W I NUDISTI!

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Beh, vi scrivo nelle vicinanze di un campeggio nudista. Non ci crederete😉, ma sono tutte mie!

Non chiedete MAI a un nudista: “E tu, dove abiti?”
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Perché un nudista dà il meglio di sé quando mangia una fetta di prosciutto?

Perché è nudo E CRUDO.
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Un nudista va in pizzeria e chiede una napoletana. Il cameriere prende l’ordinazione e poi gli domanda: ” Posso portarle anche un paio di CALZONI?”
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Un nudista entra in una lavanderia a gettoni. Una donna lo squadra da capo a piedi, poi gli domanda: “Scusi l’indiscrezione: ma lei cosa diavolo è venuto a fare qui?”
Serio, l’uomo risponde: “Sto solo tentando di mettermi nei panni degli altri”.
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Un nudista entra in libreria.
– Avete “L’uomo nudo” di Simenon?
Senza guardarlo troppo, la commessa gli risponde: – Certo, ma deve scusarmi se rido: era proprio scontato!
L’uomo replica: – Per la miseria, non c’è volta che io riesca a trovare un buon libro a poco prezzo!
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Un nudista vestito, seggio elettorale e giorno delle elezioni.
Dopo aver votato: “Scusate, ma adesso potrei fare lo SPOGLIO?”
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In spiaggia, sotto l’ombrellone, un nudista timido si è procurato un ago e il filo e una camicia. Perché mai?

Sta provando a attaccare bottone.
😂
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Quale auto preferiscono i nudisti durante l’inverno?

Il Golf.
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Ma, scusate:
i veri nudisti usano l’accappatoio o si asciugano con il fon?
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Un nudista come festeggia il carnevale?



( Questa è terribile, lo so.😉)
Beh, solo con una BAT – TUTA.
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E… dove tiene i suoi soldi un nudista?
Facile, li ha risparmiati, tutti IN VESTITI.😉
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Come lo riconoscete un nudista vestito in coda allo sportello della posta?
(…Tic tac, tic tac.. )
Si rifiuta di ritirare il suo pacco.
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Come riconoscete un nudista vestito al ristorante?
… …
(mumble mumble…)
(suspance…)
Non vuole pagare il COPERTO!😂😂😂
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Buona domenica a tutti quelli che si sono vestiti (o dovuti vestire).
Ciaooo.😘

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16 settembre 1835.

Recatosi sul ponte del brigantino, richiamato dalle grida che il Capitano Fitzgerald stava rivolgendo all’equipaggio, Charles fu folgorato dall’incredibile spettacolo offerto dalla natura. Sebbene fosse dotato di una fervida immaginazione, mai prima d’allora avrebbe potuto credere nell’esistenza di un luogo simile.
Poco dopo lasciò che i suoi passi sprofondassero nella sabbia dorata. Risalì e attraversò la battigia finché raggiunse le prime zolle verdi che anticipavano il graduale infoltirsi della foresta.
Intento a contemplare ogni specie vivente di quel paradiso selvaggio e variopinto, all’improvviso si imbatté in qualcosa di insolito. Si chinò a terra, in contemplazione.
Alcune foglie carnose si avviluppavano a un fusto resistente che si ergeva ritto, per poi assumere, all’apice, una curvatura tutt’altro che flaccida. Quella sinuosa flessione mostrava tutti i dettagli di una esotica e rara bellezza.
Petali violacei e sepali vellutati esibivano macchie scure che sembravano opera di un pittore e che evocavano i tratti di un volto. Come per magia, elargivano a quello splendido vegetale, che ondeggiava alla brezza oceanica come cullato da un soffio vitale, le mere sembianze di un essere vivente che desiderava protendersi in direzione di Charles.
L’uomo osservò vibrare il lapello centrale, lungo e teso sopra un’antera gonfia e traboccante di polline. Così, incapace di resistere, si apprestò con l’indice a sfiorare lo stigma, che, umido e pulsante, pareva volesse sgusciar via da sotto al suo dito, e proprio sotto al suo naso.
Ancora estasiato da quel concentrato di perfezione selvaggia e incontaminata, che era in grado di incarnare ogni meravigliosa peculiarità dell’isola ove si era originato, decise di catalogarlo sul suo taccuino affibbiandogli il nome di orchidea cometa. Pensò che, come una stella brillando rivela i misteri di un angolo del cielo, la scoperta di quel raro fiore viola avrebbe potuto illuminare le sue ricerche sull’evoluzione della specie.



PARIGI, 1783.

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Nell’accomodarsi seduto e bene al caldo vide dentro al camino, che quasi andandovi troppo vicino potea prender fuoco, due scintille salir su come fossero delle stelle. Gli era presto soggiunto un pensiero, ma meglio domandar aiuto a un tale le cui mani sapevano arrivar dove non arrivava la vista degli altri.
Il desio di una tale impresa gli turbò a lungo il sonno, e lo stesso capitò al fratello, fino a che, un dì, dopo un gran baleno, scoppiò d’improvviso il tuono. Fu allora che tutto divenne chiaro, e, infatti, con uno strano disegno in mano, i due decisero di presentarsi umili a quel cospetto.
Trovato che fu monsieur De Bois e mostrata l’idea, si convinsero ch’egli li pensò dei pazzi, ma Joseph lo rassicurò: “Volerà, lo prometto, e Voi verrete ripagato per l’impegno!”.
Andò così: che la macchina volante riuscì a funzionare davvero, e Parigi, per intero, rimase col fiato sospeso e col naso in aria nel veder pascolar sopra le nuvole un’ oca, un gallo, e pure una pecora, proprio sotto un enorme pallone.
Indi, da quel dì, tutto parve esser diventato possibile, come ogni lor più strambo e più ardito sogno.