L’AMICO GIOVANNI (PARTE 1).

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GIORNO UNO. UNA FARFALLA.
“C’è nessuno?”, domandò una vocina, in un tutt’uno con un gracchiare quasi sinistro provocato dalla maniglia dell’ingresso.
“E dove vuoi che sia? Te l’ho già detto. Quando vuoi passare a trovarmi, non devi fare altro che entrare senza chiedere il permesso. L’uscio è sempre aperto. Qui non c’è più nulla che valga la pena di essere rubato. Ho perso da tempo la buona abitudine di chiudere il portone a chiave.”
“Guarda che cosa ti ho portato oggi! Ho pensato che ti potesse far piacere un po’ di compagnia anche quando non ci sono io qui, con te.”
“Oh, ma è una farfalla: che bella!”
“Già, pensa, mi è planata sul braccio non appena sono uscita di casa e non mi è sembrata per nulla intenzionata a volare via.”
“Fammi vedere. E’ un esemplare raro, sai? Appartiene senz’altro alla famiglia dei Morphi.”
“Ehi, ma tu sai proprio tutto! Conosci bene anche le farfalle?”
“Nella mia vita ho imparato tante cose, ho sempre letto molto.”
“Un giorno vorrei diventare saggia come te.”
“Oh, ormai ti conosco bene. Mi sento di rassicurarti. Un giorno lo sarai eccome, diventerai anche più colta di me.”
“Me lo giuri?”
“Sì, te lo prometto.”, dichiarò Giovanni appoggiandosi il palmo della mano sul petto.
Proprio in quell’istante, la farfalla, con un delicato battito di ali, abbandonò l’esile braccio della bambina librandosi nella stanza.
“Ha scelto di restare a casa tua, lei vuole vivere insieme a te!”
“Ne sei sicura? Sei certa che questa magnifica farfalla voglia trascorrere una parte del suo tempo qui dentro?”
“Sì, se lei ha deciso di volare via adesso, significa che qui si trova a suo agio, non credi?”
Giovanni avrebbe volentieri contraddetto la teoria della piccola. Povera farfalla, vivere rinchiusa tra quattro mura, insieme a un vecchio malinconico e ormai acciaccato, per godere di un’ora scarsa di sole che filtra di sbieco e solo all’alba dal vetro di una finestra, o per essere costretta a dissetarsi dai residui di umidità in un lavandino d’acciaio opaco. Avrebbe desiderato spiegarle che quel povero insetto sarebbe senz’altro vissuto meglio all’aperto, alla luce diretta del sole, nelle vicinanze del fiume, e anche quando fuori piove o quando tira forte il vento.
Tuttavia rimase zitto. La piccola era davvero felice per aver compiuto quel gesto. I suoi occhi vispi luccicavano di gioia e pareva così soddisfatta che chiunque, nei suoi panni, non avrebbe potuto fare altro che darle corda.
Tutt’al più, l’indomani, Giovanni avrebbe lasciato un po’ aperta anche la finestra, in modo da offrire a quella malcapitata una facile occasione di fuga. E quella farfalla sarebbe di sicuro volata fuori, non appena un sibilo di aria fresca, e proveniente dalla campagna, avesse appena accarezzato le sue fragili ali.
Avrebbe rivelato l’accaduto alla ragazzina nei giorni a seguire, una volta accertato che l’entusiasmo per quella bizzarra trovata fosse ormai svanito del tutto.
“Va bene, la nostra farfalla ha trovato un riparo. Accetto. La terrò qui, con me.”
“Veramente è lei che ha deciso di stare insieme a te. Tutto questo è magnifico, ma scusami, ora devo proprio andare. Oggi mi trattengo poco, ho una cosa da fare. Ci rivedremo domani.”
“Ciao, piccola cara.”
La bambina lasciò saltellando l’appartamento di Giovanni. Sembrava che dovesse volar via anche lei mentre canticchiava una canzone allegra, forse inventata al momento e che ricordava un po’ Aggiungi un posto a tavola.
Il vecchio sorrise senza nemmeno rendersene conto. Si era incantato ad osservare la farfalla blu svolazzare in soggiorno e compiere le sue eleganti evoluzioni: avvitamenti, volteggi, planate. Per un attimo socchiuse gli occhi rimanendo col naso all’insù, e ricordandosi di una volta in cui, da giovane, aveva assistito a una esibizione delle magiche Frecce Tricolori.

GIORNO DUE. LA CASA DELL’AMICO NON E’ MAI TROPPO LONTANA.
“Giovanni, eccomi!”
La maniglia cigolò ancora.
“Ciao, piccola. Che cosa ci fai qui, a quest’ora?”
“Ti ho voluto fare una sorpresa prima di andare a scuola.”
“Vieni avanti, sono sdraiato sul divano.”
“Cosa hai combinato? Sei stanco?”
“Oh, niente. Alla mia età non c’è bisogno di strafare per conciarsi così.”
“Ehi, ma sei anche coperto!”
“Già, oggi ho un po’ freddo.”
“Ma è primavera ,fuori si sta benissimo, l’aria è già tiepida.”
“Questa casa è umida, lo so, ma non me la sento di uscire.”
“ Sei davvero uno smemorato!”, lo rimproverò Ambra.
La piccola afferrò una sedia, per lo schienale, da sotto il tavolo. La trascinò davanti alla finestra della cucina e, con un balzo, presto, le fu sopra. Diede una spintarella decisa ai serramenti con le sue piccole manine. Li accostò, e poi, alla svelta, pensò a richiuderli.
“E la nostra amica, dove si è cacciata?”
“Cercala tu, per favore. Fino a poco fa era qui a darmi tormento. Mi ha svolazzato per un’ora davanti alla punta del naso.”
“Davvero? Allora ti vuole proprio bene. Eccola! E’ proprio qui, ora riposa anche lei, guarda!”
“Scusa, ma non posso. Oggi non riesco nemmeno a voltarmi un po’, sono pieno di dolori. Stamane mi sono risvegliato con un forte torcicollo.”
“Già. Si capisce, hai lasciato tutto in disordine. Mi dispiace che senti male, avresti dovuto dirmelo prima. Mi pare una cosa strana, da quando ti conosco non è mai successo che tu ti sia lamentato di qualcosa.”
“Non c’è nessun male che non abbia in sé qualcosa di buono. E ricorda: quelli che si lamentano di più sono quelli che soffrono meno.”
La bambina aggrottò la fronte, poi si diede subito da fare, riordinando la cucina alla meglio e dando una rapida sciacquata a una pentola maleodorante che era stata dimenticata sul fornello a gas. Aiutandosi con lo strofinaccio ripulì il tavolo da alcune briciole di pane e ripose nella credenza un piatto e un bicchiere che parevano esser stati lavati.
Giovanni si era incantato ad osservarla con la coda dell’occhio, mentre lei, ancora indaffarata in cucina, gli dava le spalle. Esibiva le movenze di una donna, ed era così efficiente, che gli sfuggì un sorriso.
“Ora vado. Oggi non riuscirò a ritornare. Dopo la scuola avrò gli allenamenti di pallavolo, poi dovrò andare con papà dal dentista, sai, forse dovrò mettere l’apparecchio! Inoltre dovrò studiare due capitoli di storia. Tu riposati, e guarisci. Passerò domani.”

Quella ragazzina era una furia, un portento della natura. Giovanni, viceversa, non era mai stato particolarmente estroverso, difficilmente concedeva confidenze ai vicini di casa, sebbene tutti lo considerassero un vecchietto gentile e educato. Ma i bambini, i bambini si sa: sono creature che affascinano, sono dolci, e, soprattutto, sono spontanei e innocenti.
In seguito alla morte della moglie, nove anni prima, si era sentito costretto a cambiare casa. Questa era diventata troppo grande, era come se tutti i ricordi gridassero all’unisono e assordanti in ognuna delle stanze. Al mondo non gli era rimasto più nessuno. Aveva amato davvero e a lungo sua moglie, tuttavia il destino gli negò di poter diventare padre.

Ambra, allora, era poco più che un morbido fagottino. Così, ben nascosto dietro la tendina bianca della sua finestra che affacciava sulla proprietà confinante, tante volte, forse troppe, si era soffermato a osservare quella bambina paffutella muovere i suoi primi e incerti passi in giardino. A differenza di altri bambini Ambra era sempre allegra, persino quando, cadendo, capitava che si sbucciasse le ginocchia. Quella creatura sorrideva e rideva; rideva e sorrideva, non sapeva far altro, e, forse, davvero non aveva neanche appreso il perché occorresse piangere.
Fu così che Giovanni, titubante assai, si spinse pian piano fuori di casa. Desiderava solo poter osservare più da vicino quella meravigliosa creatura con i boccoli biondi e che somigliava a un piccolo angelo.
“Saluta, Ambra!” Le ordinò la madre. Notando Giovanni, la bambina sgranò gli occhi chiari, regalandogli uno dei sorrisi più belli. Continuava ad agitare veloce quella manina e, a modo suo, gridava: “Ciao, ciao, ciao!”, e pareva intenzionata a continuare all’infinito, tanto che, a farla smettere, ci dovette pensare sua mamma.
“Scusi, ha appena imparato!”, si giustificò, un po’ imbarazzata.
Fu l’inizio di una splendida amicizia.
Giovanni cominciò a trascorrere parecchio tempo in giardino.
Conoscere quella bambina fu un vero toccasana, sin da subito. Se non fosse stato per lei, Giovanni non si sarebbe occupato di nuovo di un piccolo orto e di un paio di piante da frutto, che, col tempo, diventarono persino belle e rigogliose.

… Continua.

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RE AHIA E SUA MAESTÀ SCUSA.

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RE AHIA E SUA MAESTA’ SCUSA.

Nel regno di Gentilezza tutti erano in subbuglio. Si bisticciava per qualsiasi cosa giungendo spesso alle mani.
Non si contavano più né le liti, né i feriti, che si scovavano ovunque: nelle campagne, nelle abitazioni, e anche dietro un angolo di strada. Quasi tutti gli abitanti di Gentilezza esibivano il naso rotto, un occhio nero, oppure, alla meno peggio, camminavano zoppicando. Inoltre non si sapeva più dove seppellire tutti i morti, magari trovati con la testa fracasata a metà da una rastrellata o da un colpo di piccone. Ogni più piccola incomprensione era in grado di scatenare una vera e propria rissa.
Eppure, solo qualche anno prima, quando la regina Scusa era ancora in vita, tutti vivevano in armonia. L’unione tra Re Ahia e Sua Maestà Scusa aveva allietato tutti.
Purtroppo, in seguito alla morte della consorte, il Re cadde in una pesante depressione. Non riusciva più a riprendersi perché la parola “scusa” si udiva ovunque ed era sulla bocca di tutti. Per questo motivo Re Ahia evocava in continuazione sua moglie, e l’amore infinito che aveva provato per lei. Trascorreva giornate intere rinchiuso nelle sue stanze, senza il desiderio di mangiare e di bere, nella solitudine più assoluta. I guaritori di corte, disperati a causa della salute precaria del Re, per favorire la ripresa, credevano che fosse necessario abolire l’ uso di quella parola per sempre, in tutto il regno.
Re Ahia accettò di buon grado il consiglio dei guaritori e affidò di persona quel compito a un suo messaggero. Questo, balzando rapido in sella a un cavallo tutto nero, galoppò per il villaggio: collina dopo collina, strada dopo strada, vicolo dopo vicolo, fattoria dopo fattoria, urlando a squarciagola: “Udite, udite popolo! Questo è il volere del nostro Re Ahia: d’ora in poi, nessuno osi pronunciare il nome di Sua Maestà la Regina, mai più, per nessun motivo. E coloro che si opporranno al volere del Re, verranno puniti con la morte.”
Il messaggero, senza rendersene conto, combinò proprio un bel pasticcio.
Quella parola era così necessaria, che, presto, tra il popolo si scatenò un gran caos; l’odio dilagò. Il paese di Gentilezza diventò pressoché irriconoscibile.
Fu allora che venne radunato con una certa urgenza il Consiglio Dei Grandi Saggi. Occorreva chiedere al più presto un’udienza al Re nel tentativo di rimediare al terribile malinteso.
Il Re accettò di ricevere il Saggio dei più Saggi, che dovette inginocchiarsi al suo cospetto, bene attento a mantenere la testa china e evitando di guardarlo dritto negli occhi.
“Sire, perdoni il mio ardire, non avrei disturbato la Sua quiete se ciò non fosse stato necessario per gli interesse del regno. Sono qui, al Vostro cospetto, per riferirle che l’ordine affidato al Messaggero è giunto al popolo, tuttavia è stato frainteso. È successo un guaio! Nessuno, da giorni ormai, osa chiedere più scusa e il rancore dilaga ovunque nelle nostre terre.”
Ma il Saggio non riuscì a proseguire, poiché il Re, infuriato per aver udito di nuovo il nome della sua amatissima moglie, sguainò la spada e trafisse in un attimo il cuore di quel pover’uomo.
Intanto, nel regno divagava il male, sempre di più, giorno dopo giorno. La rabbia del popolo si era già spinta lontano, ai confini del paese e persino oltre. La sicurezza del regno vacillava. A qualcuno giunse persino voce che i regni vicini avevano schierato un esercito per attaccare e conquistare i territori di Gentilezza. Era ormai risaputo ovunque che la discordia aveva indebolito quel regno, e, inoltre, si temeva potesse mettere a repentaglio anche la sicurezza dei paesi confinanti.
Nel frattempo, il popolo di Gentilezza, mosso dall’ira e senza un motivo, decise di insorgere per assaltare il Palazzo del Re. Ma un altro grande esercito proveniente da Nord avanzava alla sua conquista.
Per Gentilezza e per il suo Re fu la fine.
Chi scampò a quelle battaglie doveva piegarsi al volere del nuovo Sovrano che ristabilì presto le buone maniere.
Re Ahia e la sua adorata moglie furono dimenticati alla svelta da tutti, mentre, per fortuna, la bella abitudine di domandare scusa, quella, no.

Ops, scusate, ora vado.😊

I’M A TRUE WRITER. UN REALITY CONTROCORRENTE. (puntata 1)

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1 – OUTSIDE THE HOUSE.

Sul viale esterno della villa si è radunata una folla di gente esultante. I concorrenti stanno avanzando su un tappeto rosso che è steso lungo il passaggio, e, davanti all’uscio, sono attesi da un intervistatore che, fingendo di essere eccitato, declama: “Stanno arrivando, accogliamoli, benvenuti!”. Mostra una dentatura così bianca e così perfetta che ha tutta l’aria di essere stata scolpita col cesello.
Numerosi operatori si affaccendano avanti e indietro; trascinano e spostano in continuazione delle ingombranti attrezzature: chi ha a che fare con un riflettore, chi con una telecamera, e c’è chi trasporta dei grandi pannelli colorati o altro materiale atto ad abbellire la scenografia.

L’intervistatore si mette in posa, sfoggia il suo sorriso più plastico: “ Sta per arrivare qui il nostro primo concorrente. Ricordo a tutti che, come da regolamento, ogni giocatore avrà a disposizione trenta secondi per una breve presentazione al pubblico, e, come da regolamento, sarà possibile utilizzare solo lo pseudonimo concordato con la produzione. Ciao! Tocca a te, e ben arrivato!”
Un piccolo microfono invisibile scivola, spostandosi solo di un poco, su un filo d’acciaio appeso a mezzo metro e sopra le loro teste.
“Buonasera a tutti, sono Lupo Grigio.”
Il pubblico esulta senza un apparente motivo. Bravi scrittori, ma, in pratica, fino a quel momento perfetti sconosciuti.
“Ho deciso di partecipare a questo reality per misurare il talento oltre alle mie capacità. Sono sicuro che ne trarrò beneficio e insegnamento e, tutto questo, indipendentemente dall’esito del gioco. Io leggo tanto, tantissimo. Adoro i classici, la storia antica e anche l’attualità.”
“Grazie per le tue belle parole, caro Lupo Grigio. E ora tocca a te. Che donna esplosiva, complimenti!”
Dopo aver lanciato un urlo quasi viscerale, con voce sicura e squillante, la donnona si presenta: “Sono Atena, ho 44 anni e sono carica! Le competizioni mi stimolano a crescere e a migliorare. Per star bene con me stessa mi occorre il brivido dell’adrenalina, e ho sempre il bisogno di scrivere. Voglio vincere questa gara!”
“Accidenti, che grinta! Bene, credo che tu non voglia mai sentirti dire un in bocca al lupo, dunque, accontentati di un mero Buona Fortuna!“
La donna sorride e raggiunge Lupo Grigio che scruta l’arrivo dei suoi avversari proprio davanti al portone chiuso. I due concorrenti si scambiano una grintosa e rapida stretta di mano.
“Avanti il prossimo!”, esclama l’intervistatore.
“Eh, salve a tutti. Tocca me? Il nome d’arte che mi hanno assegnato è Mr. Pea. Non è che mi piaccia molto, tuttavia è simpatico, no? Cosa vi potrei dire? Beh, di preciso non ne ho idea. Scusatemi, sono emozionato, Devo ammettere di essere timido, ma la mia vocazione è scrivere, e questo lo so fare.”
“Forza, ce la farai!”
“Grazie, lo spero anch’io.”
“Noto che le donne qui sono in minoranza. E tu, bella fanciulla, qual è il tuo nomignolo?”
“Ciao. Io, io sono Aria. Credo di essere la più giovane qui. Ho 32 anni. Amo scrivere. E ho sempre scritto, sin da piccola. Nella mia vita non ho mai lasciato trascorrere un solo giorno senza impugnare una penna. Scrivo spesso a mano, e adoro le poesie, e anche disegnare.”
“Interessante! Allora, auguri anche a te, piccola Aria.”
Il pubblico applaude senza sosta.
“E ora, la parola all’ultimo concorrente. ”
“Non vedo l’ora di cominciare questa avventura. Io sono il Chirurgo matto, e, come si può dedurre dal mio soprannome, adoro ogni genere di thriller. Vorrei dire solo una cosa: credo che, per fortuna, in questa vita non si finisca mai di imparare, e nemmeno di studiare. E questo è l’unico pensiero, oggi come oggi, che riesce a stimolare ancora il mio cervello. Il sapere è infinito, e per fortuna! Sono pronto, ce la metterò tutta!”
“A questo punto, abbiamo conosciuto tutti i partecipanti e le loro voci. Continuate pure ad applaudire e a festeggiare. Grazie per il vostro calore! Tra pochi minuti i concorrenti saranno chiamati a accedere alla casa di I’m true writer, consci che la loro libertà sta volgendo al termine. Forza, ragazzi! E che vinca il migliore!”

2 – OVER THE TABLE.

“Buonasera a tutti e bene arrivati a I’m a true writer, il primo reality controcorrente. Tramite questo programma vogliamo dimostrare che la televisione non è solo spazzatura, qui, noi tratteremo la cultura.
Tre…, due…, uno… E’ giunto l’atteso momento: che si accendano le luci della casa, ora!
Ecco, ammirate. E’ fantastica, non è forse vero? E’ stata arredata con cura, in uno stile contemporaneo. Si è cercato di donare risalto all’atmosfera. Le pareti esibiscono ovunque effetti trompe- l’oeil in grado di sollecitare la naturale ispirazione che può regalare la natura; le ceramiche utilizzate negli ambienti sono variopinte, e per la pavimentazione è stato scelto del cotto naturale. Osservate come ogni particolare e ogni soprammobile, invece, contribuiscano a creare armonia. Notate come sia stato ricercato e bilanciato con la massima raffinatezza ogni singolo abbinamento di colore. Tutto, qui, sarebbe capace di raccontare una propria storia, dato che nulla è stato lasciato al caso.
Occorre ricordare, inoltre, che tutto questo è opera del migliore architetto attualmente vivente: del grande, del superlativo, dell’originale Fu Fuffa.
E ora, seguitemi! Stiamo per accedere allo studio: è l’ambiente principale della casa, come anche del nostro reality. Fate attenzione! Ora raggiungo il grande tavolo, e, proprio qui, tra poco, sarà un piacere osservare al lavoro tutti e cinque gli scrittori. Le regole del gioco impongono che ogni singola storia venga prodotta entro le mura di questa stanza. Gli autori si dovranno affrontare in numerose prove; dovranno scrivere, e scrivere, e ancora scrivere, finché dai loro polpastrelli non sgorgheranno rivoli di sangue. Ah, ah, ah.
Vi ricordiamo che, da oggi stesso, sarà disponibile una diretta streaming che vi permetterà di poter seguire il gioco step by step, in ogni suo momento. Occorre anche sapere che i racconti prodotti per questa trasmissione verranno condivisi su tutti i social, e, in particolar modo, sulla pagina di Facebook dedicata a I’m true writer, dove, oltre al televoto, proprio voi, caro pubblico, esprimerete le vostre preferenze tramite un semplice e rapido like. Sarete proprio voi a decretare gli autori eliminati e il vincitore che potrà accedere di diritto alla candidatura al Nobel per la letteratura. Non è fantastico?
Dunque, bando alle ciance! E’ giunto l’agognato momento di conoscere i concorrenti che, per ben tre mesi, ci sapranno tenere compagnia e con il fiato sospeso. Avete capito bene! Tre-lunghi-mesi, nei quali essi dovranno convivere in queste stanze, uno accanto all’altro. Anzi: sarebbe meglio dire che, per la maggior parte di questo tempo, vivranno proprio spalla a spalla, seduti ad un tavolo. Ah, ah, ah.”
Ladies and gentlemen, ops, scusatemi. Ehi, voi della regia! Ma, a questo punto, non sarebbe dovuta partire la musica? Ah, ecco, bene. Ora tutto è perfetto.

(Riflettori puntati, musica de: “Le quattro stagioni”, di Vivaldi.)

Mie dolci signore, miei cari signori, ecco a voi tutti i nostri magnifici scrittori! Ora potete applaudire. Ehm, ehm… qui dovete applaudire! Grazie.
Autori, voi fermatevi attorno a questo cerchio rosso. Okay, va bene così.

Ecco il meglio, la crème de la crème. Questi personaggi sono stati selezionati tra tantissimi candidati. Chi non conosce da vicino questo mondo non può immaginare quanti sono gli scrittori al giorno d’oggi e quante candidature sono state sottoposte all’attenzione della nostra redazione.
Ma noi li abbiamo trovati. Loro meritano più di chiunque altro di essere qui, di aver ricevuto la possibilità di partecipare a questa avventura che porta il meraviglioso mondo dell’editoria sugli schermi televisivi per cercare di raggiungere quante più persone possibile. Tutto questo è stato creato per alimentare il piacere di chi ama la lettura, o la scrittura, ma, soprattutto, per cercare di convertire a questa passione coloro che nella vita non hanno avuto mai il piacere di giungere alla fine di un libro. I tempi sono cambiati, la E’ndemoLEGGERE ITALIA è un’azienda all’avanguardia. Lo scrittore contemporaneo deve mettersi in gioco mostrando la sua bella faccia al pubblico, deve saper essere anche un po’attore e trovare il modo di emergere con le sue opere, per distinguersi nella miriade e nello sproposito di proposte che, ogni giorno, si affacciano sul mercato, che giungono nelle librerie, che congestionano il mondo online. Ma, oltre tutto questo, esiste un risvolto più nobile e più altruista: grazie al nostro reality, persino chi non legge in maniera abituale sarà incentivato a farlo ammirando il carattere e la personalità di un autore oltre che il suo operato. In una società come la nostra, dove l’immagine detiene sempre il primo posto, ecco il leitvmotiv che ha originato la scintilla che poi ha fatto scaturire l’idea per questo programma.

Uhm, scusate, mi sono lasciato trasportare, e, dalla regia, mi fanno cenno di stringere perché siamo già in ritardo.

“Ragazzi… ragazzi, accidenti! Cosa vi costa sorridere? Siete tesi? Ah, ah, ah… Siete pronti? Forza! Accomodatevi pure sul grande tavolo e occupate le vostre postazioni di lavoro. Sappiate che vi sarà offerto il massimo comfort: tutti i sedili sono a profondità e inclinazione regolabili, così come sarà adattabile l’altezza dello schienale, dei braccioli, e pure del poggiatesta. Una sofisticata automazione garantirà a tutti voi il massimo della ergonomia.
Ragazzi miei, allora, mi regalate un sorriso, oppure no? Siete a vostro agio, o no? I computer sono di vostro gradimento, oppure no? Annuite? Bene. Sappiate che le difficoltà saranno ben altre e non sarà facile. Sarete ripresi dalle telecamere in ogni istante della vostra giornata. Al fine di svolgere in maniera egregia i vostri compiti, si renderà necessario ridurre le ore di sonno e vi capiterà di saltare persino i pasti. Inoltre, mentre gli scrittori lavorano in assoluta solitudine, voi, qui, sarete messi alla prova sul piano della tolleranza e della pazienza; dovrete puntare a produrre degli scritti eccellenti per evitare di essere eliminati.
E in aggiunta, di tanto in tanto, considerando la nostra cattiveria, vi verrà imposto di sospendere la scrittura per dare la priorità a un compito aggiuntivo, come, ad esempio, una prova a sorpresa. Oppure, potrebbe sopraggiungere all’improvviso un disturbo inaspettato, o una distrazione. E chissà cosa vi riserverà la nostra fantasiosa redazione, ah, ah, ah… Il divertimento, per noi spettatori, è assicurato.

Noto con piacere che state cercando di fare amicizia. Bene, approfittate pure di questo stacco pubblicitario, perché, più tardi, non ci sarà altro tempo da perdere.
Sul monitor al muro, qui a sinistra, a breve verrà proiettata la prima traccia. Sarà il primo compito assegnato. Vi anticipo che andrà svolto entro venti ore, solo-venti-misere-ore-di- tempo!
E voi, caro pubblico, non siete curiosi di poter finalmente ammirare questi scrittori all’opera? Allora, non muovetevi, aspettateci! Torneremo qui tra un minuto, grazie!

3 – SHORT BREAK.

Aria ha un attacco d’ansia. China la testa sul tavolo e il suo volto è nascosto da una cascata di capelli biondi. E’ imbarazzata a causa della sua pancia che si è gonfiata per la tensione accumulata. Una truccatrice la raggiunge e la tampona con un morbido batuffolo di cotone intriso di fondotinta. E’ madida di sudore.
Lupo grigio punta i gomiti sul tavolo e si sporge un po’ in avanti per osservarla. Le sue sopracciglia folte e brizzolate si inarcano: sta riflettendo su qualcosa, accenna appena un mezzo sorriso.

…to be continued. (Il bello deve ancora cominciare. Dalla prossima puntata saranno disponibili i primi scritti dei concorrenti e la possibilità di votare il vostro preferito attraverso un like e un commento in calce al post.)
I’m a trou writer ritornerà settimana prossima.

INTERVENTO DELLA CIABATTA’S BAND:

*Lupo grigio si è sporto così tanto che, con addosso quella camicia bianca così aperta, tutto quel pelo appoggiato al tavolo mi ha fatto pensare a un grande spolverino antistatico.
*Aria sarà pericolosa con il mal di pancia?
Non lo so, ma, secondo me, di Lupo grigio avrà pensato: “Oh, che petto petaloooso!”
No, appena riuscirà a parlargli, dirà: “Lupo grigio, che occhi grandi che hai, che petto peloso che hai…”
*Ancora non si è capito se sanno scrivere, o no, questi qua. Io ho tutti i dubbi del mondo. Certo che cinque più sfigati di questi, non li potevano trovare…
Dai, lo scopriremo nella prossima puntata.
* Oh, ma secondo te, quale sarà la traccia assegnata?
E che ne so! Certo che… venti ore… sono davvero una crudeltà.
*Ma il frigorifero sarà pieno o vuoto?
Ho visto che Mr. Pea l’ha aperto e poi subito richiuso, avete notato che faccia ha fatto? Sì, una faccia da Pea. Ma lo sai che Pea, in inglese, significa pisello?
Ma noooooooooo, davvero?
*Hanno dIchiarato che gli scrittori potranno essere sorpresi all’improvviso da rumori molesti.
Aria???

DELIRI POST NATALIZI DI UNA LIBRAIA ESAURITA.

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Mi son detta: MO’R’ESCO (O, mo’ RIESCO?). Io abito vicino al lago del SERINO.
Con tutta LAGIOIA ridevo per STRADA e, al VOLO, sono stata punta da una VESPA: che MALVALDI, GADDA!
Poi, nel BOSCO, mi è venuta voglia di mangiarmi un bel MARRONE, ma, ormai, erano rimasti solo i RICCI.
Allora ho trovato due AMMANITI e un tizio CALVINO mi ha gridato: “Non toccarli, son velenosi, va via che te CREPET!”.
Gli ho fatto un PENNACCHI e l’ho mandato a fan CULICCHIA e pure a quel PAVESE.
Poi mi son detta: devo staccare LA SPINA, son troppo SVAMPA.
Stavo tornando indietro, c’eran dei BUSI, son caduta e mi son fatta dei MORELLI.
Al è mei che WU MING in gir.
Son tornata a casa, ho preparato dei FIOCCHI D’AVENIA e mi son vista fin troppo MAGRIS. Mi è venuto pure il mal di PANSA.
Vi confesso che, per DAVERIO, mi son bevuta anche una CORONA.
Poi ho dormito BENNI. E…sì, se son stanca RUSSO!
E voi, voi andate al PIPERNO. Odio gli SGARBI.
E adesso tutti SCIASCIA, mi BARICCO qui e non voglio più sentire nemmeno l’ECO di una MOSCA. E… CAMILLERATEVI, che la vita è un TRAVAGLIO!

RI-TORNO NEL 2018.

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Un anno è lungo, si ride e si piange, e questo si sa.
Ma una cosa è tener su una faccia rattrappita,
un’altra è – dopo il sapore di un’acqua amara che sa di sale, e di male, a causa di una ferita –
saper ancora più godere della vita,
sorprendersi di incanto, di amore,
senza mai smettere di sognare e di lasciar battere forte il cuore.

LIETO 2018 A TUTTI, PROPRIO A TUTTI!
VI VOGLIO BENEEEE!😉

PAROLE PAZZE.

lettere3

La china si rovesciò, l’acca sopra la Cina saltò, e tutto traballò. La “A”, come ambarabaciccicoccò, ben presto si spezzò. “Cin”, nell’aria echeggiò: forse un brindisi fatto da tre civette sul comò. Intanto, zitto zitto, come un buon krumiro, qualcuno la “C” si pappò. In, tesa, si lamentò, e a sua volta, per giunta, poi si separò. Quando “N” a quel paese “I” mandò, tutta sola lì restò, quasi come a dir di no. “Esser riuniti? Ormai non si puo!”