AMNESIA 8.

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Cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?   “Woody Allen”.

AMNESIA: SANDRINO.

“Pronto?”
“Ciao Sandrino, ho tanta voglia di vederti.”
“Sara, buongiorno a te. Mi pare che sia trascorsa già un’eternità dal nostro ultimo incontro.”
“Oggi, purtroppo, non riesco a raggiungerti e mi spiace. E’ già tanto che mi sia concessa questa telefonata. Mi farò però presto viva. Ora ho poco tempo, desideravo solo sentire la tua voce e sapere come va.”
“Amore, stasera mi vedrò con Mauro ma per te avrei comunque rimandato. Ah, ah, ah, l’ho convinto ad accompagnarmi al casinò e ha accettato. E se tutto procede secondo il mio pronostico, si ubriacherà e non poco, di certo non faticherà a perdere persino gli ultimi risparmi.”
“ Il lupo perde il pelo ma non il vizio, eh? Tanto peggio per lui, e se lo merita.”
“Già, e c’è anche dell’altro, senti qua: poco fa mi ha telefonato Natasha, e… tieniti forte: abbiamo la foto, finalmente!”
“Ma tesoro, è fantastico! Quando ci incontreremo saprò ringraziarti come si conviene. Tra poco, quello stronzo andrà in completa rovina, e io finalmente sarò libera, saremo entrambi liberi di frequentarci, di vivere insieme. Avremo una vita tutta nostra e, forse, io riuscirò ad essere davvero me stessa e potrò sentirmi anche un po’ felice. Sarà magnifico Sandro, vedrai.”
“Ti amo tanto Sara. Quando pensi di raggiungermi? Ho tanta voglia di te.”, biascicò Sandro.
“Sandro, tesoro, presto. Sento che sarà presto. Non appena riuscirò a prendermi più tempo, farò il possibile, okay?”
“Le mie giornate senza te, sembrano infinite.”
“Sandro, lo so. Devi avere ancora un po’ di pazienza.”
“Non vedo l’ora. E devi farcela, devi lottare con lei. Tu sei la migliore. E’ sempre stato così, sin dall’inizio. Hai solo avuto sfortuna, il destino, con te, non è stato clemente.”
“ Già, ma non è così facile, comprendo di essere a buon punto, tuttavia lei resiste, si oppone. E’ determinata, cocciuta e più forte di quanto immaginavo. Non vuole cedere, nonostante tutto. Quella non si lascia abbattere tanto facilmente, per farla tacere, e una volta per tutte, mi occorre più sicurezza, ho bisogno di una motivazione più forte. Se soltanto potessi saperlo finalmente distrutto… penso che potrei essere in grado di farcela, e per sempre.”
“La avrai, la avrai quella soddisfazione, manca davvero poco, stai tranquilla.”
“Sei unico, tesoro mio.”
“Grazie. E Sara, ricorda che ti amo.”
“Anch’io, lo sai vero? Dammi solo qualche giorno e presto sarò da te.“
“Va bene e sappi che nel frattempo ti penserò tantissimo.”
“Buona giornata tesoro, ora devo proprio rientrare.”
“Ecco, un bacio, per te.”

AMNESIA: A CASA DI ALICE.

Nonna Giulia indietreggiò il morbido piumone. Si stiracchiò percependo vari e diffusi dolori alle articolazioni. Ormai non le restava che accettare quell’artrite, doveva convivere con lei ogni giorno e trovare la forza per reagire ,soprattutto al risveglio. Le fitte, che seguivano ad ogni movimento così improvvise e lancinanti e che aveva del tutto taciuto ad Alice, le ricordavano puntuali di essere divenuta ormai vecchia. Per quanto avrebbe ancora potuto badare alla sua adorata nipote? Quanto ancora avrebbe potuto resistere alla vita?
Mentre le si insinuarono nella mente quei torbidi pensieri, allungò un braccio afferrando gli occhiali neri che, prima di coricarsi, aveva posato sul comodino. Facendo leva con i gomiti si sollevò lenta a sedere, restando poi qualche minuto così, a osservarsi attorno.
La luce del giorno filtrava dalle fessure delle persiane creando luminosi riflessi e ombre che vibravano lievi e dai quali si lasciò trasportare in quello stato d’animo, non ancora del tutto desta. E quei primi risvegli in una stanza per certi versi estranea, dentro casa di sua nipote, parevano creare una specie di ponte temporale con il passato. Le rinvenivano, uno dopo l’altro, una miriade di ricordi forti, così tanto nitidi, che le donavano l’impressione di venir rivissuti nella loro interezza, come nella realtà e in ogni minimo dettaglio.

Visualizzò il suo confortevole appartamento di Pavia nel quale abitava con Alice, la sua bella bambina. Nonostante provasse anche una buona dose di malinconia relativa ad alcuni momenti gioiosi trascorsi insieme, le sovvennero anche tutte le amnesie alle quali aveva dovuto assistere, una per una. Si ricordò delle tante volte in cui, mentre erano intente a chiacchierare o giocare, Alice si estraniava divenendo del tutto assente, all’improvviso. Immobilizzandosi restava come in “tilt” per qualche secondo dopodiché soleva sgranare gli occhi, fissare il vuoto per mutare nel breve spazio di un attimo la sua espressione. Quella rapida metamorfosi era in grado di trasfigurarle il volto, assottigliandone e distorcendone addirittura ogni singolo lineamento. E osservandola così, in quello stato, Giulia avrebbe potuto tenere il conto delle più piccole vibrazioni di ogni suo muscolo, delle sue minime contrazioni o dei più leggeri suoi spasmi.
Alice, in quei particolari momenti, poteva compiere azioni del tutto inconsuete, come mangiare una banana (che altrimenti avrebbe detestato) o disegnare. La “Alice cosciente”, viceversa, avrebbe certamente odiato quel noioso passatempo e non avrebbe mai abbozzato per diletto una sola e solitaria traccia di matita sopra un foglio bianco.
Quelle amnesie, ancora acerbe rispetto al presente e anche meno invasive, potevano raggiungere al massimo la durata di mezz’ora; tuttavia, quel lasso di tempo, poteva rivelarsi più che sufficiente per permettere ad Alice di strabiliare Giulia.
Spesso e volentieri, come in uno stato di trance, realizzava dei ritratti, dei volti di bambine sempre molto rassomiglianti tra loro, paffute e con gli occhi talmente grandi da dare l’impressione di essere sproporzionati e arricchite da svariati particolari che erano stati tracciati più che minuziosamente, con un tratto a lei estraneo, più marcato, esperto e sicuro.
In altre occasioni Alice pareva invece colpita da una specie di sonnambulismo e non era raro contemplarla in un vagare senza senso tra le stanze di casa, in uno stato di relativa agitazione e, sebbene fosse in grado di rispondere in maniera reattiva ad ogni stimolo, ad ogni comando, la sua reazione non era prevedibile, in quelle occasioni poteva mostrarsi aggressiva, soltanto nervosa o addirittura depressa.
Altre volte ancora, invece, pareva addirittura catapultata in un mondo parallelo, come se, all’improvviso, fosse divenuta un fantasma. E persino la sua carnagione sapeva mutare colorito. Le sue gote, che solitamente erano rosee e lucide, sbiancavano all’improvviso come se fossero state ricoperte da uno strato di gesso o magari tramutate in cera. Durante quel lungo periodo di convivenza, Giulia si impegnò persino nello studiare quella rara malattia, cercò di intraprendere a suo modo ogni sorta di indagini, valutò accuratamente ogni reazione di Alice durante quei momenti di totale oscurità ma, alla fine, non le rimase che accettare. Dovette sforzarsi di metabolizzare. Ogni tratto del carattere della piccola e ogni sua emozione, subivano in quelle occasioni un cambiamento radicale e profondo.

Poi, così come tutto cominciava, tutto giungeva anche ad una fine. Dopo qualche secondo di confusione e di immobilità, Alice ritornava alla consuetudine, alla normalità, sebbene di quei momenti, ogni volta, non ricordasse proprio nulla.

Nonna Giulia si decise ad affrontare il problema. Alice stava per compiere soltanto sei anni.
Un pomeriggio, accomodandosi sullo sgabello accanto al camino, depose due noci sul piano di granito che gli sporgeva dinanzi e la desiderò accanto a sé.
Emise il solito richiamo, un fischio che, per la verità, era più simile ad un sibilo di aria costretta alla fuga da un passaggio forzato e impervio, tra lingua e denti.
Alice accorse subito da lei, sdraiandosi sul quel morbido e adorato tappeto bordeaux, agitando le vispe gambette sottili sotto la sua gonnellina scozzese e giocando con la grossa spilla da balia che vi era stata affrancata e che aveva il compito di tenerne più chiusi i lembi.
La nonna sorrise, le carezzò i capelli perdendosi lungo il solito percorso, su per la nuca in cerca della cicatrice e, trattenendo a stento ogni emozione, esordì presto con il difficile discorso, optando per la totale sincerità.
Quel grave problema non poteva più essere celato, ignorarlo ulteriormente sarebbe riusultato pericoloso, soprattutto per Alice.
“Alice, ma che bella bambolina… ora stai diventando grande e la nonna desidera parlarti. E’ importante. Ti ricordi quando siamo state alla clinica?”
“Si nonna, certo che mi ricordo!”, rispose la piccolina, accennando diverse volte di sì con la testa e assumendo un’espressione seria, ma più per gioco.
Nonna Giulia tirò un bel sospiro e continuò, molto dolcemente: “ecco cara. Bene. Guarda queste noci che qualche minuto fa ho posato qui.”
La piccola sgranò un poco i suoi occhi già grandi e fissò quei frutti che nonna stava un poco spingendo con l’indice affinché riuscissero a dondolare leggermente.
“Tu cosa vedi?”, le domandò la nonna.
“Due noci che vanno sull’altalena.”
“Benissimo Alice, benissimo! Le noci sono vicine tra loro, e si muovono. Prendile in mano!”
“Tutte e due?”, rispose divertita la bimbetta.
Alice allungò le sue piccole e pallide manine afferrando quei frutti legnosi. Sorridendo li soppesò per qualche istante e poi esclamò quasi gridando: “ma nonnina! Una noce è piena, l’altra è vuota!”, poi, osservandola con nuova attenzione, e ridendo, aggiunse: “ma nonna! L’hai incollata tu!” E la sua vocina acuta e allegra risuonò per tutto il salone.
Giulia appoggiò le sue mani sopra quelle di Alice e, attraverso una leggera pressione, la obbligò a serrare quei frutti fin troppo grandi dentro ai suoi pugni, assicurandosi che li potessero avvolgere ben stretti. Poi aggiunse:” tu, piccola, sei come la noce piena. Come tutti, sotto alla tua pelle e dentro la tua testa, sono contenute un sacco di cose. Tuttavia, a volte, tu puoi somigliare anche alla noce vuota. Anche se il tuo guscio è lo stesso, capita che ti dimentichi di ciò che senti dentro. Prova a sbattere la noce piena, lo senti il rumore? Tuttavia continui a muoverti. Poco fa, quelle noci dondolavano tutte e due, ricordi? Ti sembravano identiche tra loro ma, solo reggendole in mano, hai potuto scoprirne la differenza.”
“Nonna, allora io mi svuoto?”, domandò Alice pensierosa e forse un po’ preoccupata, schiudendo la mano che conteneva la noce più leggera e mantenendo lo sguardo su di essa, quasi incredula.
“Sì Alice, ogni tanto ti svuoti. Ti svuoti da ciò che provi ma non da ciò che sei, e compi delle azioni. Quando poi torni ad essere piena, non ti ricordi che sei stata anche vuota.”
“Quindi io dondolo quando sono vuota?”
“Sì Alice, più o meno. Ti muovi, disegni, mangi, cammini. Dobbiamo continuare a frequentare le cliniche e i loro dottori, affinché tu possa diventare un bel frutto pieno. Hai capito cara?”, la nonna distolse lo sguardo che diventò mesto, all’improvviso.
“Ho capito nonna. Mi sono simpatiche le noci. Guarda! Anche loro hanno le cicatrici. Posso tenerle per sempre nella mia stanza?”
“Certo. Vieni qui, abbraccia la tua nonna, su, da brava!”, Giulia strinse forte al suo petto la vispa bambinetta che, cercando di divincolarsi da quella presa un po’ troppo stretta, finì col scivolarle presto fuori dalle braccia, scomparendo poi saltellante, dietro alla porta semichiusa della sua stanzetta.

Nonna Giulia pensò che fosse giunto il momento di abbandonare il letto. Quei ricordi le erano sovvenuti così prepotenti, rattristandola ancora di più e quasi immobilizzandola. Doveva farsi forza. Aveva un’importante missione da svolgere, doveva badare ad Alice e non poteva certo permettersi di oziare così, a lungo.
Cercando di ignorare il male diffuso tra le sue ossa indossò la vestaglia di flanella che attendeva bene appesa sul piccolo attaccapanni adesivo appiccicato alla porta della stanza e si diresse in cucina. L’appartamento pareva troppo silenzioso. Chiamò la nipote, più volte e a voce alta. Non giunse alcuna risposta. Ispezionò la camera da letto e si assicurò che il bagno fosse vuoto, dopodiché la chiamò di nuovo e ancora senza risultato ma, tornando in cucina e voltando lo sguardo, notò le pantofole rosa che Alice era solita calzare in casa, abbandonate in qualche maniera, proprio accanto all’uscio.
Alice era certamente fuori.
Lanciò un’occhiata all’orologio che segnava le nove.
Nonna Giulia fu accolta da un cupo sentore. Si rimproverò per quel risveglio troppo lento, per essersela presa con eccessiva calma. Alice avrebbe potuto essere in balia dell’ennesima crisi e chissà dove. Alice aveva confidato in lei, aveva bisogno di lei. Si sentì mortificata.
Non consumò nemmeno la colazione, restò solo immobile ad osservare dalla finestra quell’ennesima mattinata di bel tempo, ventosa e certamente fredda. Si ipnotizzò nel consueto via vai frenetico della città. Si lasciò trasportare da quel continuo scorrere dei passanti milanesi lungo le vie asfaltate e li osservava soffocare tra palazzi di cemento e tristi muraglie grigie.
E con lo sguardo fisso nel vuoto si sentì montare un senso di totale impotenza che si tramutò presto in forte rabbia. E Mauro era la causa di tutto.
Raggelò per ciò che riuscì a pensare negli attimi che seguirono. Si strinse nelle spalle, fu percorsa da un profondo brivido.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

27 thoughts on “AMNESIA 8.”

  1. Avvincente è l’aggettivo per questo capitolo. Si delineano meglio le trame che vanno ad infittirsi (Io rimango della mia idea riguardo ad Alice e Natasha. Nonna Giulia è personaggio fondamentale a descriverci Alice, bella la metafora delle noci. Continuiamo a viaggiare in alta quota. 🙂

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    1. Giovanna, sono contenta e ti ringrazio per tutto il tuo interesse. Mi piacerebbe andare più veloce, ma ormai è stabilito, una a settimana poiché mi impegnano molto. Grazie grazissimeeeeeeeeeeeeee.

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  2. Non credo che siamo ancora giunti alla fine di questa lunga amnesia. Il gioco si fa duro e la nonna di Alice si è distratta e ha perso la nipote che adesso sarà chissà dove, e con chi, impossibile dirlo.
    Continuo a essere convinto che Alice viva un’altra vita, di cui poi le rimane in memoria poco o nulla, anzi proprio nulla. E’ solo una impressione.
    Ben scritto, con quella verve che oramai son ben riconoscere, Nadia. Sono sempre più di capire chi sono Sandro e la sua amante. Secondo me qui gatta ci cova. 😉 Nell’intanto importanti rivelazioni ci vengono da Nonna Giulia e un po’ il mistero si dipana.

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  3. Pubblicherai domani l’altra puntata? Lo spero!
    Dici che qualche tassello si sta chiarendo, …a me non pare. Vedremo se sarai più magnanima nella prossima puntata. Aspetto.

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