IL GENERALE CONTESTO.

Foto contesto

Contesto attendeva nel bel mezzo di una distesa bianca. Era stato incaricato di radunare e allineare le parole che sarebbero giunte da sud, dalla mente dello scrittore.

Da due giorni se ne stava in attesa e senza mangiare. Sull’attenti controllava che il foglio restasse pulito. Solo ogni tanto, si concedeva di tirare un sorso d’acqua contenuta in una borraccia a tracolla che portava a penzoloni sopra l’uniforme.
Prima o poi sarebbe comparso qualcuno, allora avrebbe dovuto adempiere al suo compito in maniera egregia, dopotutto era stato prescelto per via della sua esperienza e della sua determinazione.
Il Generale Contesto era noto proprio per quel suo modo di essere spietato, privo di scrupolo.
Anche quel giorno il sole era tiepido, raggi dorati battevano sul deserto rilasciando continui e fastidiosi abbagli che talvolta costringevano a socchiudere gli occhi. Il sonno e la noia avrebbero potuto divorare chiunque, ma non Contesto. Il saggio Generale ne aveva approfittato per meditare, ricavando dalla solitudine una grande forza d’animo.

Nel bel mezzo di quel nulla, a un tratto, il Generale notò all’orizzonte una minuscola macchia scura che pareva zampettare come un piccolo ragno.
Quando quella cosina gli si fece vicino, con la bocca impastata e con un po’ di raucedine per via del troppo e obbligato silenzio, imbracciando il suo fucile Contesto biascicò: “Chi va là?”
La piccola creatura, forse impaurita dalla mole del Generale, con un’esile vocina, e balbettando persino un po’, rispose: “Sono dunque arrivata per prima?”
Contesto si schiarì la voce, ingrossandola, e orientando la canna del suo fucile verso quella cosa, domandò di nuovo: “Chi va là? Rispondi, forestiera!”
“La prego, non si arrabbi! Sono una parolina della storia; lo scrittore si è finalmente messo al lavoro. Siamo tante, sono tutte in viaggio, e io sono stata la più veloce!”
“Era ora, vi attendo da due giorni. Uhm, allora, vediamo… ora ti leggo. Tu… tu saresti Volta?”
“Sissignore, proprio così, son proprio io!”, rispose euforica la piccola parola, ponendosi subito sull’attenti in segno di saluto e di rispetto.
“Aspetto che giungano anche le altre, poi deciderò cosa fare.”
Volta si accingeva ad aprire di nuovo quella sua grossa boccuccia, ma in quel momento, sul limite della distesa bianca e proprio nel punto in cui la terra dava l’illusione di poter toccare il cielo, notò un esercito di segni neri che avanzava a passo di marcia. Alcuni elementi erano lunghi, altri apparivano più corti, altri ancora parevano minuscoli puntini.
Quando tutti furono abbastanza vicini, Volta, sorridendo e senza permesso, esclamò: “Ciao, Tempo; ciao, Virgola! Felice di rivederla, signor Andare! Ci siete anche voi, care amiche inseparabili C con l’apostrofo e Era! E sei arrivata anche tu, mia cara Una…”, dimenticandosi persino di respirare, Volta proseguiva senza sosta a elencare un nome dopo l’altro.
“Basta! Zitta!”, tuonò Contesto. “Qui parlo solo io, è chiaro? Devo mettervi in riga!”
“In riga? Ma, non abbiamo fatto nulla di male!”, si lamentò Volta.
“Ho detto che devi restare in silenzio! Io ho il compito di allinearvi.”
“Allinearci?”, domandò stupita, Volta.
“Senti parolina bella, se non chiudi subito quella boccaccia ti assicuro che ti buco le tempie riducendoti in lettere singole.”, la minacciò adirato, Contesto.
A un successivo segnale del Generale, le parole si disposero tutte sull’attenti.
“Allora, vediamo… piccoli sgorbietti, al lavoro, si comincia!”

Mentre il sole si preparava di nuovo a tramontare, Contesto passeggiava tra le fila di parole, ispezionandole a una ad una, pensando a come poterle combinare tra loro e riflettendo sulle sorti di ognuna per poter scrivere un sensazionale racconto.
Era certo di vincere anche quella battaglia. Avrebbe dato origine a una storia intelligente, affascinante, interessante, e, soprattutto, a un qualcosa di originale e non ancora pensato da nessuno.
Doveva farcela: sapeva di essere il Generale più arguto, più fantasioso e più spietato di tutti i tempi.
Mentre ragionava borioso sulla trama del racconto, una nota petulante vocina lo disturbò: “ Senta, mi scusi, siccome sono giunta qui per prima, credo di essermi guadagnata il diritto di poter cominciare la storia!”
Contesto si impettì e le sue mani si serrarono in pugni. Con un balzo le si avvicinò a un palmo “di lettera”. Poi sgranò gli occhi, tese un indice in aria che le agitò proprio davanti alla elle, mentre lo stesso dito della mano destra avvolgeva il grilletto del fucile. “ Tu sei una pazza, tu osi sfidarmi. Ti è mai capitato di leggere un brano che esordisca con un sostantivo privo dell’articolo? Ma chi ti credi di essere, infima insolente! E ti dirò di più: non ti impiegherò nemmeno per seconda, dato che, altrimenti, mi toccherebbe cominciare il racconto con un banale UNA VOLTA, o tutt’al più, con un QUELLA VOLTA. E questo, per opera mia, non accadrà mai. Mai, mi hai capito?”, sbraitò irritato Contesto.
Volta tremava, era impaurita, tuttavia possedeva un carattere cocciuto e incosciente. Con un filo di voce, e le lettere O e A in lacrime, la sventurata osò: “Sì, ma, non posso stare nemmeno… nemmeno tra le prime cinque?”
Contesto, a quel punto, fu colto da un vero e proprio spasmo. Tutto l’esercito rabbrividì, e persino Volta, finalmente, riuscì a ammutolirsi.
Sul volto del Generale appariva un’espressione terribile, contratta, e un rigagnolo sottile di bava gli colava dall’angolo della bocca. L’indice ebbe un istintivo sussulto sul grilletto del fucile.
“Tu hai tendenze suicide, tu, davvero, desideri morire qui, oggi. Dunque, tu mi suggeriresti di iniziare il mio capolavoro con un trito e ritrito C’ERA UNA VOLTA? E’ l’ultima volta che te lo ripeto: ingoiati quella lingua!”, e, voltandosi in direzione delle altre parole che erano disposte a semicerchio intorno al foglio, Contesto strillò come indemoniato con tutto il fiato che aveva in corpo: “ D’ora in poi dovrete restare tutti in assoluto silenzio, chiaro? Io sono il vostro Generale e esigo rispetto, e qui comando io! E ora, con permesso, debbo proseguire il mio lavoro.”
E Contesto riprese ad affaccendarsi or camminando e or marciando qua e là, afferrando le parole per i trattini o per le stanghette e trascinandole in una posizione precisa. Talvolta, raggruppandole, poteva spingerle lungo i margini del foglio, separandole solo al bisogno, in un secondo tempo.
Capitava che rimanesse anche fermo e pensoso per un po’, con l’indice ricurvo e adagiato al labbro superiore, la fronte corrugata e lo sguardo rivolto in alto, a destra.
Poi, il Generale riprendeva deciso il suo lavoro, spostando e rispostando parole, rivoltando ogni singola frase, rileggendo il testo di continuo, dalla prima all’ultima riga scritta sul foglio.

Tutt’intorno calò il buio. Un flebile bagliore illuminava la notte. Non era che l’inizio. Truppe di parole seguitavano a comparire senza sosta da sud. Il Generale doveva decidere in fretta chi, tra loro, sarebbe risultata più idonea nel meglio assolvere il compito che gli era stato assegnato.
Fu sorpreso nel trovarsi dinanzi una presenza assai inquietante. Borbottò: “ Dimmi che ho letto bene, dunque, tu saresti Person? E cosa diamine significherebbe? Non sei altro che uno schifoso refuso!”
“Sono caduto mentre correvo e ho perso la mia A …”, prima che il disgraziato potesse accorgersene, un proiettile tagliò l’aria e ristabilì il silenzio, spargendo ovunque un acre odore di polvere da sparo.
Person stramazzò al suolo. Qualcuno sibilò: “Peccato, così pareva inglese.” Contesto, per sua fortuna, non udì.
Subito, tutti furono travolti da una folata di vento, forse uno starnuto dello scrittore, che minacciò di spazzar via una buona parte del lavoro già abbozzato. Delle gocce grosse piovvero sul foglio, rendendo scivoloso il terreno e ancora più complesso l’operato.
Il Generale era teso: non poteva permettersi di fallire altrimenti non avrebbe ricevuto altri simili e prestigiosi incarichi. Era conscio che, per scrivere bene una storia, fosse necessario effettuare continui tagli. Sapeva anche che gli sarebbe costato fatica, era pronto a sputare sangue.
Il lavoro non ebbe pause. Contesto era madido di sudore, si scordava persino di bere, e difficilmente si fermava un minuto, anche solo per riprendere fiato.
Tutto proseguì in questa maniera, per nove lunghi giorni e nove interminabili notti, e nessuno, più, osò proferir parola. Di tanto in tanto echeggiavano degli spari.

Quando il sole fu alto nel cielo per la decima volta, Contesto, finalmente, si sedette a gambe incrociate, proprio in testa al foglio. Osservava spacchioso la sua opera, era soddisfatto.
Era stremato, ma ancor più, era compiaciuto.
Qua e là e tutt’intorno, giacevano cadaveri di parole mozzate ridotte in sillabe o scomposte in lettere. Tuttavia ne era valsa la pena poiché il risultato pareva strepitoso.
Il suo datore di lavoro non avrebbe potuto desiderare di meglio e, appena fosse stato possibile, si sarebbe senz’altro congratulato con lui conferendogli un meritato riconoscimento.
Il racconto avrebbe avuto sicuro successo. Contesto aveva messo in campo tutta la sua competenza e ogni sua conoscenza. Avrebbe confermato di essere il migliore, e per l’ennesima volta.

Un’inaspettata brezza gelida e forte sorprese tutti giungendo all’improvviso. Il generale si domandò da dove potesse provenire. Nelle vicinanze non si scorgevano né montagne, né nubi. Durante tutte quelle dure giornate di lavoro, la temperatura si era mantenuta tiepida e costante, persino di notte.
Sospinto da quel vento che era divenuto impetuoso, un punto e virgola si adagiò proprio dinanzi ai piedoni di Contesto. Questi fu colto da un grande disappunto. Lo osservò bene: si trattava proprio di uno stupido e insulso punto e virgola. Era conciato male, era un po’ storto, respirava a fatica.
Il Generale non si impietosì dello stato di salute di quel malcapitato, anzi, ne fu innervosito.
Si rialzò. Con un’estrema cattiveria gli conferì forte un calcio di punta. L’apice di curvatura della virgola, già in gran parte compromessa dalla rovinosa caduta, cedette del tutto.
“Tu, da che parte arrivi?”, domandò furibondo.
Il fragile punto e virgola, con un flebile e ultimo respiro, trovò appena la forza di sussurrare: “Ero rimasto incastrato alla bottiglia di whisky dello scrittore.”, e ricadde al suolo con un lieve tonfo; si era distrutto, si era ridotto a un banale punto e a una banale virgola.

Contesto provò rabbia, tanta rabbia. Senza rendersene conto aveva dimenticato di inserire quel punto e virgola nel suo testo. Eppure, mai aveva abbassato la guardia. Doveva rimediare subito all’errore, altrimenti i critici l’avrebbero denigrato compromettendo tutta la sua futura carriera.
Non c’era altro tempo da perdere! Avrebbe subito provveduto a incollare tra loro un punto e una virgola tentando di rimpiazzare la vittima; non se ne sarebbe accorto nessuno e, se si fosse rivelato necessario, sarebbe stato pronto a rivedere, per l’ennesima volta, tutta la storia.
Mentre, ancora ambizioso, si preparava a riprendere il suo lavoro, venne interrotto da una nota e fastidiosa vocina che proveniva dal centro del foglio: “Io desidero aiutarla!”
Contesto non ci pensò due volte, gli si scaraventò addosso con passi lunghi, pesanti, e in grado di far sobbalzare di qualche centimetro tutte le parole.
I raggi del sole appena sorto ingigantivano la sua ombra, deformandola, e conferendogli l’aspetto fantastico di un mostro MANGIAPAROLE.
“Scrivere è tutto per me. Lo capisci o no, stupida presuntuosa?”, sbottò furioso. La afferrò per la stanghetta della lettera “v” e la fece roteare in aria, per poi scaraventarla proprio in cima al foglio.
“Volevi esser prima? Ecco, ti accontento.”
Contesto la raggiunse, le sparò senza pietà ben cinque colpi di fucile, e, infine, la schiacciò bene sotto la suola dei suoi anfibi, riducendola a una macchia di inchiostro scuro, proprio accanto al titolo della storia.

A quel punto, all’improvviso, soggiunse un forte terremoto. Tutto traballava in un moto innaturale, le parole non riuscivano a resistere nella propria posizione, erano prive di appiglio e venivano ribattute ora a sinistra, ora a destra.
Divampò presto il panico. Regnò la confusione. Scivolando, si ritrovarono tutti al centro del foglio. Le parole persero gli accenti o i propri puntini, si voltarono a testa in giù o anche sottosopra, parevano finite in un frullatore.
Il cielo si oscurò all’improvviso, la terra parve restringersi attorno a loro, inghiottendo tutta l’aria e, piano, ogni forma di vita. Tutto fu avvolto da una specie di lenzuolo bianco. E poi, e poi… fu l’inferno.

Lo scrittore, stizzito, dopo aver appallottolato ben stretto il foglio, lo gettò nel camino acceso. Si concesse l’ultimo goccio di Whisky riponendo la bottiglia ormai vuota sullo scrittoio, proprio accanto alla penna stilografica. Fece un altro starnuto, sbuffò, si soffiò il naso. Si alzò, richiuse la finestra rimasta aperta per arieggiare un po’ lo studio. Non aveva voglia di ammirare la luna, nonostante, nel cielo di quella notte, risultasse piena e sfavillante.
Sbattendo la porta scomparve in un’altra stanza.
L’ispirazione l’aveva definitivamente abbandonato, non avrebbe scritto mai più.

Intanto, una sottile scia di fumo chiaro fuoriuscì rapida dal comignolo sul tetto. Per un attimo, un attimo appena, parve poter sbiancare, per intero, tutto quel cielo nero.
“Mettetevi in riga, presto, e lasciatemi fare il mio lavoro!”, ordinò il caparbio Generale Contesto.
Eppure… nessuno si mosse, nemmeno le stelle.

Autore: Nadia Fagiolo

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

36 pensieri riguardo “IL GENERALE CONTESTO.”

  1. A mio avviso, è questo il tuo racconto migliore, più felice, e per stile e per contenuti anche. Sospetto però che tu, Nadia, abbia fumato qualcosa di molto forte. 😂Scherzi a parte, i complimenti qui sono davvero dovuti, perché hai dimostrato non solo di avere una notevole fantasia – che nessuna scuola di scrittura ti potrà mai insegnare, ché la fantasia è un dono, e se ce l’hai, bene, altrimenti ti attacchi al tram -, ma anche una bella tecnica narrativa, tecnica che negli ultimi mesi hai saputo affinare in maniera conveniente, sfrondandola di alcuni barocchismi. C’è ne “Il Generale Contesto” quell’arte di inventare storie così come Gianni Rodari (si veda il suo saggio “La grammatica della fantasia”, 1973) intendeva: dall’errore può nascere una storia dai tanti risvolti, divertenti e drammatici. Qui, nel tuo racconto, Contesto è una sorta di dittatore, comico quanto si vuole ma non per questo al di fuori della realtà, difatti di personaggi come il tuo Generale la società odierna, ahinoi, ne è piena. Credo, non sbagliando, che non siamo di fronte a una semplice favola, ci troviamo invece a dover fare i conti con un racconto metaforico dove l’arroganza viene giustamente derisa; e solo l’Iddio lo sa che in troppe occasioni l’arroganza viene sfoggiata e spacciata per erudizione e per capacità di saper fare bene il proprio lavoro. Va da sé che il Generale Contesto è ridicolo proprio perché oltremodo spocchioso. Peccato non si renda conto della sua ridicolaggine, altrimenti, invece di dettare ordini, saprebbe ascoltare e, forse, sarebbe pure un bravo generale.

    Bravissima, Nadia.

    Piace a 1 persona

    1. Grazieeeee, Rodari? Mi inchino solo leggendone il nome. Mi sono impegnata, ho pensato a qualcuno di mia conoscenza. Vorrei solo aggiungere che, come ogni ciclo naturale dell’acqua che si rispetti, Contesto, un giorno, potrebbe ancora ricadere su un foglio. Quindi… faccio per dire… lo scrittore potrebbe pure tornare a scrivere, moooolto ispirato. Ciao, grazie.

      "Mi piace"

    1. Allora siamo d’accordo su tutto. Però non l’avrei mai uccisa. Come si potrebbe scrivere senza la parola “Volta”? Ti ringrazio del passaggio, spero tu stia bene, e soprattutto, spero tu sia in un periodo felice. Ciao. Grazie.

      "Mi piace"

  2. Un racconto delizioso, davvero ben scritto. Una lode per la fantasia. Certo, tu con le parole sei amica. Fanno parte del tuo lavoro, ma qui hai dato una grande prova . Povero punto e virgola….trovarne un paio in un intero libro è ormai difficile. Eppure sa essere così efficace e elegante nel costrutto del pensiero! Se saputo usare, naturalmente.
    complimenti 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Ho aspettato di avere il tempo giusto per poterti leggere con tranquillità perché ti seguo con sincero interesse e mi hai fatto veramente un bel regalo con questo racconto. Fantasioso, elegante, piacevole e apparentemente leggero. Sei davvero brava e i complimenti sono dovuti, anch’io noto una maturità maggiore nella scrittura e un piglio più sicuro.
    Buon tutto 🙋‍♀️

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...