FIVE HOURS TO LIVE (2).

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LET ME ENTERTAIN YOU.

Let me welcome you ladies and gentlemen
i would like to say hello
Are you ready for some entertainment?
Are you ready for a show?

(Freddie Mercury)

Più volte mi ero obbligato a volgere lo sguardo altrove, osservando gli altri passeggeri oppure lo schermo sul quale scorreva Godzilla II, che avevo già visto due volte al cinema. L’aria sognante di David catturata  in un largo sorriso, che a causa di un bizzarro gioco di luci veniva riflesso ingigantito dal finestrino, mi dava il tormento e esigeva tutta la mia attenzione. E’ difficile spiegare le sensazioni altalenanti che ho provato durante il volo: quella sua insolita espressione inebetita mi causava una specie d’angoscia, non lo nego. Nonostante lo avessi sempre considerato alla stregua di un fratello, in quell’occasione stentavo a riconoscerlo. Tuttavia, in alcuni momenti, la sua eccessiva tranquillità era stata anche in grado di regalarmi un po’ di conforto, ma non nascondo di essere arrivato perfino a odiarlo a causa del suo esagerato e innato ottimismo che, non so come, era riuscito a trascinarmi in un’impresa a dir poco folle. Per contro, David, persona assai incosciente quanto intelligente, tenendo la testa leggermente reclinata e poggiando la tempia sul vetro, pareva essere avvolto da un’aurea luminosa di beatitudine; forse stava ammirando il panorama, le città che da quell’altitudine sapevo essersi ridotte a insignificanti macchioline scure; oppure stava fissando le nuvole che, di tanto in tanto, andavano creando sotto di noi un suggestivo oceano, animato e spugnoso. Ripensandoci adesso, lui aveva osato mettersi in gioco molto più di me.

Dopo aver sostenuto un pesante litigio con il capo reparto, io avevo ottenuto di usufruire delle mie ferie residue; e se tutto fosse andato per il verso giusto, quello stronzo avrebbe presto realizzato che non mi avrebbe rivisto mai più.

David, in seguito alla medesima richiesta, era stato invece convocato con urgenza ai piani alti. Per la prima volta gli era stato annunciato chiaro e tondo che il suo ruolo in azienda ricopriva una certa importanza, e che nessun collega aveva acquisito le competenze necessarie per poterlo sostituire per un così lungo periodo. Il direttore generale si alterò, dato che l’azienda aveva appena ripreso le sue attività dopo la consueta chiusura estiva del mese di agosto. Dunque, David si era visto costretto a dare le dimissioni immediate. A ogni modo, e per nessuna ragione al mondo David avrebbe rinunciato a vivere la sua nuova avventura.

David si era offerto di versare anche la mia quota di partecipazione. Sebbene si trattasse di una cifra di gran lunga superiore a quella da me mai destinata allo svago oppure a una vacanza, insistetti per arrangiarmi: avrei utilizzato tutti i risparmi accumulati, con fatica, nel corso degli anni. In fin dei conti, se il progetto si fosse realizzato, non sarebbero più serviti.

Una sera, mancava quasi una settimana alla partenza, io e David avevamo discusso a lungo, trascorrendo la notte senza chiudere occhio. Avevamo preso in rassegna ogni dettaglio che a quell’epoca ci era stato reso noto. Ripensandoci, credo di poter affermare che ignoravamo ancora la maggior parte dei meccanismi e delle filosofie che regolavano la comunità. David mi aveva raccontato di esser stato costretto a lasciare il suo lavoro. Notando la preoccupazione che si era dipinta sul mio volto, con molta determinazione si affrettò a rassicurarmi. Mi informò di aver letto e riletto l’email che entrambi avevamo ricevuto in risposta dalla T.D.A., e anch’io, nei limiti delle mie possibilità, ne vagliai il contenuto, più e più volte. Si era poi documentato e aveva svolto numerose ricerche e aveva analizzato tutte le potenzialità del Grande Progetto ritenendolo possibile, o perlomeno realizzabile. A questo punto, se anche fosse esistita una sola possibilità di farcela, grazie al suo carattere cocciuto non si sarebbe certo tirato indietro.

“David, lo sai anche tu. Lavoriamo tutti, per almeno otto ore al giorno. Considerando il tempo impiegato durante un normale tragitto di andata e ritorno, e sommandovi anche la pausa necessaria per il pranzo, siamo impegnati per almeno dieci ore! Io non dormo a lungo, spesso mi possono bastare poche ore di sonno, poi ci sono da assolvere certe faccende di casa… beh, quelle che fanno tutti del resto! Anche senza alcuna maniacale fissazione, per le pulizie mi occorre almeno un’ora. Poi restano da sbrigare le solite commissioni, e ogni due giorni almeno c’è da procurarsi un po’ di spesa. Sai quanto fa, Mike? Siamo quasi arrivati a venti ore di impegni. Venti. Sai, è quasi incredibile a dirsi, ma da quando ho lasciato Sandy la mia libertà, per certi versi, è perfino calata rispetto a prima. Mi rimangono solo un paio d’ore di relax, la sera, ma anche nel caso mi decida a uscire un po’ con l’intento di svagarmi, ecco, io non riesco più a godermela. E ho solo quarant’anni, eppure mi sento stanco. E non ho nemmeno fatto accenno ai soldi che se ne vanno per varie comodità o per le nuove tecnologie, che ormai sembrano essere necessarie, ma che non c’è tempo di sfruttare. Giorno dopo giorno, ecco che si ripete la medesima routine: la sveglia trilla alle sette, poi tutto ricomincia, proprio come se fosse una brutta copia del giorno precedente. E’ una specie di incubo che si ripete all’infinito, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. Quando saremo vecchi, oppure ammalati, solo allora ci renderemo conto di ciò che non siamo riusciti a fare o a realizzare. Beh, io credo che tutto questo sia una vera ingiustizia. La nostra esistenza è unica, e anche nel migliore dei casi è troppo breve. Hai saputo del povero Jonny? Te lo ricordi quanto ci faceva ghignare a scuola? Pace all’anima sua! No, io non intendo più sprecare un solo minuto della mia vita. Loro hanno ragione. Eccome se ne hanno! Dobbiamo assolutamente fare qualcosa, noi dobbiamo ribellarci, dobbiamo reagire. Nel giro di qualche anno saremo tanti, una specie di esercito della salvezza. Tutti saremo uniti e la penseremo alla stessa maniera. Sono convinto che noi potremmo essere d’esempio al mondo intero. Io vorrei averti al mio fianco, Mike. Sempre. Tu sei tutto ciò che al momento mi resta, sei un grande amico. Mi hai confortato nei momenti difficili, mi sei stato d’aiuto tutte le volte in cui ne ho avuto il bisogno, e dunque ti meriti questa straordinaria opportunità. Considerala una specie di ringraziamento da parte mia. Il primo compito che ci è stato assegnato è quello di reclutare quanta più gente affidabile possibile. Anche questo è vero, ma sappi che ti avrei trascinato con me in questa avventura in ogni caso. Diventeremo degli eroi: in un prossimo futuro i libri di storia parleranno anche di noi. Io ne sono sicuro, ce la faremo!”

David era su di giri, mi sembrava davvero entusiasta. Uno strano bagliore gli illuminava lo sguardo mentre continuava a parlare senza smettere, dimenticandosi perfino di riprendere fiato.

Dopo un primo scalo a Bangkok, un secondo cambio ci aspettava a Honiara. Dalla capitale delle isole Salomone un volo interno ci avrebbe fatto conoscere la più circoscritta località di Munda, dove ci attendeva una barca privata, che ci era costata un occhio della testa e che ci avrebbe condotti sul selvaggio atollo di Tetepare.

Mi era piombata addosso una grande paura, nonostante anch’io, come David, avessi ormai maturato il desiderio di cambiare dalla A alla Z tutta la mia vita. Da quindici anni lavoravo come semplice operaio in una piccola industria metalmeccanica. Non avevo la cultura e le competenze di David, eppure sentivo di poter rendermi in qualche modo utile. Molte persone comprendono che la propria esistenza ha bisogno di una svolta, però solo alcuni hanno il coraggio di adoperarsi per un cambiamento. Io avevo lasciato il mio umile ma grazioso appartamento; lasciavo alcune amicizie a cui tenevo molto, lasciavo pochi oggetti ma per me importanti e di grande valore, e, soprattutto, avevo dovuto dire addio alla sicurezza di un lavoro a lungo termine. Tutto ciò a causa di un’impresa che aveva dell’assurdo. Sembrava surreale, ma oramai era diventata la mia unica e più grande speranza. Proprio come il mio amico, anch’io non potevo più permettermi di sprecare un solo giorno della mia amata ma odiata esistenza.

Dando uno sguardo furtivo agli altri passeggeri, notai che avevano uno sguardo mesto e spento, tranne chi, con tutta probabilità, aveva tutta l’aria di essere in vacanza. Pensai che ben presto anche quelle persone sarebbero tornate alle solite tristi vite di schiavitù.

Prima di quel giorno, non avrei mai notato un simile dettaglio; una nuova consapevolezza si stava facendo strada dentro di me. Mi sentivo già meglio e, tutt’a un tratto, David non mi sembrò più una persona eccessivamente ottimista e incosciente. Forse cominciavo a cambiare anch’io. Stavo assaporando la libertà, e il mondo era tutto ai miei piedi.

Avevo sentito anch’io l’esigenza di guardar fuori. La mia visuale risultava però parziale, dato che non osai chiedere a David di scostare un po’ il suo grosso testone, biondo e ricciuto, dal finestrino. Il panorama mi incantò al punto di commuovermi, nonostante nella mia vita avessi già volato diverse volte. All’improvviso mi sentii eccitato, come un adolescente che realizza di avere tutto il futuro davanti a sé.

Come David, ero ormai impaziente di raggiungere Tetepare. Mi chiesi che genere di esperienza ci avrebbe aspettato in quel luogo, e realizzai di non aver più provato una tale curiosità dai tempi della mia infanzia. Fu in quel momento che compresi di non aver buttato via nemmeno un soldo. E poi, di colpo, mi sentii quasi felice.

(continua…)

 

 

Autore: Nadia Fagiolo

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

32 pensieri riguardo “FIVE HOURS TO LIVE (2).”

        1. Se ho capito bene, il film da te citato è tratto da un videogioco (o viceversa) e ha a che fare con un mondo virtuale. No, non credo che possa essere simile. Bisogna andare avanti nella lettura. Adesso non si può ancora comprendere dove desidero arrivare. Ciao. Comunque grazie per l’attenzione. Ogni critica e commento è sempre ben accetto. Ho cercato di trovare una trama oroginale e mai letta in nessun libro fino ad ora. Mi auuguro di esserci riuscita, ma ovviamente qualcosa può essermi sfuggito. L’importante è che sia tutta (e dico tutta) farina del mio sacco. Attendo sempre volentieri i vostri feedback. Io sono una, voi tanti.

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  1. A mio avviso i due protagonisti sono anche dei temerari oltre che dei sognatori. Stanno rischiando parecchio, forse per ottenere, alla fine, solo un pugno di mosche. Ma è anche vero che chi non risica non rosica.
    Lo stile è piuttosto fluido, un racconto che prende, che si lascia leggere tutto d’un fiato. Per il momento mi sono fatto l’idea che ci troviamo difronte a una miscela letteraria decisamente originale: sci-fi di stampo vagamente umanistico, giallo, avventura.

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  2. Linguaggio particolareggiato e scorrevole. L’assonanza con second life o con le varie isole dei famosi l’ho percepita anche io, ma qui si parla di cambiare il mondo. Vedremo in seguito come. Le avventure tengono sempre una base di rischio: nelle prossime puntate (quante saranno?) sapremo i due impavidi dove si saranno cacciati.
    Buona serata 🙂

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    1. Ciao, carissima Marirò. Se tutto va bene saranno un po’ stavolta… Per ora ci son dentro fino al collo. Dici bene, l’avventura è un genere piuttosto rischioso, e difficile. Difficile perché non ci si dovrebbe adagiare, difficile perché è necessario che accada sempre qualcosa. Sì, me la sto prendendo comoda, ho davvero tante idee. Spero di riuscire in questa impresa. Io sono già là, e vedremo se riuscirò a portare anche te. Un abbraccio, appena riesco ti passo a trovare. Ci sarà senz’altro qualcosa che in questo anno di latitanza mi sono persa. Ciao!😘

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