IL RAGNO (FAVOLA PER CAFFE’ LETTERARIO 23/10/16).

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Una farfallina volava sbarazzina nel campo per provare planate e spirali. Cercava dei fiori belli di cui nutrirsi, raggi di sole per intiepidire il suo delicato corpicino e acqua limpida per poter abbeverarsi, sebbene da tempo fosse un po’ annoiata della “solita vita”.
Un brutto giorno di primavera, dopo esser rimasta per quasi due settimane nascosta sotto una grondaia a causa delle continue tempeste, finì nella tela di un grosso ragno. Benché fosse preoccupata, venne contemporaneamente travolta da un’ adrenalinica ondata di eccitazione.
“Finalmente un gioco diverso, una giornata all’insegna dell’avventura! Sono adulta, so volare bene, sicuramente riuscirò a farla franca e proverò qualche forte emozione”.

Ma le ore trascorsero una dopo l’altra e per quanto si dimenasse o tentasse di liberarsi, le sue aline delicate e quasi trasparenti non ne vollero sapere di distaccarsi da quelle corde così ben tirate, viscide e appiccicose.
Le provò davvero tutte ma ogni impresa fu vana. Quando soggiunse il crepuscolo e le sue forze furono del tutto esaurite, cominciò ad impaurirsi comprendendo il suo triste destino.
Quanto le sarebbe mancata la “solita vita”, i suoi voli liberi e i sapori dei suoi fiori e frutti preferiti! E pensare che avrebbe giurato a chiunque di essere stanca dei suoi soliti giri.

La tela cominciò a vibrare.
La farfallina cominciò a piangere.
” Ora arriverà il proprietario di questa trappola e mi mangerà piano piano. E io morirò! Che brutta fine per una graziosa e curiosa farfalla…”
La ragnatela traballò davvero forte.
La farfallina gridò con tutta la sua voce:” ragno non farmi del male, ti prego! Ti prometto che sarò per sempre tua amica e ti condurrò qui qualche moscerino, di tanto in tanto, affinché la tua panciona possa esser riempita ma… ti prego, rendimi salva la vita!”
E dall’altra parte sopraggiunse un vocione a dir poco mostruoso:” Hai detto ragno? Ma io non sono un ragno!”
“E chi sei dunque? Da qui non riesco a vederti!”
” Sono un altro prigioniero, proprio come te.”
” E dov’è il padrone di casa? Dove si nasconde? Dove è andato? Quanto impiegherà per tornare e divorarci?”
” E lo chiedi a me? Sei proprio una piccola e stupida farfallina! Cosa vuoi che ne sappia io!”
I due pensarono bene di chiacchierare un po’, per “ammazzare” la snervante attesa.
” Che tipo di animale sei?”
” Non credo che tu conosca la mia specie. Sono molto raro, esotico direi!”
“E come mai ti aggiri da queste parti?”
” Sono scappato. Ero rinchiuso in un grande zoo, nella teca più prestigiosa, più osservata, più lucidata e più visitata di tutto il parco.”
“Veramente?”
“Certo!”
“Ma ancora non mi hai detto il tuo nome… insomma… di che razza sei?”
“Da più vicino riuscirai ad osservarmi, ce la fai a spingerti un po’ verso di me, piccola farfallina? Così ci daremo la mano e forse, insieme, riusciremo a scappare da qui o, al peggio, ci sosterremo e ci faremo forza a vicenda attendendo che quel ragnaccio arrivi. Potremmo studiare un piano, un piano per sconfiggerlo, cosa ne dici? …Ma io non riesco a tendermi così tanto da raggiungerti, sono ben imbrogliato in questo groviglio di fili. Anche tu devi collaborare. Su, da brava, usa le tue zampe ed insieme tenta di dare un forte battito d’ali! Cerca di avvicinarti, qui! Dai provaci!”
La farfalla si impegnò molto, con tutta sé stessa. Si concentrò e, con tutta l’energia che le rimaneva, puntò ben salde le sue zampette ad un filo della ragnatela. Utilizzando il suo peso tentò di dondolare tutto il corpicino a sinistra e poi a destra. Quando le sembrò di aver ottenuto la giusta oscillazione, a tempo e in perfetta sincronia, diede una bella sbattuta alle sue alette che, sebbene rimasero appiccicate a quel groviglio di fili , la aiutarono, con quel colpetto, a raggiungere il suo compagno di sventura.
Tentò quindi di porgergli l’unica zampetta, quella anteriore, che era rimasta fortunatamente libera.
Percepì una stretta fortissima e del dolore.
Una risata infernale echeggiò per tutto il campo.
“Ah ah ah! Ciao! Ora mi vedi? Sono due giorni che aspetto di mangiare qualcosa. Ho una fame da lupi!”
E la mantide afferrò la farfalla tra le sue possenti pinze anteriori staccandole la testa con un morso e poi mangiucchiò piano piano tutto il resto.

Il ragno, che aveva costruito due ragnatele vicine tra loro, vi faceva la spola. Da qualche giorno, era rimasto impegnato di là a succhiare una bella carcassa di moscone.
Non immaginava minimamente che una preda si fosse annidata anche dall’altra parte.
Quando lanciò un bel filo nuovo, per collegare meglio le due tele, percepì una forte vibrazione.
Esultò e si gongolò pregustandosi un altro bel pranzetto, avido e goloso, si precipitò giù per il filo pronto ad imbozzolare il nuovo malcapitato.
Ma appena giunse nelle sue vicinanze si sentì afferrare da una morsa, non ebbe scampo. Fece appena in tempo ad udire un vocione sogghignare ed esclamare, tuonando: ” Chi la fa l’aspetti, superbo amico mio!”

La mantide lo fracassò in un secondo con un secco “crak” poi agitò ampiamente le sue zampe; districandosi con facilità dalla ragnatela se ne andò divertita, giù per il tronco del cespuglio, tra fili argentati cullati dal vento e ciò che restava del suo lauto pasto.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

32 thoughts on “IL RAGNO (FAVOLA PER CAFFE’ LETTERARIO 23/10/16).”

  1. Questa storia della mantide mi inquieta non poco…il ragno che tesse la sua tela sornione sa tanto di maschietto borioso e sicuro di sé e la mantide…sappiamo! concordo con ale sei bravissimi, ma…brrrrrrrr 😀

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      1. Che mondo. Forse gli uomini non sono poi così lontani dalla natura – la vera natura, quella spietata e crudele- come si pensa, anzi forse i problemi nascono proprio dalla loro parte più “naturale”…

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                1. Eva è tornata nel suo mondo ma non ha voglia di passare il tempo come ha fatto fin’ora. Ahahaha. Occhio che è un’esclusiva, non dirlo a nessuno eh!!! E poi c’è Janet… è uscita dall’inseminazione!
                  Grazieeeee manca poco!

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  2. Uhm! una mantide? Mangiatrice di maschietti e femminucce. E così si fa un bel pasto dopo essersi divertita e trastullata con loro. Graziosa e impertinente. La curiosità non paga, vero farfallina. La sicumera nemmeno, vero ragno?
    Veramente brava.

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    1. La mantide si aggira cercando un pranzetto succulento. Con furbizia e pazienza prepara la trappola sfruttando le altrui capacità. Poi, in quell’attesa si crogiola, subdola e bugiarda, approfittando delle debolezze o viceversa, della troppa sicurezza.
      Si mostra con tutta la sua malvagia forza, senza scrupoli ed egoista e stacca le teste divorando chiunque le capiti a tiro.
      Meglio fare attenzione, il mondo è zeppo di mantidi affamate. Non trovi?
      E pensare che a me bastano i ragni per farmi paura!!!
      Cia Caro Newwhite! Grazie per l’attenzione.

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