio letto dove la prenderò da dietro, senza riserve, senza tregua affondandola fino alla fine del muscolo, fino ad aderirle completamente alle natiche.
Lei griderà di piacere, gemerà sotto al mio acciaio. La afferrerò per i seni strappandole la camicetta e svincolandoli dal reggiseno. La volterò e la leccherò ovunque, assaggiandone i sapori ed i profumi, giù per il collo per l’incavo delle sue tette, dalla pancia all’ombelico e, mentre con le mani terrò schiuso il nostro universo e la mia lingua le scivolerà dentro sbattendo contro le sue pareti, le mostrerò le stelle. E quando la lingua sarà di nuovo fuori la sorprenderò salendo fino in cima al monte, e leccherò come un cane assetato la sua scodella, lucidandola.
Poi di nuovo la possiederò da sopra aspettando che sia lei a rivoltarmi con desiderio per afferrare il mio lungo dolcetto, assaporandolo, risucchiandolo dentro la sua bocca, per poi spingerlo avida dentro di sé. Solo allora comincerà a cavalcarmi, libera e furiosa come un’amazzone. Ondeggerà, si inclinerà, darà colpi secchi e duri.
Io farò leva con le addominali e il mio viso si perderà tra le sue tette. Morsicando i suoi bottoni rosei e risucchiandoli la graffierò con la barba rada del mio pizzetto.
Osserverò la sua pelle candida arrossarsi per un momento e le regalerò poi sollievo cospargendola di baci delicati.
E continueremo fino a che il mio vulcano esploderà in un’eruzione incontrollata e ci abbracceremo in uno spasmo reciproco, bollenti e felicemente appagati.
La stringerò a me, sarò padrone per qualche istante ancora del suo corpo esile e sfinito, abbandonato al mio, lucido, sudato e finalmente svuotato.
Lei premerà la sua fica alle mie gambe, mi gusterò quel pulsare degli ultimi suoi spasmi delicati. Li accompagnerò con tenere carezze lungo i suoi  capelli.

Il portone del cinema si apre lasciandone fuoriuscire una luce soffusa soltanto per qualche istante. Finalmente compare la sagoma di una donna abbastanza alta, elegante e minuta. Indossa una gonna corta ed un cappottino grigio sul quale si riversa una cascata di capelli piacevolmente mossi e castani.
La sua ombra, generata da un lampione che si staglia poco più in là, sfiora incurante la sedia a rotelle di Marco. Avanzando di qualche passo questa si avvinghia presto ad un’altra, creando sull’asfalto un disegno simile ad una specie di creatura mitologica e mostruosa a due teste.

Si ode il secco “clack” di un ombrello automatico. La coppia ben presto scompare voltando l’angolo sotto una fitta pioggerellina di novembre.
Marco percepisce le ciglia bagnate, strizza un paio di volte gli occhi. Si passa una mano per asciugare un po’ i capelli e poi pigia un bottoncino su una specie di telecomando.
La sua sedia a rotelle, ronzando un po’, si inoltra nel viale confondendosi ben presto con il buio e il via vai della sua città.

Se soltanto quell’incidente non fosse accaduto… Stanotte sarebbe stata certamente sua.
Nemmeno domani avrebbe potuto rinunciare a quell’appuntamento. Per nulla al mondo.

(The end).
Black Lady

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

31 thoughts on “(V.M.) LA DONNA SPECIALE.”

    1. Si, ho fatto una scelta riguardo a questo finale. E’ il “colpo nello stomaco” che spero renda “differenti” questi miei “erotici” da altri…
      E perchè nella vita, non tutto va sempre a finire bene e non tutti sono fortunati.
      E’ così, e chi lo è deve essere grato e dare una mano, se può.
      Sebbene queste storie siano black, il mio intento è di lasciare sempre una piccola morale tra le righe. Chissà…
      Ti ringrazio. Ciao.

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