SILENZIO!

Silenzio. Vuoto tra parole. Buco nero temporale spaziale ove vagano infinite spirali roteanti di pensieri. Frasi sospese come ellissi e voli pindarici dell’immaginazione. Ciò che non è detto è sottointeso, è coda di luce, come una stella che brilla nel cielo nero anche quando si è spenta. I silenzi bruciano, o leniscono. I silenzi hanno specifiche coordinate. Sono incognite da ricercare e da incasellare dentro le percezioni: sudoku di conti fatti, rebus di immagini, enigmistiche da risolvere tramite definizioni. E non basta la punteggiatura per originare un vero silenzio: un punto fermo non è sempre una fine; un’elisione d’apostrofo è una lacrima; una virgola è il disegno di mezzo sorriso storto o distorto. Il silenzio grida, grida una propria specifica. Silenzio inghiottito dallo sciabordio delle onde sulla battigia, o infrante sugli scogli. Silenzi in un baccano qualunque, anche nel caos delle città. Silenzi dentro le case, che poi spingono per scappare via, dalle fessure delle finestre, da sotto le porte chiuse.  Pause. Pensieri. Meditazioni. Riflessioni. Contatto. Sensazioni. Riposo.  Silenzi che gelano, o che scaldano mente, anima e cuore. Questo è silenzio, voluto o non voluto, ricercato o tenuto nascosto. È pieno di cose rumorose il silenzio. Pieno di noi, di ciò che abbiamo, di ciò che manca. È saturo di ricordi, di sogni, di nostalgica malinconia, di speranze, e, talvolta, persino di allegria. Ma è falso. È finto il silenzio. Tutto suona, grida, stride, e palpita, sempre, dentro e fuori. Il ronzio di una mosca stordisce in una stanza vuota. Ulula il sibilo del vento, martella il tic tac di un orologio come il battito del cuore. Sussurra il respiro, e confessa un sospiro. Finché c’è vita non c’è silenzio che tiene e che regge. Se non ha forma, né suono, e nemmeno una sua dimensione, esisterà davvero questo silenzio?                                         

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LA BALLATA DELLA LEGGEREZZA.


Caffè letterario WordPress del 23/01/2019.

Adeguarsi al cambiamento, come una nuvola muta forma assecondando la spinta del vento.
Sorvolare il letame con la grazia innata di una farfalla, che ben sa quando poggiarsi sopra un fiore, oppure su una spalla.
Balzare quatto come un gatto sulla miglior occasione, con metodica e oculata precisione.
Cavalcare senza paura il mare in tempesta e sfruttare dell’aria la forza, dell’onda la cresta, pur sapendo che il destino sarà infrangersi sulla battigia sabbiosa; sempre meglio di dover sopportare una giornata triste, o, peggio, noiosa.
Concepire un peso con relatività, come gli alieni di un altro pianeta, con minor gravità.
Essere un sole, irradiare ogni cosa d’oro, riscaldare e rendere fertile la terra, dare e ricevere amore per annientare anche la più piccola guerra.
Essere come una stella del firmamento, un luminoso e costante riferimento.
Gustare con leggerezza la vita, secondo dopo secondo, proprio come l’universo, senza alcuna fatica, riesce ancora a tenere sospeso il nostro pesantissimo mondo.

SULLA NATURA DEL TEMPO, E DI ALTRI DEMONI CONTEMPORANEI.

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SULLA NATURA DEL TEMPO, E DI ALTRI DEMONI CONTEMPORANEI.

Nello stesso mare si confondono le acque, muta il fondale, si cancella ogni orma sulla battigia: le onde ingoiano o sputano, dipende. Nello stesso cielo le nuvole viaggiano, svaniscono, e ricompaiono un po’ più chiare, più grosse, grigie, o talvolta nere. Sulla stessa terra non un fiore resta al suo posto e non c’è un albero che, trasformandosi crescendo, riesca a offrire i medesimi frutti. Montagne che si accorciano, sguardi che si allungano. Varia il paesaggio, case nuove, strade all’occorrenza, e, sempre all’occorrenza, si fan nuove anche le scarpe. Industrie chiuse, negozi riaperti, forse bisogna, ma mai che serva davvero a qualcosa. Bambini che crescono, vecchi che diventano bambini, o che non ritornano più. Vento che allontana, lo stesso vento capace di scompigliare capelli lunghi, poi corti, anche più bianchi. Roba vecchia da buttar via per altre cose, solo diverse. Muri di casa ridipinti, graffi, segni, spifferi. Non son più buone neanche le fogne. Trillano le sveglie, dopo, pesanti silenzi seguono l’attimo della buonanotte.
Nemmeno il sole pare splendere bene, e sulla luna… chissà cosa si combina.
Tutto cambia, persino il nulla: si credeva fosse niente, e poi, un giorno, ci si accorge che è tutto ciò che rimane.
Il mondo negli occhi, il mondo sotto ai piedi.

 

È ARRIVATA! (MEGLIO TARDI CHE MAI).

Bianco ovunque, tutt’intorno. Un grande foglio di carta attende di esser scritto dagli schizzi delle macchine, dalle orme dei bambini sorridenti, dalle lacrime degli alberi stanchi di attendere i primi teneri germogli. I rumori si azzittiscono soffocati nell’ovatta gelata, i gatti si appallottolano con le schiene rivolte agli spigoli troppo umidi dei muri, i cani dormono, i prati si divertono giocando a nascondino.
Dalle grondaie penzolano innocui puntali ghiacciati, e i tetti, vestiti a festa, indossano i cappelli più belli senza dimenticarsi di riparare case e uccelli delusi. I cavi elettrici diventano lunghi fili di liquirizia che vibrando, carichi di corrente e farciti di zucchero filato, ingolosiscono e solleticano dispettosi il pallido grigiore del cielo. I paesi si travestono di magia dentro una brezza lieve, fine, che spira e sospira nebbie rade.
I piedi battono davanti ai portoni, allegre guance, dai nasi rossi, trattengono i pugni nelle tasche fredde.
Utile e inutile, oggi cade la neve.

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RI-TORNO NEL 2018.

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Un anno è lungo, si ride e si piange, e questo si sa.
Ma una cosa è tener su una faccia rattrappita,
un’altra è – dopo il sapore di un’acqua amara che sa di sale, e di male, a causa di una ferita –
saper ancora più godere della vita,
sorprendersi di incanto, di amore,
senza mai smettere di sognare e di lasciar battere forte il cuore.

LIETO 2018 A TUTTI, PROPRIO A TUTTI!
VI VOGLIO BENEEEE!😉

TU NON SAI.

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Non sono pazza, forse complicata.
Tu non sai cosa ho dentro, tu non sai.
Ehi, non giocare ragazzo!
Questa bambola è rotta, è rotta.

Non sono pazza, forse confusa.
Tu non sai cosa mi turba, tu non sai.
Ehi, non scherzare ragazzo!
Potrei anche piangere, piangere.

Non sono matta, può darsi delusa.
Tu non sai cosa penso, tu non sai.
Ehi, fai bene, non provocarmi ragazzo!
Potrei saltarti addosso, addosso.

Non sono matta, può darsi illusa.
Tu non sai cosa vorrei, tu non sai.
Ehi, non toccarmi ragazzo!
Potrei uccidere, uccidere.

Non sono folle, credo sensibile.
Tu non sai il motivo, tu non sai.
Ehi, non tentarmi ragazzo!
Potrei sorprendere, sorprendere.

Non sono folle, credo irascibile.
Tu non sai comprendere, tu non sai.
Ehi, zitto ragazzo! Meglio così.
Potrei morire, potrei morire.

Quante cose non sai, mai dette nei silenzi delle pieghe della vita.
Quante cose non sai, sempre nascoste nelle oscurità dell’anima.

Tu non sai, sono sbagliata.
Tu non sai proprio niente.
Niente.

LA SCALA PER IL PARADISO (dopo).

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La signora sale lentamente un gradino dopo l’altro. E’ avvolta da un’aurea di luce. Sembra bella come un angelo, ma nessuno è riuscito ad osservare il suo volto.

La signora è vestita di bianco. Sulla spalla ha una colomba e tra i capelli miele è posata una farfalla. Più di qualcuno è pronto a giurare che tutto sia andato proprio così.

La signora è curiosa.Deve scoprire dove conduce la scala che attraversa il cielo bucando le nuvole grigie; segue quel dolce richiamo, una musica lenta e suonata da un flauto.

La signora è stanca di rimanere con i piedi per terra. La sua bellezza non le basta più. I suoi pensieri sono divenuti ormai troppo pesanti, ha abbandonato il loro fardello nel prato.

Possiede il dono di trasformare in oro qualsiasi cosa che tocca: da sempre è così. E anche la lunga scala ora è d’oro. I gradini sfavillano accendendosi uno per uno, al suo passaggio.

La signora scompare presto dentro alle nuvole. Qualcuno crede che la sua scala possa davvero portare nel sole, ma lei desidera vederlo meglio, da più vicino, le occorre un po’ più di calore

La signora non sopportava più il freddo. Giù spirava forte il vento, scrosciava la pioggia, le ombre scure popolavano le foreste e le città, la nebbia umida avvolgeva tutto occultando ogni luce.

Lei deve vivere ancora, per sempre. Lei è già dentro il sole, Il sole è attorno a lei. E poi, e poi nessuno riesce mai a guardare bene nel sole.

Lei non ha paura. Non brucia il fuoco sulla pelle o nei capelli, solo riscalda il suo cuore. Anche la farfalla e la colomba resistono, restano, non volano via.

Suonano le note di un’ultima dolce canzone. La signora adesso è solo luce e tutto l’oro torna liquido, poi evapora in un arcobaleno.

Il vento spira. La scala ritorna fatta di nebbia, svanisce come se non fosse mai esistita.La gente incredula resta con il naso all’insù, e si domanda se è vero…

…se è vero che la bella signora è sparita nel sole. Qualcuno si domanda perché, perché il buio già avvolge ogni cosa.

The Lady is slowly rising one step after another. It is surrounded by an aura of light. Looks as beautiful as an Angel, but no one has been able to observe his face.

The Lady is dressed in white. On the shoulder has a dove in her hair honey has settled a butterfly. More than anyone is prepared to swear that everything went just like that.

The Lady is curious. Must see where does the ladder across the sky and punctured the gray clouds; It follows that sweet lure, a slow music and played by a flute.

The Lady is tired to stay with our feet on the ground. Her beauty not enough anymore. His thoughts have become too heavy, has dropped their burden in the meadow.

Possess the gift of turning into gold whatever he touches: it has always been so. And also the long scale now is golden. The spark ignites steps one by one, as he passed.

The Lady Vanishes early in the clouds. Someone believes his scale can really bring in the Sun, but you want to see it better, closer, you need a little extra warmth

The Lady could not stand the cold anymore. Strong the wind blows, rain poured down down, dark shadows roamed the forests and cities, damp fog enveloped everything by masking any light.

You have to live again, forever. You are already inside the Sun, the Sun is around her. And then, and then no one can never look good in the Sun.

She’s not afraid. Do not burn the fire on the skin or in the hair, just warms your heart. Even the butterfly and Dove resist remain, they don’t fly away.

Play notes of one last sweet song. The lady now is only light and all the gold back, liquid then evaporates into a rainbow.

The wind blows. The ladder back made of fog, vanishes as if it never existed. People incredulous remains with the upturned nose, and wonders if it is true …

… While it is true that the beautiful lady has disappeared in the Sun. Does anyone wonder why, because the darkness envelops everything already.

Delirio. Ascoltando “Stairway to heaven”