AMNESIA.

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AMNESIA: IL RISVEGLIO.

Un ricordo è qualcosa che ci lega indissolubilmente ad un “noi” passato e senza quella memoria cresceremmo incompleti, difettosi, come se avessimo vissuto solo a metà.
(Lady Nadia)

Ogni volta era come destarsi improvvisamente da un lungo sonno per poi scoprire una realtà peggiore di un qualsiasi incubo.
Il treno viaggiava lineare e veloce. Dal finestrino scivolavano ignoti paesaggi verdi di campagna, rinchiusi tra vette parzialmente innevate che andavano incastonandosi in un cielo surreale e terso privando chiunque di ogni immaginabile orizzonte.
La invase uno stato di puro panico. Il cuore accelerò il suo battito, il respiro si fece corto come se il vagone fosse privo di ossigeno. Tentò di inspirare profondamente ripetendo nella mente un mantra: ”E’ successo di nuovo ma andrà tutto bene… andrà tutto bene”.

Accanto a lei sedeva una signora sulla cinquantina e molto robusta. Aveva indosso una gonna di lana bordeaux che lasciava scoperte delle grosse ginocchia e risultava zeppa di peli bianchi, quasi irti, probabilmente appartenenti a un animale domestico. Non mostrava alcun segnale di sospetto o di interesse nei suoi confronti, era rimasta tranquilla e assorta nella lettura di un libro inarcando le sopracciglia in segno di totale coinvolgimento.
Alice si sforzò di mantenere una calma apparente, dopotutto era abituata a dover fare i conti con un’amnesia, sebbene, questa volta, fosse stata accompagnata da un brutto presentimento.
Osservò meglio fuori dal finestrino nella speranza di riconoscere qualche particolare del paesaggio. La corsa del treno proseguiva senza indugio attraversando vasti campi deserti, solo erba e piante e, di tanto in tanto, appariva come un miraggio un’isolata casetta di sassi o in legno.
In avvicinamento notò una piccola chiesina con un portone scuro e chiuso che scivolò via veloce, all’indietro, appartenendo presto già al passato.
Si rispecchiò nel vetro che le restituiva un’immagine distorta del volto e si rassicurò almeno un po’. A parte delle occhiaie e la totale assenza di trucco, l’aspetto corrispondeva alle sue aspettative.
La donnona al suo fianco emise un improvviso colpo di tosse secca che la riportò alla ragione. Cercò di ricordare qualcosa, un qualsiasi particolare che potesse aiutarla a ricostruire almeno un pezzetto di quel nulla, di quel terribile vuoto che, con tutta probabilità, sarebbe rimasto un totale mistero, come ogni altra volta. A quando risaliva il suo ultimo ricordo? Ancora stranita, non riuscì a darsi nemmeno questa risposta.
Frugò nervosamente nelle tasche del suo tiepido giaccone nero in cerca del telefonino ma vi trovò soltanto un morbido pacchetto di fazzoletti di carta ormai a metà e alcuni pezzetti di cartoncino che estrasse con un’inaudita e curiosa rapidità. Si tattava banalmente di alcuni biglietti, stropicciati e regolarmente vidimati.
Una parte di lei avrebbe desiderato ritrovare quel cellulare per potersi subito confidare con la nonna, l’unica persona a conoscenza di quel terribile disturbo ma, ripensandoci, meglio così. Si sarebbe parecchio agitata nel saperla dispersa in una remota località montana e reduce dall’ennesima amnesia. A ottantadue anni suonati non avrebbe potuto certo esserle d’aiuto in quella situazione.
Si rammaricò comunque per non aver ritrovato il telefono e si augurò di averlo lasciato nel suo appartamento.
In compenso si accorse di avere al polso il suo orologio preferito, quello in acciaio. Mentre un po’ intontita cercava di mettere a fuoco il quadrante che scoprì segnare le 11.55, notò a terra, accanto ai piedi, una valigetta in pelle che sobbalzava al ritmo delle rotaie, bene incastrata in verticale tra i due sedili. Fu quasi certa di riconoscerla. Piano piano e quasi al rallentatore, allungò una mano tentando di afferrarne la maniglia rigida e cercando di prevenire ogni possibile reazione della sconosciuta accanto a lei qualora la borsa fosse stata sua. Pregò con tutta se stessa di non essersi sbagliata.
Capitava anche questo. Dopo un attacco, poteva facilmente confondere i vari particolari, spesso delle cose insignificanti o piuttosto recenti, come se queste costituissero una specie di margine tra i ricordi e il vuoto.
Le sue amnesie giungevano all’improvviso e sempre gravi ma il più delle volte, interessavano soltanto la memoria a breve termine. Potevano cancellare del tutto cose o eventi accaduti nelle ore o nei giorni riguardanti la crisi e intaccare solo parzialmente i ricordi più vecchi. Spesso si dimenticava di oggetti o di avvenimenti banali e inoltre, ad ogni risveglio seguiva un po’ di confusione, uno strano caos mentale. Qualche ricordo, col tempo, poteva anche tornare ma qualcos’altro era irrimediabilmente perso, per sempre.
Il ripetersi di queste situazioni spiacevoli originava in lei una forte frustrazione e molta, molta rabbia. Davanti al suo destino si percepiva nuda e impotente ma non era sua intenzione arrendersi, voleva lottare per riconquistare quanta più vita possibile. I ricordi le appartenevano e nessuno avrebbe potuto avere il diritto di impadronirsene. Nessuno.
Sollevò indisturbata il borsone rettangolare e lo appoggiò sulle ginocchia. Ne trascinò piano la rigida cerniera accompagnandola lungo i tre lati, mentre con la coda dell’occhio, osservava ogni possibile variazione espressiva della donnona che, per fortuna, proseguiva indisturbata la sua avvincente lettura.
Alice si percepì risollevata ma presto fu nuovamente pervasa dall’ansia di poter ritrovare in quella valigia qualcosa di indesiderato o di compromettente. Evitò quindi di spalancarla del tutto cercando di creare soltanto un varco sufficiente per osservarci dentro. Infilò una mano tremolante in quella fessura e rimase persino graffiata a causa della zigrinatura della cerniera mentre cercava di tastarne il contenuto.
Riconobbe al tatto il suo mini portatile, il porta-documenti e anche il portafoglio. Estrasse quest’ ultimo immediatamente e verificò la presenza dei contanti e delle carte di credito. Si lasciò sfuggire un respiro di sollievo: tutto era ancora al suo posto.
Inoltre anche quel computer le avrebbe potuto dare una grossa mano. Una volta accertata dell’assenza di eventuali oggetti sconosciuti, dischiuse completamente la valigia nella speranza di ritrovare anche il telefono ma non fu così fortunata. A quel punto si rassegnò: probabilmente era andato perso.
Afferrò gli angoli del portatile nel tentativo di consultarlo ma dovette subito rinunciare. Un altoparlante annunciò che il treno stava raggiungendo il suo capolinea, la stazione di Tirano.
La signora al suo fianco ripose il libro in un sacchetto di plastica che rilasciava un odore intenso di formaggio e si sollevò a fatica, facendo leva con le braccia al sedile anteriore. Con le grosse mani si concesse una rapida stirata alla gonna e poi si accinse ad inforcare lo stretto corridoietto della carrozza. Alice la seguì mantenendosi a qualche passo di distanza mentre questa procedeva alla meglio e un po’ stizzita tra le soffocanti fila di sedili vuoti e potè notare che il resto dei vagoni avevano viaggiato del tutto privi di passeggeri.
Tirano? Quel nome le risuonava famigliare sebbene non avesse saputo assegnargli una precisa collocazione geografica.
Fu sorpresa da un forte giramento di testa. Dovette appoggiarsi per qualche istante alla parete prima di poter discendere i gradini per abbandonare la carrozza. Non appena si riprese percepì un fastidioso vuoto allo stomaco e pensò che sarebbe stato meglio fermarsi un momento e magari mangiare qualcosa per poter riflettere più lucidamente e accingersi a intraprendere il viaggio di ritorno verso la sua adorata casa, a Milano.

AMNESIA: IL PASSATO.

“Nonnina, nonnina! Dai, mi racconti ancora di quanto era bella la mia mamma? E il mio papà?”
“Lo sai già. Vieni qui!”
La nonna posò su uno sgabello accanto al camino crepitante il lavoro a maglia che era solita realizzare dopo cena. Allargò le braccia voltandosi ad osservare la piccola Alice, pronta ad accoglierla. Assomigliava tantissimo alla mamma, proprio come lei aveva occhi grandi, verdi e lunghi boccoli castani. A volte, mentre la bambina giocava e le dava le spalle, non poteva evitare le lacrime. Era così identica alla figlia!
Quel terribile incidente li aveva portati via entrambi, mamma e papà, mentre con il nuovo socio, si recavano dal notaio ad apporre la firma per l’acquisto del magazzino che si era reso necessario per ampliare l’attività.
A causa di una visita medica programmata da tempo, quel maledetto giorno, Giulia fu impossibilitata ad accudire la piccola Alice che allora aveva solo due anni. Così, dal notaio, portarono anche lei.
La piccola riportò un violento trauma cranico dal quale si riprese del tutto ma i suoi disturbi di amnesia cominciarono soltanto qualche mese dopo.
I genitori morirono sul colpo mentre il socio, che conduceva l’auto, fu baciato dalla buona sorte. Da quel terribile impatto ne uscì quasi del tutto illeso, non riportò altro che una frattura agli arti inferiori e ad un paio di costole. Se la cavò con qualche mese di ricovero ospedaliero al quale seguì un breve periodo di riabilitazione. Tuttavia le indagini e il relativo verdetto giudiziario portarono a un’accusa e alla conseguente condanna per “guida in stato di ebbrezza”.
Per tre lunghi anni, appena gli fu possibile, e all’incirca una volta alla settimana, l’uomo si recò metodicamente da nonna Giulia desideroso di far visita ad Alice. Nonna Giulia, sennene non fosse praticante, credeva in un Dio. Aveva sempre pensato a migliorare la sua persona in vista di una seconda vita, una seconda opportunità. Non sarebbe mai riuscita a pensare che attraverso la morte della carne sarebbe finito tutto. Per questo motivo, non poté privare quell’uomo di incontrare la nipote, alla quale, a causa di una mera negligenza, aveva sottratto entrambi i genitori.
L’uomo, inoltre, portava sempre con sé qualche nuovo gioco da regalare alla bambina e, di conseguenza, Alice attendeva impaziente il suo passaggio , ogni venerdì sera, anche per i suoi graditi doni. Era ancora troppo piccola per poter provare dell’odio.

Alice raggiunse la nonna che la avvolse in un caldo abbraccio e la accomodò sulle sue ginocchia. Quando la accarezzava, ormai come una specie di rituale, le passava la mano tra i capelli cercando di tastare quella brutta protuberanza al centro della nuca; ne verificava la consistenza e lo spessore, cercando di capire se, col passare dei giorni potesse migliorare o magari scomparire del tutto.
Giulia aveva bisogno di sapere che un giorno, quella brutta cicatrice sarebbe potuta finalmente sparire, per sempre. Eppure la nonna sapeva bene che quello non era l’unico sfregio che deturpava il gracile e meraviglioso corpicino di Alice. E quest’altro era di sicuro ancora più grande e visibile.

… continua.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

26 thoughts on “AMNESIA.”

  1. Racconto ben scritto, a tratti onirico, dove le incertezze la fanno da padrona componendo fotografie sgranate dei protagonisti; ma da rilevare che i protagonisti non sono semplicemente la donnona e Alice. Protagonisti sono anche gli oggetti e il paesaggio che li circonda. Non potrebbe essere diversamente per questa storia che inserirei fra quei tuoi racconti un po’ alla Oliver Sacks. Mi par evidente che ti intriga indagare nella mente umana, nella psiche e non solo: ti piace proprio indagare nella materia di cui si compone l’intelligenza umana, memoria compresa.

    Bene, aspetto il seguito. Voglio proprio vedere dove intendi andare a parare.

    Brava, molto brava.

    Un caro abbraccio.

    Beppe

    Liked by 1 persona

    1. Caro amico Beppe, è vero. Cioè, a parte Sacks, ( mi imbarazza soltanto pronunciarne il nome).
      E’ uno dei miei passatempi preferiti e il genere che preferisco. Attento!😊 Il “noir fine, psicologico e filosofico”. Genere artefatto e da me improvvisato e rincorso. Spero di riuscire a prenderlo prima o poi, intanto mi alleno. Però ho mangiato troppo oggi, per correre intendo! 😊😉
      Ma la gara di resistenza è lunga. Stringo i denti e … scrivo, leggo, riscrivo, correggo, leggo altro, rileggo, di nuovo correggo.
      Ah che fatica!😉

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