LA FORTUNA (DA CAFFE’ LETTERARIO).

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“Una monetina, per favore… Su, ad un povero vecchio!” Implorava quell’uomo brizzolato dagli occhi di ghiaccio da sotto una lunga barba spettinata e zeppa di grossi grumi collosi. Sedeva a terra accanto ad un muro, dietro alla sua coppola grigia e malandata che teneva rovesciata sull’asfalto a mo’ di cestino.
Ezio lo osservò di sfuggita ma, quando gli fu dinanzi, abbassò la testa. Suo malgrado notò delle macchie di unto che impregnavano i pantaloni marroni del mendicante, visibilmente sbiaditi, in velluto a coste e nei quali erano annidate briciole, polvere e terriccio. Ezio provò un forte senso di schifo e come sempre tirò dritto. Mai più si sarebbe fatto fregare. Ancora ricordava quella volta in cui, anni prima, aveva donato alcune monetine ad un Senegalese che chiedeva l’elemosina nel parcheggio del supermercato e poi, nemmeno il tempo di caricare la spesa nell’auto, lo sorprese a conversare attraverso un nuovissimo “I Phone” maldestramente avvolto in un ampio fazzoletto bianco.

Ezio proseguì stizzito, svoltando a sinistra piuttosto indifferente alle illuminazioni natalizie e ai primi timidi decori appesi qua e là.
La città a quell’ora era semi-deserta. Entro qualche minuto tutte le commesse avrebbero conteggiato le casse, spento le luci e calato ognuna la propria serranda. Con il viso piuttosto stanco e contratto, gli occhi arrossati a causa dei troppi neon e lasciandosi dietro scie di profumi stantii e ormai quasi del tutto evaporati, avrebbero fatto ritorno alle loro rispettive dimore.

Ezio infilò una mano in tasca in cerca dell’accendino ma tastò qualcos’altro con i suoi polpastrelli rigidi per il freddo a causa di quei guanti neri e tagliati sulle dita che li lasciavano scoperti.
Il gratta e vinci che aveva acquistato quella stessa mattina vi era rimasto incastrato verticalmente occupandone tutto lo spazio e obbligando il tessuto a tirarsi. Dovette sforzare ed aiutarsi con l’altra mano per estrarlo in quanto si era impigliato nella federa per gli angoli.
Solo in seguito poté finalmente accendersi la sigaretta.
La consumò quasi tutta con boccate lunghe e ravvicinate. Poi la lanciò a terra, schiacciandola.
Spinse la pesante porta a vetri che si schiuse con un fastidioso cigolio. Diede alcuni colpi di suola per educazione e per ripulirsi le scarpe e varcò la soglia.
“Ciao Ezio. Il solito?”
“Si grazie!” Rispose, appoggiando sul bancone il tagliando con il quale sapeva di aver vinto 3 Euro.
“E questo? Te ne do un altro?”
Ezio si limitò a fare di sì con la testa.
Gli fu servito un Campari Soda e alcune patatine classiche in una coppetta che la graziosa biondina spinse con le sue lunghe unghie laccate di rosso fin davanti al suo petto.
A seguire Serena strappò l’ultimo tagliando di una lunga fila che era appesa proprio lì davanti, in bella vista, ritirando rapidamente quello di Ezio. Lo grattò ancora un po’ per scoprire un codice e lo infilò in cassettone scorrevole insieme ad altri carteggi.
Ezio si tolse i guanti sorseggiando lentamente e con gusto il suo aperitivo.
Lo sguardo gli si soffermò su alcuni fiocchi rossi natalizi che roteavano appena oscillando appesi a leggeri e invisibili fili di nylon. E, come ipnotizzato, passivamente si lasciò stranamente travolgere dai ricordi. Solitamente riusciva ad allontanare sul nascere ogni pensiero malinconico relativo al suo passato ma quella sera, non ne fu capace.
Quelle decorazioni, come quel bar erano stati di sua proprietà per 10 lunghi anni. Tra quelle mura aveva vissuto intere giornate servendo i più disparati clienti: coppie, studenti, amanti, pochi turisti e tanti commercianti. Ricordò anni felici e anni duri.
Quando rilevò quell’attività era ancora un giovanotto piacente ma soprattutto entusiasta della vita e ottimista. Dopo un’esperienza come operaio di un’industria metalmeccanica si era azzardato a compiere quel passo. Inizialmente gli affari procedevano bene, 12 ore di lavoro gli fruttavano tre volte tanto rispetto allo stipendio da dipendente. Intraprese una relazione stabile con Mirna che troppo presto finì per lavorare dietro al bancone mentre Ezio si dedicava a ogni mansione necessaria, dalla pulizia ad ogni manutenzione e alla preparazione di ottimi tramezzini, la sua specialità.
Probabilmente fu proprio quella scelta, quella stretta convivenza lavorativa a logorare la coppia. Inizialmente davvero ogni giorno facevano l’amore su un tavolone di legno posto nel piccolo magazzino sul retro, mentre il locale era vuoto, oppure anche mentre era pieno, tra taniche di birra e bottiglie di vino. Col passare del tempo le troppe litigate spensero piano il desidero fino a sostituirlo completamente. Durante una pesante discussione, Mirna arrivò persino ad afferrare una bottiglia di Barbera scagliandola addosso ad Ezio e mancò poco, veramente poco, che gli fracassasse la testa.
La mattina seguente Mirna non lo raggiunse al bar. Quella fu l’ultima volta che la vide.
Fu poi necessario cambiare tutti gli elettrodomestici che, come in seguito ad una maledizione, si guastarono uno dopo l’altro e a causa di una modesta alluvione notturna Ezio dovette accollarsi anche la sostituzione del bancone. L’acqua piovana oltrepassò il marciapiede e si infiltrò assai prepotentemente da sotto la saracinesca.

Giunse anche il momento della crisi economica, il locale incassò così molto meno. I commessi preferivano portarsi il cibo da casa per consumarlo in negozio o da qualche altra parte e recarsi nel locale soltanto per il caffè. Di sole colazioni non si vive e chi possiede un bar lo sa bene!
Così Ezio, a sua volta, si trovò costretto a cedere l’attività a Serena e a suo marito e fortunatamente trovò presto un altro impiego da operaio.
Il ricavato non fu comunque del tutto sufficiente a coprire tutti i mutui accesi nel corso degli ultimi anni della sua gestione. Economicamente Ezio ne subiva ancora qualche conseguenza.

Il bicchiere fu riappoggiato vuoto con un tonfo sul bancone.
Ezio aprì il suo portafoglio di pelle sgualcita, ne estrasse il compenso dovuto e si appartò con una moneta del resto in una mano e il nuovo gratta e vinci nell’altra, nei pressi di un tavolino tondo e posto in penombra nell’angolo del locale.
Ah se avesse vinto una bella cifra! Certamente si sarebbe immediatamente licenziato e poi avrebbe raggiunto per sempre qualche località tropicale, magari il Brasile.
Fu subito certo che non avrebbe sentito la mancanza di nulla né di nessuno. Era rimasto solo e la sua vita era ormai piuttosto noiosa; da tempo si sentiva invecchiato e per niente piacente, non aveva alcun interesse a frequentare le donne se non per qualche sporadica fisiologica scopata ogni tanto, anche a pagamento.

Cominciò così sovrappensiero a raschiare qualche casella argentata con la moneta, soffiando delicatamente per allontanare quella fine e fastidiosa polverina.
Prima riga:
100 Euro, 5 Euro, 10.000 Euro, 200.000 Euro.
Si guardò in giro, annoiato.
Passò alla seconda. Senza alcun ottimismo.
5 Euro, 10 Euro, 200.000 Euro…
Caspita! Si fermò per qualche secondo. Sospirò. Non si era mai ritenuto fortunato. Figuriamoci! Non gli sarebbe mai capitato di poter vincere.
Senza speranza procedette con l’ultima casella.
Un altro 200.000!?!
Così tanto?

Si udì un tonfo sordo. Una sedia si ribaltò finendo con lo schienale sul pavimento. Il tavolino traballò. Ezio allargò gli occhi, li strabuzzò. Tornò a fissare quel quadrato di cartone, i numeri si confondevano, trovò impossibile ricontrollare lucidamente. Le mani erano travolte da un continuo tremolio. Il cuore gli agitava il sangue pompandolo intermittente con forza sovrumana fino alla testa. Lo stomaco si sollevò raggiungendo la gola. Sudore. Caldo. Freddo. Poi ancora caldo.
Ezio dovette aggrapparsi al tavolino, appoggiò la schiena al muro e scivolò piano piano a terra, finì così seduto, proprio accanto alla sedia rovesciata.
Impiegò qualche secondo a realizzare l’accaduto, poi sorrise, sorrise veramente.
Da svariati anni non provava più gioia, e quella, senza ombra di dubbio, era una vera gioia, una grande gioia, una gioia davvero immensa!

Serena accorse sospettosa e gli strappò dalle mani il tagliando vincente. Lo osservò. Avrebbe voluto festeggiare ma qualcosa la trattenne. Forse invidia.
Si limitò a sussurrare appena, con la voce rotta e un tono talmente spento da risultare del tutto fuori luogo:” Ezio, ma è magnifico, hai vinto. E tanto.”
Poi, porgendogli il coupon aggiunse:” ti porto un bicchiere d’acqua, sei pallido. Non muoverti!”

Seguirono alcuni minuti di silenzio nei quali Ezio dovette realizzare pienamente l’accaduto. Fortunatamente il locale era quasi vuoto. Soltanto due vecchietti ubriachi dall’altro lato della stanza avevano assistito alla scena ben nascosti dietro a alcune bottiglie di vino bianco.
Ezio si tirò su e cominciò a gridare:” ho vinto! Ho vinto! 200.000 Euro! Ho vinto! E vaiiiiiiiiiii! Cavolo, passerò presto a salutarvi, promesso! Io da questo paese me ne andrò presto!!!”
Serena lo osservava con gli occhioni spalancati, grandi e quasi in lacrime.
Preso dall’euforia Ezio non si accorse nemmeno dell’espressione della donna un poco mesta e per nulla solidale.
Ezio notò per la prima volta un quadretto della Coca Cola appeso al muro. Dato che riusciva a rifletterlo abbastanza bene vi si specchiò e con un gesto lento e preciso scostò dalla fronte i suoi capelli che gli parvero divenuti un po’ troppo lunghi, improvvisandoli in un ciuffo gonfio rivolto verso destra.
Si sfregò i palmi delle mani più volte, sulle gote, lisciandole e lasciandosi liberamente sopraffare da quella forte felicità che l’aveva già rinvigorito fin dentro alle ossa.
Rapidamente cercò un numero di telefono dalla sua rubrica, nel cellulare. Dopo un paio di squilli, quando dal di là rispose una voce grossolana, sbottò: “sono Ezio. Le comunico che da oggi e con effetto immediato io mi licenzio! Ne ho piene le scatole dei vostri turni!” Riappese con l’aria di chi si è davvero tolto una grande soddisfazione e pensò che quella fosse in assoluto la giornata più bella di tutti i suoi 50 anni di vita.
“Domani vado a riscuotere e ti porto qualcosa. Bella Serenella, te lo regalo io un bel viaggio, promesso! Ma tu non dirlo a nessuno, mi raccomando.”
E dando quasi l’impressione di saltellare, Ezio lasciò il locale.
Tornò a regnare il silenzio e, mentre la porta si richiuse, Serena si avvolse stretta nelle braccia raggiunta da una folata di aria piuttosto fredda e sperò che, prima o poi, anche a lei potesse capitare un’esperienza così bella.
Si chinò per caricare i bicchieri in lavastoviglie percependone ancora il tepore dell’ultimo lavaggio di poco prima.

Ezio tornò rapidamente sui suoi passi notando con gli occhi di un bambino l’atmosfera natalizia che avvolgeva il suo paesello. Quello sì che sarebbe stato un bel Natale!
Non sentiva più il freddo, era diventato l’uomo più felice del mondo. Soltanto due isolati a piedi e avrebbe raggiunto il suo modesto appartamentino. Non avrebbe chiuso occhio, doveva radunare il necessario e prepararsi le valigie: l’indomani si sarebbe recato subito alla banca per riscuotere la grassa vincita.
Le gambe trotterellavano vivaci mentre teneva la testa alta verso il cielo stellato. Quella notte pareva davvero magica e nonostante fosse ancora in stato confusionale era certo di stare incredibilmente bene.

Percepì un terribile e improvviso dolore alla nuca e un contatto repentino con l’asfalto.
Non comprese cosa fosse accaduto e non ebbe nemmeno il tempo di pensarci.

Quando si risvegliò era tutto dolorante. Si accorse immediatamente di non indossare più la giacca a vento.
“Dov’è la mia giacca?”
Agitò le braccia e due tizi cercarono immediatamente di immobilizzarlo.
“Stia calmo! Ha un trauma cranico!”
“La mia giacca, voglio la mia giacca!” Gridò Ezio.
Uno dei due sparì dal suo campo visivo e ricomparse dopo qualche secondo con il giubbotto che gli fu subito appoggiato al petto.
Con uno strattone Ezio liberò un braccio e frugò ansiosamente in una tasca, poi nell’altra. Niente! Il gratta e vinci era sparito. Le lacrime gli riempirono gli occhi e una rabbia indescrivibile lo travolse provocandogli crisi isteriche.
Qualcuno gli praticò a forza un’iniezione riaddormentandolo.

Non molto lontano, un uomo dagli occhi di ghiaccio stringeva ancora incredulo tra le sue mani un po’ sporche un pezzo di cartoncino quadrato.
Credete: una vera fortuna!

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

42 thoughts on “LA FORTUNA (DA CAFFE’ LETTERARIO).”

        1. Botta in testa? Ezio è scivolato? E’ d’obbligo questo particolare? Ho desiderato lasciarvi possibile ogni ipotesi. Giuro, fatto apposta. Mi diverto a far così. Preferisco, a volte, che ognuno immagini ciò che preferisce. Perciò carissimo Rodixior ( che sei sempre atteso qui) se vuoi dimmi tu, cosa preferiresti???😊
          Un salutone.

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  1. Adoro questi finali a sorpresa! Certo, è crudele nei confronti del povero Ezio, ma questa è l’essenza della tragedia (in questo caso un ottimo soggetto neorealista): se pensi che se Romeo fosse arrivato due minuti dopo avrebbe trovato Giulietta sveglia…

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    1. Ma grazie grazie grazie. Hai visto? Sta di fatto che è rimasto a bocca asciutta. Più che per una “punizione” per il suo egoismo io mi soffermerei sulla fortuna. Chi bacia? Sarà davvero fortuna vincere una somma del genere? O una prova?
      Ricordo l’inizio di Lost, io l’ho amato tanto. Il tipo vinceva la lotteria e si imbarcava su quell’aereo maledetto. Questo sembrava, anche se la fine della serie ha lasciato tantissimi spettatori perplessi ma … ovviamente io no. Anche se mi ha scosso. Tirato troppo alla lunga ma comunque indiscutibile capolavoro che ha dato il via alla passione serie tv. Ciao.

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      1. Ehm, mai visto Lost… Comunque fortuna, caso, sliding doors…. sono questioni interessanti – a volte inquietanti. Camminiamo ma non sappiamo cosa succederà fra un momento, nemmeno sappiamo davvero (proprio come dici) cosa sia fortuna e cosa sfortuna…
        Ogni bene!

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  2. Bonjour

    Nous voici bientôt au mois de décembre et à l’approche de Noël

    Mois d’amour et de gaité

    Entre nous , soyons dans la paix et l’amitié

    Ce mois de décembre doit-être plus beau que celui de 2015

    Pour moi

    Mes amies amis vous êtes des anges

    Des anges de l’amitié

    Un peu pardon et de partage afin tout le monde soit heureux

    Mes amies amis au cours de cette année qui vas s’écouler

    Vous m’avez donné du temps en venant faire un passage sur mon blog par vos écris

    Merci à tous bon Week-End

    Bisous , BERNARD

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  3. e bravo al mendicante che seguì Ezio nel bar! Mai fidarsi di certi mendicanti e di certe dee bendate che sanno essere dispettose!
    Bel racconto, ora vado a dormire pensando che magari domani comprerò il terzo gratta e vinci dell’anno. Proprio non mi prende (per fortuna) questa mania, disastrosa per moltissime famiglie.
    Buona notte e felice sabato e domenica 🙂
    Marirò

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    1. Ciao Marirò. Io ogni tanto li compro, vinco poco e raramente ma tutte le volte mi chiedo cosa mi comporterebbe vincere una grossa cifra. Sarà vero che la fortuna è cieca? Sarà vero che sono i soldi del diavolo? Bè, mi piacerebbe potertelo dire, per ora continuo la mia vita in stile “normale” e ti mando un caloroso saluto che possa riscaldarti in questa fredda sera di Dicembre, perlomeno qui, al nord.
      Ciaooooo!

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  4. E’ forse questo tuo racconto, Nadia, il migliore che abbia letto dalla tua penna e per stile e per le tematiche che hai toccato: la fortuna che oggi c’è e domani no, la donna che oggi c’è e domani non si sa, il lavoro che va e viene in questo nostro tempo storico devastato dall’incertezza, l’alienazione sociale dell’individuo, la solitudine non desiderata, il senso di straniamento dell’uomo comune di fronte al quotidiano. Tanti temi quelli che hai qui toccati e concentrati in questo racconto, dove Ezio, il tuo personaggio principale, li vive tutti sulla sua propria pelle. Del domani non v’è certezza, ma più vero è che non v’è certezza nemmeno di quello che crediamo di avere sul momento, nell’immediato. Tutto scivola e la fortuna passa di mano in mano senza mai fermarsi, senza mai attecchire sul serio addosso a qualcuno. Ed ecco così clochard che forse tali non sono, e chi li incontra non può fare a meno di restare dubbioso ché a ogni angolo c’è qualcuno pronto ad accoltellarti con gli occhi fingendo povertà; e così chi povero sul serio finisce con l’essere sempre più povero, perché purtroppo per lui mischiato in mezzo a tanti profittatori. C’è un po’ di quello spirito di Joseph Roth in questo racconto, dove la misericordia divina veste però qui i panni laici della Dea bendata. Il vero dramma del vivere quotidiano è dunque essere qui, in questo momento, e non rendersi conto che quel che abbiamo non ce lo abbiamo quasi mai veramente. E’ un duro mestiere vivere, parafrasando Cesare Pavese. Ma è anche vero, come disse Stephen King, quello migliore però, che tutto è fatidico.

    Chapeau, Nadia. Hai qui dato, a mio avviso, il meglio di te.

    Giuseppe

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    1. Grazie per il bel commento. A volte penso che non possiamo vivere “aspettando” la fortuna. Né quella economica, né sperare in quella “botta di culo” che ci può realizzare, e nemmeno sperare che il domani possa esser migliore. Io sono convinta che solo reagendo agli eventi che il caso ci sottopone e contando esclusivamente sulle nostre capacità o forze che, alla lunga, verremo ricompensati.
      La fortuna? Può anche arrivare, sola o in compagnia della sua amica “maledizione”. Dipende.
      Ciao Beppe, grazie!

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  5. Indipendentemente da come potesse finire la storia , ho letto questo interessante racconto , apprezzandone il ritmo e la compattezza…Niente frange inutili , ogni frase aveva il suo perché , fino alla fine , che , come in un circolo si ricongiungeva all’inizio…..
    Vado a leggere altre tue cose….
    Grazie del !

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    1. Che bel commento! Mi ci voleva proprio! In questo periodo sto scrivendo poco, lavoro tanto e non ho molta ispirazione anche se sto preparando un racconto lunghetto per Natale. Ti ringrazio e ti aspetto allora, mi ha fatto veramente piacere questa tua visita. Ti auguro Buone Feste. Ricambierò con più calma. Ciao.

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