LA MASERATI (IL CONDOMINIO).

Poco prima di mezzogiorno Mezzalira è solito scendere in cortile per muoversi un po’, e per prendere confidenza con le stampelle. Restando in equilibrio precario ne solleva una a mezz’aria e punta la sua estremità, sporca di terriccio, verso il cancello automatico.

Mi fermo al centro del viale. L’uomo sgrana gli occhi e ho l’impressione che intenda dirmi qualcosa. Apre la bocca, ma non gli riesce di pronunciare alcuna parola. Lo osservo deglutire una due tre volte; alla fine emette un sonoro grugnito.

Un rombo grossolano di motore giunge alle mie orecchie, costringendomi a voltare la testa. Un’auto sportiva, nuova di zecca, scivola dolcemente lungo la discesa che conduce ai box. Mezzalira emette un fischio d’apprezzamento, come fanno certi uomini al bar quando notano una donna molto sexy. A dire il vero, quella spider riesce a incantare persino me, che di motori – e annessi – non capisco un tubo.

“A l’è propri ‘na bumba”, esclama in dialetto milanese Mezzalira, restando poi a bocca aperta.

Mi sento spinta a dare un’occhiata oltre la recinzione, dove, solo poco fa, ho parcheggiato la mia sobria utilitaria. Un sincero sentimento di rispetto, in parte dovuto all’ottimo servizio offerto dalla mia automobile da oltre cinque anni, mi impedisce di avanzare qualsivoglia paragone fra le vetture.

A causa dei vetri scuri montati sul bolide, né io né Mezzalira siamo stati in grado di riconoscere il conducente: questo lo abbiamo dovuto realizzare entrambi, dopo esserci scambiati un’occhiata amara e risoluta.

Il potente motore rimbomba ancora, e non è proprio possibile non sentire un boato ben definito e scoppiettante sul retro della palazzina. Ghermito dalla curiosità, Mezzalira parte di gran carriera. Piantando le stampelle nel verde del prato riesce a compiere dei balzi, che mi paiono degni di un campione di salto in alto.

“Attento!”, gli grido. Poi mi tocca osservarlo percorrere la discesa a testa bassa, tutto proteso in avanti, proprio come farebbe un toro troppo a lungo infastidito dal drappo rosso del suo matador. Corro anch’io, cercando di raggiungerlo, ma è troppo tardi. Mezzalira perde l’equilibrio e cade sbattendo la faccia sull’asfalto.

“Il mio naso, maledizione!”, si lamenta il poveretto.

Lo soccorro afferrandolo sotto le ascelle, ma sono subito costretta a rinunciare: le mie dita affondando nel tessuto madido di sudore della sua maglietta, e un odore cattivo, che sa di cipolla, vanifica ogni mio sforzo. Lo lascio andare. Che se la sbrighi da sé.

“Tirati su. Adopera la gamba buona”, gli suggerisco. Purtroppo non c’è niente da fare, Mezzalira sembra essere incollato al suolo.

All’improvviso accade qualcosa, qualcosa che ha l’aria di essere un miracolo. Forse grazie a un intervento divino, il corpo del malcapitato riesce a riportarsi in posizione eretta. E quando riesco a scostare i capelli che mi sono scivolati sugli occhi, mi ritrovo il faccione del signor Ardito a un palmo di naso.

“Che brutta caduta, lasciatemelo dire. Mezzalira, dove diavolo andavi così di corsa e su una gamba sola?”, gli domanda il buon samaritano. Ma io riesco a scorgere l’ombra di un sorriso tanto ambiguo quanto maligno farsi largo sul suo volto.

“È tutta colpa di quella dannata Maserati. L’hai vista anche tu?”

La fronte di Mezzalira è deturpata da graffi profondi, e un sottile rivolo di sangue scivola sulla sua guancia.

“L’ho vista, eccome! L’ho ritirata mezz’ora fa dalla concessionaria d’auto. Credimi, dopo averla attesa tanto a lungo, non stavo più nella pelle!”

Lo sguardo di Mezzalira, che era colmo di gratitudine fino a un momento prima, si riempie d’ira. Le sue iridi si accendono, paiono due vulcani pronti a eruttare.

“Vi farebbe piacere osservarla da vicino?”, ci domanda Ardito, ostentando un’euforia forse eccessiva.

Mezzalira si limita ad annuire: ho l’impressione che sia ancora piuttosto intontito. Ardito sorride amichevolmente, a trentadue denti, poi lo prende a braccetto aiutandolo a stare in piedi. Io li seguo, però mi tengo a una certa distanza, nella speranza che i due, presi dalla loro comune passione per i motori, si dimentichino della mia presenza. La forte curiosità, che ho provato fino a un attimo fa, è stata appagata, eppure non sono stata in grado di declinare l’invito: non ce l’ho proprio fatta a dargli le spalle e tornare di filato a casa mia.

La porta basculante del box è sollevata. Il muso della Maserati punta verso l’entrata. È di un rosso fiammante e luccica sotto il sole di mezzogiorno. Un tridente argentato scintilla come un diamante sulla maschera di aereazione del cofano.

“Guardate che roba!”, esclama Ardito, mentre solleva la modernissima portiera ad ala di farfalla. Mezzalira ha le lacrime agli occhi. Io mi auguro che siano dovute a un abbaglio. Il cortile è pervaso dal caratteristico e intenso odore di olio lubrificante e di pelle, che detesto e che anche stavolta non mi risparmia la brutta sensazione di dover rimettere.

“Metter le mani su un simile volante è come toccare un bel culo sodo a una bella donna. Sentila anche tu questa pelle morbida e vellutata!”, suggerisce Ardito, utilizzando un tono ironico che reputo scialbo, antipatico, e che riesce a farmi innervosire. Non avrei mai immaginato che un uomo così raffinato potesse arrivare a esprimersi in una maniera tanto scurrile.

Una vampata di calore m’imporpora le guance.

“Questo mostro ha seicentotrenta cavalli, e raggiunge i trecentotrenta km/h. Tutta la strumentazione è compatta, lo specchietto retrovisore è digitale e il sedile è persino più comodo della mia poltrona. Vuoi provare l’assetto?”, domanda Ardito, mollando al povero Mezzalira, ancora provato e barcollante, una forte pacca sulla schiena. Il pover’uomo tira fuori due colpi di tosse, poi si prepara a montare – o meglio a calarsi – nell’abitacolo. L’uomo appoggia per terra le stampelle, si aggrappa al telaio della portiera, e infine occupa il posto di guida.

“Mi pare scomoda”, dice cercando di incastrare la pesante gamba di gesso nel vano dei pedali.

Ardito scoppia a ridere.

“Ma se ci è appena entrato tutto quell’armamentario che ti porti appresso!”, esclama divertito, fregandosi soddisfatto le mani. L’uomo impallidisce all’improvviso, notando una sostanza giallognola e densa, sicuramente cagata da un volatile in cielo, che sta bella stampata sul parabrezza. Fruga subito nella tasca dei pantaloni eleganti e tira fuori un fazzoletto turchese, di seta. Lo avvicina alla bocca, lo inumidisce, poi lo passa sul vetro con molta energia, senza fiatare. Infine lo getta in un angolo del garage, esibendo una smorfia di disgusto. La sua faccia è diventata rossa come un peperone: trovo che sia in pendant con la sua nuova e adorata M20.

Aggrappato al volante, e ignaro di tutto, Mezzalira ha assunto un’espressione sognante, da ebete. Quando finalmente si decide a ruotare il busto nel tentativo di smontare dalla vettura, il gesso sulla gamba infligge un colpo secco alla carrozzeria.

“Ti uccido!”, si lascia sfuggire Ardito. Solo dopo aver constatato, anche in controluce, l’assenza di danni, l’uomo aggiunge: “Sei fortunato, per questa volta ti è andata bene.”

“Ho accettato di salire solo perché tu hai insistito.”

“Vero! Ma questo non esclude che tu debba porre la massima attenzione a ogni tua azione. Hai un’idea di quanto mi sia costata questa meraviglia?”

“Chi si può permettere un’auto del genere i soldi li ha, eccome! E davanti a me non provarci nemmeno a frignare come un bambino viziato, e, soprattutto, portami rispetto, lo vedi bene come son messo.”

“Chi diavolo me l’ha fatta fare! Lo sapevo, l’ho sempre saputo! Questo palazzo è popolato da gente stupida e povera di spirito.”

Voglio svignarmela, devo proprio alzare i tacchi: temo che questi due possano azzuffarsi da un momento all’altro. Rivolgo un’ultima occhiata alla splendida vettura: le portiere anteriori sono sollevate, puntate al cielo. La mia immaginazione me la fa vedere tale e quale a un possente drago. È senza dubbio la più bella creatura metallica che io abbia mai visto in vita mia.

Mentre i miei amabili vicini continuano imperterriti a litigare e a scambiarsi battute di pessimo gusto, mi volto e mi dirigo verso lo scivolo. C’è un attimo di silenzio che mi par quasi surreale, poi il motore dell’M20 si riaccende e ruggisce feroce, facendomi sobbalzare. All’improvviso l’aria viene ferita da un rumore fortissimo la cui eco si spande in lungo e in largo. Lamiere accartocciate e vetri rotti. Osservo la terribile scena e rimango senza fiato.

La Maserati è stata parcheggiata nel box, ma la portiera destra, che con tutta probabilità qualcuno non ha mai richiuso, ha urtato contro la serranda di ferro e si è letteralmente strappata dal resto dell’auto, finendo sul cemento.

Il signor Ardito è inginocchiato sulla sua vettura; tiene la fronte poggiata alla carrozzeria, e con le mani si tura gli orecchi.

Come se fosse sui trampoli, Mezzalira balza verso di me e ci defiliamo. Scappiamo lontano, veloci, risalendo lo scivolo che ci sembra interminabile.

Quando giungiamo nell’atrio, finalmente al sicuro, Mezzalira trova ancora la forza di sibilare: “Quel bolide avrà anche un sacco di cavalli, ma è guidato da un gran somaro!”.

Io mi soffermo davanti alla bacheca, dove è stato affisso un avviso che riguarda l’utilizzo dell’ascensore. Vorrei essere in vacanza, piuttosto lontano da qui, magari al mare.

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Autore: Nadia Fagiolo

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

12 pensieri riguardo “LA MASERATI (IL CONDOMINIO).”

  1. Donne e motori, un binomio che mette d’accordo molti uomini e molte donne. Ieri si andava a cavallo, e le donzelle ammiravano il purosangue, diciamo pure così, oggi è un po’ diverso. Ardito si è fatto la Maserati e non poteva non attirare l’attenzione dei condomini. Una quattroruote con tanti cv, immancabilmente fa perdere la ragione anche alle persone più posate e che tendenzialmente di motori non s’interessano. Divertente e debolmente grottesco questa nuova puntata de “Il condominio”: i personaggi sono proprio loro, non si smentiscono, poco a poco mettono in mostra il loro lato peggiore, persino Mezzalira che pareva un così gran signore. E per essersi svelato viene punito duramente, forse dal cielo, forse dal caso!
    In ogni caso, anche se un po’ arrogante, io faccio il tifo per Ardito, e spero che gliela faccia pagare cara ai condomini che gli vogliono male. 😉

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