2693 d.C. (parte 9).

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L’aurora irradiava scie luminose e iridescenti nel cielo sull’isola di Bornholm.
L’antica fortezza medioevale di Christiansoe dominava un paesaggio mozzafiato verde e collinare. La struttura aveva eccezionalmente resistito ai vari disastri naturali avvicendatisi nel corso dei secoli sia grazie alla sua fortunata posizione nel mar Baltico risultando piuttosto riparata dalle forti correnti e grazie a continue e sapienti ristrutturazioni che, col passare del tempo, le avevano conferito un aspetto moderno e contemporaneo senza stravolgerne totalmente le tipiche caratteristiche originarie.
Un lucidissimo pentagono di acciaio si stagliava sul tetto nero e appuntito della torre circolare in pietra, la più antica di tutto il complesso. A questa ne susseguivano altre, più grosse ma senz’altro più recenti, anch’esse rigorosamente tonde, comunicanti e disposte a semicerchio. Una muraglia ne cingeva i confini lungo la spiaggia e seguendo per chilometri i giardini del forte e dietro alla quale era possibile intravedere piante di ogni specie, alcune piscine, siepi perfettamente potate e modellate, campi adibiti ai più svariati sport e intrattenimenti ludici e numerosissime varietà di fiori variopinti.
Su di una collina in lontananza poggiava un vecchio mulino in totale disuso con lunghe pale squadrate e vibranti per la leggera brezza proveniente dal mare e piacevolmente intrisa di salsedine.
Oltre i verdi saliscendi qua e là si scorgevano diversi agglomerati di abitazioni sferiche bianche o bordeaux piuttosto adiacenti tra loro.
Se quel paesaggio fosse stato dipinto in un quadro, probabilmente quelle case avrebbero dato l’impressione di essere solo delle macchie causate da un pennello carico di colore agitato per sbaglio lì vicino.

Il mare leggermente mosso spingeva le sue onde a riva infrangendole quasi ai piedi di Heinrich Warburg. L’uomo camminava lentamente e indossava un abito attillato, lucido ed elegante e delle calzature in vernice con una lunga punta argentata leggermente rivolta verso l’alto.
Ad ogni passo le suole di cuoio causavano un crepitio sulla ghiaia fine della battigia.
Nonostante non esista alba indegna di essere osservata, Warburg con determinazione teneva lo sguardo rivolto dalla parte opposta, questa era la sua abitudine di ogni mattina, dopo una colazione a base di bacon, uova strapazzate con erba cipollina e un’abbondante porzione di salmone.
Il cielo era diviso esattamente in due parti nette: quello sopra Bornholm stava pian piano accendendosi di azzurro intenso mentre a sud-ovest era coperto come sempre da strati fitti di nubi grigiastre. Proprio sulla linea pressoché netta che delimitava i due differenti toni erano visibili dei satelliti tondi che rilucevano argentei i primi raggi solari. Questi erano i responsabili della condensazione artificiale del vapore acqueo e del controllo della temperatura sopra tutto il restante continente europeo.
Altri satelliti più piccoli, disposti tutt’intorno, visibili come stelle diurne, erano invece adibiti alle funzioni di sorveglianza.
Warburg restò immobile qualche minuto scrutando quella parte di cielo, sul suo volto comparse un accenno di ghigno, poi si chinò leggermente flettendo il busto in avanti fino a toccare con la punta delle dita l’acqua del mare che quella mattina si rivelava più limpida del solito e tiepida al tatto. Si ripromise di farsi una bella nuotata, magari nel tardo pomeriggio, dopo aver assolto i suoi impegni lavorativi.
Si voltò e si diresse all’entrata della fortezza per partecipare all’assemblea straordinaria. Avrebbe dovuto intervenire come portavoce del consiglio in presenza del presidente Rothschild per definire un valido piano di prevenzione per placare la proliferazione dei “rivoluzionari” che cominciavano a creare alcuni problemi in alcune città, non ultima quella di Monaco nella quale si era verificato il primo arresto di due abitanti che avevano manifestato evidenti segnali di ribellione alle regole Statali.

Eva ebbe l’impressione che la notte tardasse a sopraggiungere. Lo Smart-Watch aveva “Bippato” tutta la sera, rimandando continuamente messaggi che ricordavano al popolo il rispetto delle normative e delle regole civili e che, per motivi di sicurezza annunciavano il divieto assoluto di lasciare la propria “area compartimentale”. Non che solitamente ne sorgesse l’esigenza, era già praticamente inutile oltrepassare i confini della propria città in quanto al di fuori di questa non c’era nulla di allettante da visitare e nessuna motivazione plausibile per recarsi da una qualsiasi altra parte. Le varie città erano delimitate da linee laser rosse, chiunque le avesse volute oltrepassare avrebbe comunque dovuto esibire la propria missione Statale e le proprie generalità attraverso lo Smart-Watch per ottenere la relativa autorizzazione. Solo allora gli sarebbe stato riconosciuto l’attraversamento ovviamente monitorato da un drone personale fino allo svolgimento completo della mansione affidatagli ed al ritorno entro il confine di residenza.
Le città del Nuovo Mondo, dette anche colonie, erano molto distanti una dall’altra. Potevano essere separate anche da centinaia di chilometri di deserto arido o da impervie e inaccessibili montagne. Ciascuna comunità viveva isolata dalla restante civiltà proprio per evitare inutili confronti e per evitare un’unione popolare. Tuttavia si vociferava che i Pirati Informatici con i loro sistemi avessero raggiunto ormai più di qualche centro abitato.

Quando finalmente giunse il momento, col suo cubetto ben stretto nella mano infilata nell’ampia tasca della tuta, Eva si avviò verso il vecchio acquedotto.
In lontananza poté osservare veri e propri sciami ronzanti di droni agitarsi più del consueto e sospettò che anche la presenza dei Controllori Statali fosse triplicata. Perciò fu bene attenta a muoversi quatta e con circospezione si addentrò nella campagna della periferia, attraversò il fiume in secca e, un po’ trafelata, fu davanti al ritrovo.
Mentre si accingeva a bussare percepì una stretta decisa alla spalla. Sussultò ma si tranquillizzò subito nel riconoscere la sagoma di Karl.
“Sei tornata! Dopo il nostro colloquio di oggi alla Elios nutrivo qualche dubbio!”
“… infatti Karl, dubbi ne ho avuti tanti. Prima d’ora nemmeno sapevo cosa potesse significare provare ansia, indecisione, paura, eccitazione, tristezza. Non so dire, davvero, se tutto questo possa farci bene. Credo che la tranquillità scaturita dall’ignoranza emozionale ormai dentro di me non possa tornare mai più. Non ho nemmeno avuto il tempo di fare una scelta, di pensarci bene. Insomma ho assecondato semplicemente una curiosità e soltanto dopo la prima dose di quel terribile “Power 7” sono ridotta così. E quei sovversivi? Sono come noi? Dimmi Karl! Hanno fatto il salto? Per questo sono stati arrestati? Non hanno saputo gestire il risveglio emotivo? Dimmelo Karl, dimmelo se lo sai!”.
Eva aveva alzato il tono di voce, e due lacrime le stavano scivolando giù per le gote. Una per sbaglio le inumidì il labbro e le penetrò in bocca, poté percepirne uno strano sapore tra il salato e l’amaro.
“Calmati Eva! Io… io credo che valga la pena rischiare. I sentimenti ci danno così tanto… Hai visto il vecchio mondo? Non è forse un paradiso?” Karl la abbracciò teneramente e rimasero qualche istante così, immobili, prima di varcare la soglia convinti entrambi di voler effettuare un nuovo salto.

“Pronta?” Domandò il tizio con la siringa.
Eva rispose con un cenno del capo e socchiudendo gli occhi sotto l’apposito casco. Il liquido le fu iniettato causandole una vampata di calore e un lieve bruciore nella zona della puntura.
Tre, due, uno…
Si ritrovarono nuovamente in quella campagna verde nei dintorni di Externstine nel lontano 2161. Avrebbe presto rivisto Adam, il suo cuore batteva forte e fu travolta da un’ondata di euforia.
A passo svelto, osservando la rigogliosa natura circostante ma soprattutto quel sole magnifico e dorato che a causa della sua luminosità non era possibile fissare consecutivamente oltre che qualche insufficiente istante.
Una volta raggiunto il complesso di Externstine il gruppo di salto si separò. I soliti quattro scesero nei sotterranei diretti all’apparecchiatura, Karl accompagnò Eva direttamente al lago al suo appuntamento con Adam.

L’uomo era già sul posto, palesemente ansioso e in evidente attesa di Eva.
“Ciao Adam!” Esclamò la donna appena intravide la sua sagoma in piedi tra i grossi sassi sulla sponda del lago.
“Eva…” Le andò incontro accennando un’espressione gioiosa. “Temevo di non rivederti mai più.”
“Se devo essere sincera hai rischiato fosse davvero così.”
“Resisti Eva, ne varrà la pena, te lo garantisco. Vieni!”
Adam le allungò una mano che Eva non esitò a stringere nella sua. I due si incamminarono nella foresta adiacente mentre Karl tornò sui suoi passi per raggiungere il resto del gruppo che avrebbe dovuto programmare uno spostamento al fine di continuare le dovute indagini.
Eva e Adam erano ancora per mano. Eva osservava la foresta con gli occhi di una bambina che per la prima volta scopre la bellezza del mondo. Adam attese qualche minuto prima di parlare rendendosi conto di quanto la ragazza fosse assopita della natura del luogo. Gli dispiacque interrompere quel silenzio già infranto soltanto dal canto delle cicale, ma il tempo a disposizione per quegli incontri era davvero già troppo scarso per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Due giorni sarebbero trascorsi così, soltanto per le necessarie spiegazioni e non poteva certo restare a lungo con le mani in mano.
Così si lisciò il mento più di una volta e poi irruppe: ”Oggi tocca a te. Dimmi ciò che sai del mio mondo.”
L’attenzione di Eva tornò repentinamente. Gli sguardi dei due si incrociarono di nuovo e lei sentì agitarsi qualcosa nello stomaco.
Rispose: “ Io non so precisamente dirti se quanto ho appreso nella “Casa della Preparazione” possa corrispondere alla verità ma a noi hanno narrato che nel 2198 accadrà una terribile esplosione di Kashiwazaki-Kariva una vostra grande centrale di energia nucleare alla quale succederanno secoli devastanti e drammatici di calamità naturali e disastri mondiali.
Un terzo della vostra popolazione attuale perderà la vita. Si susseguiranno terremoti, tsunami ed altri terribili eventi nefasti. A questi si sommeranno guerre continue e i gruppi terroristici si espanderanno a macchia d’olio fino all’estinzione. Poi, attorno al 2300 i miei governanti ristabiliranno la pace e garantiranno ai sopravvissuti una vita degna e tranquilla”.
Adam divenne pallido in volto. “Hai detto 2198? Ma… abbiamo pochissimo tempo! Anche noi stiamo effettuando qualche ricerca. Il nucleare ormai è la principale risorsa energetica. L’utilizzo sconsiderato di altre forme di energia da parte dei nostri avi non ci ha lasciato scelte. Nessuno è disposto a tornare indietro, il progresso è una brutta bestia, non si può arrestare. Purtroppo il governo ha sospeso ogni tipo di ricerca sulle energie alternative, per un periodo si era ricorsi alla solare e alla eolica ma nulla pareva soddisfare completamente i bisogni ormai insidiati nella razza umana, inoltre lo Stato ha troppi interessi economici verso il nucleare per permettere lo sviluppo e accettare di sovvenzionare la ricerca per queste altre forme di energia. Ciò che mi dici è quello che noi Pirati Informatici sosteniamo da tempo, è il motivo per cui abbiamo creato il sistema di Love Life, è quello per cui, insieme lavoreremo e davvero sodo Eva! E tu sei la Prescelta. Ricordalo sempre!”
Eva venne assalita da un’ondata di sconforto. Era veramente all’altezza di quel compito? Il destino dell’umanità era quindi tra le sue mani?
Si fece forza e titubante proseguì:” Ci hanno anche insegnato che i sentimenti sono stati sempre la causa di ogni guerra, per questo motivo quindi la nostra società ha ritenuto necessario abolire ogni emozione, tutelando la nostra specie, evitando ogni conflitto e ogni sofferenza rendendoci pronti ad accettare la morte. Il nostro Governo ritiene che il Comunismo Estremo ci garantisca la totale assenza di conflitti nel rispetto della totale uguaglianza e il soddisfacimento totale delle nostre esigenze”.
“Davvero interessante…” Sussurrò Adam.
Eva proseguì nella descrizione della sua società spiegando ad Adam i meccanismi lavorativi e retributivi, l’entità degli stipendi e il loro utilizzo.
Adam restò ammutolito prestandole la massima attenzione e, soltanto dopo che Eva ebbe svuotato il sacco, esclamò:” plausibile, certo… plausibile ma… La vostra organizzazione è troppo estremista Eva, ma in questa meticolosa serie di motivazioni sono stati omessi importanti dettagli. Se tutte le aziende fornitrici di beni secondari, per intenderci quelli che acquistate a titolo di svago, sono a monopolio Statale… Non credi che qualcuno si arricchisce sempre di più lasciando voi nell’ignoranza e nell’apatia? E soprattutto siete certi di stare veramente conducendo una degna esistenza? Certo, raggiungere i 200 anni di vita è un’utopia per il nostro popolo ma siete consci del prezzo che vi è stato chiesto di pagare per questo? Esistete senza vivere veramente Eva!”
“Ma noi non soffriamo, non siamo tristi Adam! Da quando assumo il Power 7 per raggiungere il tuo mondo io sono sempre malinconica, insoddisfatta! Prima non sapevo cosa fosse la felicità ma nemmeno la tristezza!”
“Eva, dimmi la verità, torneresti indietro? All’ignoranza? Non esiste tristezza più grande nel non aver provato anche solo un attimo di felicità”.
Eva osservò gli occhi di Adam mentre pronunciava quella frase. La vista le si annebbiò di lacrime. Sentiva di esserle grata e improvvisamente percepiva dentro di sé la sincerità di quell’uomo e qualcosa d’altro che ancora non le risultava del tutto chiaro.
Sentì l’irrefrenabile voglia di cingerlo in un abbraccio, aveva bisogno di conforto, aveva bisogno di lui.
Adam provò tenerezza per quella creatura meravigliosa e indifesa, così esile e fragile come avrebbe potuto salvare il mondo? Ricambiò l’abbraccio e la baciò sulla fronte.
Con la voce rotta Eva sussurrò: “la sai un’altra poesia?”
Adam sorrise e si perse in quel caldo e appagante contatto.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

19 thoughts on “2693 d.C. (parte 9).”

  1. La vie est un poème vécu au jour le jour
    Avec ses joies, ses échecs, ses tristesses
    Ses amours et ses détresses

    Il faut savoir garder l’espoir

    Réussir ses combats contre la maladie ,ses désillusions ect ….

    Etre solidaire entre amis (ies)


    Avoir du cœur c’est comme si on avait envie de tout partager

    N’oublie pas que la vie est un poème vécu au jour le jour

    Alors vit ,,,,,ce poème, ce petit écris je le partage avec toi

    Gros bisous

    Bernard

    Belle journée

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      1. Niet!
        “L’aurora irradiava scie luminose e iridescenti nel cielo sull’isola di Bornholm.
        L’antica fortezza medioevale di Christiansoe dominava un paesaggio mozzafiato verde e collinare. La struttura aveva eccezionalmente resistito ai vari disastri naturali avvicendatisi nel corso dei secoli sia grazie alla sua fortunata posizione nel mar Baltico risultando piuttosto riparata dalle forti correnti e grazie a continue e sapienti ristrutturazioni che, col passare del tempo, le avevano conferito un aspetto moderno e contemporaneo senza stravolgerne totalmente le tipiche caratteristiche originarie.”

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  2. Hai aperto un fronte anche sui cattivi (che se ne stanno in un angolo di paradiso eh, che strano 🙂 ), un fronte ricco di spunti (sono una specie di nobiltà? si sposano solo fra di loro? oppure hanno facoltà di “salvare” qualcuno per motivi più o meno “nobili”? e chissà quante altre questioni interessanti…). Quella prima parte è davvero stupenda.
    Come non dare ragione a Adam? Nessuno tornerebbe indietro, a parte forse chi avesse provato solo emozioni negative… Ma è mai possibile?
    Sempre più interessante. Applausi!

    Ogni bene 😉

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    1. Già. Fin qui tutto abastanza bene. Di carne al fuoco ce n’è assai…Grigliata per tutti!
      Scherzi a parte ( tu porta la birra) ecco, non ho mai conosciuto nessuno che non sia stato felice almeno qualche volta, appena appena…
      Mezza storia è sbrogliata nella mia testa, mezza mi necessita di ispirazione. Comunque a presto una nuova puntata. Grazie perchè segui questa storia dal sapore un po’ strano e ahimè che a me piace tanto ma che forse non è molto commerciale ma… (ecco i miei tre puntini preferiti… suspance… ) che io ho tanta voglia di immaginare prima ancora che scrivere.
      Ciao carissimo Ivano.

      Liked by 1 persona

  3. non male non male. L’incipit mi ha lasciato sconcertato pensavo di essermi sbagliato nella lettura. Invece. Sì, direi che è molto incisivo e bello. Al momento lo prendo così come è in attesa di incastrarlo nella storia.
    Dunque Eva comincia a entrare in crisi da quando ha conosciuto il mondo vecchio.
    Cupido ha colpito ancora?

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