IL PACCO (IL CONDOMINIO).

“Mi sono assentato un attimo ripromettendomi di prenderlo dopo. Non vi racconto balle, era proprio lì! E se non credete alle mie parole, sono persino disposto a mostrarvi il messaggio di avvenuta consegna che ho ricevuto un’ora fa.”

“Ti crediamo. Però potrebbe essere stato spostato. Hai controllato che non sia già appoggiato sul tuo pianerottolo?”, domanda la Cozza.

“Mi hai preso forse per scemo? Se così fosse, non mi sarei preso la briga di sollevare un simile putiferio! Dieci minuti son stato via, giusto il tempo di andare in centro a prendere il pane, ma quando son tornato era sparito!”

“Stai insinuando che nel nostro palazzo vive un ladro?”, domanda la Cozza, calando sul naso a punta gli occhiali scuri.

“Ne sono convinto!”, risponde il dottor Barozzi, senza esitare un attimo.

“E per questo hai pensato di citofonare a tutti i condomini, sperando che il colpevole potesse tutt’a un tratto redimersi e magari confessare il suo crimine… Mi dispiace dover esser io a dovertelo dire, ma il tuo prezioso pacco non lo rivedrai mai più”, aggiunge la Cozza.

“È solo la tua opinione”, le risponde secco Barozzi, senza riuscire a celare un certo nervosismo.

“Qui non solo c’è gente che legge la posta degli altri, adesso si fregano anche le cose. In questo palazzo non c’è più religione”, si lamenta la Panzanera.

“A giudicare dalla tua reazione, si direbbe che quello scatolone contenesse un oggetto speciale e a cui tieni molto”, sostiene Enry.

“Hai fatto centro!”, risponde il dottor Barozzi, con un tono di voce sommesso.

“Devi perdonare la mia invadenza, ma hai permesso al corriere di abbandonare il pacco in giardino, trattando questa consegna al pari di una qualsiasi altra?”, gli domanda Milo.

Quel ragazzo mi ha sempre dato l’impressione di esser sveglio, anche se giudicando il brutto aspetto che ha stamattina, sono certa che il trillo improvviso del citofono gli abbia procurato un risveglio affatto felice.

“Fino a oggi, farmi lasciare le consegne in giardino la reputavo una comodità. Ho sbagliato. Tuttavia ritengo che si tratti di una questione di principio, di correttezza. Che il pacco contenga un pezzo di plastica oppure un lingotto d’oro, per me, e per voi, non dovrebbe fare differenza.”

“Io non sono un ladro!”, esclama Mezzalira, puntando con forza una stampella a terra.

“Lo credo anch’io. Ho dovuto scomodarti, anche se a causa del tuo stato dubito che possa aver sollevato lo scatolone per portarlo da un’altra parte. Non in dieci minuti”, confessa Barozzi all’amico.

“A meno che non si sia avvalso di un complice!”, fa notare la scaltra Panzanera.

“Chiedo venia, adesso vi devo lasciare. Mi aspettano al lavoro, e sono già in ritardo.” annuncia costernato il povero Milo. Quei due ragazzotti sono soliti fare le ore piccole, infatti gli occhi di Milo sono spesso gonfi e circondati da profonde occhiaie violacee.

“Mi dispiace davvero, ma non posso permettervi di lasciare il condominio finché non avrò recuperato il mio pacco”, annuncia Barozzi, con un tono perentorio di sfida che non ammette repliche.

“Io non ho bisogno di rubare, e men che meno mi interessano le tue cose. Per chi mi hai preso? Sei un gran cafone, una gran testa di cazzo, tu! Per una simile sciocchezza mi hai rovinato la mattinata”, grida inviperita la signora Brighella, poi continua a tormentarsi i lunghi capelli arricciandoli con le dita. Melandri annuisce per darle ragione, mentre sul suo volto compare un’espressione sognante.

“Una simile sciocchezza?”, replica la Panzanera, imitando il tono di voce cantilenante della sua sgradita vicina.

Il ragionier Melandri, che per tutto il tempo è rimasto buono e zitto, senza distogliere lo sguardo dal decolleté della Brighella si decide finalmente a dire la sua: “Il pacco dello stimatissimo Dottor Barozzi si trovava qui, sul prato, proprio accanto alla porta d’ingresso. Il nostro palazzo sorge in un vicolo cieco, e, soprattutto alla mattina, non si vede passare nessuno; inoltre, la siepe che cresce fitta sul confine impedisce a chiunque di osservare l’angolo di giardino vicino al portone. Dunque, o il ladro è un cugino di Lupin III, oppure è un condomino. Il dottor Barozzi avrà anche reagito in modo bizzarro, ma tutto sommato io credo che abbia ragione.”

“Può darsi, ma sospettare di me è una pazzia!”, replica sempre più irritata la signora Brighella, mettendo su un’espressione offesa.

“Io credo alla tua innocenza”, si lascia sfuggire Melandri.

Io scommetto che se fosse stata presente anche sua moglie, lui si sarebbe limitato ad ascoltare.

“Mettetevi l’anima in pace, siete tutti sulla stessa barca!”, dichiara sarcastico il Dottor Barozzi.

Tozzi risponde: “Sì, una barca malconcia che va alla deriva!”

La Torquato si fa coraggio: “Io ho un alibi. Quando mi hai citofonato stavo facendo la doccia. Guarda i miei capelli: sono ancora umidi!”

“Ne terrò  conto”, replica il dottore, poi prende in rassegna tutti i presenti, osservandoli con la massima attenzione.

“Beati i nostri ragazzi, che sono a scuola. E pure gli Spinotti che, fortuna loro, hanno lasciato questo dannato condominio all’alba!”, esclama Morelli, con un tono piuttosto malinconico.

“Anche gli Ardito!”, dice la Brighella, poi aggiunge: “E beato persino mio marito, che tornerà domani dalla Germania.”

“Ardito è uscito presto, come sempre d’altronde. E sua moglie, poco dopo, ha fatto lo stesso. Li ho visti entrambi. Ho trascorso una nottata insonne per via del caldo. Sono uscita in balcone per prendere una boccata d’aria e li ho visti andar via”, confessa a bassa voce la signora Morelli, quasi vergognandosi di essersi impicciata degli affari degli altri.

“Di sicuro lui andava a lavorare, ma lei? Vorrei proprio sapere dove diavolo era diretta così presto…”, mormora la Panzanera senza celare una certa malignità.

Notando degli strani movimenti in cortile, la Mazzacani sporge la testa dalla finestra della cucina. Il Dottor Barozzi, al quale non sfugge niente, la nota e le fa cenno di scendere. Lei tentenna un po’, infine capisce.

Quando la vecchietta dura d’orecchi sbuca dal portone d’ingresso, il Dottor Barozzi esclama: “Molto bene, adesso possiamo cominciare!” Il suo umore sembra essere migliorato, e persino il suo tono di voce è tornato a essere pacato, quasi cordiale. 

“Ammesso di ottenere il consenso per accedere alle vostre abitazioni, dubito di riuscire a ritrovare il mio pacco. Il ladro, a quest’ora, avrà già provveduto a nasconderlo e io farei solo la figura del fesso e resterei a bocca asciutta. Inoltre, non posso certo permettermi di fare una perquisizione in piena regola”, dichiara Barozzi, con un’aria rassegnata.

“Puoi almeno dirci cosa contiene?”, cerca di informarsi Melandri, che è divorato dalla curiosità.

“Vi basti sapere che nessuno potrà utilizzarlo senza che io me ne accorga”, sostiene Barozzi, dando l’impressione di credere a quello che dice, ma anche arrossendo un po’.

“Chi ruba per soddisfare un bisogno può essere anche perdonato, ma chi agisce per il semplice gusto di farlo, o peggio, solo per fare un dispetto, merita una punizione”, osserva la signora Pistone.

“Io non riesco a giustificare nessuno, neanche chi ruba per necessità. Secondo la tua teoria, chi non ha da mangiare è autorizzato a rubare, magari assaltando un supermercato o un appartamento. Io lavoro tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera. Se qualcuno non può permettersi qualcosa, sempre che non diventi un’abitudine, farebbe meglio a chiederla. Esistono enti pubblici incaricati di occuparsi di queste problematiche, e inoltre, in ogni Comune è possibile trovare un assistente sociale. Li paghiamo cari questi servizi, con i nostri sacrosanti contributi. Tutto vien fatto con i soldi di chi, proprio come me, non evade mai le tasse. Hai visto cosa è successo a quel morto di fame di Prisco? Ha fatto una brutta fine e anche una bella figura di cacca”, dichiara tutto d’un fiato Gianni Pistone.

“Tu sei troppo buona, e hai una gran pazienza!”, esclama la Panzanera, rivolgendosi alla signora Pistone.

“È una vera fortuna che Prisco sia ancora ricoverato, altrimenti l’avreste incolpato anche per questo”, si sfoga la Pistone. Ha le lacrime agli occhi e getta, a sua insaputa, altra benzina sul fuoco.

“Lo difendi ancora? Quel sacco puzzolente di pulci si è fregato il mio vino!”, sbraita Gianni sputacchiando davanti a sé, lasciando trapelare in maniera evidente tutto il suo rancore nei confronti di Prisco, rancore che non si estinguerà presto, forse mai.

“Sei senza cuore!”, lo rimprovera sua moglie, che non nasconde sentimento di grande delusione.

“Basta!”, ordina all’improvviso il Dottor Barozzi, mettendo fine alla discussione dei coniugi Pistone. Poi l’uomo volta lo sguardo verso di me, e dice: “Signorina, lei è pensierosa. Potrebbe condividere con noi la sua opinione?”

Barozzi non smette di osservarmi. Io so di avere la coscienza pulita, eppure mi sento a disagio.

“A dire il vero, non riesco più a stupirmi di quello che capita in questo palazzo”, confesso. Subito dopo mi convinco di essere intervenuta in maniera stupida.

“Sei un idiota, sei un narcisista!”, tuona impetuosa la Brighella.

“Cara Lorella, apprezzo la tua sincerità. Se lo desideri, puoi anche andare: sono certo che non hai niente a che vedere con la scomparsa del mio pacco.” La Brighella, con malagrazia, grugnisce, poi stringe le mani a pugno. Si volta, e infine si avvia ancora piuttosto stizzita verso il portone.

Torquato fa lo spiritoso: “Se anch’io dico che sei deficiente, poi mi permetti di andare a lavorare?”

“No, devi restare. Tu sei un’ottima compagnia”, risponde Barozzi, .

“Sei una persona corretta. Al tuo posto io mi sarei incazzata di brutto”, dichiara la Panzanera, poggiando il palmo della mano sul petto.

“Grazie. Invece tu puoi andare, se vuoi”, dice Barozzi.

“No, preferisco restare. Sono curiosa di sapere come va a finire questa storia.”

“Dài, lo sai bene: non sono stato io”, rimarca Mezzalira, a testa alta.

“Già, ma ti supplico di restare e di portare pazienza”, risponde Barozzi. Mezzalira sbuffa, dopodiché impartisce quello che par essere un ordine più che un invito: “Almeno spostiamoci più in là, all’ombra, perché qui non si respira!”

“Avremmo dovuto avvertire i Carabinieri, evitando così questi inutili giochetti psicologici”, brontola Milo.

“Puoi anche ritenerla una perdita di tempo, ma ti garantisco che il colpevole verrà smascherato.”

“Non ho dubbi, caro tenente Colombo”, ribatte Milo, e poi fa l’occhiolino.

“Nessuno e in grado di battere Montalbano. Comunque, ti chiedo scusa Milo, per averti trattenuto più del dovuto. Dunque, se avete da fare, voi due potete andare in pace”, annuncia Barozzi.

“Nel nome di Cristo”, risponde Milo.

Finalmente siamo liberi!”, esclama Enri, sollevato. Poi, i due si allontanano, a passo spedito.

La Mazzacani gesticola in una maniera davvero buffa. Forse ha imparato a leggere le labbra. Sono convinta che qualcosa, di questa faccenda, l’abbia capito anche lei. Io fatico a interpretarla, eppure il dottor Barozzi sembra essere in grado di leggere i suoi gesti scomposti, al termine dei quali la congeda con una specie di inchino. Mentre la vecchietta si allontana, Melandri ha l’ennesimo attacco d’ira: “Sei davvero maleducato e anche parecchio montato. Credi davvero di riuscire a scovare il colpevole mettendo in scena quest’assurda commedia?”

“Mio caro Melandri, dammi retta: i fatti valgono più delle parole”, dichiara Barozzi.

Melandri tira un lungo sospiro, poi volge lo sguardo al cielo. Mentre l’uomo ce la mette tutta per mantenere la calma, all’improvviso la Panzanera viene assalita da un’ondata di inquietudine; non riesce a star ferma e emette continui colpi secchi di tosse. Osservandola con attenzione noto che dall’orlo del suo orrendo grembiule a fiori penzola un pezzo di scotch marrone. È un piccolo pezzo di nastro da pacco, che luccica al sole e che ondeggia anche un po’ quando si leva una calda folata di vento. Resto di stucco, ma capisco tutto, finalmente.

“Lei, caro dottor Barozzi, è un uomo scaltro e giocherellone”, dico, mentre trattengo un sorriso, che potrebbe sembrare fuori luogo.

Sono certa che il dottore abbia notato quel nastro sin dal principio. Come possa aver proposto alla Panzanera di andarsene resta per me un mistero, ma so bene che quella tremenda arpia non abbandonerà mai, e per nulla al mondo, un rendez-vous condominiale, neanche se la posta in gioco è alta e nemmeno se è a rischio la sua reputazione.

Barozzi mi guarda e mi sorride. La tremenda culona è diventata bianca come un cencio.

“Sta bene? La trovo un po’ pallida”, osserva Barozzi, prendendola per i fondelli.

L’uomo fa alcuni passi, le si avvicina e continua a girarle intorno, finché la Panzanera sembra avere un mancamento. “Per favore, smettila! Mi fai girare la testa”, balbetta, mentre fissa il prato.

“Il nostro incontro è finito. Adesso rientro in casa, ma se entro dieci minuti il mio pacco non verrà riconsegnato sarò costretto a scomodare gli amici Carabinieri”, annuncia Barozzi, solenne, dopo aver poggiato la sua grossa mano sulla spalla madida della Panzanera.

Bevo un po’ d’acqua fresca, poi esco in balcone. Sul tetto vedo un piccione. Muove incerto le zampette, gira su sé stesso, sporge la coda oltre il cornicione e la fa vibrare. Scagazza. Gli escrementi giallognoli e puzzolenti finiscono proprio sul geranio rinsecchito dei Melandri. Poi l’uccello fa un balzo nel vuoto, spiegando le ali. Esegue alcuni volteggi nell’aria, plana dolcemente in cortile, poi atterra sopra lo scatolone che qualcuno ha appoggiato sul prato. Dà alcune beccate al cartone, infine spicca il volo nel cielo blu, sparendo in fretta dalla mia visuale.

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Autore: Nadia Fagiolo

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

11 pensieri riguardo “IL PACCO (IL CONDOMINIO).”

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