CAOS (parte 7)

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Ellen infilò nervosamente una mano nel tascone del grembiule per rispondere al cellulare che aveva cominciato a vibrare.
“Pronto?”
Dall’altra parte una voce familiare la tranquillizzò istantaneamente.
Tirò un evidente sospiro di sollievo.
“Annette? Sei davvero tu? Oh, tu non sai, non sai quanto mi hai fatto preoccupare! Ti ho persino cercata a casa tua, non rispondevi alle telefonate, non hai giustificato la tua assenza qui in clinica… Qui stanno accadendo dei fatti assurdi!”
Poi, dall’altra parte dell’apparecchio, una richiesta, mutò nuovamente l’espressione del viso di Ellen che si caricò improvvisamente di altra evidente tensione.
“Vuoi che venga li? Adesso? Da sola? Ma dove hai detto che ti trovi? A che piano? Si, te lo prometto! Dobbiamo parlare. Ok! Dammi mezz’ora.”
Ellen si voltò di scatto, rientrò, precipitandosi nel suo ufficio. Si tolse il grembiule e, come una forsennata, afferrò le chiavi dell’auto. Incaricò un’infermiera di avvertire tutti che si sarebbe assentata qualche ora per un tedioso imprevisto.
Il cancellone di acciaio scivolò aprendosi e la sua vettura, del tutto bagnata dalla pioggia, sfrecciò via con una brusca accelerata stridendo sulla ghiaia e facendo alzare in volo uno stormo di piccioni in quel cielo grigio e uggioso che copriva tutta Washington.
Intanto i due poliziotti, che fortunatamente posticiparono il pranzo a causa delle condizioni metereologiche, erano  in perlustrazione del parcheggio adiacente alla casa di Annette. Qualche piccola pozzanghera si era già formata sul ciglio della strada ma alcune tracce di colluttazione erano effettivamente nitide e visibili. Queste davano pieno adito alle teorie della caposala. Decisero quindi di interpellare la Polizia Federale e, soltanto in seguito, Mike pensò di porre fine alla terribile fame di Frank.

SCENARIO 8

Il professor Eichmann osservava Annette ammirato; non soltanto per il risultato delle numerose incisioni sulla pelle di Anthony che, continuando a sanguinare, rendevano quel torace somigliante a quello di Cristo sulla croce durante la sua terribile agonia, ma piuttosto, questi pareva estremamente compiaciuto per il tono calmo e rassicurante che Annette, suo malgrado, era riuscita a mantenere durante la conversazione telefonica con Ellen e che l’aveva resa assolutamente credibile. Il dottore sogghignò pensando che presto avrebbe posseduto tutti, in quella stanza. Lui, il re dei giochi, il re del mondo. Finalmente la sua vendetta.
Ellen, ignara di tutto, stava per raggiungere quell’appartamento che apparteneva alla ex moglie di Anthony: Natasha.

Dopo le terribili vicende, quella donna, ridotta ad un bianco stuzzicadenti, in fretta e furia e a gambe levate fece ritorno in Russia, senza nemmeno prepararsi una valigia e senza badare alla sua unica proprietà, quella sua prima dimora da nubile in America: il suo orgoglio, pagato con le sue prime paghe da commessa.
E, proprio lui, Anthony propose ad Eichmann quel luogo, ora ridotto a poco più di un mattatoio. Questo accadde un pomeriggio antecedente alle vicende, ancora in clinica. Ebbe questa illuminazione durante un colloquio “speciale” col professore, nel quale, discutendo anticipatamente ogni minuzioso dettaglio di quello che gli parve un piano perfetto e diabolico, offrì al dottore questa soluzione, senza esitazione, respirando un’aria quasi felice di libertà e riscatto.
La vendita di quei locali sarebbe risultata comunque impossibile senza la firma della sua ex moglie, l’intestataria, che aveva largamente preferito infischiarsene di qualche soldo allontanandosi di corsa da tutto ciò che continuava a ricordarle quel calvario altrimenti insuperabile.
Anthony avrebbe soltanto dovuto recarsi in casa propria, prima del rapimento di Annette, bene attento a non lasciare tracce, per riappropriarsi di quelle chiavi, ormai da anni appese all’odiosa cassetta di legno marrone, che, impolverata e nell’ombra osava esibirle ancora, tali e quali, avvolte soltanto da qualche ragnatela appiccicosa, ancora in silente attesa di divenire dono per  un figlio che fosse  nato dalla sua relazione con Natasha.

Entrando in quella casa dal finestrone debitamente forzato, Anthony venne assalito da una specie di nostalgia e da un odore forte, di chiuso e di muffa, che lo fece quasi trasalire. Ogni cosa era esattamente come la ricordava e dove l’aveva lasciata ma, in quel buio, tutto dormiva sotto uno strato di polvere, che surreale, pareva provenire da un sogno o da un ricordo.

E ora era in un incubo, mentre sdraiato e sanguinante, su quel freddo pavimento di marmo attendeva la sua fine.
Non riusciva ad emettere neanche un minimo gemito. Era totalmente paralizzato, eppure poteva udire, anche se distortamente, quel maledetto traditore del professor Eichmann gongolare euforico ad Annette:” E ora, mia cara, devi di nuovo scegliere! Altra tua vita in cambio di Anthony. Sei stata davvero eccezionale, mi stai dando tanta soddisfazione!” E poi scoppiò in una risata tra il sadico e l’isterico.
Annette, in balia del caos mentale, aveva perso ogni etica della ragione ed ogni lucidità mentale. Tremava e, anche il suo sguardo, ora, come quello di Anthony era fisso e perso nel vuoto. Persino le lacrime ormai si rifiutavano di cadere, sarebbero state l’ultima speranza per ridare una parvenza umana al suo volto.
Un mostro ormai si era impadronito di lei. Fino a che punto poteva essere disposta a spingersi per guadagnare qualche minuto di vita?
Non le fu concessa alcuna riflessione poiché il professor Eichmann proseguì insancabile: “Dai, voglio osservarti mentre lo uccidi. Non esitare, Infliggi la morte a questa nullità. Chi è lui? Chi sei tu? Chi merita più vita tra voi due?”

Mentre sulle scale esterne del palazzo riecheggiavano dei passi a suon lento di tacchi in evidente avvicinamento a quella dimora di sicura morte, Annette, che di istinto avrebbe gridato, dato l’allarme, chiesto aiuto, soltanto come una muta, riuscì ad impugnare il coltello che il dottore le stava offrendo e, in un orripilante sacrificio, rapidamente, sferrò un colpo mortale al cuore di Anthony. Senza farsi supplicare. Senza pensarci, abbandonata agli eventi, con rabbia, conscia di avere ucciso qualcuno per la seconda volta.
La familiare suoneria del suo cellulare che, sequestrato, si trovava nelle tasche del professore, la riportò solo un po’ alla realtà.
Il dottor Eichmann, veloce, estrasse il coltello da quel corpo martoriato e, impugnandolo con ira, si precipitò come un orco alla porta di ingresso mentre il sangue di Anthony sgorgava insieme a tutto il suo male e ritornava alla terra, ormai completamente tinta di rosso.

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Autore: Lady Nadia

Adoro leggere, scrivere, vendere i libri. Sono libraia da sempre. Prendo spunto da personaggi o fatti del quotidiano e sento l'esigenza di amplificarli e tradurli in racconti o poesie. Mi diverte, è uno sfogo e una passione.

30 thoughts on “CAOS (parte 7)”

  1. Soltanto un appassionato di fumetti, quelli noir però, quelli seri, può capire e comprendere.
    Quelli che traspaiono durezza, alcol, sesso e fumo e che quando si legge lo ama da subito questo settimo capitolo di Caos.
    Ecco, la striscia è qua, fra le mani e che si lascia sfogliare dalle dita accecate di conoscere come andrà a finire.
    Terrore, paura e vizio che scivolano dentro queste immagini in bianco e nero. Immagini forti, dure e spietate.
    Il potere del dolore.
    Il potere è dolore.
    Sembra quasi un fumetto di Miller. Uno di quelli che ti fanno sentire vero. Poi un giorno, a.d. 2016, scopri che quelle striscie si trasferiscono su WordPress. Che Torpedo, oppure Sin City, si trasferiscono, traslocando dalle pagine allo schermo di un monitor della città vecchia dove tutto è in bianco e nero. Solo qualche tono di grigio; solo l’unico colore del sangue. Solo qualche piccola pozzanghera sul ciglio della strada.
    Solita operazione raccattasoldi di Hollywood?

    No!
    Stavolta il miracolo si compie.
    La DC comics e tutta la crudezza delle loro storie dure, hard, maledette all’odore di Whisky e sangue viene convinta a trasporre su quello schermo di pixel il suo capolavoro da Lady Nadia.
    Lei, la donna, si rivela un incubo del terrore; si rivela geniale; si dimostra all’altezza.
    Ne esce fuori una storia unica. Una striscia che ti tiene legato a quel monitor maledetto, che trasuda dolore e vizio.
    Un capitolo che, per una volta – come avviene di solito nelle puntate – non interviene a stravolgere una storia, con un’estetica già eccelsa. Un capitolo che si limita ad abbattere i contorni pagina dei fimetti dark. Quelli belli, quelli d’autore.
    Carattere e durezza sono mantenuti in nquesto chiaroscuro che ti accarezza, che sfiora la pelle in un brivido, che ti uccide, mantenendone intatte peculiarità e suggestioni di tutto quello che è precedente.
    Vi pare poco? No, non lo é!
    Ne esce fuori la versione, in movimento, di un mondo crudo, popolato da personaggi spietati, crudi, dolenti, combattivi che vivono, sopravvivono, muoiono nell’oscurità del peccato, fra tensioni e pulsioni che toccano il sinuoso soffio del terrore.
    In questo capitolo ognuno eviscera la propria parte calandosi nelle parti con una identificazione assoluta.
    Anche questa é una grande novità.

    I personaggi, che abbiamo conosciuto in passato, qui recitano e respirano quasi fossero attori sotto il ciak delle mani sapienti della loro regista.
    Punto.
    I personaggi Anthony, Annette, Eichmann sono strepitosi, potenti.
    Altro che supereroi che, per avere fascino, hanno bisogno dei loro superpoteri!
    Il poderoso Eichmann, Annette, Anthony dentro quel mattatoio che è il sangue che la vita rincorre, come linfa vitale, ma che spande a piene mani nel loro delirio di onnipotenza.
    E così via.
    Caos, in questa settima parte, é una festa per gli occhi, soprattutto per chi gli occhi se li é illuminati già fantasticando un futuro tetro, tra chiaroscuri e sangue, nell’immaginare quella che doveva diventare la nuova parte di oggi.
    Il resto, la violenza, il “politically incorrect” é poca cosa.
    Roba da critici, come gente che sbraita con argomenti sul tipo: “la letteratura é altra cosa“.
    No, questo è un’altra cosa; noir fino ai capelli.
    Abisso oscuro che ti osserva.
    No, basta non osservarlo; il pericolo, la paura potrebbe essere che, quell’abisso così sapientemente descritto da Lady Nadia, potrebbe restituirti lo sguardo.
    Uccidendoti!

    Ottimo sul serio.
    Come sapete, milady, a noi gli ottimi, ci fanno venire l’orticaria.
    Questo capitolo ci guarì.
    Lo rileggemmo almeno venti volte e ogni volta il nero, misto al bianco, diventava sempre più nero e sempre più bianco, senza toni grigi.
    Geniale.

    Cordialità
    The milorder

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    1. Ma che bella questa immagine! Per un attimo, solo per un attimo, sono riuscita a intravederlo anch’io quel fumetto e mi ha fatto molto piacere.
      Certo, mi sento di DOVER migliorare tanto ancora ma, una piccola soddisfazione me la sono presa. Il suo commento è grandioso. Approcciandomi ad una continuazione di Caos 6, non nego che ero in difficoltà nel giustificare alcuni passaggi. Poi, quando meno te l’aspetti, quando ti coglie l’ispirazione… sono riuscita ad avere alcune intuizioni. Rileggendo ho notato due passaggi poco fluidi, dovrei aggiustarli solo un pochino. Comunque, nell’insieme, noto un bel miglioramento. L’atmosfera c’è. La creatività anche, se talvolta incanalata solo nell’improvvisazione, ma mi rendo conto sempre di più che condividere nel blog le mie fantasie mi fa molto bene e soprattutto va da sé che miglioro di volta in volta.
      Grazie per l’appoggio!😊

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  2. PS: Mentre scrivevamo, udimmo un fragore come di ossa che si rompono, infrangendosi contro il selciato, dopo un ampio salto nel vuoto come da un ultimo piano di una costruzione.
    La percezione fu netta, precisa e senza un gemito.

    L’udiste anche voi?
    Cordialità

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    1. Si. Avevo udito anch’io uno strano rumore ma…ritrovandola qui sotto, viva, pimpante e vegeta, ho presunto che qualcosa le sia andato storto.
      Ho i miei informatori!😊
      Mi hanno riferito che stamane, una donna giovane e bionda ma soprattutto molto bella, stava in piedi, sul cornicione dell’ultimo piano di una palazzina in quelle di Cannes, minacciando di buttarsi giù.
      Ma, in lontananza, una sagoma familiare ha immediatamente catturato la sua attenzione…
      … L’ispettore Carrik! 😊
      Aggrappandosi bene per non finire di sotto, è tornata sui suoi passi, poi giù in strada.
      Alessandra sapeva che quell’uomo era lì per lei ed aveva qualcosa di veramente importante da confidarle.

      Buona settimana Milord!😊😊😊

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  3. Sempre adrenalinico e teso, descrivi con abilità consumata una discesa nell’abisso dell’animo umano, la perdita delle inibizioni e della coscienza morale che riporta allo stato di ferocia primordiale, l’istinto vince sulla ragione. Bello e brava!!

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    1. Grazie attentissima e scaltra Mela. Qui l’istinto e non solo quello di sopravvivenza è un protagonista.
      Anche in queste condizioni ci verrebbe spontaneo lottare, con i mezzi a disposizione. Ciascuno di noi reagirebbe diversamente, ma Annette, ora, ha ceduto al male e si trova in seria difficoltà. A presto e buona settimana!😊

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  4. Strepitoso! La descrizione accurata, tremenda e perfetta di una calata agli inferi. Non esistono più etica e morale: solo sangue e morte. E il desiderio di salvezza che elimina ogni parvenza di umanità. Sono sicura che Stephen King applaudirebbe.
    Intanto lo faccio io 🙂

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    1. E ora, forse l’ultima puntata. Una storia che mi ha presa, messa in difficoltà e poi è decollata.
      Mi pare di aver visto una crescita, nelle idee, nella struttura. Un racconto che mi segnerà lungamente, qualora, dopo una pausa di genere, volessi mai intraprendere nuovamente.
      E tu, cara amica, sempre presente ad incoraggiarmi. Mi hai portato più volte anche king in questo caos e voglio ringraziarti.
      Ora rispondo al Milord. Ciao!

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  5. Diamine che horror sei riuscita a comporre. Veramente alta è la tensione che prova il tuo lettore man mano che la lettura avanza. Una nuova vittima o Annette si riscuote dal torpore folle nel quale è caduta?
    Brava, brava, brava

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    1. Sono davvero felice, prima di piacere a me DEVE piacere a voi. E’ importantissimo. E ti ringrazio perché io non vengo spesso a farti visita, dovrei recuperare 100 puntate… scrivi mai qualche raccontino oltre alle recensioni? Da così tanta soddisfazione a me… 😊 Credo che tu sia proprio improntato al romanzo. Grazie del tempo che mi doni.

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  6. Devo riprendere i precedenti capitoli per comprendere appieno, e nel dettaglio, quanto qui raccontando. La mia critica, per il momento, sarà dunque operata limitatamente a questo solo capitolo, perché possa essere in qualche modo giustificata. Dopo questa necessaria premessa, con la promessa di recuperare la lettura dei capitoli che mi sono persi, procedo con la mia analisi…

    Ho letto anche il commentario, e senz’ombra di dubbio quello dell’amico e collega Lord Ninni è il più articolato e completo.

    Per quanto ho avuto modo di leggere qui, siamo indubbiamente di fronte a un noir invaso di sangue e crudeltà, di cinismo volutamente fumettoso à la Frank Miller (uno dei pochi fumettisti che, oggi come oggi, riscuote le mie simpatie). Il caos partorisce il dolore, il dolore il sangue, la morte: par quasi non ci sia scampo per nessuno, nonostante ci si adoperi per salvare la pellaccia. Una situazione disperata che, per il momento, non trova sbocchi d’uscita. Va da sé che il dottor Eichmann è un sadico, un malato di mente, sadiano quanto si vuole, ma soprattutto malato: la sua passione si esplica nel produrre e nel vedere il dolore che continua a evolversi. Non c’è traccia di pietà alcuna nel dottor Eichmann, né umana né lontanamente divina. Più il corpo è martoriato, meglio è per i canoni di efferatezza del dottore. Il corpo esposto non è quello di un possibile Mantegna, bensì quello di un più moderno Cristo martoriato (vedi “The Passion of the Christ”, regia di Mel Gibson).

    L’abisso è in noi, in ognuno di noi e tutti siamo in pericolo perché non comprendiamo quanto miserevole è la vita che ci illudiamo di poter controllare. Potrebbe essere questa una sintesi estrema per il brano che ho qui letto.

    I miei omaggi, Lady. Aspetto di leggere il seguito.

    beppe

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    1. Grazie Beppe, fino al commento di Lord Ninni il fumetto non mi era neanche passato per la testa, ed ora che siete in due a notarlo, beh… ci rifletterò.
      Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e per il bel commento. Ciao!

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  7. Fusa e assorbita da mille cose, in questo periodo riesco a seguire pochissimi blog, due-tre al giorno : da quanto non passo da qui? Inoltre credevo di aver dimenticato i precedenti capitoli di Caos. Invece, iniziando a leggere il settimo, mi e’ tornato tutto in mente, sensazioni provate comprese. Questo a riprova del fatto che la tua scrittura lascia chiara traccia in chi legge ( Magari poco, ma quando lo fa è sempre con attenzione).
    Mi hai comunque spiazzata, non credevo che la protagonista arrivasse a sferrare il colpo mortale; davvero non rispondiamo di noi stessi quando ci troviamo in pericolo…

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