WELCOME TRISHA!

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 Trisha si rivestì, attenta a non far rumore. Si defilò quatta quatta dalla camera da letto lanciando un’ultima occhiata a quell’uomo di bell’aspetto la cui capigliatura, folta e castana, spuntava dalla trapunta amaranto come una testa di tartaruga. Ah, se solo fosse stato più silenzioso… In quella posizione le avrebbe assomigliato certamente! Invece, mentre dormiva profondamente, anche troppo profondamente, emetteva grugniti suini e risucchi, continui, incessanti, talmente tanto ripetuti da causare a Trisha un forte rimpianto, un’enorme irritazione ed un inizio serio di mal di testa.

In punta di piedi scese le scale che conducevano giù in cucina. Aprì lo sportello del frigorifero e ci osservò dentro in cerca di qualcosa da bere. L’orologio appeso al muro e di indubbio cattivo gusto, segnava le 05.50 del mattino. Addosso sentiva ancora l’odore non del tutto sgradevole della sua preda.
Un goccio di the, forse, tra tutta quella birra l’avrebbe anche trovato e poi sarebbe rientrata a casa sua per una lunga doccia al profumo di Patchouli delle Indie. Meglio lavarsi a casa propria per non rischiare di far risvegliare il rinoceronte dormiente.
In sostituzione del the dovette ripiegare su un Crodino, l’unica bevanda analcolica a disposizione: “Chi si contenta, gode!” Pensò.
Riapplicò il tappo di alluminio sulla bottiglietta vuota e la conservò insieme ad un altro centinaio di oggetti e accessori utili e inutili dentro la sua borsetta sgattaiolando fuori dall’appartamento e girando piano piano la chiave per evitare qualsiasi sconveniente ed inutile rimbombo.
Risalì sulla sua auto e mise in moto certa che l’uomo, al suo risveglio, non avrebbe ricordato più nulla.

Ci era ricaduta, di nuovo.
In quel locale, la notte antecedente, la voglia di sesso aveva avuto ancora il sopravvento. Ancora quella futile speranza di divertirsi e, nel contempo, magari di poter incontrare un uomo discreto, simpatico, allegro, pulito, ordinato, capace, e soprattutto intelligente…
Aveva così optato per lasciare una possibilità a quello sconosciuto con un bel faccino e un fisico piacente, borioso e sicuro di sé che abbracciava teneramente una ragazza indubbiamente sexy, bionda, con la classica espressione angelica che annoierebbe persino un prete nel lasso temporale di una confessione.

Aveva atteso con furbizia e pazienza che la tipetta lo lasciasse solo per qualche istante. Quando prevedibilmente questa si recò alla toilette, Trisha poté lanciare il suo incantesimo d’amore.
L’uomo fu fedele al richiamo. Le si avvicinò con uno sguardo perso e desideroso. Da vicino il suo viso era anche migliore di ciò che sperava.
“Ciao, sono Adriano e sono innamorato di te! Non mi chiedere come, al momento sono un po’ confuso ma tu devi essere mia questa notte!”
“Ciao Adriano, io sono Fiammetta! Ci sto!”
Uscirono immediatamente dal locale trattenendo entrambi una voglia impertinente di fare all’amore. Lui la invitò maliziosamente: ” a casa mia? Abito a pochi chilometri da qui. Vedrai, non te ne pentirai!”
Trisha sorrise inclinando la testa sul lato: “Preferisco però seguirti con la mia macchina!” E si prodigò in un occhiolino.
“Certamente, come vuoi! Guiderò piano.” Esclamò lui, evidentemente su di giri.
Le due vetture lasciarono il parcheggio sterrato scomparendo dentro una coltre di terriccio.

La biondina uscì dal bagno, cercò il suo compagno a destra e a manca. Pigiò allo smartphone il pulsante della chiamata, dopo tre squilli l’utente diventò irraggiungibile.
Il sangue le ribollì nelle vene. Paonazza in volto, assai stizzita e nonostante l’aria della notte fosse divenuta fredda, decise di attenderlo fuori nelle vicinanze dell’auto ma, raggiunto il parcheggio, vi trovò al suo posto soltanto delle tracce fresche di copertoni nella sabbia incisa e pigiata.
Si pentì di aver sprecato cinque lunghi mesi dietro ad un personaggio così demente.
Chiamò un taxi dal suo telefonino e attese il suo arrivo immobile con le lacrime agli occhi rossi e gonfi di rabbia.

Le due vetture giunsero davanti ad un grazioso contesto di villette a schiera che pareva nuovo ed ordinato.
Adriano aprì la portiera smontando dall’auto con sicurezza. Attese Trisha che le parcheggiò accanto accogliendola con uno sguardo trangugiante di voglie represse.
“Scommetto che quella biondina conosceva soltanto la posizione della missionaria.” Pensò tra sé e sé Trisha trattenendo un sorriso maligno e sadico che avrebbe tanto voluto impadronirsi del suo volto. Riuscì a fingere un’aria svenevole e lo seguì senza proferire parola verso l’uscio di casa.

I preliminari trascorsero nei limiti dell’accettabile, lui le offrì del whisky di ottima annata, secco ed asciutto, lo sorseggiarono insieme davanti ad un camino purtroppo spento. Lui si avvicinò delicato, la avvolse nel suo abbraccio e lei finse di cedergli fatale.
La palpeggiò, dapprima timido, poi più deciso.
Trisha gli permise di continuare.
Si ritrovarono presto nudi, in camera da letto al piano superiore.
La casa pareva pulita tuttavia era arredata senza il benché minimo gusto. L’assenza di suppellettili ed altri oggetti particolarmente femminili, la tovaglia per nulla stirata ed il copridivano ormai scolorito lasciarono intuire a Trisha che l’uomo, indubbiamente, vi abitasse da solo.
Un grande tendone bordeaux ondeggiò appena, sfiorato dal movimento d’aria causato dai loro corpi ardenti indaffarati sopra il letto.
Trisha provò piacere, ma meno delle aspettative. Lo lasciò fare esclusivamente per soddisfare le sue voglie che ormai necessitavano di essere placate.
Neanche un libro era appoggiato sul comodino, piuttosto una semplice rivista di automobili. Il BMW dell’uomo effettivamente, pareva un po’ datato, Trisha intuì che in lui dimorava senz’altro l’intenzione di acquistarne presto uno nuovo.
A letto non dimostrò di valere quanto Trisha avrebbe desiderato, anzi, proprio nulla di speciale. Dunque, prima che lui espletasse il suo bisogno, soltanto dopo il suo primo orgasmo, la strega lo fece cadere in un sonno profondo.
Era ormai stanca e nel corpo le vagava di certo più di un bicchiere di Whisky, quindi optò per riposarsi lì, almeno per un po’. Avrebbe potuto tranquillamente prendersela comoda, in quanto la biondina, ferita nel profondo dell’orgoglio, certo non avrebbe cercato subito il suo compagno; non quella notte.
Trisha si lasciò assopire dal sonno. Si risvegliò dopo qualche oretta a causa di uno strano e insopportabile rumore e se la defilò presto, sbuffando e scostando la pesante trapunta che le premeva eccessivamente addosso. Che squallore gli uomini!

Trisha.
Un nomignolo di quelli che si inventano le bambine mentre giocano a “mamma” o con i pentolini.
Patrizia se lo affibbiava in occasione di un qualsiasi gioco con le sue piccole amiche e, nonostante le sue origini fossero liguri ed italianissime, gli rimase cucito addosso come un miglior vestito.
Per tutti rimase Trisha, e basta. Suonava meglio così, conoscendola o non conoscendola, a causa di quello strano carattere e dei suoi atteggiamenti stravaganti. Non era una solitaria, tuttavia nessuno avrebbe potuto giurare di esserle veramente intimo od amico.
Ma dovunque si nominasse Trisha, accadevano misteriosi eventi, sempre.

(Next: Trisha ed il temporale.)

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

30 thoughts on “WELCOME TRISHA!”

  1. L’ho detto già…sei lanciatissima. Sto leggendo i tuoi racconti e quelli di Mela.
    E aver intrapreso anche io una sorta di raccolta simile è stato un errore…sfiguro davanti a voi.
    Bravissima Lady

    Mi piace

  2. il primo racconto con Thrisa, la strega. Delizioso. Un ottimo stile narrativo. pacato, senza accelerazioni i frenate brusche. Semplicemnte piano.
    Aspettiamo la prossima avventura, sperando che Thrisa ne raccolga qualcosa di meglio che un rapporto poco stimolante.

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