AMNESIA 4.

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“I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia. Non bisogna mai agitarla, la bottiglia.” Mario Rigoni Stern.

AMNESIA: MAURO.

L’ orologio appeso al muro ticchettava indicando le 8.05.
La villetta di Mauro aveva da poco riaperto tutti i serramenti permettendo alla luce del nuovo giorno di filtrare nei locali, di sbieco. I raggi del sole rilucevano sul parquet scuro fino a raggiungere di riflesso la parete dirimpetto alla grande finestra, che esibiva con orgoglio e tra vari bagliori un vecchio pianoforte Yamaha verticale.
Mauro ripiegò il quotidiano riappoggiandolo sul tavolone rettangolare del salone e si diresse sotto l’apertura della scala a chiocciola in legno massiccio che conduceva su, alle stanze da letto.
“Vado Mirella! Oggi non rientro a pranzo, mi incontro con Sandrino.”
Dall’alto, un po’ in ritardo, giunse quasi echeggiante una voce femminile ancora roca:” D’accordo, ma ricordati che domani hai promesso a Daniele di accompagnarlo. Ha l’esame della patente!”
“Certo. Ciao tesoro!” Rispose Mauro, con enfasi e cercando di dimostrare entusiasmo. Invece, quella noiosa incombenza, gli avrebbe solo “spezzato” la giornata e in realtà l’aveva del tutto rimossa. Una volta raggiunto l’ufficio avrebbe dovuto riprogrammarsi tutta l’agenda rivedendo gli impegni della settimana, insomma, una grande scocciatura.
“Fai tardi?” Domandò ancora la stessa voce.
“Credo di sì. Ho molte pratiche da sbrigare questa settimana.”
Mauro raggiunse quindi il disimpegno, calzò le scarpe lucide in vernice e da buon narcisista, si contemplò nella raffinata specchiera dorata affissa proprio accanto all’attaccapanni. Si percepì parecchio soddisfatto. A sessant’anni poteva ancora contare su un ottimo aspetto, risultava affascinante e suscitava ancora un discreto interesse femminile. Si infilò un montgomery blu parecchio imbottito spettinando il lungo ciuffo brizzolato che gli ricadeva sulla fronte. Lo riaggiustò verso destra, con fare vanitoso e ritenendosi fortunato nel poter ancora possedere una folta capigliatura. Si specchiò accennando un sorriso del tutto sforzato. Da molto tempo non era più felice o forse, felice non lo fu mai stato.
Come ogni altra mattina cercò di ignorare il grande quadro appeso accanto alla scarpiera. Era un collage di foto risalenti a vent’anni prima: quel maledetto giorno del suo matrimonio, con Mirella e come ogni altra mattina, ripensò alla sua vita che non fu per niente facile.
Dopo un’adolescenza spensierata e nella norma, intraprese gli studi universitari dedicando loro parecchio tempo e costante impegno. Di una cosa fu sempre stato certo: si sarebbe laureato in biotecnologia e con il massimo dei voti.
Così accadde.
Suo malgrado, al termine dell’università e potendo contare su ottime possibilità economiche, preferì l’immediatezza di un impiego imprenditoriale a un banale praticantato sebbene il suo ingresso nel mondo del lavoro non fu certo memorabile. Nonostante avesse acquisito un ottimo bagaglio conoscitivo e fosse dotato di logica e spiccata intelligenza, percepiva una sorta di maledizione incombere grave sul suo senso degli affari. Qualsiasi investimento si sentì di intraprendere durante la sua carriera lavorativa, col trascorrere del tempo, si rivelò del tutto fallimentare.
Con il passare degli anni aveva dovuto metabolizzare questa sconcertante realtà dei fatti e lottando per smorzare il suo esagerato orgoglio, giunse alla conclusione di doversi avvalere di un amministratore finanziario che si sarebbe dovuto occupare del capitale aziendale in maniera accurata e che si fosse accollato l’arduo compito di verificare e approvare ogni sua mossa e ogni relativa scelta economica.
In passato aveva rischiato davvero moltissimo. Un paio di volte era persino andato vicino alla confisca della sua abitazione a causa di un’ipoteca. Fortunatamente, forse grazie a una buona stella e a un congruo capitale ereditato da suo padre, riuscì sempre a scamparla.
Nella sua coscienza comunque, giacevano infiniti sensi di colpa. Erano dovuti al suo modo di essere, poco coerente, impulsivo e all’insicurezza che aveva sempre tentato di celare dietro ad atteggiamenti spavaldi e a qualche bicchiere di troppo.
Questo suo lato oscuro gli aveva causato non pochi problemi, e fu causa di guai anche seri.
Tuttavia, dopo ogni sua personale sconfitta, mai gli venne meno il coraggio di ricominciare, di rimettersi in gioco, e questo fu senza dubbio encomiabile.
Nonostante negli ultimi anni non fosse riuscito ad accantonare alcun risparmio, la sua attuale azienda di falegnameria riusciva comunque a regalargli una certa soddisfazione sebbene fossero emersi , come da sempre gli accadeva, alcuni indesiderati problemi finanziari che sommandosi alla crisi economica, ne stavano indebolendo notevolmente gli introiti.
Ne aveva già parlato e a lungo, con Sandrino, il giovane amministratore che da anni oramai si occupava della sua azienda. Pareva ancora un ragazzotto poco più che trentenne ma aveva da subito dimostrato ottimo fiuto e più che eccezionali competenze. Tra i due era nata una forte amicizia, basata sulla stima e sulla fiducia reciproca e tra loro regnava un’ottima intesa; provava per lui una sorta di affetto, gli ricordava gli esordi della sua carriera, la sua giovinezza e, pur rivedendosi in lui, lo considerava senza dubbio migliore, affidabile. Mauro dunque, non poté che rassegnarsi alle spiegazioni così precise del contabile che lo confortarono esortandolo a pazientare per qualche mese. Presto si sarebbe riavuta una ripresa su tutti i fronti e l’azienda ne sarebbe risultata fortemente consolidata, soprattutto in ambito economico. Mauro avrebbe così potuto godere di nuove e sostanziose entrate. D’altronde si erano resi necessari diversi investimenti, tra cui,in particolare, l’apertura di quella filiale thailandese che avrebbe permesso un notevole risparmio in materie prime e manodopera e il cui costo si sarebbe ammortizzato a breve termine.
Da una parte Mauro si percepiva tranquillo affidandosi all’amministrazione del giovane, dall’altra non poteva evitare di rivivere, ancora una volta, e uno per uno, i suoi multipli e disastrosi fallimenti.
I rari sensi di colpa e tutti gli errori commessi nella sua vita non erano nemmeno riusciti a scalfire la sua autostima.
Quel suo talento nel poter restare estraneo ai fatti e in parte insensibile, fu la sua salvezza, una tutela. Dopo quel terribile incidente d’auto, altrimenti, sarebbe potuto impazzire.
Per un buon periodo, riuscì a smettere persino di bere, frequentando con soddisfazione il circolo per alcolisti anonimi.
Quando incontrò Mirella, dovette apprezzare in lei la sua serenità, la sua onestà e i suoi buoni sentimenti. Fu proprio lei a sostenerlo in quel periodo difficile della vita, contribuendo ad affievolire il suo malessere e a consentirgli la speranza di una possibile rinascita.
Come spesso accade purtroppo, trascorsi i primi anni di euforia coniugale, Mauro cominciò a percepirsi limitato e asfissiato da mille impegni. La nascita di suo figlio Daniele rivoluzionò la tranquillità familiare, con tutti i suoi ritmi, impedendogli ogni sorta di relax. Mirella si faceva sempre più opprimente, necessitava sempre di qualcosa: “tienimi il bambino, dammi una mano, c’è da buttare la pattumiera, stanotte se piange ti svegli tu!” Un susseguirsi di comandi e di incombenze, di bisogni e di urgenze che lo facevano andare “fuori di testa”.
Così, come per sfogo, cominciò a tradire Mirella e a trascorrere fuori casa quanto più tempo gli fosse possibile. Si dedicò anima e corpo al lavoro e alle adorate giovani segretarie che si susseguivano una dopo l’altra e sempre più rapidamente. A Mauro non interessava davvero il motivo per cui tutte quelle belle ragazze accettassero di finire a letto con lui, se fossero motivate dall’attrazione o lo desiderassero soltanto per ottenere un impiego. Ambiva solo a sfogarsi, desiderava tradire, lui voleva solo scoparle e, ogni volta, poter provare quanto più piacere possibile. Aveva bisogno di dimostrare a se stesso di essere ancora un uomo attraente e vivo.
Giorno dopo giorno, il coraggio di lasciare Mirella venne sempre meno,le sue origini nobili e di buona famiglia gli garantivano la sicurezza economica e un bel capitale. Inoltre grazie alla sua attività indipendente e imprenditoriale, avrebbe potuto ugualmente ritagliarsi ogni sorta di spazio, di giorno o persino di notte, senza particolari problemi. Può darsi che Mirella fosse a conoscenza dei ripetuti tradimenti, magari li sospettava soltanto. Diverse volte Mauro aveva avuto quell’impressione e aveva anche intuito che la loro relazione fosse ormai divenuta forzata, da ambo le parti e tenuta insieme solo da un filo sottile: Daniele.
Triste? Forse, ma il dover vivere senza alcuna sicurezza economica lo sarebbe stato ancora di più.

Mauro varcò mesto l’uscio di casa imboccando il vialetto ciottolato della graziosa villetta e fu presto accanto alla BMW nera parcheggiata sulla via accanto al cancello. Osservò il cielo piacevolmente azzurro cercando di allontanare ogni gravoso pensiero. Un venticello rendeva limpido l’orizzonte nel quale si stagliava ancora candido il Bernina. Il grande campanile, appena visibile dalla sua abitazione, echeggiava fino alle montagne i suoi rintocchi che, in perfetto orario, scandivano le 8.30.
Ripassò mentalmente gli impegni della giornata: avrebbe rivisto il suo piano settimanale, alle 10.15 avrebbe avuto l’incontro con il petulante organizzatore della fiera dell’artigianato. Avrebbe poi pranzato con Sandrino, sbrigato pratiche e carteggi appoggiati sulla sua scrivania e avrebbe atteso smanioso finalmente l’ora di cena. Il lunedì e il giovedì erano contraddistinti dall’appuntamento serale con quello schianto di Natasha; una giovane ragazza dell’est, da poco in Italia. La frequentava da mesi, stabilendo quasi un record e tutto il merito andava al suo caro e buon amico Sandrino. Fu lui a presentarla a Mauro, durante un noioso party aziendale. Aveva notato l’amico particolarmente giù di tono e con un calo di entusiasmo e di interesse verso le donne. Mauro gradì parecchio quel gentil pensiero che gli permise di risollevarsi il morale.
Alla guida della sua auto si perse nel ricordo del loro ultimo amplesso, delle vibrazioni di quei seni così naturali e pieni. Ripensò ai suoi movimenti sinuosi, al suo ondeggiare, al suo ansimare e gemere e al risollevarsi di quello sguardo intenso di gatta vogliosa dopo il consueto servizietto.
Mauro percepì una rapida pulsione sotto la patta dei pantaloni e si specchiò nuovamente nel retrovisore, di sbieco, con una smorfia assai soddisfatta e degna di un primo attore.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

32 thoughts on “AMNESIA 4.”

  1. Ho letto tutti i capitoli e per ora non ho trovato un solo errore di contenuto. La storia fila via liscia e con piacere sto gustando questo romanzo che prende in toto. I miei complimenti Lady N. Ha guadagnato un nuovo lettore, cerchi di mon farselo scappare. Rigorosi saluti e apprezzamenti.

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        1. Certo, Natasha arriverà… non subito. Ma qualcuno terrà compagnia anche a Sandrino, non ti preoccupare! Anzi mi hai letto nel pensiero. ( O hai letto i miei appunti? 😉) La puntata con Sandrino dovrebbe essere “piccante”! Settimana prossima. Grazie e ciao.

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  2. Forse in questo capitolo si indugia un po’ troppo nei ricordi di storia passata, questo leva un po’ di mordente allo scritto che sai dare quando descrivi azioni. Ti leggiamo sempre con grande interesse e simpatia 🙂

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  3. Puntata approfondita su un personaggio chiave del racconto, colui che ne ha determinato l’origine. Non so se ho compreso bene: l’incidente fu causato dall’alcol? Comunque Mauro si è ripreso bene, direi quasi ottimamente nell’incipiente vecchiaia. La vita con lui è stata generosa.
    Aspettando il resto, un caro saluto 🙂

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    1. Esatto. Mauro ha causato l’incidente. Non è facile tenere il passo con una puntata alla settimana. In genere preferisco i racconti a sé stanti… comunque grazie moltissime per l’attenzione a te e a tutti coloro che dimostrano interesse anche per questa storia. Ciao!!!

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  4. E finalmente un po’ del mistero comincia a dipanarsi: incontriamo qui Mauro, un mezzo narciso, che ha un passato se non del tutto fosco, almeno almeno un po’ corrotto, così sembrerebbe. Non si perdona d’aver perso di vista quella bambina che, di colpo, perse entrambi i genitori. Chi lo sa che ha combinato Mauro per finire in un centro per alcolisti anonimi. Lo scopriremo davvero solo leggendo il seguito di questa amnesia, che oramai si può dire trattasi di un romanzo breve più che di un racconto lungo.
    Tieni un ritmo serrato utilizzando parecchi flashback, per cui la storia si compone di “storie” e tutte fra di loro legate. Molto bene. Brava.

    Aspettiamo il seguito.

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    1. Uh Beppe. Scusa. Mi ero scordata proprio di te… a volte mi capita con chi arriva per ultimo se posto già il pezzo nuovo. Avevo letto, forse mentre ero in giro, e poi… oplà. Dimenticata. Sono davvero affranta. Un bel commento. Grazie.

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