CAMPACAVALLO (Parte 2).


Nel corso degli anni la bottega di Giuseppe è diventata una specie di ritrovo per soli uomini. Tuttavia nessuno, mai neanche una volta, ha dovuto prendersi il disturbo di vietare l’accesso alle donne: diciamo che è andata sempre così in maniera naturale, e da che se ne serba memoria. A Campacavallo non c’è molto da fare, men che meno in pieno inverno. Chi, non più giovane, non ha ceduto alla tentazione di lasciare il proprio paesello alla ricerca di un lavoro stabile e remunerativo (o non ne ha mai sentito l’esigenza), ha sempre tirato a campare, badando ad alcuni capi di bestiame oppure coltivando un appezzamento di terra. Tuttavia, in questo lungo periodo di freddo glaciale tutti gli animali vengono lasciati nelle loro stalle, e le piante rattrappiscono, sopra o sotto la neve. Senza lamentarsi troppo, tutti attendono l’agognato tempo del disgelo. Comunque, a Campacavallo, non succede mai niente di nuovo. E cosa dovrebbe mai capitare? In questo paese di soli quattro gatti par quasi non accada mai nulla, nulla di così grosso che valga la pena di esser raccontato. Tutto è all’apparenza uguale a ieri, come anche a ieri l’altro, tranne la neve che è sempre di più.

Quando l’uscio si apre, un campanello trilla nel retrobottega. Allora Giuseppe raggiunge il centro del locale e si prepara ad accogliere i clienti. Saluta, sorride, afferra i giacconi e subito si dà un gran daffare per riporli in maniera impeccabile sull’attaccapanni a muro. Gli uomini si accomodano al tavolo e Giuseppe si defila dietro al bancone del bar, porgendo con cortesia a ciascuno la propria colazione: c’è chi si accontenta di un caffè liscio o macchiato (o tutt’al più corretto), e chi invece esige un bicchiere di grappa o anche del punch bollente, nel tentativo di togliersi di dosso almeno un pochino di freddo.

Paco, Pippo e Geremia sono sempre i primi ad arrivare; Giuseppe li considera degli amici, più che dei clienti. Poi, come sempre, fanno la loro comparsa anche Mario e Giulio. Di lì a poco, di solito, arriva anche Michele. Invece Stanlio e Ollio, due forestieri che provengono da lontano, dalla valle, e soprannominati così per via delle loro stazze, si presentano abitualmente dopo le nove.

Quando sono arrivati proprio tutti, solo dopo aver esaudito i bisogni di ciascuno, anche Giuseppe si accomoda al tavolo e comincia a tenere comizio. Sorride, è brillante, recita ogni giorno nuove barzellette, ha sempre la battuta pronta. Giulio, invece, è solito leggere il giornale, riportando a voce alta le notizie di prima pagina e dando il via a una serie di considerazioni per nulla costruttive (per non parlare delle imprecazioni che tira commentando gli articoli sul calcio). Inoltre, se qualcuno lascia a intendere che ha la necessità di reperire un qualche articolo, magari un attrezzo da giardinaggio, un capo di abbigliamento o qualsiasi altra cosa, Giuseppe, pratico nell’uso di Internet, si dà da fare, picchiettando i tasti del suo portatile ed eseguendo una rapida ricerca online. In breve tempo, dopo una conferma da parte dell’interessato, procede alla relativa ordinazione, intascandosi l’importo dovuto maggiorato della parcella per il servizio.

Campacavallo è talmente nascosto, che nemmeno le consegne di Amazon giungono puntuali, eppure lo shopping online è ritenuto da tutti una comodità innovativa.

I clienti della bottega amano dialogare con Giuseppe: è capace di ascoltare (che di per sé è una rara virtù), e riesce a essere addirittura d’aiuto. I clienti provano conforto nel confidargli i loro problemi, di ogni sorta, persino quelli familiari; oltre a un valido sostegno morale, ricevono sempre una possibile soluzione ai propri noiosi grattacapi. E grazie alle svariate chiacchierate intrattenute con i clienti nel corso degli anni, si può affermare con assoluta certezza che Giuseppe conosce vita, morte, miracoli, e persino il più recondito segreto di Campacavallo; è al corrente della più piccola bega sorta tra i suoi abitanti, e di ognuna delle loro peggiori (o forse migliori!) rogne. Giuseppe sa tutto di tutti!

Una volta presi in rassegna tutti i guai freschi di giornata, ecco che la piccola e rumorosa bottega subisce l’ennesima metamorfosi, trasformandosi in una sala da gioco. Tra un bicchiere e l’altro, sul tavolo, fanno la loro comparsa delle carte da poker. Allora, tutti i presenti sospendono ogni attività, concentrandosi nel gioco ed eseguendo le dovute puntate (mai troppo alte, ma nemmeno troppo basse). Ai propri tormenti esistenziali, per un po’, non pensano più. Tutt’al più litigano tra loro, anche insultandosi, ma sempre nei limiti e divertendosi in maniera piuttosto spensierata.

Dopo aver riposto la prima tranche dell’incasso giornaliero dentro la cassaforte a combinazione, che è stata ben nascosta sullo scaffale nel retrobottega, Giuseppe si accinge a calzare di nuovo i suoi doposci già asciutti. “Chi consuma paga!”, raccomanda a Geremia quando riappare sorridente nel salone, e lo incarica di sostituirlo per un po’. Quasi tutti i giorni, Geremia fa le veci del proprietario e in cambio riceve bevute illimitate e gratuite (mi raccomando, che resti tra noi!). Verso le dieci e mezza, dopo aver giocato almeno un paio di mani, Giuseppe annuncia di dover uscire un’oretta per sbrigare delle commissioni. Si calca ben bene il cappello sulla testa, poi lascia la bottega e fischiettando attraversa la sua proprietà. Il suo passo è veloce, i doposci affondano nella neve alta mentre si dirige verso il centro.

Le donne di Campacavallo, al contrario dei propri mariti, difficilmente si allontanano a lungo dalle loro abitazioni. Tutt’al più si recano al piccolo supermercato, ma tornano subito, dopo aver comperato il necessario e fatto due chiacchiere (nel più fortunato dei casi).  Nonostante la neve ricopra a perdita d’occhio proprio tutto, in casa ci sono da sbrigare un’infinità di lavori più o meno ripetitivi. In inverno i mariti battono la fiacca dalla mattina alla sera: si svegliano presto, eseguono male e solo in parte i propri compiti, poi escono e nessuno li vede più, fino all’ora di pranzo. A Campacavallo non c’è moglie che possa dirsi davvero contenta, e in special modo quando, dopo una mattinata trascorsa fuori all’insegna dell’ozio, il proprio marito osa rincasare affamato, e, per giunta, con il portafogli vuoto. Al tavolo da gioco, ogni tanto capita anche di vincere, ma nella maggior parte dei casi più di uno rimane spennato. Basti pensare che, poco prima di Natale, Mario riuscì a giocarsi addirittura la nuda proprietà di un lotto di terra situato ai piedi della cascata. Non appena confessò l’accaduto alla moglie, l’eco delle grida isteriche di Gina rimbombò fino a sera tarda, e per tutta la valle.

Giuseppe sbuca sulla strada principale. L’uomo oltrepassa l’edicola, poi passa davanti al Comune e prosegue oltre la chiesa. Si ferma poco dopo, dinanzi a una casa antica di sassi. Osserva bene a destra, poi a sinistra, e infine anche davanti a sé. In ogni caso evita di guardare quell’orrendo affresco dipinto sulla facciata e raffigurante San Leonardo di Limoges (dicono possa proteggere gli agricoltori e il bestiame, ma a Campacavallo non c’è Santo che tenga) con tanto d’aureola sopra la testa. Bene, come sempre la strada è deserta. Giuseppe batte sull’uscio tre colpi secchi. Odia il fracasso del catenaccio quando ricade sul portone: non c’è volta che non lo faccia sussultare. Il chiavistello scatta un paio di volte e l’uscio cigola, schiudendosi quanto basta per permettergli di passare. Neanche il tempo di sgattaiolare dentro che viene cinto da un abbraccio bello forte. Il suo cappello si schioda dalla testa e ricade sul pavimento; Giuseppe si deve sforzare parecchio per nascondere una smorfia. “Mi sei mancato!”, gli confessa la donna, sussurrando nel suo orecchio. La voce di lei è soave, riesce a calmarlo. Giuseppe, palpandole voglioso il seno, la bacia con fervore. Sulle note de Le quattro stagioni di Vivaldi i due scompaiono in camera da letto, sotto le lenzuola (e vi assicuro che ulteriori particolari è meglio non raccontarli).

Gina è una donna vivace e intraprendente, in carne quanto basta per farsi piacere; Giuseppe preferisce la sua piena corporatura alla secchezza di Emma, nonostante sia costretto a ammettere che il fisico di quest’ultima è talmente perfetto da sembrare un legno scolpito.

Intanto, nella bottega…

A Campacavallo l’erba non cresce affatto bene, ma, non appena l’aria si fa meno gelida, la gramigna sì. Geremia si alza dal tavolo con la scusa di doversi servire del bagno situato sul retro, in fondo al magazzino. Apre il rubinetto e lascia scorrere forte l’acqua dello sciacquone. Con un balzo raggiunge lo scaffale. Dopo aver frugato per qualche istante, afferra la piccola cassaforte d’acciaio. Nessun problema: conosce benissimo la combinazione. Davvero un peccato che quella mattina vi siano stati deposti pochi soldi; se soltanto quel poco di buono di Giulio avesse saldato la spesa della scorsa settimana, avrebbe osato di più, come l’ultima volta. Invece gli tocca accontentarsi di una banconota da venti Euro che arrotola e ficca in fondo alla tasca. Poi ritorna in bagno e mentre si lava le mani si guarda allo specchio soddisfatto, sorride sarcastico e pensa di meritarsi di più.

Approfittando dell’assenza temporanea di Geremia, Ollio si alza di scatto e afferra una bottiglia di Sambuca sulla credenza del bar. Tutti, ghignando come matti e ben attenti a non fare rumore, fanno il giro buttando giù tutto d’un fiato, e poi ripongono la bottiglia vuota al suo posto.

(… continua.)

Autore: Nadia Fagiolo

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

14 pensieri riguardo “CAMPACAVALLO (Parte 2).”

  1. Ottimo proseguimento per un racconto che, a poco a poco, diventa sempre più incalzante e ricco di retroscena piccanti, che davvero non avremmo potuto prevedere. Scopriamo, in questo nuovo capitolo, che Giuseppe è un uomo ricco di ingegno ma anche una sorta di Don Giovanni. Non aggiungo altro, altrimenti rischio di toglierti dei lettori, Nadia. Aggiungo però che il racconto è davvero ben scritto, con una ironia molto ben confezionata e che mi ricorda, in una certa misura, quella del miglior Daniel Pennac.

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  2. eh, bisogna pur passare il tempo in qualche modo, anche nella sperduta Campacavallo 😉
    Noto, inoltre, che ognuno ha i suoi gusti ….

    Lettura scorrevolissima, intrecci accattivanti. Sempre brava!
    Dopo cena andrò col terzo capitolo, ma non farmi aspettare troppo per il quarto.

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