2693 d.C. (parte 8)

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 Janet si accomodò alla meglio sulla navetta insieme alle altre donne dimesse dalla “Casa della Vita”. Il Governo aveva assegnato a ciascuna di loro un’occupazione alternativa, una mansione più leggera e temporanea adatta allo stato di gravidanza. Fino a quel momento Janet aveva prestato servizio come responsabile ufficio sviluppo nell’ unica azienda a monopolio statale addetta alla produzione di Smart-Watch. Ora le competeva soltanto l’assistenza tecnica dal suo modulo abitativo alle rare apparecchiature difettose o guaste provvedendo a ideare i necessari aggiornamenti risolutivi.
Sin dalla sua “preparazione” Janet aveva mostrato un quoziente intellettivo eccellente e per questo, nonostante fosse giovanissima possedeva già quell’incarico direzionale che le sarebbe subito stato riassegnato dopo il parto.

La salute dei feti era di primaria importanza secondo l’istituzione di “Prevenzione” che si occupava anche di controlli periodici sulle gestanti. Il concepimento di neonati sani era un vero e proprio obiettivo per il Governo che, in questo modo, si sarebbe assicurato una società sana ed efficiente e un incremento di manodopera. Dopo le decimazioni subite dalla razza umana in seguito ai vari cataclismi e alle diverse catastrofi naturali era ora più che mai necessario ottenere un incremento della densità della popolazione equivalente ad un aumento di produzione direttamente proporzionale al moltiplicarsi delle entrate Nazionali dovute all’acquisto di beni secondari.
Eventuali casi rarissimi di eventuali feti “difettosi” o valutazioni neo-natali al di sotto dei valori standard ne autorizzavano immediatamente la “soppressione”.
Erano esenti dalla “chiamata” soltanto le pochissime donne segnalate presso i registri di monitoraggio: le recidive nella rimostranza emozionale o tutte coloro che avevano deluso le aspettative lavorative.

Eva attendeva al naviscalo l’atterraggio della sua 364. Stranamente quella mattina non aveva sentito l’esigenza di utilizzare il suo Holographic Tablet.
Era rimasta semplicemente seduta sulla panchina d’acciaio che percepiva un po’ fredda e anche rigida al di sotto delle natiche e, per la prima volta, forse un po’ scomoda.
Osservava tutto e niente, era ancora confusa al pensiero degli eventi sostenuti la notte precedente che le si affacciavano continuamente in testa come un qualcosa di surreale, di indefinito che non percepiva come realmente vissuto bensì piuttosto simile ad un lontano e distorto ricordo.
Si sorprese a fissare le altre persone che erano in attesa delle proprie navicelle, assopite come sempre nei rispettivi svaghi digitali. Cercò di correggersi abbassando lo sguardo a terra ma il suo intento veniva meno alla minima percezione di ogni movimento.

Si soffermò ad osservare l’atterraggio della 121 e lo sbarco dei suoi passeggeri. Notò quindi Janet e ad Eva balenarono nella mente i ricordi della sua inseminazione.
Anche lei aveva dovuto imbarcarsi sulla 121, una decina di anni prima. Ricordò il freddo nella sala operatoria, l’assenza di dolore ed un sordo fastidio che la penetrò a fondo e poi l’obbligatoria attesa e l’immobilità che aveva dovuto mantenere nei tre giorni successivi, in quel letto così bianco da abbagliare la vista e poi la sua dimissione. Trascorsi i nove mesi di modeste e leggere attività modulari giunse il momento del parto. Lo Smart-Watch trasferì la chiamata e rapidamente, la 121 “Special” munita di personale medico la aiutò ad imbarcarsi.
Giunta alla Casa le vennero iniettate diverse sostanze per rendere meno dolorosa la nascita del neonato, tuttavia Eva ricordava di aver provato comunque svariate fitte lancinanti. Quel piccolo cosino che diede alla luce, roseo, agitato e urlante le fu subito allontanato e poté provare finalmente sollievo.
La sua pancia enorme cominciava a sgonfiarsi e non percepiva più i movimenti di quella creatura divenuti via via insopportabili man mano che cresceva dentro di lei.

Janet le sfilò accanto con passi lenti e regolari, Eva la riconobbe e sentì nascere dentro di sé la necessità di salutarla: “Buongiorno! Sei Janet vero? Abitiamo moduli vicini!”
Nella cadenza della voce di Eva era involontariamente trapelata una nota di entusiasmo. Se ne rese conto e raggelò. Perché mai si stava interessando di un’altra persona? Che motivazione poteva darsi? Per quale scopo? Stava spendendo inutilmente delle energie che le sarebbero tornate utili più tardi durante lo svolgimento del suo turno lavorativo e questa poteva essere tranquillamente considerata una trasgressione delle regole sociali primarie.
Janet fu intimorita dall’enfasi di quella frase e un uomo che sedeva accanto a Eva la osservò, poi scuotendo ripetutamente la testa, si alzò dalla vicina panchina e si allontanò lasciandola vuota.

I trasgressori delle Regole venivano puniti severamente. Se un Controllore avesse udito il tono di quella frase lo avrebbe certamente denunciato e avrebbe sollevato un’inchiesta governativa.
E, per la verità, durante quella giornataccia, proprio nulla riuscì a procedere regolarmente.

Una volta imbarcata sulla 364 dovette obbligarsi a non pensare.
Giunta alla “Elioserra” si incantò per qualche istante ad osservare una pianta di patate che anziché crescere piuttosto diritta come tutte le altre mostrava una strana curvatura del fusto che Eva dovette considerare attentamente e, per qualche istante, si domandò se quella sua strana forma le conferisse un pregio o un difetto. Si trovò persino in seria difficoltà nel compilare la valutazione della scheda digitale di controllo nella quale era solita dichiarare la qualità delle coltivazioni.
E quando, operando le sue mansioni capitò di nuovo accanto a Karl, realizzò una specie di spasmo ai muscoli mascellari che le comportò una contrazione involontaria della mascella.
Cosa le stava accadendo?
Poteva non aver smaltito la dose di Power 7? Si stavano rimostrando una serie di lievi effetti collaterali?

Durante la pausa pranzo cercò di avvicinarlo.
“Devo farti una domanda.” Bisbigliò con il viso nascosto nel contenitore alimentare rettangolare.
“Parla! Ma fai attenzione!” Le rispose Karl.
“Io… Io mi sento strana. Da stanotte Karl, capisci? Ho dei pensieri ricorrenti, qualcosa dentro di me cerca di farmi agire in maniera pericolosa.”
Agli occhi dei più Karl rimase impassibile ma Eva notò ancora comparire sul suo viso quella strana espressione che originava delle impercettibili rughe da lui definita “sorriso”.
“Eva, è tutto normale. Stai calma. Ne riparleremo stanotte. Solita ora e solito posto e… ricorda il cubetto, mi raccomando!”
Eva non rispose, continuò ad osservare il contenitore del pasto seriamente indecisa se continuare in quell’impresa che si stava rivelando troppo rischiosa e ormai davvero pesante da sostenere. Ma una visione degli occhi meravigliosi di Adam e di quel lago scintillante finivano sempre per illuminare ogni suo tetro pensiero.

Mentre la 361 si apprestava all’atterraggio dopo quell’interminabile turno di lavoro, Eva quasi dovette trasalire pubblicamente nel notare i monitor LCD di tutta l’area indicare ad intermittenza e in alternanza ai messaggi pubblicitari la seguente notizia:
“ Ellen Hoog e Samuel Taylor arrestati per infrazione di livello 1. La Casa di reclusione di New Berlin pronta a riaprire le porte per la prima volta dall’anno 2401. La popolazione è invitata al rispetto delle Regole e a mantenere una Condotta incensurabile.”

Eva attraversò tesa il naviscalo osservando la solita cupola grigia che pareva ancora più cupa e densa, sgattaiolando con un certo sollievo dentro al suo modulo abitativo.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

31 thoughts on “2693 d.C. (parte 8)”

    1. Hai detto tutto tu! E io allora cosa vuoi che ti risponda? Dovrò dare una svolta e un po’ di brio alla prossima puntata. Spero di farcela, la storia è complicata e lo diventerà ancora di più.
      Ciaooooo buona serata!!! Grazieeeeeee

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  1. Che ansia ‘sti Controllori però! Eva comincia già a dubitare della bellezza “ortodossa” delle linee rette, ormai è irrecuperabile 😀 (Chissà cosa hanno combinato Ellen e Samuel…)
    Bene bene, impariamo ancora qualcosina su quella (orribile) società futura… e vedremo come Eva riuscirà a gestire questa sua “nuovo” modo di sentire…
    Ogni bene!

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    1. Non serve cancellare, figùrati. Allora: parlavo in generale in realtà… Comunque sì, mi ci vedo come ottantenne stanco e rassegnato, ma non è la brutta gente il mio problema: io sono la mia brutta gente. Ho letto che odii la pigrizia. Beh, io “nella pigrizia mi adagio e della pigrizia mi nutro”: ahiahiahi! 😮
      Pensavo che qui si potesse parlare dei tuoi racconti però 😛

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      1. Sì è così. Scusa ma … ti facevo meno pigro. Anzi, dal bel ritmo delle tue storie non ti facevo pigro per nulla.
        E’ che ragazzi… boh, pensavo che chi riusciva a conciliare un blog con la sua vita non poteva esser pigro per nulla. Ma qui non è solo la pigrizia… io vi ho letto sconforto. E mi dispiace. Perchè non vengo da te se tu vieni da me. Se vengo da te è perchè mi interessa ciò che scrivi, un pochino ti conosco, mi sei simpatico e, alla lunga, diventiamo un pochino amici. Io lavoro in un negozio, vedo tanta gente. Qui è uguale alla vita. Con qualcuno c’è stima, simpatia, empatia. Per te non è così?
        E se tu mi leggessi triste? Faresti finta di niente? Non siamo così amici da poter bere un caffè e parlarne. Qui il primo passo è scrivere. Insomma! Tu hai smesso, ok. Ma ora ti leggo nei commenti anche un pochino “giù”. Eh ti ho un pochino sgridato. Sorry.

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  2. Bonsoir LADY
    Ton amitié c’est un rayon de lumière
    Une tendresse journalière
    Un doux morceau de bonheur
    Telle la douceur d”une fleur
    Je viens déposer une petite recette sur ton blog que j’apprécie
    Alors, je me dis
    As-tu déjà ouvert ton internet .Es tu là ! Oui ou non
    Ce n’est pas bien grave tu trouveras bien mon petit mot
    Je venais juste te faire un petit coucou
    Passe une bonne soirée en ce vendredi

    gros bisous

    Bernard

    C’EST MOI LOL après un petit passage à vide

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